Archivi tag: film italiano

Caravaggio – L’Anima e il Sangue: recensione

Evento speciale dedicato al grande pittore Caravaggio dal 19 al 21 febbraio nelle nostre sale con “ Caravaggio – L’Anima e il Sangue”.

Caravaggio – L’Anima e il Sangue”, l’ultimo progetto cinematografico di Sky e Magnitudo Film dedicato all’Arte, arriva nelle sale italiane, quale evento speciale, dal 19 al 21 febbraio

Grazie ad una fotografia spettacolare, perché il film è stato girato in 8K, le bellissime tele di Caravaggio prendono vita sullo schermo, con le loro luci ed ombre, i dettagli più nascosti.

Attraverso la vita dell’artista, in seguito alle più recenti scoperte, il regista Jesus Garcés Lambert e la sceneggiatrice Laura Allievi raccontano l’uomo Caravaggio: un individuo tormentato e geniale, passionale in tutto quello che faceva.

Molti i quadri analizzati e studiati con la lente di ingrandimento: dal “Suonatore di liuto”, alla “Deposizione della Vergine”, al “San Matteo”.

Ci si inoltra tra chiese e viottoli, botteghe e cunicoli, da Roma a Napoli a Malta, dove il grande pittore ha rincorso la gloria e la fama.

Al centro della scena ci sono i turbamenti di un animo inquieto e contraddittorio, di un genio della pittura che si barcamena tra angoscia e rabbia, sensualità e redenzione.

La voce narrante del film è di Manuel Agnelli, cantante e chitarrista degli Afterhours, e giudice del programma X-factor. La voce fuori campo di Agnelli, in realtà non ottiene il risultato sperato: il suo accento marcato, la sua carente dizione leva tutta la poesia e magia all’intera opera cinematografica.

“Caravaggio – L’Anima e il Sangue” è un documentario molto interessante che vuole mettere in luce le debolezze e le contraddizioni dell’uomo che si cela dietro il noto pittore.

Voto: 6

Caravaggio – L’Anima e il Sangue (documentario, Italia, 2018) di Jesus Garces Lambert – in uscita nelle nostre sale da lunedì 19 febbraio 2018


FacebookTwitterGoogle+EmailCondividi

La Ragazza nella Nebbia: recensione

Toni Servillo e Jean Reno sono i protagonisti del thriller “La Ragazza nella Nebbia” di Donato Carrisi, dal 26 ottobre al cinema.

Dal 26 ottobre arriva nelle nostre sale il thriller “La Ragazza nella Nebbia”, film d’esordio del noto scrittore Donato Carrisi, che inaugurerà la pre-apertura del Festival del Cinema di Roma 2017.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo dello stesso Carrisi, il film si ambienta ad Avechot, piccolo e sperduto paese di montagna del nord Italia. Alla vigilia di Natale scompare Anna Lou (Ekaterina Buscemi), la classica quindicenne “tutta casa e chiesa”. Ad indagare sul caso ci sarà l’ispettore Vogel (Toni Servillo), una figura molto controversa ed astuta. Prima i mass media poi tutta la comunità montana cercherà la scomoda verità: il “mostro” potrebbe essere il professor Loris Martini (Alessio Boni).

Carrisi racconta una storia piena di evidenti richiami ai recenti fatti di cronaca nera. Con sottile astuzia e profonda conoscenza della materia indaga sui personaggi, delineandone bene la psicologia in tutte le sue sfumature. Nulla infatti viene lasciato al caso: dalla scenografia ai dialoghi, dalle luci ai silenzi, ogni elemento è necessario per la ricostruzione della storia.

“La ragazza nella nebbia” è sicuramente un film sul Male, dove i “mostri” o i colpevoli sono tutti indistintamente. C’è chi lo fa per soldi, chi per la luce dei riflettori, chi per gelosia e non si salva nemmeno chi dovrebbe essere il rappresentante della giustizia. Perché nella società odierna la verità poco interessa; i riflettori, la fama mediatica diventano l’aspetto più importante. Il finale è amaro come il ritratto della società di oggi. Carrisi, infatti, non perdona nessuno e l’unica personificazione del Bene è la giovane vittima, che non ha alcuna voce ma solo lacrime.

Il film omaggia chiaramente il noir italiano anni ’60 ma anche i thriller d’oltreoceano più moderni: il ritmo è ben scandito, la tensione è sempre sostenuta.

Il regista dimostra con questa pellicola non solo di conoscere bene il mestiere della scrittura ma anche quello della macchina da presa.

Ottimo è il cast e primo fra tutti il sempre apprezzato Toni Servillo che regala un’interpretazione difficile e prismatico di un personaggio molto spigoloso.

“La ragazza nella nebbia” è un ottimo thriller tutto italiano, che vanta una buona regia d’esordio, un’ottima sceneggiatura ed un buon cast.

Voto: 8

La Ragazza nella Nebbia (Thriller, Italia, 2017) di Donato Carrisi. Con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Lucrezia Guidone, Daniela Piazza, Thierry Toscan, Jacopo Olmo Antinori, Antonio Gerardi, Greta Scacchi, Jean Reno – In uscita nelle nostre sale da giovedì 26 ottobre 2017.


No one like us: inizio riprese per Stefano Calvagna

Iniziano le riprese di “No one like us”, il nuovo film del regista romano Stefano Calvagna, a Londra con un cast tutto internazionale.

Stefano Calvagna torna dietro alla macchina da presa unendo due grandi passioni: quella per il cinema e quella per il calcio.

Su un nuovo terreno, quello londinese, il cineasta romano racconterà in “No one like us” la storia attuale di un imprenditore italiano interpretato da Ilario Calvo (“Rush” di Ron Howard e la nota serie tv “Outlander” nel curriculum), che, messo in ginocchio dalla crisi economica in Italia ed a seguito del fallimento della sua azienda, parte verso la capitale britannica per aprire un ristorante ed iniziare una nuova vita.

Il susseguirsi degli eventi lo porterà a Londra ad entrare in contatto con una famosa tifoseria locale ispirata a quella del Millwall, squadra del nord della città, famosa per avere la firma “più incazzata d’Inghilterra”, formata da uomini definiti “lions” (leoni), appassionati e pronti a lottare nel nome del proprio team calcistico.

Nel cast figurano anche anche Sean Cronin (“Mission: Impossible – Rogue Nation”, “Harry Potter e la camera dei segreti”) e Adam Shaw (“Salvate il soldato Ryan”, “Red 2”, la serie tv “Doctor Who”).

Fonte: Comunicato Stampa

The Start Up – Accendi il tuo futuro: recensione

Dal 6 aprile arriva nelle nostre sale “The Start Up – Accendi il tuo futuro” di Alessandro D’Alatri, una storia di speranza giovanile tutta italiana.

startup0

Il regista Alessandro D’Alatri (“Casomai”, “Sul Mare”)ritorna al cinema con una nuova commedia “The Start Up – Accendi il tuo futuro” dal 6 aprile nelle sale italiane.

Ispirato ad una storia vera, il film racconta di Matteo Achilli (Andrea Arcangeli), un diciannovenne della periferia romana che, deluso dalla solita prassi della raccomandazione, si dedica alla creazione di un social network, che in base a criteri oggettivi di merito permette Il sito si chiama “Egomnia” e lo presenterà alla Bocconi di Milano, l’università dove studia. Il successo inaspettato è immediato ed i mass media prima ed i salotti che contano poi lo esaltano, distogliendolo ed ammaliandolo. Matteo però ben presto ritornerà sui suoi passi: il suo social network si basa su saldi valori etici perché incentrato sulla meritocrazia.

Il film di D’Alatri, a differenza del più celebre “Social Network” di David Fincher, si basa su una storia tutta italiana dove la famiglia e la determinazione del giovane sono i veri protagonisti. Infatti i valori etici e moralmente saldi del protagonista che gli sono stati insegnati dai genitori sono la vera spinta verso il suo futuro imprenditoriale.

“The Start up” è un film di speranza che si rivolge soprattutto ai giovani d’oggi, spesso obbligati a ricercare all’estero la realizzazione dei loro sogni.

La pellicola vanta una sceneggiatura semplice e molto lineare, un buon ritmo ed anche una buona interpretazione.

Prodotto da Luca Barbareschi, il film si arricchisce anche della colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi.

The Start Up – Accendi il tuo futuro” è un buon prodotto cinematografico, una bella e positiva storia di speranza tutta italiana.

Voto: 7

The Start Up – Accendi il tuo futuro (Commedia, Italia, 2017) di Alessandro D’Alatri. Con Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Luca Di Giovanni, Matteo Leoni, Matteo Vignati, Guglielmo Poggi, Lidia Vitale, Thomas Peyretti, Federigo Ceci, Loris Loddi, Massimiliano Gallo – in uscita nelle nostre sale da giovedì 6 aprile 2017.


Il Permesso – 48 ore fuori: recensione

Dal 30 marzo arriva nel nostre sale il film drammatico – noir “Il Permesso – 48 ore fuori” di e con Claudio Amendola.

il permesso0

Il noto attore romano Claudio Amendola ritorna dietro la macchina da presa, dopo “La mossa del pinguino”, con un nuovo film drammatico – noir “Il Permesso – 48 ore fuori”, dal 30 marzo nelle nostre sale.

La storia si ambienta a Roma: quattro personaggi, diversi per età e condizione sociale, ottengono un permesso di 48 ore dal carcere di Civitavecchia. C’è Donato (Luca Argentero) che cerca sua moglie, vittima di un brutto giro di prostituzione, per la quale tornerà ai combattimenti illegali; poi c’è Luigi (Claudio Amendola), un famoso criminale che ritroverà la sua famiglia e suo figlio implicato nella micro-criminalità; Angelo (Giacomo Ferrara), un giovane di periferia, che riscopre i suoi vecchi amici e complici, e Rossana (Valentina Bellè), una ragazza ricca e viziata che cerca di colmare il suo vuoto interiore con la ribellione ed il lusso.

Il racconto così si concentra su quattro personaggi, che nonostante le loro diversità, cercano un riscatto: l’ex-pugile tenta di ritrovare la sua unica fonte di felicità; l’anziano criminale si sacrifica per salvare la sua famiglia; i due giovani dovranno individuare la loro nuova strada ed il loro posto nel mondo. Il percorso di crescita dei personaggi è doloroso ed in alcuni casi mortale.

Amendola con questo film si concentra su tematiche a lui care come la criminalità e l’analisi sociale. Attenta è la ricostruzione psicologica dei suoi protagonisti, come degli ambienti. Una profonda tristezza scorre lungo l’opera che scade nell’eccessivo buonismo in un finale non necessario. Infatti tutti i personaggi si salvano e si redimono loro malgrado, ma se in alcuni casi c’è una ventata di ottimismo con l’inno alla vita ed al futuro, in altri c’è solo sofferenza e sterile vendetta.

Ad un buon ritmo corrisponde una regia lineare ed un percorso narrativo lucido ed attento.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e gli stessi interpreti offrono una buona performance.

Il Permesso – 48 ore fuori” è un film noir che riflette sulla criminalità che dilaga nelle nostre città con uno sguardo attento e preciso.

Voto: 8

Il permesso – 48 ore fuori (Noir, Italia, 2017) di Claudio Amendola. Con Luca Argentero, Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellè, Antonino Iuorio – in uscita nelle nostre sale da giovedì 30 marzo 2017.


Vedete, sono uno di voi: recensione

Il noto regista Ermanno Olmi racconta il Cardinal Martini in “Vedete, sono uno di voi”, a marzo nelle nostre sale.

olmi0

In occasione del 90esimo anniversario della nascita del cardinale Martini (15 febbraio 1927), scomparso nel 2012, il regista Ermanno Olmi ha presentato il suo docu-film “Vedete, sono uno di voi” in anteprima al Duomo di Milano, dove è stato accolto da fragorosi applausi e tanta commozione.

La pellicola arriverà nelle nostre sale solo il prossimo marzo.

Il Docu-film ripercorre la vita del Cardinale Martini dalla sua infanzia fino alla sua scomparsa a Gallarate il 31 agosto 2012. Figlio dell’alta borghesia torinese, Carlo Maria Martini già all’età di dieci anni aveva sentito la vocazione. Segue poi la sua iniziazione nella Compagnia di Gesù e si distinguerà presto per essere un grande studioso di teologia, un insigne biblista ed illustre esegeta. Nel 1979 fu eletto arcivescovo di Milano.

La voce narrante come le riprese sono tutte del regista, mentre le parole appartengono a Martini: sono tratte rigorosamente dai suoi scritti, riprese dalle interviste. Olmi si avvale anche dell’aiuto di Marco Garzonio, giornalista de Il Corriere della Sera ed autorevole conoscitore del Cardinale.

<!—more—>

Il regista si focalizza sulla dimensione sociale e civile della testimonianza di Martini, piuttosto che su quella spirituale. Infatti si scopre un Martini impegnato nelle periferie romane già durante i suoi studi biblici a Roma; il suo estenuante lavoro a fianco della Comunità di Sant’Egidio e dei detenuti del carcere di San Vittore; e l’iniziativa della Cattedra dei non credenti.

Martini così è un uomo religioso prodigo verso il prossimo che critica lui per primo la Chiesa per i suoi lussi e sprechi, mentre preferisce da gesuita mostrarsi povero e umile, con i suoi dubbi e la sua sete di conoscenza.

Il racconto è lucido, attento, puntale ma anche profondamente emozionante.

Il docu-film ripercorre con Martini importanti pagine di Storia nazionale: dalla guerra alla ricostruzione, dalla nascita della democrazia alle brigate rosse fino a tangentopoli. L’esimio cardinale così diventa un pretesto per il regista Olmi per riflettere sui grandi temi, sempre attuali, di coscienza civica, di riflessione storica, di spiritualità. La corruzione e la criminalità che Martini ha visto nascere ed ha cercato di combattere, oggigiorno tristemente dilaga.

Il regista si rivolge proprio allo spettatore: bisogna ritrovare una coscienza civile e storica per poter costruire una società migliore!

Molto belle sono i fotogrammi che Olmi trae dai suoi stessi film, in particolare da “E venne un uomo” su Giovanni XXIII, e “Milano 83”.

Vedete, sono uno di voi” è una pellicola molto importante non solo perché ricorda uno dei personaggi più importanti di questo secolo, ma soprattutto per i temi affrontati dal regista.

L’unica nota dolente della pellicola è che Olmi ha privilegiato l’aspetto sociale e civile del Cardinale Martini, spogliandolo o comunque limitandolo nei suoi contenuti religiosi.

Come ha dichiarato lo stesso regista Olmi:

“Ci sono degli alberi che crescono fuori dai giardini, crescono dove l’erba è spontanea e l’ordine gerarchico fra le varie categorie di fiori non è valutato in termini economici ma in base alla funzione spirituale che hanno presso l’uomo. Noi abbiamo bisogno di questa ‘compagnia’, di tutte queste cose che fanno per noi quello che ci dimentichiamo di fare.”

Voto: 9

Vedete, sono uno di voi (documentario, Ita, 2016) di Ermanno Olmi – in uscita nelle nostre sale a marzo 2017.

La Stoffa dei Sogni: recensione

Dal 1 dicembre arriva nelle nostre sale “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu: una commedia degli equivoci da Shakespeare a De Filippo.

stoffa0

Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini sono i protagonisti de “La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu, in arrivo nelle nostre sale dal 1 dicembre.

Ispirato a “L’Arte della Commedia” di Eduardo De Filippo ed alla sua traduzione della “Tempesta” di William Shakespeare, il film si ambienta sulla selvaggia ed incontaminata isola dell’Asinara. Una modesta compagnia di teatranti capeggiati da Oreste Campese (Sergio Rubini) naufraga sull’isola-carcere insieme ad alcuni famosi camorristi, che per evitare la prigione, cercheranno di confondersi tra gli attori. Il direttore del carcere (Ennio Fantastichini) allora, per smascherare i malavitosi, chiede al capocomico di mettere in scena “La tempesta” di William Shakespeare. Campese dovrà riscrivere il famoso copione con un linguaggio più consono ai malavitosi. Sullo sfondo c’è anche la storia d’amore tra la giovane Miranda (Kraghede Bellugi), figlia adolescente e semi-reclusa del direttore del carcere, ed il camorrista naufrago disperso, Ferdinando Aloisi (Maziar Fayrouz); il canto solitario di un pastore sardo; i sogni di fuga delle guardie carcerarie.

Omaggiando due grandissimi maestri del teatro nazionale ed internazionale, Eduardo De Filippo e William Shakespeare, il regista Cabiddu racconta una storia intima e personale di sentimenti contrastanti, dall’abbandono all’amore, dall’isolamento alla ricerca del proprio io.

La stessa isola, brulla e difficile, zattera incontaminata immersa nel mare più profondo, diventa il simbolo della prigione individuale: ogni personaggio, di pirandelliana memoria, cerca il suo ruolo confondendo e celando il proprio essere.

Molti sono i rimandi come le citazioni, molte le tematiche affrontate. La sceneggiatura però risulta sofferente in molte sue parti, lasciando spesso lo spettatore disorientato e dubbioso.

Ottima è sicuramente l’interpretazione di Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini, come apprezzabile è l’amichevole partecipazione di Luca De Filippo, figlio di Eduardo, nell’ultima presenza al cinema prima della sua scomparsa il 27 novembre 2016.

Il cast si compone anche di Renato Carpentieri, Francesco Di Leva, Ciro Petrone, Alba Gaïa Kraghede Bellugi, Teresa Saponangelo.

 

“La stoffa dei sogni” è un film interessante e profondo, che vuole riflettere sulla “prigione” personale di ognuno di noi.

Voto: 6

La stoffa dei Sogni (Ita, Commedia, 2015) di Gianfranco Cabiddu, con Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Alba Gaïa Bellugi, Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri, Francesco Di Leva, Ciro Petrone, Luca De Filippo – in uscita nelle nostre sale da giovedì 1 dicembre 2016


Mine: intervista ai registi

Dal 6 ottobre arriva nelle sale italiane “Mine” esordio alla regia per i giovani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, che vede protagonista Armie Hammer. I registi hanno svelato qualche curiosità sul film.

mine4

L’affascinante attore Armie Hammer è il protagonista di “Mine“, esordio alla regia per Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, dal 6 ottobre nelle nostre sale.

In occasione della presentazione alla stampa del film, i registi hanno incontrato i giornalisti ed hanno rilasciato interessanti dichiarazioni.

Avete un interessante background con molti corti, ma Mine ha una distribuzione americana ed attori di primo piano. Com’è nato questo progetto?

Fabio Guaglione: “Nel 2008 abbiamo fatto un corto, “Afterville”, che ha vinto vari premi in diversi festival europei. Poi un giorno ci è arrivata una telefonata dall’America, da parte della Fox, che ci ha proposto di farne un film. Siamo così entrati in contatto con il mondo della produzione americana ed abbiamo iniziato a sviluppare progetti. In quell’ambiente, però, su cento progetti a cui si lavora uno viene prodotto, così in questa fase di attesa ci è venuta in mente questa idea di un uomo su una mina”.

Fabio Resinaro: “Che è un po’ una metafora di come ci trovavamo noi, bloccati!”.

<!—more—>

“La pellicola si caratterizza per avere immagini molto potenti, viene dalla vostra passione per il fumetto?”

Fabio Guaglione: “In prima liceo volevamo fare fumetti, poi siamo andati a vedere “Matrix” ed abbiamo deciso che avremo fatto cortometraggi. Ma l’immagine resta importante e ci prepariamo tantissimo con gli storyboard. Anche perché più si è preparati, più si può improvvisare. Sembra un paradosso, ma è molto più facile valutare un’idea estemporanea, che nasce sul set, se tutti hanno ben chiaro in testa il progetto nel suo insieme”.

“C’è anche un altro film con spunto simile, “Passo falso”. Che avete provato quando ve ne siete accorti?

Fabio Guaglione: “Quando ho scoperto l’esistenza di Piégé, qualche mese fa, ho avuto un mezzo infarto. Siamo andati subito a vedere di che si trattasse, ma quando abbiamo capito che la premessa era simile ma lo sviluppo diverso, ci siamo tranquillizzati”.

“Nel film ci sono molte somiglianze con “127 ore” ed anche il vostro “True Love”…”

Fabio Guaglione: “True Love è un piccolo thriller scritto e prodotto qualche anno fa e qualcosa di quel lavoro è presente anche qui, ma le influenze maggiori per noi sono state “Buried” e “127 ore”. Però, rispetto a questi, è diversa la premessa: lì il protagonista è incastrato, mentre il nostro è bloccato. A noi interessa il genere nel momento in cui quello che accade al personaggio è un riflesso di ciò che gli accade dentro, quando è una metafora della sua situazione”.

Fabio Resinaro: “Sia in “Mine” che in “True Love”, il mistero parte come esteriore ma diventa interiore”.

“Cosa vorreste che rimanesse al pubblico del film?”

Fabio Resinaro: “Spero che anche quelli che andranno a vederlo perché vogliono assistere a un film di genere restino sorpresi di trovare qualcosa in più”.

Fabio Guaglione: “Al di là del gradimento, vorrei che chi lo guarderà continui a pensarci il giorno dopo. Credo che sia la cosa principale quando si guarda un film, che resti dentro per giorni!.”

Mine: recensione

“Mine” scritto e diretto dagli esordienti Fabio Guaglione e Fabio Resinaro arriva al cinema dal 6 ottobre. Il film vede protagonista l’affascinante Armie Hammer.

mine5

Dal 6 ottobre arriva al cinema “Mine” con Armie Hammer (“The Lone Ranger”, “Animali Notturni”) e diretto dai giovani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, al loro esordio registico.

Mike è un valoroso marines in Afghanistan: dopo una missione si ritrova in un campo minato. Ha calpestato l’ordigno, pronto ad esplodere a qualsiasi suo movimento. Mike si trova nel deserto, il suo compagno è saltato su una mina, non ha acqua ed i soccorsi arriveranno solo dopo 50 ore. Inizia così la sua lotta per la sopravvivenza tra visioni, allucinazioni e flashback.
È immobile, come la sua vita, e necessita di fare quel passo in avanti, quell’azzardo verso l’ignoto per poter cambiare il suo presente e quindi il suo destino.

“Mine” è un film difficile da catalogare perché è un thriller, un survival movie ma anche un film drammatico ed intimista. Infatti tutta la pellicola s’incentra su one man show, un sempre bravissimo Armie Hammer, che deve affrontare una guerra interiore ben più terribile di quella che lo circonda.

Tanti sono i temi affrontati: la necessità di andare e guardare sempre avanti, anche se rischioso perché ignoto; il rapporto uomo -natura, in cui quest’ultima anche se avversa ed ostile riflette sempre la condizione dell’Io.

La regia attenta e puntuale si arricchisce di uno sviluppo narrativo ben articolato e con un buon ritmo. Ottima è l’interpretazione del protagonista, molto bella anche la musica scritta da Andrea Bonini.

Visivamente potente ed emotivamente profondo, “Mine” è un piccolo gioiello cinematografico visivamente interessante e ricco di spunti di riflessione.

Una pellicola intelligente e profonda diretta e scritta da due giovani e talentuosi italiani, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

Voto: 9

Mine (Usa, thriller, dramma, 2016) di Fabio Guaglione, Fabio Resinaro; con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell – in uscita nelle nostre sale da giovedì 6 ottobre 2016.


Il Ministro: recensione

Giorgio Amato fotografa il corrotto sistema italico ne “Il Ministro” con Gianmarco Tognazzi, dal 5 maggio nelle nostre sale.

il-ministro0

Dal 5 maggio arriva nelle nostre sale la black comedy “Il Ministro” scritto, diretto e prodotto da Giorgio Amato con protagonista Gianmarco Tognazzi.

Franco Lucci (Gianmarco Tognazzi) è un imprenditore sull’orlo della bancarotta. L’unico modo per salvare la sua piccola azienda è vincere un appalto pubblico. Così Franco chiede l’aiuto di un importante ministro, Rolando Giardi (Fortunato Cerlino). L’imprenditore organizzerà a questo scopo una sontuosa cena per l’ospite parlamentare: dai costosi vini alla generosa tangente, dall’immancabile droga alla escort. In seguito ad una serie di sfortunati eventi però l’escort sarà sostituta all’ultimo momento con l’affascinante Zhen (Jun Ichikawa), una ballerina di Burlesque che regalerà sorprese inaspettate. Tutta la serata, infatti, ben presto risulterà ricca di imprevisti.

Il regista Giorgio Amato sceglie con questo film di raccontare l’Italia di oggi: la corruzione morale ed economica che spadroneggia a tutti i livelli.

La visione del regista è sicuramente realista e pessimista: tutti i suoi personaggi sono colpevoli e corrotti nel profondo dell’animo, disposti a tutto per denaro e potere. Nessuno cerca una qualsiasi redenzione o vergogna.

Realizzato con un low budget, “Il Ministro” vanta una buon sceneggiatura e dialoghi interessanti. Lo sviluppo narrativo è ben articolato ed il ritmo sostenuto.

Buone anche le interpretazioni degli attori: dal sempre apprezzato Gianmarco Tognazzi ed Edoardo Pesce (“Romanzo criminale”), fino all’affascinante Jun Ichikawa (“l’arte della felicita”, “R.I.S.”) e Alessia Barela (“Una mamma imperfetta”).

Se da un lato risulta apprezzabile il tentativo del regista Amato di fotografare il sistema italico, dall’altro però la pellicola non riesce a trasmettere alcuna empatia o emozione, se non un profondo disgusto per la capacità dell’uomo moderno di toccare simili livelli di nefandezza e fango.

Il regista stesso non critica ne condanna, ma semplicemente racconta. La denuncia dovrebbe essere costruttiva e rappresentare un momento di riflessione: in questo modo c’è solo un incommensurabile svilimento!

Profondamente triste ed avvilente risulta essere anche la partecipazione femminile, rappresentata nel film come mero oggetto di scambio al pari della droga!

“Il Ministro” è  una black comedy che ben evidenzia la corruzione ed il malcostume del nostro sistema.

voto: 5

Il Ministro (commedia, Italia, 2015) di Giorgio Amato con Gianmarco Tognazzi, Alessia Barela, Edoardo Pesce, Fortunato Cerlino, Ira Fronten, Giulia Gualano, Gianluca D’Ercole, Giulia Di Quilio – in uscita nelle nostre sale da giovedì 5 maggio 2016