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120 battiti al minuto: recensione

L’Aids e gli attivisti di Act Up sono i protagonisti del film drammatico “120 battiti al minuto” di Robin Campillo, dal 5 ottobre nelle nostre sale.

120 battiti al minuto” di Robin Campillo arriva nelle nostre sale dal 5 ottobre, dopo aver conquistato il pubblico e la critica del Festival di Cannes dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, ed essere stato selezionato per rappresentare la Francia ai premi Oscar 2018 nella categoria “Miglior film in lingua straniera”.

Ispirato ad una storia vera, il titolo del film si riferisce ai 120 battiti al minuto della musica pop dei primi anni Novanta, periodo in cui gli attivisti di Act Up, collettivo parigino, cercarono di sensibilizzare l’opinione pubblica ed il governo sulla grave epidemia dell’Aids che stava colpendo la Francia.
I militanti di Act Up cercano attraverso azioni spettacolari e provocazioni di combattere l’indifferenza generale della società. Tra strategie e discussioni all’interno del gruppo, il giovane Nathan s’innamora di Sean, eclettico attivista e gravemente malato.

Il regista Campillo con questo film ha voluto raccontare una storia che ben si conosce: la disinformazione e la difficoltà da parte della società di combattere contro l’Aids, che fin dagli anni ’90 continua a mietere molte vittime.

Camillo ha il merito di aver ben rappresentato le dinamiche del gruppo da un lato e le personalità dei diversi individui che lo compongono dall’altro. Inoltre ben ricostruisce un’epoca in cui, in assenza di social network e telefonini, ancora si discuteva e ci si immolava per le ideologie.

L’incipit del film è sicuramente importante, in quanto storico e perché offre molti spunti di riflessioni attuali, quali la disinformazione sulle malattie trasmissibili per via sessuale e l’utilizzo del preservativo.

In realtà, la pellicola non riesce ad aggiungere nulla di nuovo alla tematica: tutti i militanti sono gay o lesbiche, tutti pensano solo a divertirsi sfrenatamente perché gli resta poco da vivere! L’Aids è una malattia che colpisce anche gli etero, e per sentirsi vivi non dovrebbe essere necessario fare sesso o sballarsi! La vita, anche nella malattia, è un dono prezioso e bisognerebbe rispettarla fino alla fine. La rabbia, la profonda collera per chi grida e non viene ascoltato non dovrebbero esser svilite a festini house o notti di sesso.

La pellicola risulta così ridondante, lacunosa e spesso lenta.

Il film per alcuni suoi fotogrammi espliciti è consigliato ai maggiori di 18 anni, nonostante la censura parli solo dei maggiori di 13.

Voto: 6

120 battiti al minuto (120 battements par minute, drammatico, Francia, 2017) di Robin Campillo; con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Ariel Borenstein, Aloïse Sauvage. – in uscita nelle nostre sale da giovedì 5 ottobre 2017


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Personal Shopper: recensione

Il noto regista Olivier Assayas dirige il film drammatico ed esistenziale “Personal Shopper” con Kristen Stewart, dal 13 aprile al cinema.

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Presentato all’ultimo Festival di Cannes, il film drammatico “Personal Shopper” del noto regista francese Olivier Assayas, arriva sul grande schermo dal 13 aprile.

Maureen (Kristen Stewart) è una giovane americana che lavora a Parigi come personal shopper di Kyra, una star. Suo fratello gemello, Lewis, è morto di recente a causa di una complicazione cardiaca. Maureen, che è una medium, cerca lo spirito del fratello defunto tra case disabitate e vecchie conoscenze, per ritrovare la sua vera identità.

Il regista Olivier Assayas (“Sils Maria”, “Qualcosa nell’aria“) sceglie con questo film di raccontare una storia complessa e difficile: alla realtà lussuosa di boutique e gioielli, simbolo della società odierna consumistica, si oppone una realtà più oscura ed interiore, la ricerca della proprio essere. La stessa Maureen ambisce e sospira i lussuosi abiti ed i sfavillanti gioielli, mentre cerca di scoprire ed identificare il suo essere più profondo.

Ad una sceneggiatura contorta e complessa, che rende di difficile catalogazione la pellicola, spaziando dal “ghost movie” al “thriller”, corrisponde una regia molto attenta ed ambiziosa. La camera e tutta la storia si concentrano solo sulla protagonista: misteriosa, contraddittoria, effimera.

La pellicola pecca sicuramente nella scelta della sua interprete principale: Kristen Stewart risulta essere fredda, apatica, inespressiva.

Presentato all’ultima edizione del Festival di Cannes, la pellicola è stata accolta da molti fischi e critiche. In realtà “Personal Shopper” è un film difficile, complesso che sicuramente presenta alcune pecche ma che al tempo stesso risulta essere denso di riflessioni.

Voto: 7

Personal Shopper (Drammatico, Francia, 2016) di Olivier Assayas. Con Kristen Stewart, Lars Eidinger, Anders Danielsen Lie, Nora von Waldstätten, Sigrid Bouaziz, David Bowles, Ty Olwin, Fabrice Reeves, Pamela Betsy Cooper, Leo Haidar, Benoit Peverelli ed Abigail Millar – in uscita nelle nostre sale da giovedì 13 aprile 2017


Alla ricerca di un senso: recensione

Lo straordinario docu-road movie “Alla ricerca di un Senso” di Nathanaël Coste e Marc de la Ménardière racconta i sogni e le delusioni del Mondo di oggi, dal 20 febbraio nelle nostre sale.

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Dal 20 febbraio arriva nelle nostre sale “Alla ricerca di un senso”, il docu-road movie dei giovani cineasti francesi Nathanaël Coste e Marc de la Ménardière.

Marc ha un ottimo lavoro nel settore finanziario e vive a New York. Un giorno, dopo 10 anni di lontananza, irrompe nella sua vita l’amico d’infanzia Nathanaël che gli mostrerà alcuni documentari su cui sta lavorando. Marc, in preda ad una grave crisi personale, decide di seguire il suo amico per capire le cause della crisi economica attuale e scoprire qualche rimedio. Dall’India al Guatemala, passando per San Francisco e l’Ardeche, i giovani iniziano un viaggio iniziatico ed intimo per giungere ad una nuova coscienza. Le loro convinzioni e le loro stesse idee iniziano a vacillare: attraverso testimonianze disparate ma autentiche, dallo sciamano sudamericano all’astrofisico, dai coltivatori di agro-ecologia al biologo, i giovani scoprono un nuovo “pensiero”.

L’essere umano è un inquilino di questo Pianeta, e la natura offre quanto è necessario per vivere a tutti i suoi abitanti. Così il capitalismo ed il consumismo non fanno altro che depredare l’essere umano, lo svuotano e lo allontanano da ciò che è realmente importante per raggiungere il vero benessere: il suo rapporto con la Natura.

Al di là dei temi trattati riguardanti l’economia sostenibile o “altra-economia”, la guerra alle limitazioni delle sementi e dei pesticida, i giovani cineasti esaltano un altro aspetto poco dibattuto ma egualmente importante: la comunità degli uomini. Infatti, ogni testimonianza, di qualsiasi latitudine o religione o livello culturale, racconta di un popolo di uomini che si ribella ogni giorno alle leggi economiche per recuperare la propria armonia nella Natura e per costruire un Domani migliore, un mondo più sano e più equo.

“Alla ricerca di un senso” riflette su molte tematiche importanti e soprattutto rappresenta uno spiraglio di luce grazie al suo ottimismo giovanile, genuino e fresco. Un Mondo migliore, più sano ed equo è possibile!

“Alla ricerca di un senso” è una piccola opera cinematografica, intensa e profonda, importante non solo per i temi trattati ma anche e soprattutto per le domande che pone.

Voto: 8

Alla ricerca d un senso (Documentario, 2016) di e con Nathanaël Coste, Marc de la Ménardière – in uscita nelle nostre sale da lunedì 20 febbraio 2017.


Agnus Dei: recensione

Anne Fontaine porta al cinema un film straziante e potente: “Agnus Dei”, dal 17 novembre nelle nostre sale.

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Tratto da una storia vera, “Agnus Dei” è un film drammatico, violentemente profondo e struggente firmato dalla nota regista francese Anne Fontaine.

Polonia, 1945. Nel paesaggio solitario ed innevato sorge un convento, all’apparenza oasi di preghiera e di canti gregoriani. Dopo l’occupazione nazista, il convento è caduto nell’orrore e nell’atrocità della guerra: le truppe sovietiche hanno ucciso e violentato le suore. Alcune di queste sono rimaste gravide: la Madre superiore preferisce il silenzio nella paura che il Convento venga chiuso, ma le innocenti vittime necessitano di cure mediche. In loro soccorso arriverà una giovane dottoressa francese della Croce Rossa che cercherà di aiutare le partorienti non solo nel corpo ma anche nello spirito.

Con estrema delicatezza e ricercatezza di colori e suoni, la regista Fontaine racconta un dramma tutto al femminile: la violazione del corpo e dello spirito, la gravidanza quale scandalo e frutto dell’orrore; il terrore e la crisi della fede.

La drammatica questione, in realtà, si concentra sulla donna, vittima due volte non solo dell’atrocità della guerra ma anche della società ecclesiastica e civile. Infatti la regista non si sofferma sulla dicotomia tra scienza e fede, bensì sull’universo femminile e sulle atrocità ed orrori che deve affrontare ogni giorno, in ogni tempo e latitudine. Perché le vittime delle guerre e dei fondamentalismi, dei pregiudizi e dei silenzi sono sempre le donne ed i bambini. In questo caso la situazione è ancor più grave e spinosa poiché sono donne che hanno fatto il voto di castità, le spose di Cristo. Per le suore il problema è ancora più complesso: sono state violentate nel corpo, nello spirito e soprattutto nella fede.

Con una scrittura intelligente e delicata, i personaggi respirano e vivono la propria condizione in assoluta soggettività e solitudine.

La stessa fede vacilla come la ragione: l’uomo è l’artefice del male; la donna, volente o nolente, è comunque portatrice di vita e quindi di futuro.

La regista Fontaine accompagna lo spettatore in un percorso sofferto e difficile, senza mai cadere nel vittimismo o nella retorica, per poi giungere ad un finale di speranza che trova tutta la sua forza nel vagito innocente del neonato, nello sguardo d’amore della madre verso il figlio, nello straziante coraggio delle donne.

Bellissima e potente risulta la fotografia: il paesaggio innevato, candido e solitario, il convento spoglio, le lodi mattutine ed il calpestio dei passi in un silenzio claustrale quasi irreale. Questo si contrappone alla violenza del vissuto, si respira tutto l’orrore ed il dramma con cui devono convivere le donne.

Ottimo è anche il cast di attrici: dalla bravissima Lou de Laâge che interpreta la dottoressa Mathilde, alle interpreti polacche Agata Buzek ed Agata Kulesza, rispettivamente nei ruoli di Suor Maria e della Madre Superiore.

“Agnus Dei” racconta una storia vera, spesso taciuta e negata dallo stesso Vaticano: è un problema spinoso affiorato negli ultimi anni con la guerra in Bosnia-Erzegovina, ed ai giorni nostri nei numerosi conflitti armati che interessano soprattutto il continente asiatico e quello africano.

Il film vuole essere una denuncia ed al tempo stesso una richiesta di aiuto per affrontare tali eventi drammatici.

La regista Fontaine firma con questo film, una pellicola da Oscar: c’è delicata poesia, intenso lirismo, molte lacrime amare, tanta fede.

“Agnus Dei” è un film necessario e profondo, assolutamente struggente.

Voto: 9

Agnus Dei (“Les Innocentes”, Francia-Polonia, 2016) di Anne Fontaine con Lou de Laâge, Agata Buzek, Agata Kulesza, Vincent Macaigne, Joanna Kulig – in uscita nelle nostre sale da giovedì 17 novembre 2016.


Patrice Leconte: tutti pazzi..per il cinema italiano

Il regista francese Patrice Leconte racconta la sua nuova commedia “Tutti pazzi a casa mia” e dichiara il suo amore profondo per il cinema italiano.

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In occasione della presentazione alla stampa del film “Tutti pazzi a casa mia”, in sala dal 29 ottobre, il regista francese Patrice Leconte ha incontrato i giornalisti ed ha risposto ad alcune domande.

La pellicola è l’adattamento cinematografico della famosa pièce teatrale “Une Heure de Tranquillité” del drammaturgo francese Florian Zeller.

Come è nato “Tutti pazzi in casa mia?”

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Dheepan: recensione

Palma d’Oro al festival di Cannes, il nuovo film di Jacques Audiard “Dheepan” racconta gli orrori della guerra e dell’odio fratricida.

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Il regista Jacques Audiard (“Il profeta”, “Un sapore di ruggine e ossa”) racconta gli orrori della guerra e dell’immigrazione con “Dheepan” dal 15 ottobre nelle nostre sale.

La pellicola ha vinto la prestigiosa Palma d’Oro al’ultima edizione del Festival di Cannes.

Dheepan (Anthonythasan Jesuthasan) è un soldato dell’esercito delle Tigri che combatte per la liberazione dei Tamil. Nella Guerra Civile Dheepan ha perso tutto: la famiglia, i compagni. L’uomo decide così di scappare in Francia, portando con sé una donna e una bambina che non conosce. I tre si fingono una famiglia per ottenere il visto. Gli viene concessa una casa in una banlieue e Dheepan inizia a lavorare come custode del vicinato. Imparare la lingua ed integrarsi è difficile: ci sono barriere culturali, linguistiche, sociali. Mentre Dheepan cerca in tutti i modi di inventarsi una nuova vita, sua moglie, Yalini, ha molte difficoltà e vuole solo scappare. Quando sembrano aver ricreato una vita normale ed un nucleo familiare, la guerra scoppia anche nelle banlieue. Solo nella famiglia i protagonisti troveranno il modo di sopravvivere agli orrori della guerra passata e presente.

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Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: recensione

Il visionario regista Jean-Pierre Jeunet ritorna al cinema con “Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet”, una pellicola dedicata all’immaginifico mondo dell’infanzia.

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Dal 28 maggio arriva nelle sale “Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet” di Jean-Pierre Jeunet, acclamato regista de “Il favoloso mondo di Amélie”.

Il film, adattamento cinematografico del romanzo “Le mappe dei miei sogni” di Reif Larsen, racconta la storia di un enfant prodige, T.S. Spivet, un bimbo di appena 10 anni con il talento per le invenzioni scientifiche. Spivet (Kyle Catlett) vive in un ranch sperduto nel Montana, insieme alla madre, una dottoressa in morfologia degli insetti; il padre, un cowboy di altri tempi; la sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America ed il gemello Layton, prematuramente scomparso. Un giorno il prestigioso Istituto Smithsonian di Washington assegna un premio importante all’invenzione del giovane Spivet, che decide, di nascosto dalla sua famiglia, di andarlo a ritirare e svelare così la sua giovane età.

“Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet” è un road movie atipico che segue le gesta goffe e delicate del piccolo protagonista che vuole allontanarsi dal suo nucleo familiare per superare la morte del fratello. Il viaggio così diventa un’avventura: il mondo visto con gli occhi di un bambino è pieno di sorprese, favole e strane creature!

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