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Il mio Godard: recensione

Michel Hazanavicius regala un appassionante ritratto inedito del noto cineasta francese Jean-Luc Godard con “Il mio Godard”, dal 31 ottobre al cinema.

Dopo il plauso ricevuto all’ultimo Festival di Cannes, arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre, il film drammatico “Il mio Godard” del regista Michel Hazanavicius (“The Artist”).

Ispirato alla biografia “Un an après” di Anne Wiazemsky, il film vanta un cast d’eccezione con Louis Garrel, Stacy Martin e Bérénice Bejo.

Parigi 1967. Jean-Luc Godard è un noto regista, promotore della Nouvelle Vague. La sua ultima opera “La cinese” gli permette di incontrare la donna che amerà per sempre, la giovanissima Anne Wiazemsky. Inaspettatamente però la sua ultima pellicola sarà ferocemente criticata, gettando il regista in una crisi profonda. A complicare la situazione ci sono i tumulti sociali e politici del ’68: Godard cercherà una nuova identità stilistica e personale che gli costerà la perdita prima del suo pubblico poi della sua amata.

Il regista Hazanavicius con maestria e superbe trovate registiche riesce a raccontare in modo ironico, ma sempre rispettoso, Godard, un personaggio complesso e molto spigoloso attraverso la sua storia d’amore, passionale ed anticonfornista, con la bellissima e giovane Anne. La società sembra essere sull’orlo di grandi cambiamenti, ed il noto regista Godard vuole diventarne l’interprete protagonista. Hazanavicius sottolinea ironicamente come Godard, borghese di nascita e di cultura, non riuscirà a raccontare dei proletari, figure molto e fin troppo lontane da lui e dal suo modo di pensare. Intellettuale eccentrico ed iroso, mostra però un lato romantico, quasi ossessivo, verso la sua giovanissima sposa, emblema della bellezza e della grazia. E’ una storia d’amore difficile e tortuosa, destinata a scoppiare dinanzi all’ottusa miopia di Godard, uomo geniale ma egocentrico e superbo.

Hazanavicius, con questo film, non vuole giudicare ma sottolinea come spesso l’arte quale ricerca di una nuova identità rischia di perdersi nelle frustrazioni soggettive dei propri autori.

Ad una regia attenta piena di velleità artistica corrisponde una sceneggiatura minuziosa e ben articolata ed una fotografia sempre puntuale.

Ottimo è il cast: Luois Garrel affascina con il suo personaggio complesso e spigoloso, bellissima ed eterea è Stacy Martin.

“Il mio Godard” è un film bellissimo che vanta un’ottima regia ed un cast d’eccezionale bravura.

Voto: 9

Il mio Godard (Le redoutable, drammatico, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius. Con Stacy Martin, Bérénice Bejo, Louis Garrel, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch ed Eric Marcel – In uscita nelle sale da mercoledì 31 ottobre 2017.


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A casa nostra: recensione

Lucas Delvaux racconta le paure della Francia di oggi in “A casa nostra”, dal 27 aprile nelle nostre sale.

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Il regista Lucas Belvaux, noto per il suo ultimo film “Sarà il mio tipo?”, porta sul grande schermo il film drammatico “A Casa nostra”, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, per raccontare paure e timori della Francia e di tutta l’Europa di oggi.

Pauline (Emilie Duquenne) è un’infermiera di provincia nel distretto di Pas de Calais, nel nord della Francia. Divisa tra il lavoro, la cura del padre malato e dei due figli, Pauline è benvoluta da tutti, anche dal vecchio dottor Berthier che le chiede di candidarsi alle municipali con il Rassemblement National Populaire, partito di estrema destra. Il partito ed il suo leader Agnes Dorgelle coinvolgono Pauline nel loro programma nazionalista. Ben presto però la giovane infermiera si renderà conto di essere soltanto un burattino nelle loro mani e che il loro scopo è solo professare l’odio interraziale.

Il regista Belvaux attraverso un’attento e lucido sguardo sulla provincia francese analizza il rischio del malcontento e del terrore che imperversa nella società odierna. Infatti come in passato così oggi l’odio verso gli immigrati, insieme alla disoccupazione ed alla povertà dilagante sono gli ingredienti principali per un nuova guerra.

I popoli si sentono “traditi”, come afferma il regista nel film, perché sono stanchi di una classe politica che guarda solo ai propri profitti, dall’Eliseo a Bruxelles; sono delusi per delle ideologie ormai antiquate e per questo esige un cambiamento. Il problema, secondo Belvaux, è il rischio attuale e tangibile di un ritorno a governi di estrema destra: la stessa Agnes Dorgelle non è altro che l’alter-ego cinematografico del reale leader del FN, Marine Le Pen!

“A casa nostra” è un film molto profondo e realistico. Nonostante alcune imperfezioni stilistiche, il regista riesce bene a ricreare lo spaesamento dei personaggi, i dubbi e le paure che appartengono ad ognuno di noi.

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Come ha dichiarato lo stesso Belvaux:

“Sta accadendo in Francia, ogni giorno. È un discorso che sta diventando banale. Parole che vengono scatenate, come una marea che si alza. È un discorso che cambia a seconda del pubblico, che si adatta ai tempi, che segue il flusso. Un discorso che mette le persone l’una contro l’altra. E la gente passa, dapprima impercettibilmente, poi più chiaramente, dalla solitudine al rancore; dal rancore alla paura; dalla paura all’odio; e da lì alla rivoluzione, con la sua inevitabile eco di Révolution nationale.
Se ne parla ed è visibile, ma tuttavia nulla viene fatto, lasciando una sensazione di déjà-vu, di impotenza, e anche di stupore. La sensazione che si sia provato di tutto, che ogni parola, ogni tentativo di controbattere si rivolti contro la persona che lo compie. Che ogni affermazione – politica, morale o culturale – sia definitivamente scontata e illegittima”.

A casa nostra” è un film importante ed impegnato che ben descrive la situazione pericolosa che sta vivendo la Francia e tutta l’Europa di oggi.

Voto: 8

A casa nostra (Chez nous, Drammatico, Belgio – Francia, 2017) di Lucas Belvaux, con André Dussollier, Anne Marivin, Émilie Dequenne, Bernard Eylenbosch, Bernard Mazzinghi, Catherine Jacob, Charlotte Talpaert, Christophe Moyer, Coline Marcourt, Corentin Lobet, Cyril Descours, Gérard Dubouche, Guillaume Gouix, Julien Roy, Mateo Debaets, Michel Ferracci, Patrick Descamps, Stéphane Caillard, Thibault Roux, Tom Robelin – in uscita nelle nostre sale da giovedì 27 aprile 2017.

 

Mal di pietre: recensione

Marion Cotillard e Louis Garrel sono i protagonisti della straziante storia d’amore “Mal di Pietre” dal 13 aprile nelle nostre sale.

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Nicole Garcia dirige e scrive “Mal di pietre”, un’avvincente storia d’amore con protagonista Marion Cotillard, dal 13 aprile nelle nostre sale cinematografiche.

Ispirato liberamente all’omonimo romanzo di Milena Angus, il film racconta la storia di una giovane donna ossessionata dall’idea dell’amore. Contro il suo volere, i genitori la obbligano a sposare José (Alex Brendemühl), un onesto contadino spagnolo. Un giorno però Gabrielle andrà sulle Alpi svizzere per curare i suoi calcoli renali ed incontrerà André (Louis Garrel), un affascinante reduce di guerra, che risveglierà in lei la passione sopita.

“Mal di pietre” è una struggente storia d’amore che rivela come il sentimento e la passione generino illusioni e visioni anche distorte della realtà. La passione più profonda, quasi animalesca che tutti bramano, in realtà risulta essere momentanea o addirittura prodotto delle proprie fantasie. Quando invece il vero amore è quello che avvolge accudisce silenziosamente, incurante anche dello scorrere del tempo. Perché, secondo la regista, l’amore vero è quello che si sacrifica e si dona completamente all’altro e per l’altrui felicità.

La stessa protagonista così diventa emblema dell’universo femminile di ieri e di oggi: la sua affannosa ricerca dell’amore quale sinonimo di passione, che stravolge la mente e s’impossessa del corpo, quel sentimento irrazionale che diventa trasgressione altro non è che fuga dalla realtà, da una quotidianità vissuta come una prigione. In verità è proprio nella fatica e silenziosa ripetitività della routine di ogni singolo giorno che si può scoprire il vero amore, che non può essere fuga ma responsabilità e coscienza del proprio essere e dell’altro.

Tutto il film regge sulla sua protagonista, la sempre apprezzata Marion Cotillard. L’attrice indossa perfettamente e vive profondamente la pellicola in tutte le sue sfumature e pieghe, nei silenzi, negli sguardi, nei gesti.

Buone sono anche le interpretazioni degli altri attori, dall’affascinante Louis Garrel ad Alex Brendemühl.

Mal di pietre” è una bellissima storia d’amore dedicata all’universo femminile sempre desideroso di passione e sentimenti.

Voto: 8

Mal di pietre (Mal de pierres, Francia, 2016) di Nicole Garcia. Con Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Rouan, Gwendoline Fiquet, Victoire Du Bois, Aloïse Sauvage, Inès Grunenwald, Victor Quilichini e Caroline Megglé – in uscita nelle nostre sale da giovedì 13 aprile 2017


Elle: recensione

Isabelle Huppert è la protagonista del controverso ed acclamato film “Elle” di Paul Verhoeven , dal 23 marzo nelle nostre sale.

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Dopo aver conquistato la critica ed il pubblico del festival di Cannes, arriva nelle nostre sale dal 23 marzo il controverso film di Paul VerhoevenElle” con protagonista Isabelle Huppert.

Michèle (Isabelle Huppert) è una donna indipendente, ricca che dirige una software house di videogiochi. Un giorno un uomo incappucciato irrompe nella sua abitazione e la violenta. L’aggressore continua a terrorizzarla e Michèle indagherà sulla sua identità.

“Elle” ha i toni del thriller, del giallo ma anche del noir. In realtà il noto ed apprezzato regista olandese Paul Verhoeven esce da ogni schema e da ogni genere.

Protagonista assoluta è la violenza, in tutte le sue sfumature, grandi e piccole, implicite ed esplicite, reali e sottese, accennate ed urlate che ogni giorno viviamo. Infatti Michèle simboleggia la violenza: tutti quelli che la circondano sono attratti da lei, gli uomini soccombono al suo erotismo, le donne ambiscono alla sua forza. L’universo di Michèle, dai vicini ai parenti agli amici, è tramato da rancori, odi, vessazioni, gelosie e tradimenti. È un mondo dove neanche la morte salva o attutisce il dolore delle piccole e delle grandi brutalità del vivere.

Il film è stato ampiamente acclamato all’ultimo Festival di Cannes, ha vinto due Golden Globe e due Cesar sia per il Miglior film che per la miglior attrice protagonista. Isabelle Huppert per la sua impeccabile interpretazione ha ricevuto anche una nomination agli Oscar.

In realtà “Elle” risulta essere un film molto complesso che spazia dal grottesco al noir. Molte sono le sottotrame e le tematiche affrontate dal regista che risultano essere fastidiose e poco digeribili!

L’estrema animosità, la violenza in tutta la sua brutalità che non risparmia niente e nessuno caratterizza un quotidiano purtroppo molto reale e veritiero. Al tempo stesso il cinismo della protagonista e la lucidità del regista rendono la tematica difficile da assimilare ma sicuramente da riflettere.

Elle” è un film controverso, difficile per le tematiche affrontate che vanta una meravigliosa ed impeccabile interpretazione di Isabelle Huppert.

Voto: 7

Elle (Francia, 2016) di Paul Verhoeven. Con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Virginie Efira, Christian Berkel, Anne Consigny, Jonas Bloquet, Charles Berling, Lucas Prisor, Vimala Pons, Raphaël Lenglet e Judith Magre – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 marzo 2017.


Ballerina: recensione

Dal 16 febbraio arriva il film d’animazione “Ballerina” di Eric Summer ed Éric Warin dedicato alle giovanissime aspiranti Étoile.

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L’Opéra di Parigi apre le sue porte ai sogni della protagonista di “Ballerina” film d’animazione diretto da Eric Summer ed Éric Warin, dal 16 febbraio nelle nostre sale.

Francia, fine ‘800. Félicie è un’orfana che vive in Bretagna. Il suo sogno è di poter danzare all’Opéra di Parigi. Un giorno la bambina decide, insieme al suo amico Victor, di fuggire nella capitale francese per realizzare i suoi desideri. Félicie incontrerà Odette, un’étoile caduta in disgrazia, che presto diventerà la sua guida, mentre si dovrà scontrare con l’aspirante ballerina Camille e la sua arcigna madre Madame Le Haut.

“Ballerina” è un film d’animazione rivolto ai più piccoli.

Ad una sceneggiatura lineare corrisponde una grafica digitale semplice, quasi essenziale.

Molti sono i rimandi e le citazioni a personaggi e film cari agli spettatori più adulti: la protagonista assomiglia a “Pippi Calze Lunghe”, il suo allenamento ricorda quello di “Karate Kid”. Gli stessi personaggi cattivi, come il custode dell’orfanotrofio o Madame Le Haut fanno il verso rispettivamente al “Gobbo di Notre dame” ed alla matrigna di “Cenerentola”.

Ad uno script che non brilla di originalità corrisponde anche un messaggio ridondante e sentito: per realizzare i propri sogni ci vuole perseveranza, duro lavoro e soprattutto cuore!

Il film d’animazione francese vede al doppiaggio italiano: Sabrina Ferilli, l’Etoile Eleonora Abbagnato, Federico Russo (“I Cesaroni”, “Alex & Co.”) ed Emanuela Ionica (voce italiana di “Violetta”).

La colonna sonora del film include il brano originale “Tu sei una favola” di Francesca Michielin.

“Ballerina” è un film d’animazione semplice e senza alcuna velleità artistica dedicato alle piccole appassionate di danza.

Voto: 6

Ballerina (Animazione, Francia, 2016) di Eric Summer, Éric Warin. Con Elle Fanning, Dane DeHaan, Carly Rae Jepsen, Shoshana Sperling, Maddie Ziegler. -in uscita nelle nostre sale da giovedì 16 febbraio 2017.

Il Viaggio di Fanny: recensione

Il coraggio della giovanissima Fanny contro i nazisti arriva al cinema in occasione della Giornata della Memoria con “Il viaggio di Fanny”.

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Vincitore della scorsa edizione del Giffoni Film Festival, “Il Viaggio di Fanny” diretto da Lola Doillon arriva nelle nostre sale il 26 ed il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria.

Liberamente ispirato alla vera storia di Fanny Ben-Ami, il film si ambienta nei primi anni 40. La Francia è occupata dalla Germania e Fanny, 13 anni, viene mandata insieme alle sue sorelline all’OSE, un orfanotrofio per bambini ebrei, in Italia. Quando i nazisti iniziano i rastrellamenti sul territorio italiano, i membri dell’associazione organizzano una disperata partenza dei bambini verso la Svizzera. Il viaggio però risulta essere irto di pericoli ed il gruppo di bambini, tra cui Fanny e le sue sorelle, si ritrovano improvvisamente soli. Tra fughe repentine e nascondigli improvvisati il gruppo, capeggiato da Fanny, cercherà di sopravvivere e di raggiungere la Svizzera.

“Il Viaggio di Fanny” è un film emozionante che vanta un’ottimo cast di giovani interpreti ed una buona sceneggiatura. Senza mai scadere nell’atrocità gratuita, la regista si sofferma sui sentimenti dei bambini, sulla loro forza e l’innata gioia di vivere e di sopravvivere dinanzi a qualsiasi avversità. Molti sono i temi affrontati: c’è quello dell’innocenza, dello sguardo puro ed ingenuo dei bambini verso una realtà crudele a loro incomprensibile; della responsabilità dei più grandi verso i più piccoli; della voglia di vivere nonostante tutto e tutti. I bambini hanno freddo, fame, paura e desidererebbero solo ritornare tra le braccia della loro mamma. Sono inseguiti da persone cattive che vogliono ucciderli, ma non perdono mai il sorriso o la gioia del gioco perché sono semplicemente dei bambini.

“Il Viaggio di Fanny” non è semplicemente una storia di bambini coraggioso, ma una tragica pagina di storia.

La regista ha così dichiarato:

“Mi sono posta la questione della mia legittimità a raccontare la storia di un gruppo di bambini ebrei senza essere ebrea. Ma mi sono liberata da ogni dubbio dicendomi che si tratta della storia della Francia e della storia d’Europa, e in quanto tale, è un mio diritto e un mio dovere raccontarla”.

Con estrema delicatezza la regista racconta una storia vera per omaggiare anche tutte quelle persone, come i membri dell’OSE, che hanno messo in pericolo le loro stesse vite per poterne salvare delle altre.

Voto:7

Il Viaggio di Fanny (“Le voyage de Fanny”, drammatico, Francia, 2016) di Lola Doillon con Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Juliane Lepoureau, Ryan Brodie, Anaïs Meiringer, Lou Lambrecht, Igor van Dessel, Malonn Lévana, Lucien Khoury, Cécile de France, Stéphane de Groodt – in uscita nelle nostre sale giovedì 26 e venerdì 27 gennaio 2017.


È solo la fine del mondo: emozionante Dolan

“È solo la fine del mondo”: il film più maturo e diverso di Xavier Dolan arriva finalmente anche nelle nostre sale.

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L’enfant prodige canadese, Xavier Dolan, acclamato a livello internazionale e premiato al Festival di Cannes, ritorna al cinema con un nuovo e straziante film drammatico “È solo la fine del mondo”.

Adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce, il film vanta un cast d’eccezione: Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye, Gaspard Ulliel.

Louis (Gaspard Ulliel) è uno scrittore e sceneggiatore affermato, che dopo un’assenza lunga dodici anni, ha deciso di tornare a casa per comunicare una tragica notizia. A casa lo aspettano l’eccentrica madre (Nathalie Baye), la giovane ed insicura sorella Suzanne (Léa Seydoux), il fratello maggiore Antoine (Vincent Cassell) e la moglie di quest’ultimo, Catherine (Mario Cotillard). Nonostante siano passati molti anni, Luois si ritroverà suo malgrado a dover affrontare vecchie dinamiche di rancori mai sopiti, grida di abbandono e celati amori.

Protagonista assoluto è l’amore, spezzato, rubato, ferito, deluso verso la propria madre, il fratello, la sorella. È un amore infinito e combattuto che supera i confini terreni e che vuole solo urlare la propria esistenza.

Il noto regista di “Mommy” sceglie con questo film di raccontare una storia molto complessa e difficile fatta di sguardi e silenzi più che di parole. È un esperimento molto difficile che richiederebbe altissima maestria della macchina da presa e matura consapevolezza della sceneggiatura: il giovanissimo Dolan riesce ancora una volta sorprendere confezionando un piccolo gioiello cinematografico, profondo ed emozionante.

Il film è scandito dai primissimi piani degli attori, dialoghi serrati con frasi spezzate o ripetute, flashback poetici e potenti momenti musicali. La tensione estetica resta altissima ed il virtuosismo linguistico risulta essere stupefacente.

Ottime sono le interpretazioni dei protagonisti grazie anche ad una regia attenta e sempre incredibilmente perfetta.

“È solo la fine del mondo” è un vero e proprio gioiello cinematografico ed il giovane regista canadese Xavier Dolan si conferma essere un sensibile e stupefacente interprete della Settima Arte.

Voto: 10

E’ solo la fine del mondo (Juste la fin du monde, drammatico, Canada/Francia, 2016) di Xavier Dolan. Con Marion Cotillard, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Nathalie Baye, Gaspard Ulliel ed Arthur Couillard – in uscita nelle nostre sale da mercoledì 7 dicembre 2016.

Agnus Dei: intervista ad Anne Fontaine

La regista francese Anne Fontaine racconta “Agnus Dei” e gli orrori della Chiesa moderna.

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Dal 17 novembre arriva nelle nostre sale il film drammatico “Agnus Dei” della regista francese Anne Fontaine. In occasione dell’anteprima romana del film, la regista ha incontrato la stampa, insieme a suor Carmen Sammut, presidente dell’Unione Internazionale delle Superiori Generali e Lucetta Scaraffia, storica e direttrice di “Donna, Chiesa, Mondo”, il femminile dell’Osservatore Romano.

La storia descritta dal film è “indescrivibile”, qualcosa di difficile da immaginare”.

Anne Fontaine:

“Non si può raccontare una storia del genere senza implicarsi nella vita del convento, nei riti, nel ritmo, nel mistero e nella fragilità della fede, ho lavorato in modo molto speciale. Ho partecipato a dei ritiri per scoprire com’era la vita all’interno di un convento ed ho scoperto la drammaturgia della vita di un convento, noi pensiamo che la vita sia regolamentata all’interno di gruppo, un gruppo che segue le stesse regole e sensibilità uguali, invece, si scopre che è come stare in famiglia, esistono sensibilità e individualità diverse. Fragilità, individualità, e la fede non è la stessa per tutte le suore e non è così solida e ferma, questo mi ha permesso di avvicinarmi alla storia in modo diverso e di dirigere in modo diverso le differenti attrici che ricoprono ruoli diversi e hanno diverse reazioni rispetto a un evento così drammatico”.

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Nel film si toccano i temi della femminilità e della spiritualità, una dicotomia che stride

Suor Carmen Sammut:

“In questo film, come nella vita, il cammino della spiritualità, di una vita religiosa è una scelta di essere madre in qualche senso, nel punto di vista non naturale, ma al servizio delle persone, attraverso le preghiere e l’azione, non vedo una dicotomia fra i due modi di essere donna. Quello che ho amato molto in questo film, le sorelle che hanno fatto voto di castità e non possono essere madri in senso fisico, per esempio non si lasciano toccare anche dal medico, negano quello che è successo, e poi quando diventano madri, ce n’è una, in particolare, che dice: adesso so che sono, sono madre”.

Lucetta Scaraffia:

“La questione è quella di fondo del film a cui Agnus Dei risponde in modo profondo. Queste donne riescono a mettere insieme la loro scelta ascetica e il loro corpo di donna, il corpo materno. Il film è come queste due identità, all’inizio conflittuali, alla fine riescono a convivere insieme in modo armonioso, in nome dell’altruismo e della generosità ed è proprio il corpo delle donne a fornire la soluzione. È un film in cui il simbolismo del corpo femminile assume un significato profondo”.

Cosa l’ha spinta verso questa storia? C’è un legame con il presente?

Anne Fontaine:

“Quando ho scoperto questa storia mi ha sconvolto personalmente, è ispirata a fatti realmente accaduti. Il diario di questo medico descrive semplicemente i fatti. Sono dei fatti completamente nascosti e dimenticati in Polonia, ho dovuto fare delle ricerche molto precise, anche gli storici polacchi che ho contattato non n’erano al corrente. È accaduto in tre regioni della Polonia, ma non credo che la Chiesa abbia avuto una reazione riguardo a questi stupri, né il Vaticano. Il film è stato proiettato in Vaticano, qualche mese fa e c’erano solo religiosi e uno, il Vescovo Carvalho ha detto che è un film terapeutico per la Chiesa”. Mi ha colpito molto questa storia, probabilmente, è dovuto al fatto che la mia famiglia è religiosa, mio padre era organista e ho due zie suore, ma volevo che questa storia rappresentasse l’oggi, non volevo che fosse un film in costume. Lo stupro è un’arma di guerra, oggi del tutto banalizzata. La violenza a queste donne è inaccettabile, nulla interrompe queste violenze. Si tratta di uno stupro doppio perché è contro la donna e la donna religiosa”.

Suor Sammut:

“Le prime denunce di stupri risalgono al 1998, una delle sorelle che mi hanno preceduto aveva denunciato che c’erano ancora delle consorelle e delle donne vittime di stupro all’interno della Chiesa, questo è stato molto difficile ammettere e portare alla luce. Quest’anno le suore – durante la riunione di congregazione – dei Paesi più colpiti dalle violenze, mi hanno detto di ringraziare la sorella che aveva parlato nel 1998 perché grazie a lei oggi ne possiamo parlare”.

Lucetta Scaraffia ha raccontato degli stupri durante la guerra nella ex Jugoslavia:

“I monasteri in cui sono avvenuti gli stupri sono stati cinque, il Vaticano non ha mai ammesso che siano avvenute queste violenze e non si è mai saputo che fine abbiano le suore che sono rimaste incinte perché se le suore sono solo violentate possono rimanere nel monastero, quelle incinte sono state espulse e sono state aiutate a sopravvivere con i loro bambini. Su questo tema sono uscite lettere, denunce e anche una falsa lettera di una suora che voleva denunciare la situazione che era quella di doversene andare e abbandonare una vita religiosa a cui si sentiva ancora legata. Il problema è molto grave ed emerge tutte le volte che si parla di questo, tempo fa in una riunione nel Vaticano si è parlato di stupro di guerra, la baronessa Henry ha organizzato l’incontro e si è parlato di donne violentate. Quando le religiose aiutano le donne che sono vittime di stupri di guerra si espongono ancora di più. In Africa, dove le suore accolgono le donne vittime di stupro insieme ai loro figli, anche loro possono continuare. La cosa più grave, denunciata nel 1998 è che molti di questi stupri avvengono all’interno della Chiesa, le gerarchie ecclesiastiche nei confronti delle religiose, sia in Africa che in Asia. Sono stupri e non stupri di guerra e in questo caso è ancora più grave che le donne vengano allontanate dalla vita religiosa. Questo film aiuterà sicuramente.”

Hostile: recensione

L’horror francese “Hostile”, diretto dal 14enne Nathan Ambrosioni, arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre.

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Dopo aver conquistato il plauso della critica in molti festival europei, “Hostile” si appresta ad arrivare nelle sale italiane dal 31 ottobre al 2 novembre.

Il film ha fatto molto scalpore soprattutto perché è scritto e diretto da un quattordicenne, Nathan Ambrosioni, e vanta un budget irrisorio.

Meredith Langston ha appena adottato due orfanelle, Emilie (Julie Venturelli) ed Anna (Luna-Miti Belan). Tutto sembra procedere per il meglio, quando all’improvviso un evento inspiegabile cambia drammaticamente il modo in cui le due ragazze si comportano. Meredith allora decide di chiedere aiuto a “S.O.S. Adoption”, un programma trasmesso su una TV locale che segue i bambini durante il periodo di adattamento nelle famiglie adottive. La situazione però assumerà presto dei risvolti pericolosi oltre che misteriosi.

Se la trama non risulta essere troppo originale, così come molti suoi fotogrammi, la storia avvolge lo spettatore in una spirale di horror dalle tinte intimiste.

Infatti lo sviluppo narrativo continua a cambiare direzione così come il registro registico: si passa dal ghost movie alle possessioni demoniache, dalla fiction cinematografica al “found footage”. Il risultato è totalmente spiazzante per lo spettatore che annaspa nel terrore alla ricerca della verità.

“Hostile” è un thriller – horror pieno di rimandi e citazioni delle pellicole di genere più famose come “Sinister”, “Orphan” e molti altri. Allo stesso tempo però senza mai cadere nello splatter, Ambrosioni riesce a confezionare con un budget esiguo un horror molto attuale, con risvolti psicologici e sociali importanti come l’abuso di droga ed il fanatismo delle sette sataniche.

Il giovanissimo Nathan Ambrosioni, definito “l’enfant prodige dell’horror francese”, debutta sul grande schermo con un buon prodotto cinematografico, il primo di una lunga e sicuramente brillante carriera.

Voto: 7

Hostile (Thriller, Francia, 2014) di Nathan Ambrosioni, con Anatolia Allieis, Nathan Ambrosioni, Vanessa Azzopardi, Didier Beaumont, Luna Belan, Paul Brasselet, Richard Carré, Julien Croquet, Danielle Di Sandro, Lucille Donier, Mallow Garcia, Magali Gouyon – in uscita nelle nostre sale da lunedì 31 ottobre 2016.

Mister Chocolat: recensione

Campione di incassi in Francia arriva anche in Italia “Mister Chocolat”, biopic  di Roschdy Zem con il sempre bravo Omar Sy.

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Dal 7 aprile arriva nelle nostre sale la commedia francese “Mister Chocolat” di di Roschdy Zem, con Omar Sy (“Quasi Amici“).

“Mister Chocolat” si basa sulla vera storia di Rafael Padilla, nato schiavo a Cuba e diventato una famosa star a Parigi agi inizi del secolo scorso, per poi morire in povertà. Il clown Chocolat, nome d’arte di Padilla, fu il primo artista nero ad avere successo ed ha coniato l’antica espressione francese “etre chocolat” (“rimanere con un palmo di naso”).

In Francia, nel 1897, Rafael Padilla (Omar Sy) è una delle attrazioni  della compagnia di Monsieur Delvaux. Nello stesso periodo il più famoso clown Footit (James Thieree) è in discesa. Quando Footit incontra Rafael tutto cambia: saranno il primo duo di clown nella storia a mettere insieme il Bianco e l’Augusto. La fama arriva presto ed il giovane ed inesperto “Chocolat” si lascia subito ubriacare dai soldi e dalle luci di Parigi.

Il regista Roschdy Zem racconta una storia vera e difficile: l’ascesa e discesa del primo artista nero della storia. Con novizia di particolari per dettagli coreografici e scenografici ed una regia lineare, la pellicola vanta una sceneggiatura poco articolata e spesso scontata. Manca tutta la drammaticità e tragicità del protagonista che deve combattere non solo contro il razzismo imperante, nel film appena accennato, ma anche contro la sua stessa sete di autodeterminazione e di felicità.

I personaggi così non vengono approfonditi né caratterizzati, manca poi completamente l’alchimia tra i due protagonisti, Omar Sy e James Thierree!

“Mister Chocolat” sarebbe potuta essere una storia molto interessante perché drammaticamente vera, in realtà é un prodotto cinematografico senza molte aspirazioni o riflessioni.

Voto: 5

Mister Chocolat (Chocolat, Francia, 2015) di Roschdy Zem. Con Omar Sy, James Thierree, Clotilde Hesme, Olivier Gourmet, Frédéric Pierrot, Noémie Lvovsky, Alice de Lencquesaing ed Olivier Rabourdin – in uscita nelle nostre sale da giovedì 7 aprile 2016