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ll libro di Henry: recensione

Naomi Watts è la protagonista del film drammatico “Il libro di Henry”, diretto da Colin Trevorrow, nelle nostre sale dal 23 novembre.

Dal 23 novembre arriva nelle nostre sale il film drammatico “Il libro di Henry” con protagonista Naomi Watts e diretto da Colin Trevorrow (“Jurassic Park”).

Hudson Valley, tranquilla cittadina americana, piena di verde e di deliziose villette. Susan Carpenter (Naomi Watts) è una madre single di due ragazzi: Henry (Jaeden Lieberher), undicenne prodigioso; ed il piccolo Peter (Jacob Tremblay). Quando Henry scoprirà che la vicina di casa, sua compagna di classe, cela dei segreti inconfessabili, deciderà di aiutarla. Nel frattempo però Henry scoprirà di avere un’incurabile malattia così dovrà essere Susan, suo malgrado, a dover metter in atto il piano del piccolo per salvare la vicina di casa.

A metà strada tra il thriller ed il sentimentale, “Il libro di Henry” è un film coinvolgente e drammaticamente realistico.

La sceneggiatura è complessa e la pellicola ha due anime ben distinte: la prima parte della pellicola racconta il mondo di Henry, bambino prodigio e pilastro della sua famiglia. È un padre e compagno premuroso di una madre infantile e fragile, affettuoso genitore ed amico del fratello minore. La seconda parte della pellicola vede protagonista Susan, e la sua crescita emotiva, la sua evoluzione dall’età infantile a quella matura.

Diversi sono anche i toni narrativi: si passa dalla tradizionale comedy al thriller, per poi arrivare ad un finale sicuramente mieloso e positivo. La scarsa linearità narrativa che caratterizza questa pellicola lo ha reso bersaglio di molte critiche oltreoceano. In realtà il film scorre velocemente come un fiume in piena, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore in un turbinio di emozioni e lacrime.

Bellissimi sono i dialoghi e la scenografia, curata la fotografia, sostenuto il ritmo.

Molto buone sono anche le interpretazioni: da una piacevolmente ritrovata Naomi Watts, al giovane Jaeden Lieberher, già apprezzato nel recente remake di “It”.

“Il libro di Henry” è un film drammatico, poeticamente straziante che vuole riflettere sul senso della vita al di là della morte.

Il messaggio del film è molto semplice ma allo stesso tempo importante: ciò che importa sono le azioni buone che si compiono oggi per costruire un domani migliore.

Non mancano le lacrime, ma anche qualche sorriso per questo piccolo delizioso prodotto cinematografico che è “Il libro di Henry”.

Voto: 8

Il libro di Henry (The Henry’s Book, Drammatico, USA, 2017) di Colin Trevorrow. Con Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Lee Pace, Maddie Ziegler, Dean Norris, Tonya Pinkins – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

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120 battiti al minuto: recensione

L’Aids e gli attivisti di Act Up sono i protagonisti del film drammatico “120 battiti al minuto” di Robin Campillo, dal 5 ottobre nelle nostre sale.

120 battiti al minuto” di Robin Campillo arriva nelle nostre sale dal 5 ottobre, dopo aver conquistato il pubblico e la critica del Festival di Cannes dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, ed essere stato selezionato per rappresentare la Francia ai premi Oscar 2018 nella categoria “Miglior film in lingua straniera”.

Ispirato ad una storia vera, il titolo del film si riferisce ai 120 battiti al minuto della musica pop dei primi anni Novanta, periodo in cui gli attivisti di Act Up, collettivo parigino, cercarono di sensibilizzare l’opinione pubblica ed il governo sulla grave epidemia dell’Aids che stava colpendo la Francia.
I militanti di Act Up cercano attraverso azioni spettacolari e provocazioni di combattere l’indifferenza generale della società. Tra strategie e discussioni all’interno del gruppo, il giovane Nathan s’innamora di Sean, eclettico attivista e gravemente malato.

Il regista Campillo con questo film ha voluto raccontare una storia che ben si conosce: la disinformazione e la difficoltà da parte della società di combattere contro l’Aids, che fin dagli anni ’90 continua a mietere molte vittime.

Camillo ha il merito di aver ben rappresentato le dinamiche del gruppo da un lato e le personalità dei diversi individui che lo compongono dall’altro. Inoltre ben ricostruisce un’epoca in cui, in assenza di social network e telefonini, ancora si discuteva e ci si immolava per le ideologie.

L’incipit del film è sicuramente importante, in quanto storico e perché offre molti spunti di riflessioni attuali, quali la disinformazione sulle malattie trasmissibili per via sessuale e l’utilizzo del preservativo.

In realtà, la pellicola non riesce ad aggiungere nulla di nuovo alla tematica: tutti i militanti sono gay o lesbiche, tutti pensano solo a divertirsi sfrenatamente perché gli resta poco da vivere! L’Aids è una malattia che colpisce anche gli etero, e per sentirsi vivi non dovrebbe essere necessario fare sesso o sballarsi! La vita, anche nella malattia, è un dono prezioso e bisognerebbe rispettarla fino alla fine. La rabbia, la profonda collera per chi grida e non viene ascoltato non dovrebbero esser svilite a festini house o notti di sesso.

La pellicola risulta così ridondante, lacunosa e spesso lenta.

Il film per alcuni suoi fotogrammi espliciti è consigliato ai maggiori di 18 anni, nonostante la censura parli solo dei maggiori di 13.

Voto: 6

120 battiti al minuto (120 battements par minute, drammatico, Francia, 2017) di Robin Campillo; con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Ariel Borenstein, Aloïse Sauvage. – in uscita nelle nostre sale da giovedì 5 ottobre 2017


L’Intrusa: recensione

La città di Napoli, quella della camorra più violenta e della solidarietà, è la protagonista del film drammatico di Leonardo Di Costanzo, “L’intrusa”, dal 28 ottobre nelle nostre sale.

Il documentarista Leonardo Di Costanzo ritorna sul grande schermo con il film drammatico “L’intrusa”, selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2017 ed in arrivo nei cinema dal 28 settembre.

La storia si ambienta nei quartieri degradati di Napoli. Giovanna gestisce una piccola masseria, luogo di gioco e creatività per i bambini del quartiere, un’oasi al riparo dal degrado e dalle logiche mafiose. La tranquillità dell’oasi viene incrinata dall’arrivo di una giovane donna con due bambini a cui Giovanna lascerà una baracca interna alla masseria dove poter vivere. La giovane però è moglie di un noto criminale di camorra, e le altre mamme del quartiere non tollerano la sua presenza. Giovanna entra in crisi: da un lato vorrebbe soccorrere la giovane ed i suoi bimbi, dall’altro comprende le critiche da parte dell’intero quartiere. La solidarietà ed il fare del bene dovrebbero travalicare le logiche della criminalità e le sue implicazioni malavitose.

Il regista Di Costanzo, dopo “L’Intervallo”, ritorna sul grande schermo con una nuova drammatica storia tutta napoletana. Unico è il luogo, la masseria, e solo sullo sfondo si avverte il degrado di una città corrotta e misera.

La pellicola si concentra sulle due vere protagoniste della storia: Giovanna, il personaggio positivo, e Maria, l’Intrusa, moglie del criminale.

Il regista cosi pone delle domande e riflessioni etiche e morali, anche molto attuali, sul valore dell’accoglienza e della solidarietà.

In realtà, il regista fotografa una situazione d’immobilismo e di nichilismo totale che poco rende giustizia soprattutto ai napoletani, da sempre caratterizzati dalla loro spontanea solidarietà.

Ad una fotografia molto asciutta, corrisponde una sceneggiatura che presenta diverse lacune, ove il sotteso resta nebuloso e caotico. I personaggi, appena tratteggiati, non riescono a creare quell’empatia e ad esprimere tutta la drammaticità delle tematiche affrontate rendendo la pellicola piatta e dai contorni troppo sfumati.

L’Intrusa” è un prodotto cinematografico che avrebbe potuto essere molto interessante per le tematiche affrontate, ma che non riesce a trovare il suo giusto registro narrativo.

Voto: 5

L’intrusa (drammatico, 2017, Italia) di Leonardo Di Costanzo, con Anna Patierno, Gianni Vastarella, Marcello Fonte, Martina Abbate, Raffaella Giordano, Valentina Vannino – in uscita nelle nostre sale da giovedì 28 settembre 2017


L’inganno: recensione

Nicole Kidman, Colin Farrell, Kirsten Dunst ed Elle Fanning sono i protagonisti del nuovo appassionante film di Sofia Coppola, “L’inganno”, dal 21 settembre nelle nostre sale.

La nota regista Sofia Coppola ritorna sul grande schermo dal 21 settembre con un nuovo drammatico film “L’Inganno”, con protagonisti Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning.

Il film si ambienta durante la Guerra Civile americana, in territorio sudista. La monotona vita di un un collegio femminile abitato solo da alcune ragazze di varie età e dall’austera direttrice miss Farnsworth (Nicole Kidman), un giorno, viene sconvolta dall’arrivo di un giovane soldato dell’Unione gravemente ferito.
La direttrice non può non soccorrere l’uomo secondo i suoi precetti morali e religiosi. Ben presto però il giovane soldato diventerà catalizzatore delle fantasie e delle frustrazioni delle giovani. Dinanzi al pericolo le donne non possono che reagire, ritrovando la forza solo nella loro unione per un tragico epilogo.

Ad una bellissima fotografia ed un’accurata ricostruzione estetica e storica, corrisponde un buon ritmo ed una sceneggiatura ben articolata.

Ottime sono le interpretazioni di un cast d’eccezione che vede protagoniste assolute dello schermo Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning.

“L’Inganno” è un thriller psicologico molto femminile e femminista. L’affascinante soldato bisognoso di cure ed attenzioni diventa solo un pretesto: attira le pulsioni irrefrenabili dell’adolescente Elle Fanning; diventa un eroe forte e valoroso per le più giovani; rappresenta una via di fuga per l’affascinante e sempre brava Kirsten Dunst.

La regista racconta una storia di donne, diverse di età, chiuse in una bellissima casa dove hanno trovato rifugio dagli orrori della guerra circostante, ma che al tempo stesso rappresenta la loro prigione. Una prigione fatta di pregiudizi, norme di comportamento etico e morale, dogmi religiosi che la società gli impone e da cui vorrebbero fuggire. Quando però il pericolo entra nel sicuro focolare domestico ed incrina le certezze ed amplifica i dubbi e le paure, le giovani, prima caste ed innocenti, si trasformeranno in spietati carnefici senza mai perdere la loro purezza.

La regista Coppola sa bene raccontare l’universo femminile, in tutte le sue sfumature, da quelle più oscure a quelle più gioiose.

L’inganno” è un ottimo esercizio di stile, esteticamente perfetto, registicamente attento e fluido.

Voto: 9

L’inganno (The Beguiled, USA, 2017) di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke, Emma Howard e Wayne Pére – in uscita nelle nostre sale da giovedì 21 settembre 2017.


Ninna nanna: recensione

Francesca Inaudi è la protagonista del film drammatico “Ninna nanna” diretto da Dario Germani ed Enzo Russo, dal 29 giugno nelle nostre sale.

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Ninna nanna” è una commedia drammatica scritta e diretta da Dario Germani ed Enzo Russo, che vede protagonista Francesca Inaudi.

Anita (Inaudi) è una giovane enologa talentuosa, amata ed innamorata di suo marito Salvo (Ferracane). La gravidanza è il coronamento del suo sogno d’amore, ma quando la bambina nasce inizieranno i problemi. La depressione post parto ed i fantasmi del passato incrineranno la stabilità e la serenità di Anita.

La pellicola vuole raccontare la nota “baby blues”, cioè la depressione post parto che colpisce tutte le donne dopo la gravidanza. A causa dei cambiamenti ormonali e fisici, oltre alla stanchezza fisica e psicologica, la neo mamma vede stravolgere la propria vita e quella di chi la circonda. I registi, però, cercando di raccontare una storia nota, decidono di affrontarla dal punto di vista maschile, cioè mettendo al centro la partoriente. E’ sicuramente un punto di vista egoistico e minimalista, poiché dimenticano spesso la neonata, vero centro vitale di una neo mamma!

Scritto e diretto da uomini, il film non poteva essere diverso: la donna necessita di recuperare il suo spazio, la sua routine, di risolvere i propri conflitti con il passato per diventare una vera mamma. La realtà è ben diversa: la maternità completa ed arricchisce la vita della donna e della sua famiglia. Invece, secondo i registi, diviene un mero oggetto su cui sfogare le proprie frustrazioni, le proprie paure. Nessuno nasce genitore, ma l’amore verso il proprio figlio è incommensurabile e come tutti gli esseri del mondo animale la mamma protegge sempre il figlio.

Non si può certo dimenticare la famosa Giocasta, ma, al di là delle difficoltà fisiche e psicologiche, nessuna neo mamma riuscirebbe a mettere dinanzi alla salute della propria figlia i suoi bisogni di routine pre – parto! Questo probabilmente è una necessità tutta maschile!

Un altro tema che la pellicola affronta è la società multietnica. Affidata al sempre bravo Nino Frassica, la tematica risulta appena accennata e trattata con estremo bonismo ed eccessiva faciloneria.

Degna di nota è sicuramente la fotografia e la musica di Francesco Kekko Silvestre (Modà).

Buona l’interpretazione di Francesca Inaudi, che cerca di barcamenarsi con una sceneggiatura arida e poco articolata.

Ninna nanna” è un film maschile e maschilista che cerca di raccontare, non riuscendoci, una tematica femminile, drammatica e sempre attuale.

Voto: 4

Ninna nanna (Drammatico, Italia, 2017) di Dario Germani ed Enzo Russo con Francesca Inaudi, Fabrizio Ferracane, Nino Frassica, Manuela Ventura, Guai Jelo, Salvatore Misticone, Maria Rosaria Omaggio, Luca Lionello, Massimiliano Buzzanca – in uscita nelle nostre sale da giovedì 29 giugno 2017


Metro Manila: recensione

“Metro Manila”, il film drammatico di Sean Ellis, arriva finalmente nelle nostre sale dal 21 giugno.

Dopo aver raccolto il Premio del Pubblico al Sundance Film Festival edizione 2013, arriva finalmente anche nelle sale italiane il film drammatico del regista inglese Sean EllisMetro Manila”.

Oscar è stato prima un soldato, poi un operaio ed infine un agricoltore. Per sfuggire alla miseria della campagna, il giovane decide di trasferirsi insieme alla sua amata moglie ed alle sue piccole bambine in città. Manila è una città tentacolare ed Oscar scoprire subito che non è facile destreggiarsi tra la povertà e la corruzione dilagante. Tutto sembra cambiare quando il giovane padre ottiene un lavoro da guardia giurata per una compagnia di portavalori.

Quando il suo capo però deciderà di derubare uno dei suoi clienti, Oscar dovrà scegliere se restare fedele ai suoi valori o sacrificarli per il bene della sua famiglia.

Metro Manila” è un film profondo e toccante. È il racconto solitario e crudele di un uomo, prima innocente e dai saldi valori poi costretto dalla fame scendere a compromessi. È un percorso travagliato e difficile quello di Oscar in un mondo sordo alle necessità e respiri dell’anima, in cui il denaro e le luci sfavillanti dell’agognata ricchezza sembrano diventare gli unici scopi della vita dell’essere umano.

Ad una sceneggiatura fluida corrisponde una regia lineare che spia i suoi personaggi nei loro silenzi e nei loro sguardi all’apparenza taciturni, in realtà tragicamente rumorosi.

Bellissima è la fotografia scura che predilige le strade polverose e notturne della metropoli, poetici sono i dialoghi e degna di merito risulta essere anche la colonna sonora.

Il regista inglese Sean Ellis (“Cashback” e “Broken”) con questo film racconta come il progresso occidentale abbia corrotto l’Oriente, che nonostante la sua apparente povertà poteva vantare una ineguagliabile ricchezza di valori ed un rapporto privilegiato con la natura.

“Metro Manila” è un film struggente e profondo, che riflette sulla condizione dell’uomo moderno sia d’Oriente che d’Occidente.

Voto: 8

Metro Manila (drammatico, Uk – Filippine, 2013) di Sean Ellis. Con Jake Macapagal, John Arcilla, Angelina Kanapi, Reuben Uy, Althea Vega, Leon Miguel – in uscita nelle nostre sale da giovedì 21 giugno 2017


Lady Macbeth: recensione

L’affascinante Florence Pugh è “Lady Macbeth”, una gotica dark lady, ingenua e perversa, dal 15 giugno nelle nostre sale.

Dal 15 giugno arriva nelle nostre sale “Lady Macbeth” di William Oldroyd, con protagonista la sublime e magnetica Florence Pugh.

Adattamento cinematografico del romanzo breve “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Nikolaj Leskov, reso famoso dalla celebre opera in 4 atti del compositore russo Dmitrij Dmitrievič Šostakovič nel 1934, il film si ambienta nella campagna inglese di fine ‘800.

La giovane Katherine (Florence Pugh) viene data in sposa ad un uomo debole e taciturno, che la considera un soprammobile e preferisce evitarla. A dirigere la proprietà e le persone che vi abitano è l’anziano suocero, un uomo dispotico e severo. La giovane si ritroverà così reclusa nella casa: la noia e l’isolamento porteranno Katherine a cercare la felicità altrove. Ben presto, infatti si innamorerà del giovane stalliere con cui instaurerà una focosa relazione. Quando lo scandalo verrà alla luce, la giovane cercherà in tutti i modi e con ogni mezzo, anche quelli più nefasti, di salvare la sua relazione amorosa.

Lady Macbeth” è il ritratto di una giovane dark lady che per amore, non solo verso l’altro ma anche per la libertà e la vita stessa, è disposta ad uccidere e mentire. La sua innocenza ed ingenuità tradita dalle condizioni oggettive circostanti la renderà una vedova nera spietata e calcolatrice.

Ad una sceneggiatura tanto lineare quanto profonda corrisponde una bellissima fotografia, che riecheggia i dipinti fiamminghi con la sua luce naturale ed i colori intensi e vivi.

Ottima è l’interpretazione della protagonista, su cui regge tutto il film: l’attrice britannica Florence Pugh risulta essere magnetica ed avvolgente anche nelle sfumature di un ruolo glaciale, apparentemente freddo e sgradevole.

L’empatia con la protagonista è necessaria e naturale: è il ritratto di una donna, di ieri ma anche di oggi, che lotta per la propria sopravvivenza in una società maschile e maschilista. L’universo maschile è rappresentato da personaggi crudeli, oppressivi, aridi. Lo stesso amante ritratta la propria posizione all’occorrenza rinnegando il proprio amore!

Il regista William Oldroyd non giudica ne condanna la sua protagonista ma la società usurpatrice ed oppressiva maschilista del tempo.

Al suo debutto registico, Oldroyd confeziona così un piccolo gioiello cinematografico, intenso e vigoroso, profondo e crudele.

Lady Macbeth” è la struggente storia di una donna costretta a combattere ed a sporcarsi di sangue per poter sopravvivere.

Voto: 9

Lady Macbeth (drammatico, Gran Bretagna, 2016) di William Oldroyd. Con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie, Christopher Fairbank. – in uscita nelle nostre sale da giovedì 15 giugno 2017


Sicilian Ghost Story: recensione

Strazianti pagine di cronaca nera e tanta magia per “Sicilian Ghost Story” di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, dal 18 maggio nelle nostre sale.

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Presentato al Festival di Cannes 2017 quale film di apertura della Semaine de la critique, arriva in contemporanea nelle nostre sale cinematografiche il nuovo film di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, “Sicilian Ghost Story”.

In omaggio a Giuseppe Di Matteo, ragazzo siciliano tenuto in prigionia e disciolto nell’acido perché figlio di pentito di Mafia, “Sicilian Ghost Story” racconta l’innocente storia d’amore tra i giovanissimi Salvo (Gaetano Fernandez) e Luna (Julia Jedlikowska). Quando Salvo viene rapito perché figlio di un pentito di mafia, Luna cerca di combattere prima contro l’omertà complice del paese e della sua famiglia, poi con la sua stessa giovane vita.

Facendo eco alle favole dei fratelli Grimm, la pellicola si avvale di atmosfere magiche, proiezioni oniriche, presagi nefasti ma anche di orchi terribili e spaventosa crudeltà umana.

Alle bellissime inquadrature di boschi e paesaggi siciliani corrisponde una regia molto lineare ed un percorso narrativo articolato e curato nei dettagli. Molte sono le giuste intuizioni e le aspirazioni artistiche della pellicola che però i registi non riescono a sviluppare, rendendo l’intero film piatto e senza pathos.

Alla novità del registro onirico-fiabesco nel raccontare note pagine di cronaca nera non corrisponde così una resa cinematografica degna delle sue velleità originarie.

Troppe infatti sono le imperfezioni che caratterizzano la pellicola: le interpretazioni non raggiungono la sufficienza, il ritmo zoppica ed inciampa numerose volte, lo stesso sviluppo narrativo langue ed annaspa tra gli spazi ed i tempi dell’immaginifico.

Sicilian Ghost Story” è un interessante prodotto cinematografico che cerca di raccontare una crudele piaga della nostra Italia con i toni della fiaba noir. Purtroppo però risulta essere una pellicola che non riesce a sfruttare al meglio le proprie potenzialità.

Voto: 5

Sicilian Ghost Story (Drammatico, Italia – Francia- Svizzera, 2017) di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza. Con Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez, Corinne Musallari, Vincenzo Amato, Sabine Timoteo, Andrea Falzone, Federico Finocchiaro, Lorenzo Curcio, Filippo Luna, Nino Prester – In uscita nelle nostre sale da giovedì 18 maggio 2017.


Sole Cuore Amore: recensione

Daniele Vicari ritorna sul grande schermo con una nuova pellicola di denuncia sociale “Sole Cuore Amore”, dal 4 maggio nelle nostre sale.

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Presentato all’ultimo Festival del Cinema di Roma, “Sole Cuore Amore” del regista Daniele Vicari arriva nelle nostre sale dal 4 maggio.

Ispirato a fatti di cronaca nera, il film racconta la storia di due donne amiche che hanno scelto due percorsi di vita opposti. Eli (Isabella Ragonese) ha un marito disoccupato, 4 figli ed è costretta a farsi due ore di strada, tra pullman e metropolitana, per andare a lavorare in un bar della Tuscolana, a Roma. Si sveglia tutti i giorni, compresi i festivi, alle 4.30 per tornare a casa solo le 22, dove inizia il lavoro “domestico”, dalle lavatrici ai figli. Vale (Eva Grieco), invece, è single ed è una ballerina. Lavora come “performer” tra discoteche ed eventi notturni. Le due amiche si aiutano e si incoraggiano a vicenda. La faticosa esistenza di Eli però avrà tragiche conseguenze.

Il regista Vicari, con questo film, vuole raccontare una storia di fatica e solitudine, povertà ed abbandono. Infatti l’esistenza delle due donne è gravata dalla totale mancanza di aiuto da parte dello Stato e la dispotica tirannia dei datori di lavoro: sono donne sole ad affrontare la loro povertà, il loro difficile quotidiano.

Alla solidarietà delle due amiche, che cercano sempre e nonostante tutto di incontrarsi ed aiutarsi, si contrappone un universo maschile egoista e sfruttatore: dal marito al datore di lavoro, gli uomini della pellicola guardano sempre e solo al proprio tornaconto.

Lo sviluppo narrativo così segue due registri diversi: alla storia, drammaticamente reale, di Eli, interpretata da una bravissima Ragonese, si affianca quella di Vale, la poco convincente Eva Grieco. In realtà i due piani narrativi poco si amalgamano, rendendo la stessa sceneggiatura frastagliata ed alla ricerca di un suo perché. Tutta la tragicità della storia di Eli viene così annacquata dalla narrazione senza senso di quella di Vale. Se lo sviluppo narrativo risulta in questo modo zoppicante e balbuziente, il ritmo spesso naufraga e la denuncia sociale, a quale aspira il regista, perde completamente di consistenza.

Sole Cuore Amore” aspirava ad essere una pellicola importante di denuncia sociale che ben fotografava una quotidianità difficile delle periferie. In realtà la pellicola risulta un’opera incompiuta, un’occasione persa.

Voto: 4

Sole Cuore Amore (Italia, drammatico, 2016) di Daniele Vicari; con Isabella Ragonese, Francesco Montanari, Eva Grieco, Francesco Acquaroli, Giulia Anchisi, Paola Tiziana Cruciani, Laura Riccioli – in uscita nelle nostre sale da giovedì 4 maggio 2017


A casa nostra: recensione

Lucas Delvaux racconta le paure della Francia di oggi in “A casa nostra”, dal 27 aprile nelle nostre sale.

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Il regista Lucas Belvaux, noto per il suo ultimo film “Sarà il mio tipo?”, porta sul grande schermo il film drammatico “A Casa nostra”, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, per raccontare paure e timori della Francia e di tutta l’Europa di oggi.

Pauline (Emilie Duquenne) è un’infermiera di provincia nel distretto di Pas de Calais, nel nord della Francia. Divisa tra il lavoro, la cura del padre malato e dei due figli, Pauline è benvoluta da tutti, anche dal vecchio dottor Berthier che le chiede di candidarsi alle municipali con il Rassemblement National Populaire, partito di estrema destra. Il partito ed il suo leader Agnes Dorgelle coinvolgono Pauline nel loro programma nazionalista. Ben presto però la giovane infermiera si renderà conto di essere soltanto un burattino nelle loro mani e che il loro scopo è solo professare l’odio interraziale.

Il regista Belvaux attraverso un’attento e lucido sguardo sulla provincia francese analizza il rischio del malcontento e del terrore che imperversa nella società odierna. Infatti come in passato così oggi l’odio verso gli immigrati, insieme alla disoccupazione ed alla povertà dilagante sono gli ingredienti principali per un nuova guerra.

I popoli si sentono “traditi”, come afferma il regista nel film, perché sono stanchi di una classe politica che guarda solo ai propri profitti, dall’Eliseo a Bruxelles; sono delusi per delle ideologie ormai antiquate e per questo esige un cambiamento. Il problema, secondo Belvaux, è il rischio attuale e tangibile di un ritorno a governi di estrema destra: la stessa Agnes Dorgelle non è altro che l’alter-ego cinematografico del reale leader del FN, Marine Le Pen!

“A casa nostra” è un film molto profondo e realistico. Nonostante alcune imperfezioni stilistiche, il regista riesce bene a ricreare lo spaesamento dei personaggi, i dubbi e le paure che appartengono ad ognuno di noi.

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Come ha dichiarato lo stesso Belvaux:

“Sta accadendo in Francia, ogni giorno. È un discorso che sta diventando banale. Parole che vengono scatenate, come una marea che si alza. È un discorso che cambia a seconda del pubblico, che si adatta ai tempi, che segue il flusso. Un discorso che mette le persone l’una contro l’altra. E la gente passa, dapprima impercettibilmente, poi più chiaramente, dalla solitudine al rancore; dal rancore alla paura; dalla paura all’odio; e da lì alla rivoluzione, con la sua inevitabile eco di Révolution nationale.
Se ne parla ed è visibile, ma tuttavia nulla viene fatto, lasciando una sensazione di déjà-vu, di impotenza, e anche di stupore. La sensazione che si sia provato di tutto, che ogni parola, ogni tentativo di controbattere si rivolti contro la persona che lo compie. Che ogni affermazione – politica, morale o culturale – sia definitivamente scontata e illegittima”.

A casa nostra” è un film importante ed impegnato che ben descrive la situazione pericolosa che sta vivendo la Francia e tutta l’Europa di oggi.

Voto: 8

A casa nostra (Chez nous, Drammatico, Belgio – Francia, 2017) di Lucas Belvaux, con André Dussollier, Anne Marivin, Émilie Dequenne, Bernard Eylenbosch, Bernard Mazzinghi, Catherine Jacob, Charlotte Talpaert, Christophe Moyer, Coline Marcourt, Corentin Lobet, Cyril Descours, Gérard Dubouche, Guillaume Gouix, Julien Roy, Mateo Debaets, Michel Ferracci, Patrick Descamps, Stéphane Caillard, Thibault Roux, Tom Robelin – in uscita nelle nostre sale da giovedì 27 aprile 2017.