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Ore 15:17 – Attacco Al Treno: recensione

Clint Eastwood ritorna sul grande schermo per raccontare una storia vera di eroismo “Ore 15:17 – Attacco Al Treno”, dall’8 febbraio al cinema.

Il noto regista dagli “occhi di ghiaccioClint Eastwood ritorna al cinema per raccontare una storia vera di eroismo: “Ore 15:17 – Attacco Al Treno”, dall’8 febbraio al cinema.

Il film narra la storia di tre ragazzi di Sacramento che, nell’agosto del 2015, riuscirono a sventare un attacco terroristico sul treno Amsterdam – Parigi.

Spencer Stone, Alek Skarlatos ed Anthony Sadler s’incontrano per la prima volta dal preside di una rigida scuola cattolica per ricevere l’ennesimo rimprovero. Nonostante la vita li divida, i tre amici continueranno a coltivare il loro legame. Sono tre ragazzoni americani che cercano di combinare qualcosa nella vita senza riuscirci mai veramente. Un giorno, durante un tour europeo, si ritrovano su un treno dove un attentatore dell’ISIS imbraccia un fucile. La loro vita cambierà per sempre, come quella delle migliaia di persone che hanno loro malgrado salvato.

“Ore 15:17 – Attacco Al Treno” è il quarto film di fila per Clint Eastwood che s’ispira ad una storia vera, dopo “Jersey Boys”, “American Sniper” e “Sully”.

Adattamento cinematografico del libro scritto dagli stessi protagonisti della storia, il film vede come attori principali gli stessi autori.

Eastwood, con queso film, vuole così raccontare nuovamente una storia di eroismo vero. È il mito dell’eroe contemporaneo, cioè quell’individuo qualsiasi, con i suoi difetti e le sue frustrazioni, che in situazioni eccezionali e soprattutto per il bene degli altri, riesce a compiere azioni incredibili.

L’eroismo è, come vuole la tradizione americana, sinonimo di altruismo: il bene sommo è la società, la Patria.

Il film si caratterizza per battute sagaci ed ironiche ma soprattutto per il leit motiv di “ FedeFamigliaPatria”.

La sceneggiatura risulta infarcita di cliché e fastidiosi luoghi comuni: Amsterdam è il simbolo del vizio e della goliardia; Roma per le belle donne seminude e socievoli!

Il film vanta un cast di non-attori sicuramente ottimi, che riescono a dare corposità e credibilità ai loro personaggi.

Pecca importante del film è che sia il trailer che la locandina risultano fuorvianti. Infatti lo spettatore si aspetta un film action che stenta ad arrivare. Lo scopo di Eastwood invece non è raccontare le vicende del treno, ma seguire il percorso di crescita dei tre protagonisti e come le loro vite siano cambiate in seguito a quegli accadimenti.

Ore 15:17 – Attacco Al Treno” sicuramente non è il miglior film di Eastwood, ma comunque merita molta attenzione non solo per la regia sempre puntuale e curata, ma soprattutto per la storia che racconta: una storia vera di bella e buona umanità.

Voto: 7

Ore 15:17 – Attacco al treno (“The 15:17 to Paris”, Drammatico, USA 2018) di Clint Eastwood. Con Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Spencer Stone, Jenna Fischer, Judy Greer, Ray Corasani, Paul- Mikél Williams, Bryce Gheisar, William Jennings, Thomas Lennon, Jaleel White, Tony Hale, Cecil M. Henry, Sinqua Walls, Matthew Barnes, P.J. Byrne – In uscita nelle nostre sale da giovedì 8 febbraio 2018.


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L’uomo sul treno: recensione

Liam Neeson è il protagonista dell’avvincente film “L’uomo sul treno” di Jaume Collet-Serra, dal 25 gennaio nelle nostre sale.

Liam Neeson e Vera Farmiga sono i protagonisti del thriller “L’uomo sul treno” di Jaume Collet-Serra, dal 25 gennaio al cinema.

Michael MacCauley è un pendolare che ogni giorno si reca a New York per lavorare presso una compagnia di assicurazioni. Michael, marito devoto e padre premuroso, ha un mutuo da pagare ed un figlio da mandare al college. Un giorno improvvisamente viene licenziato e sul treno di ritorno incontra una donna misteriosa che gli offre centomila dollari in cambio della sua collaborazione: dovrà trovare una persona di cui sa solo che non si tratta di un passeggero abituale. Il gioco si complica quando scopre che dietro quella donna c’è un’organizzazione che minaccia la sua famiglia e la sua stessa vita se non riuscirà a risolvere entro poco tempo l’enigma.

Come nei precedenti film (“Non-Stop”), il regista spagnolo Jaume Collet-Serra decide di raccontare una storia dai toni claustrofobici: tutta l’azione si svolge nei vagoni di un treno in corsa.

La sceneggiatura, ben articolata, gioca sul tema tipico hitchcockiano dell’uomo comune che si trasforma a causa di circostanze straordinarie.

Se la struttura narrativa è sicuramente funzionale allo svolgimento della storia, la seconda parte della pellicola si caratterizza per scene action al limite del ridicolo. Così l’uomo comune – Liam Neeson diventa suo malgrado un super eroe che compie azioni rocambolesche al limite del credibile.

La stessa tensione o mistero propri del genere thriller spesso languono e risultano citofonati: la persona ricercata viene facilmente identificata, il “cattivo” presto individuato.

Se da un lato manca la suspense, dall’altro lato la pellicola si caratterizza per ritmo e puro divertimento.

L’uomo sul treno”, nonostante tradisca così le sue premesse, risulta essere una pellicola spassosa, di puro intrattenimento.

voto: 6

L’Uomo sul Treno (“The Commuter”, thriller, USA, 2018) di Jaume Collet-Serra. Con Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Sam Neill, Elizabeth McGovern, Jonathan Banks, Florence Pugh, Dean-Charles Chapman, Killian Scott, Damson Idris – In uscita nelle nostre sale da giovedì 25 gennaio 2018


The Post: recensione

Tom Hanks e Meryl Streep sono i protagonisti dell’avvincente film “The Post” di Steven Spielberg, dal 1 febbraio nelle nostre sale.

In noto regista Steven Spielberg ritorna sul grande schermo con l’avvincente film “The Post” con protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep, dal 1 febbraio al cinema.

Il film, che ha ottenuto ben sei candidature ai Golden Globes, ha sbancato il botteghino d’oltreoceano e si prepara a conquistare la notte degli Oscar 2018.

Nel 1971, negli Stati Uniti, scoppia lo scandalo dei “Pentagon Papers”, documenti segretissimi che svelano come la presidenza di Lyndon B. Johnson e le varie amministrazioni precedenti, avessero mentito al popolo ed allo stesso Congresso riguardo l’intervento americano nella sanguinosa guerra del Vietnam. Quando il “New York Times” pubblicò i primi fascicoli dello scottante dossier, il presidente Nixon, tramite la corte federale, ottenne un’ingiunzione per vietarne la divulgazione. Il più piccolo “Washington Post” scelse allora, grazie al coraggio dell’editor Ben Bradlee (Tom Hanks) e del proprietario Kay Graham (Meryl Streep), di pubblicare l’intero dossier reclamando il diritto della libertà di stampa.

“The Post” però non è semplicemente un film di giornalismo investigativo.

Il regista Spielberg, infatti, strumentalizza l’accaduto storico per raccontare un’altra storia: quella della responsabilità che ha la stampa, ed anche il cinema, per denunciare sempre la realtà, per svelare i segreti ed i torbidi meccanismi della politica. Tematica sempre attuale per il regista americano che ha scelto di dirigere il film subito dopo l’elezione del presidente Trump!

Così la pellicola, più che sui fatti, si concentra sulla difficile e combattuta scelta del quotidiano “The Washington Post” nel voler sfidare la presidenza Nixon per far venire alla luce la verità sulla guerra del Vietnam.

Inoltre, con maestria e molta delicatezza, il regista racconta anche la storia di Kay Graham, per riflettere sulla situazione femminile moderna. Spielberg, infatti, enfatizza come Kay Graham, in quanto donna e nonostante fosse la proprietaria del quotidiano, venisse sempre tenuta ai margini sia dei consigli di amministrazione che delle decisioni importanti. La Graham era una benestante ed elegante signora che frequentava tutti i salotti buoni dell’epoca e vantava amicizie famose. Quando arrivò però il momento di dover scegliere, nonostante le feroci critiche e minacce, la Graham decise di appoggiare il suo editor e di sfidare il governo. Il regista, attraverso il racconto della Graham critica aspramente la società attuale, che dietro alla patina di buonismo nasconde ancora un granitico maschilismo soprattutto verso le donne che aspirano al potere. La scelta di far interpretare la Graham a Meryl Streep sembra in questo caso molto precisa: la star hollywoodiana, infatti, si è sempre distinta per il suo impegno nella lotta per i diritti delle donne ad Hollywood.

La pellicola si sofferma anche sui meccanismi per la messa in stampa: si avverte l’odore della carta, il fremere dei bulloni, lo stridio delle macchine, il sudato lavoro del correttore di bozze, del tipografo. Un lavoro, quello del giornalismo, importante per il regista perché frutto del sudore e delle menti di molti uomini.

Il film sicuramente è molto americano: si esalta il patriottismo, si evocano i diritti fondamentali della democrazia, primo fra tutti quello della libertà di stampa; la lotta per la ricerca della verità e per l’affermazione delle proprie idee.

La pellicola vanta non solo un’ottima regia ma anche un cast formidabile: da Meryl Streep a Tom Hanks.

The Post” è un bel film che vuole denunciare, raccontando eventi realmente accaduti, l’attuale servilismo e la subordinazione ai governi dei mezzi di comunicazione. Un messaggio importante e drammaticamente attuale soprattutto per il nostro Paese!

voto: 8

The Post (biografico, USA, 2017) di Steven Spielberg. Con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods – In uscita nelle nostre sale da giovedì 1 febbraio 2018.


La legge della notte: recensione

Il noto attore Ben Affleck dirige ed interpreta il gangster movie noir “La legge della notte”, dal 2 marzo nelle nostre sale.

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Dal 2 marzo arriva nelle sale il gangster movie noir “La legge della notte” (“Live by Night”) scritto, diretto, prodotto ed interpretato da Ben Affleck.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Dennis Lehane, la pellicola ha registrato un flop clamoroso al botteghino americano nonostante vanti un cast d’eccezione con Elle Fanning, Sienna Miller, Zoe Saldana, Chris Messina e Chris Cooper a fianco di Ben Affleck.

Boston, anni ’20. Joe Coughlin, figlio di un capitano di polizia, dopo esser sopravvissuto alla Grande Guerra si dedica a piccoli crimini. Conteso tra lo spietato boss irlandese Albert White e da Maso Pescatore, il padrino italo-americano di Boston, Coughlin cerca di destreggiarsi alla meglio, finché finisce in galera. Quando esce di prigione, entra nel clan di Pescatore, che gli affida il controllo del rum, importato da Cuba a Tampa e da qui distribuito sulla costa orientale. Coughlin diventa così l’uomo di fiducia del padrino in Florida e si innamora di Graciella, che gestisce con il fratello, il traffico di melassa e rum da L’Avana. Tra rimpianti e ricerca della felicità, tra fedeltà al clan ed intima ed interiore onestà, Coughlin è un uomo molto combattuto: vuole essere un gangster ma allo stesso tempo non può rinnegare le sue radici di onestà e correttezza.

Ad una splendida fotografia ed un’attenta ricostruzione storica corrisponde una regia lineare e fluida.

Molti sono i temi trattati, cari allo stesso Affleck anche in altre sue pellicole, come il rimpianto del passato, il vero senso della vita, i valori della giustizia e della famiglia, l’ineluttabilità del destino.

La pellicola vanta un buon ritmo ed alcune scene d’azioni interessanti. Ciò che manca è sicuramente una narrazione fluida, che spesso risulta sconnessa: troppe le sottotrame e le riflessioni da sviluppare che pertanto restano solo accennate. Inoltre, alle buone interpretazioni di Elle Fanning, Sienna Miller e Zoe Saldana si contrappone la deludente interpretazione di Affleck. La sua mono espressività ed i suoi eccessivi muscoli rendono il suo ruolo poco incisivo o profondo.

La legge della notte”, nonostante non sia un prodotto cinematografico perfetto, è sicuramente un film interessante che riflette su molte tematiche importanti come la ricerca della felicità, la sete di denaro e potere, il vero senso della vita.

Voto: 6

La legge della notte (“Live by night”, drammatico, Usa, 2016) di Ben Affleck con Ben Affleck, Zoe Saldana, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Sienna Miller, Chris Cooper, Remo Girone, Matthew Maher, Titus Welliver, Max Casella, Christian Clemenson, J.D. Evermore, Clark Gregg – in uscita nelle nostre sale da giovedì 2 marzo 2017


Jackie: recensione

L’affascinate Natalie Portman è Jacqueline Kennedy in “Jackie”, film drammatico del noto regista cileno Pablo Larraín, dal 23 febbraio nelle nostre sale.

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Il famoso regista cileno Pablo Larraín (“Neruda“) ritorna al cinema con un nuovo struggente film, “Jackie”, sull’icona pop – simbolo di eleganza Jacqueline Kennedy, dal 23 febbraio nelle nostre sale.

Vincitore dell’ultima edizione del Festival di Venezia per la “Miglior Sceneggiatura” e candidato agli Oscar per la colonna sonora, migliori costumi e “Miglior attrice protagonista”, il film ha riscosso molti plausi e diverse critiche dal pubblico internazionale.

Jackie” racconta la storia di Jacqueline Kennedy nei tre giorni successivi all’uccisione del marito a Dallas il 22 novembre 1963. Con i vestiti ancora sporchi di sangue ed il rombo dei proiettili nelle orecchie, l’ex-first lady deve velocemente adempiere ai suoi obblighi sociali e politici. Deve organizzare il funerale, traslocare dalla Casa Bianca, affrontare il dolore della perdita ed allo stesso tempo consolare i figli.

Il regista Larraín racconta con “Jackie” una storia intima ed emozionale: poco importano i fatti storici o il rigore cronologico, ci si concentra sulla donna – madre, figlia del suo tempo, che deve rispettare soprattutto il suo status di Kennedy e di First Lady.

Vanitosa e frivola, amante del bello e del lusso, ossessionata dall’apparenza e dal protocollo: tutto questo era Jacqueline Kennedy. Era però anche una donna con tutte le sue fragilità e debolezze che, per un destino crudele, ha perso tutto nel giro di pochi minuti.

“Jackie” è il primo film americano per il regista cileno Larraín: sicuramente il più difficile visto le tematiche affrontate perché distanti dalla sua ottica. Il regista ci ha abituato a pellicole che nascono e respirano dentro le sue corde vitali. Per questo motivo il film è stato ampiamente criticato. In realtà traspira Larraín in tutta la pellicola. “Jackie” non vuole essere un ritratto celebrativo del mito o degli ideali americani, tantomeno una feroce critica della stessa. È una pellicola intimista che nulla vuol nascondere o esaltare, ma semplicemente raccontare il dramma esistenziale di una donna sull’orlo del baratro. La macchina da presa, infatti, segue attentamente la protagonista, senza mai lasciarle respiro. Fluttua nel tempo e nello spazio, la spia nel suo dolore, la scopre nelle sue ombre, la segue nelle ricche stanze silenziose della Casa Bianca. È altamente drammatico, coinvolgente, spossante.

Ottima è l’interpretazione di Natalie Portman, che nonostante la complessità e la difficolta del ruolo, risulta profonda e convincente.

Molte sono anche le riflessioni del regista sul senso della storia, sul suo scorrere implacabile; sulla ricerca di eternità con la costruzione di falsi miti; sulla forza interiore delle donne che riescono sempre e comunque ad adempiere al loro ruolo.

C’è anche molta ironia pungente ed arguta con il rimando al brano “Camelot”: tutti i protagonisti anelano ed aspirano a quel mondo fantastico dove regnano gli ideali, dove tutto è gloria. La realtà, come la storia insegna, è ben diversa perché la gloria è solo un attimo fugace!

Jackie” è un film profondo e drammatico che vanta un ottimo regista ed una protagonista da Oscar.

Voto: 9

Jackie (USA/Cile, 2016) di Pablo Larrain. Con Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant, Billy Crudup, Sunnie Pelant, Corey Johnson, Caspar Phillipson – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 febbraio 2017

Barriere: recensione

Dal 26 gennaio arriva nelle nostre sale il film drammatico di e con Denzel Washington, “Barriere”.

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Il pluripremiato attore Denzel Washington ritorna dietro la macchina da presa, per la terza volta, per dirigere ed interpretare il film drammatico “Barriere” (“Fences”), dal 26 gennaio nelle nostre sale.

La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di August Wilson del 1983, vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia, che è valsa due prestigiosi Tony Awards per l’interpretazione sia per Washington che per Viola Davis.

America anni ’50. Troy Maxson (Denzel Washington) è un uomo di mezz’età segnato da una vita di dolore, di abbandono e di fatica, che mantiene la sua famiglia raccogliendo l’immondizia, dopo essere stato respinto dalla Major League perché nero. Troy è padre di due figli maschi e marito della devota Rose (Viola Davis). È un periodo di cambiamenti sociali che Troy fatica a comprendere fino a vietare al giovane figlio di poter diventare un campione di baseball perché “sport dei bianchi”. L’apparente tranquillità della famiglia di Troy ben presto dovrà fare i conti con una realtà di rancori mai sopiti, frustrazioni e sogni infranti. L’agognato recinto costruito intorno alla povera e spoglia casa non basterà per difendere i suoi inquilini dal mondo esterno ne riuscirà a trattenerli.

“Barriere” è un film drammatico, profondo e molto claustrofobico. Infatti la pellicola è quasi interamente ambientata tra le mura della casa di Troy.

Densa di dialoghi, la sceneggiatura soffre dell’adattamento teatrale originario risultando troppo lunga e dilatata nel tempo e nello spazio.

Ottimi sono gli interpreti su cui regge l’intera struttura narrativa: Viola Davis emoziona e riempie lo schermo, mentre Washington, appesantito e visibilmente invecchiato, regala un’interpretazione eccellente per un personaggio difficile ed odioso.

Infatti “Barriere” è un film sociale e culturale: fotografa uno spaccato della società americana degli anni ’50 della periferia povera, in cui i neri, fino ad allora emarginati, iniziavano a far sentire la loro voce. L’abisso generazionale pero è difficile da colmare, come i cambiamenti sociali e culturali. Così l’anziano padre – padrone resta arroccato nelle sue posizioni e ripiegato nelle sue ferite. I valori della famiglia così dettati dal padre però restano marchiati sui figli, i cui tentativi di negazione o fuga dalla casa paterna presto risultano vani.

Il film riflette sui valori della famiglia e della società di ieri, che dovrebbero valere anche oggi, quali l’amore coniugale e quello del nucleo famigliare. La barriera costruita dal padre insieme al figlio attorno alla casa, come il baseball, sono semplici pretesti narrativi emblemi di chiusura e fuga dalla quotidianità.

“Barriere” è un buon prodotto cinematografico denso di significati e riflessioni che vanta due protagonisti eccellenti.

Voto: 7

Barriere (Fences, Usa, drammatico, 2016) di Denzel Washington; con Denzel Washington, Viola Davis, Brandon Jyrome Jones, Mykelti Williamson, Russell Hornsby, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Saniyya Sidney, Dontez James, Mark Falvo, Kelly Moran – in uscita nelle nostre sale da giovedì 26 febbraio 2017.


Michelle Williams sarà Janes Joplin nel suo biopic

L’affascinante attrice Michelle Williams interpreterà la nota icona rock Janes Joplin nel suo biopic diretto da Sean Durkin.

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La nota attrice americana Michelle Williams è stata scelta per interpretare l’icona del rock Janes Joplin nel biopic “Janis” diretto da Sean Durkin (“La fuga di Martha”).

Adattamento cinematografico del romanzo “Love, Janis” della sorella Laura Joplin, la pellicola ripercorrà la carriera della rocker americana dai suoi albori fino al mitico concerto di Woodstock e la sua prematura scomparsa per overdose nel 1970.

La sceneggiatura è stata affidata a Clara Brennan ed Andrew Renzi, mentre la produzione è prevista per il 2018.

Già tre volte candidata al Premio Oscar per “I segreti di Brokeback Mountain”, “Blue Valentine” e “Marilyn”, la Williams ritornerà presto sul grande schermo con l’applaudissimo “Manchester by the Sea” accanto a Casey Affleck e diretto da  Kenneth Lonergan. 

Michelle Williams reciterà anche in un altro biopic, previsto per il 2018, su PT Barnum, “The Greatest Showman”, accanto a Hugh Jackman.

Warcraft – l’Inizio: recensione

Dal 1 giugno arriva l’epica battaglia degli Orchi contro gli umani nel fantasy “Warcraft – l’Inizio”, primo capitolo di una preannunciata saga di successo

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Adattamento cinematografico del videogioco di Blizzard Entertainment “World of Warcraft”, “Warcraft – l’inizio” arriverà nelle sale italiane dal 1 giugno diretto dal giovane e talentoso regista Duncan Jones (“Moon”, “Source Code”).

Il mondo degli orchi, esseri giganteschi e mostruosi, è andato distrutto. Grazie alla terribile magia del nuovo tiranno, gli Orchi sono riusciti ad arrivare nel pacifico e rigoglioso regno degli umani di Azeroth: due popoli dovranno fronteggiarsi per la salvezza della propria specie. La sanguinosa guerra è appena iniziata.

Con un ottima ricostruzione grafica e visiva, “Warcraft” vanta un meraviglioso CGI ed una trasposizione abbastanza fedele all’atmosfera del videogame omonimo.

Se la sceneggiatura langue in alcuni punti, il ritmo risulta sempre crescente.

Molti sono gli omaggi e gli ammiccamenti cinematografici ad altre pellicole del genere più famose, primo fra tutti “Avatar” ma anche “Il Signore degli Anelli”.

In realtà il regista Duncan cerca di “umanizzare” il videogioco, caratterizzando i personaggi con un’emotività ed introspezione psicologica poco pertinenti. Tutte le epiche battaglie ed affascinanti avventure proprie del film fantasy vengono così sacrificate a favore di sketch sentimentali spesso superflui e stucchevoli.

Inoltre la pellicola risulta anche infarcita di impropri rimandi biblici: il saggio Guardiano è troppo simile al Gesù di stampo Zeffirelliano, c’è la storia di Mosè con annessa culla affidata alle acque, la lotta del popolo alla ricerca della Terra Promessa, il Diavolo che rovina tutto ciò che tocca, il giovane puro di cuore che riuscirà a salvare i suoi simili, il solito messaggio biblico che dalle “tenebre nasce la luce”.

Ridotte all’essenziale sono così le scene di battaglie, unico e vero punto di forza di quello che sarebbe dovuto essere il film.

Molti sono stati negli ultimi anni i tentativi di rimpiazzare franchise di successo conclusi, da “Il Signore degli Anelli” alla più recente saga di “Hunger Games”. Obiettivo della Major era sicuramente colmare tale vuoto con questo film.

In realtà gli appassionati del videogioco non mancheranno di essere allietati da questo e dai suoi futuri episodi. Per tutti gli altri resterà una pellicola bella visivamente, ma poco entusiasmante.

Voto: 6

Warcraft – l’inizio (fantasy, USA, 2016) di Duncan Jones con Ben Foster, Toby Kebbell, Dominic Cooper, Travis Fimmel, Paula Patton, Clancy Brown, Ryan Robbins, Robert Kazinsky, Daniel Wu, Ben Schnetzer, Ruth Negga, Callum Keith Rennie, Anna Galvin, Burkely Duffield, Dean Redman – in uscita nelle nostre sale da mercoledì 1 giugno 2016


Nick Jonas nel thriller erotico “Careful What You Wish For”

È stato pubblicato il primo trailer del thriller erotico “Careful What You Wish For” con protagonista Nick Jonas.

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Il noto cantante americano Nick Jonas mostra tutti i suoi muscoli nel primo trailer del thriller erotico “Careful What You Wish For” diretto da Elizabeth Allen Rosenbaum (“Vampire Diaries”, “Gossip Girl”).

Il film, che arriverà nelle sale americane il 10 giugno, racconta la storia di Doug, un giovane che inizia una relazione con l’affascinante Lena Harper (Isabel Lucas), moglie di un potente banchiere. In seguito ad uno strano omicidio, i due amanti si troveranno coinvolti in uno scandalo e Doug dovrà scoprire inganni e misteriose verità celate.

Basato sulla sceneggiatura di Chris Frisina, “Careful What You Wish For” vede la partecipazione anche di Paul Sorvino, Kandyse McClure, Graham Rogers e Dermot Mulroney.

Il film negli Stati Uniti è stato classificato Rated R per i suoi contenuti sessuali e le molte scene di nudo.

“Careful What You Wish For” si preannuncia essere un thriller molto Hot!

Money Monster – l’altra faccia del denaro: recensione

George Clooney e Julia Roberts sono i protagonisti del thriller “Money Monster” diretto da Jodie Foster. Elogio al femminismo.

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Applaudito in questo giorni al Festival di Cannes, presentato nella sezione “fuori concorso”, arriva anche nelle sale italiane il thriller “Money Monster – l’altra faccia del denaro” diretto da Jodie Foster.

Il film vanta un cast di star hollywoodiane: dal sempre affascinante George Clooney alla famosa Julia Roberts.

Lee Gates (George Clooney) è un noto conduttore di uno show televisivo che consiglia investimenti in borsa, tra simpatici siparietti, tante pajettes e rumorose gag. Un giorno però un giovane, Kyle Budwell, (Jack O’Connell) irrompe negli studios in diretta, gli punta una pistola alla testa e minaccia di far saltare tutto in aria perché, avendo seguito i suoi consigli, ha perso tutto i suoi risparmi. Il giovane vuole delle spiegazioni e delle scuse ufficiali dinanzi a tutti gli spettatori del programma. La trasmissione, in realtà, diventa subito un caso mediatico e dietro la guida della saggia regista Patty Fenn (Julia Roberts), si cercherà la scomoda verità.

Jodie Foster, nota enfant prodige del cinema in veste di attrice e vincitrice di due premi Oscar, tre Golden Globe, tre BAFTA e uno Screen Actors Guild Award, riesce a confezionare un buon thriller, ben articolato e drammaticamente profondo.

Lo sviluppo narrativo, infatti, si articola su due piani. Il primo riguarda il complesso mondo finanziario, con i suoi incomprensibili algoritmi, le fluttuazioni della borsa e tutti i meccanismi fraudolenti della finanza virtuale nell’era della globalizzazione.

L’altro aspetto, più interessante, riguarda la potenza dei media nella società odierna. La trasmissione diventa subito live, la gente accorre in ogni dove per guardare cosa accade sul grande schermo, i social media impazzano. Quando la trasmissione trova il suo epilogo, gli spettatori ritornano alle proprie vite come se nulla sia accaduto, incuranti del dramma che si è appena consumato. La regista così riflette sulla società di oggi dove i media non sono più strumento d’informazione ma solo d’intrattenimento. Infatti dinanzi alla drammatica realtà di quanto stia succedendo nello Studios, le persone tifano e gioiscono come se fossero ad una partita di calcio, incuranti delle vite umane in pericolo.

Sicuramente l’incipit della pellicola non è dei più originali: molti sono i rimandi cinematografici da “Quinto Potere” a “La grande scommessa”.

In realtà la regista Foster non solo riesce a confezionare un buon thriller pieno di suspense e molto chiaro nelle sue sfumature, ma anche una crudele fotografia della società odierna.

Interessante è poi lo sguardo tutto femminile per una pellicola all’apparenza maschile e maschilista. Infatti la star della tv come l’attentatore ed il boss finanziario sono tutti uomini. Dietro di questi, però, ci sono tre rispettive figure femminili, all’apparenza quiete amanti in realtà vere protagoniste della storia. Dinanzi ad un conduttore televisivo capriccioso tutto preso dal suo divismo c’è la regista Patty Fenn, che riuscirà non solo a proteggere il divo ed a salvare tutto lo staff, ma anche a condurre il gioco mediatico. C’è poi il giovane attentatore, impacciato e goffo nelle sue azioni. Accanto a lui c’è Molly, la moglie incinta, che ogni giorno lavora duramente per assicurare una tranquillità economica al figlio che ha in grembo. Quando Molly scoprirà che Kyle ha dissipato tutti i loro risparmi “giocandoli in borsa” non mancherà di offenderlo e colpevolizzarlo pubblicamente. Infine c’è Diane Lester, l’affascinante portavoce del grande boss della IBIS Global Capital, nonché sua fedele amante. Quando Diane scoprirà di esser stata strumentalizzata ed ingannata dal suo capo, non mancherà di vendicarsi aiutando a scoprire la verità.

Money Monster – L’altra faccia del denaro” è un thriller interessante e molto gradevole, che vanta un ottimo cast di attori, una buona sceneggiatura e soprattutto diversi spunti riflessivi.

Voto: 8

Money Monster – l’altra faccia del denaro (Money Monster, Thriller, USA 2016) di Jodie Foster. Con George Clooney, Julia Roberts, Jack O’Connell, Dominic West, Caitriona Balfe, Giancarlo Esposito, Lenny Venito, Emily Meade, Olivia Luccardi, Chris Bauer, Katrina E. Perkins, Aly Mang, Dennis Boutsikaris, Joseph D. Reitman, Christopher Denham, Darri Ingolfsson – in uscita nelle sale da giovedì 12 maggio 2016.