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Olmi racconta “vedete, sono uno di voi”

Il regista Ermanno Olmi racconta “Vedete, sono uno di voi”, il docufilm sul Cardinale Carlo Maria Martini, nelle nostre sale a marzo.

Una foto

In occasione dell’anteprima stampa del docufilm “Vedete, sono uno di voi” dedicato al Cardinale Carlo Maria Martini, il regista Ermanno Olmi ha incontrato la stampa.

La pellicola rappresenta una sorta di testamento del regista, che attraverso la storia ed il pensiero di Martini, vuole porre delle domande allo spettatore.

“Vedete, sono uno di voi” arriverà nelle nostre sale a marzo.

Ermanno Olmi ha raccontato il suo incontro con il Cardinal Martini:

“Rammento che avevo intervistato Martini per Rai Uno quando era stato nominato Arcivescovo di Milano, ricordo come mi mise in imbarazzo per il modo in cui ascoltava me, che in fondo, ero una riserva. Era sempre ben disposto all’ascolto, quasi volesse imparare il più possibile. E così è stato, Martini ha sempre fatto qualcosa che lo portasse a crescere nella conoscenza della realtà. Martini proveniva da una classe sociale elevata e quando lo hanno eletto arcivescovo di Milano, lui non sapeva affatto cosa fosse una lettera pastorale. ‘Io sono un uomo di scienza’ diceva, ‘un uomo di studio, non so e posso davvero arrivare agli umili’. È stato in quel momento che Martini ha capito che essere nelle strade calpestate dai passi dell’umanità era più importante di qualsiasi libro”.

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Poi il regista ha riflettuto anche sulla storia:

“Sapete meglio di me quanto alcuni brandelli di passato debbano essere sempre presenti nella nostra memoria. La storia è maestra di vita, ma bisogna ascoltarla questa maestra. Una ventina d’anni fa l’idea di progresso era legata all’idea dello sviluppo economico che portava ricchezza. Niente di più sbagliato. Noi non siamo arrivati alla ricchezza né ad altri traguardi più nobili. Ricordo che dissi a un amico anni fa: ‘Per rincorrere la ricchezza siamo diventati poveri’. Parliamo di democrazia e la democrazia è diventata un mascherone, nel mondo tutti i paesi si vantano di essere democratici, ma non lo sono, credo che questa democrazia fasulla faccia più male del nemico che abbiamo a viso aperto, perché copre le nostre vigliaccherie. Signori, bisogna volere bene alla nostra democrazia”.

Olmi ha così spiegato il perché della sua voce narrante nella pellicola:

“Perché faccio da speaker a me stesso? Perché voglio parlarvi direttamente, perché è l’unico modo che ho per guardarvi negli occhi, io vi parlo con la mia voce roca, con la mia povertà culturale, ma con grande onestà e umiltà”.

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Mine: intervista ai registi

Dal 6 ottobre arriva nelle sale italiane “Mine” esordio alla regia per i giovani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, che vede protagonista Armie Hammer. I registi hanno svelato qualche curiosità sul film.

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L’affascinante attore Armie Hammer è il protagonista di “Mine“, esordio alla regia per Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, dal 6 ottobre nelle nostre sale.

In occasione della presentazione alla stampa del film, i registi hanno incontrato i giornalisti ed hanno rilasciato interessanti dichiarazioni.

Avete un interessante background con molti corti, ma Mine ha una distribuzione americana ed attori di primo piano. Com’è nato questo progetto?

Fabio Guaglione: “Nel 2008 abbiamo fatto un corto, “Afterville”, che ha vinto vari premi in diversi festival europei. Poi un giorno ci è arrivata una telefonata dall’America, da parte della Fox, che ci ha proposto di farne un film. Siamo così entrati in contatto con il mondo della produzione americana ed abbiamo iniziato a sviluppare progetti. In quell’ambiente, però, su cento progetti a cui si lavora uno viene prodotto, così in questa fase di attesa ci è venuta in mente questa idea di un uomo su una mina”.

Fabio Resinaro: “Che è un po’ una metafora di come ci trovavamo noi, bloccati!”.

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“La pellicola si caratterizza per avere immagini molto potenti, viene dalla vostra passione per il fumetto?”

Fabio Guaglione: “In prima liceo volevamo fare fumetti, poi siamo andati a vedere “Matrix” ed abbiamo deciso che avremo fatto cortometraggi. Ma l’immagine resta importante e ci prepariamo tantissimo con gli storyboard. Anche perché più si è preparati, più si può improvvisare. Sembra un paradosso, ma è molto più facile valutare un’idea estemporanea, che nasce sul set, se tutti hanno ben chiaro in testa il progetto nel suo insieme”.

“C’è anche un altro film con spunto simile, “Passo falso”. Che avete provato quando ve ne siete accorti?

Fabio Guaglione: “Quando ho scoperto l’esistenza di Piégé, qualche mese fa, ho avuto un mezzo infarto. Siamo andati subito a vedere di che si trattasse, ma quando abbiamo capito che la premessa era simile ma lo sviluppo diverso, ci siamo tranquillizzati”.

“Nel film ci sono molte somiglianze con “127 ore” ed anche il vostro “True Love”…”

Fabio Guaglione: “True Love è un piccolo thriller scritto e prodotto qualche anno fa e qualcosa di quel lavoro è presente anche qui, ma le influenze maggiori per noi sono state “Buried” e “127 ore”. Però, rispetto a questi, è diversa la premessa: lì il protagonista è incastrato, mentre il nostro è bloccato. A noi interessa il genere nel momento in cui quello che accade al personaggio è un riflesso di ciò che gli accade dentro, quando è una metafora della sua situazione”.

Fabio Resinaro: “Sia in “Mine” che in “True Love”, il mistero parte come esteriore ma diventa interiore”.

“Cosa vorreste che rimanesse al pubblico del film?”

Fabio Resinaro: “Spero che anche quelli che andranno a vederlo perché vogliono assistere a un film di genere restino sorpresi di trovare qualcosa in più”.

Fabio Guaglione: “Al di là del gradimento, vorrei che chi lo guarderà continui a pensarci il giorno dopo. Credo che sia la cosa principale quando si guarda un film, che resti dentro per giorni!.”

Pablo Larrain racconta Neruda

Il giovane regista cileno Pablo Larrain ha presentato alla stampa “Neruda”. Interessanti riflessioni sull’arte del cinema, sulla politica e sulla società odierna.

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Dal 13 ottobre arriva nelle nostre sale “Neruda“, un biopic anticoncezionale sul noto poeta cileno Pablo Neruda, diretto dal talentoso Pablo Larrain.

In occasione della presentazione romana alla stampa del film, il regista cileno ha risposto ad alcune interessanti domande.

Cosa è cambiato nella politica cilena rispetto al periodo descritto nel film ed alla dittatura di Pinochet?

Larrain:

“Nel 1947, poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, dieci anni prima della Rivoluzione Cubana e trent’anni prima di Salvador Allende, il mondo era modernista e molto differente; Pablo Neruda fra l’altro cedette la candidatura alla Presidenza della Repubblica ad Allende, e chissà cosa sarebbe stato del Cile con Neruda come Presidente. Quando si realizza un film d’epoca non si può cadere nell’ingenuità di fingere di non sapere cos’è accaduto dopo: abbiamo il vantaggio di conoscere la storia. Neruda è un film su un Paese che ha sofferto la devastazione del dopoguerra e su un sogno che non si è mai concretizzato. Quando Neruda ha ricevuto il premio Nobel, nel suo discorso ha parlato proprio di quest’epoca e della sua fuga, affermando di non sapere se quel periodo “l’ha vissuto veramente, lo ha solo scritto o l’ha solo sognato”!. Questa è la chiave di lettura di una pellicola che non è soltanto su Neruda, ma sull’universo nerudiano; del resto la figura di Neruda è talmente vasta e complessa che non sarebbe stato possibile racchiuderla tutta in un film”.

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Come ti sei documentato a proposito della vita di Pablo Neruda?

Larrain:

“Ho letto diverse biografie e la sua autobiografia. Abbiamo anche raccolto molte interviste di persone che lo hanno conosciuto. Neruda era un amante della cucina, del vino, delle donne; era un diplomatico ed un viaggiatore; era un appassionato di letteratura poliziesca; era un politico ed un membro del Partito Comunista; era ed è il più grande poeta del Sud America. In Cile Neruda è ovunque, nell’aria e nelle montagne, io me lo porto addosso sulla pelle, nel sudore, nel sangue. Questo film voleva essere un poema per Neruda, nella speranza che l’avrebbe apprezzato”.

Come sei riuscito a conciliare così bene le due anime di Neruda, quella del poeta e quella del politico?”

Larrain:

“Sono la stessa cosa! Non si possono separare questi due aspetti. Proviamo a immaginare un poeta americano che si metta a scrivere poesie su Donald Trump: sarebbe impensabile! Quello di Neruda, invece, era un mondo diverso: lui scriveva poesie dedicate ai leader politici dell’America Latina, poesie spesso ben poco tenere. Neruda e gli artisti della sua epoca con le loro opere volevano cambiare il mondo e influenzare l’opinione pubblica. Io e la mia generazione non lo facciamo, è un mondo diverso che come ha detto il comandante Marcos “presentiamo un problema cosicché gli altri se ne facciano carico”.

No – I giorni dell’arcobaleno era un film sul rapporto fra la comunicazione e il potere, un tema che ritorna anche in Neruda: cosa la affascina così tanto a proposito di questi temi?

Larrain:

“Al mondo d’oggi la comunicazione è spesso più importante del contenuto. Mi piace definire Neruda un antibiopic, ma è anche un’opera di genere noir e un po’ un western. Volevo raccontare, come in un road movie, il cambiamento di un personaggio per il quale non è importante la destinazione ma lo stesso viaggio. I due protagonisti sono in crisi ed hanno bisogno l’uno dell’altro per capire il mondo, che per entrambi ora è incomprensibile”.

Da cosa dipendono i repentini cambiamenti di ambiente all’interno della stessa scena, una caratteristica ricorrente del film?

Larrain:

“Mi piace il cinema realista se fatto bene, ma io non so farlo. Non posso fare un cinema di quel tipo, a me interessa il cinema di atmosfera. E questo è un film su Neruda che ha una struttura borgesiana. Io non funziono in modo lineare, immagino pezzi, momenti e scene di film. Una volta che ho un copione solido a disposizione, ragiono a sprazzi, getto queste scene in cucina e poi il montaggio lo assembla in base alle esigenze. Come diceva Truffaut, durante le riprese si lotta contro la sceneggiatura e al montaggio contro le riprese: sono processi diversi e il lotta fra di loro, ed è bene che ci sia questa battaglia e che si percepisca. Altrimenti andate al cinema a guardare un film che vi suggerisce già tutte le risposte. Io penso che un regista si debba fidare dello spettatore e delle sue capacità, che un film debba essere aperto, costruirsi con lo spettatore, lasciare vuoti e interrogativi, creare una dialettica tra il pubblico e lo schermo.”

Neruda” arriverà nelle nostre sale dal 13 ottobre.

Lodovichi racconta il suo “In fondo al bosco”

Il regista Stefano Lodovichi racconta il suo thriller Made in Italy “In fondo al bosco”, dal 19 novembre nelle sale italiane.

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In occasione della presentazione alla stampa della sua ultima opera cinematografica, “In fondo al bosco”, il giovane regista Stefano Lodovichi ha risposto ad alcune domande.

La pellicola, un thriller noir che arriverà nelle sale dal 19 novembre, s’incentra sulle dinamiche di coppia in seguito alla misteriosa scomparsa del figlio.

Come nella sua precedente opera, anche questo film ruota intorno al legame genitori- figli

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Patrice Leconte: tutti pazzi..per il cinema italiano

Il regista francese Patrice Leconte racconta la sua nuova commedia “Tutti pazzi a casa mia” e dichiara il suo amore profondo per il cinema italiano.

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In occasione della presentazione alla stampa del film “Tutti pazzi a casa mia”, in sala dal 29 ottobre, il regista francese Patrice Leconte ha incontrato i giornalisti ed ha risposto ad alcune domande.

La pellicola è l’adattamento cinematografico della famosa pièce teatrale “Une Heure de Tranquillité” del drammaturgo francese Florian Zeller.

Come è nato “Tutti pazzi in casa mia?”

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Giovanni Virgilio: per non dimenticare lo stupro etnico della Bosnia

Il regista Giovanni Virgilio racconta gli orrori della guerra di Bosnia-Herzegovina in “La Bugia Bianca” dal 22 ottobre nelle nostre sale.

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In occasione del ventennale dalla fine della guerra in Bosnia – Herzegovina, arriva nelle nostre sale l’opera prima di Giovanni VirgilioLa Bugia Bianca”, un piccolo film per non dimenticare le violenze e gli orrori del recente conflitto.

All’anteprima stampa romana, il giovane regista ha rilasciato interessanti dichiarazioni sulle tematiche trattate nella pellicola.

Il regista Virgilio ha così raccontato il motivo che l’ha spinto a parlare di un conflitto, quale quello dell’ex Jugoslavia, a vent’anni dalla sua conclusione:

“Quello della guerra civile in Bosnia è un problema ancora aperto. Il mio film ci ricorda che alcune ferite non si rimarginano, e a volte le vittime sono anche le persone che la guerra non l’hanno vissuta in prima persona. Il nostro obiettivo è anche quello di mettere in primo piano la necessità di non dimenticare e non chiudere gli occhi. Inoltre, il mio lavoro voleva essere anche un omaggio alle donne bosniache, donne forti e vigorose, molto simili in tal senso alle siciliane”.

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Guglielmo Scilla racconta Hybris

Volto noto di Youtube e di Radio Dj, Guglielmo Scilla ha raccontato il suo personaggio in “Hybris”, il thriller supernaturale di Giuseppe Francesco Maione.

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In occasione della presentazione alla stampa del film thriller “Hybris” diretto dall’esordiente e giovanissimo Giuseppe Francesco Maione, Guglielmo Scilla ha incontrato i giornalisti.

L’idolo delle teenager, volto noto e star del web per “Willwoosh”, Scilla ha rilasciato interessanti dichiarazioni sul suo personaggio.

“Hybris” racconta la storia di quattro amici che, riunitisi in una vecchia casa abbandonata per rispettare le ultime volontà di un loro caro, scoprono di essere legati da un oscuro passato. Scilla, nel film, interpreta Alessio, l’ultimo arrivato nel gruppo: un tipo ombroso ed allo stesso tempo molto inquieto. Sul set come nella vita Scilla risulta essere affascinante, intrigante e soprattutto un attore poliedrico.

Così Scilla ha dichiarato:

“È la prima volta che faccio – se posso dirlo – una testa di minchia e non ho mai pensato che potesse essere così divertente fare un personaggio cattivo. È ovvio che è una cosa diversa e quindi difficile. Dopotutto ormai si sta riscoprendo il personaggio del villain: allo spettatore interessa più la storia di Maleficent che quella di Aurora, aspetto che rende il villain ancora più intenso ed interessante”.

Nel film Scilla fuma molto, nonostante nella realtà non sia un fumatore. Lo sceneggiatore ed attore Tommaso Arnaldi ha raccontato il buffo aneddoto:

“Una mattina ho trovato Guglielmo in macchina con il viso paonazzo ed i capillari degli occhi tutti scoppiati a causa delle troppe sigarette che il suo personaggio ha dovuto fumare sul set!”

Scilla ha aggiunto:

“Il fumo, la gestualità, la stessa collanina che indosso, non sono elementi gratuiti ma contribuiscono a definire il carattere e la personalità del mio personaggio”.

Hybris” arriverà nelle nostre sale dal 28 maggio.

Maria Grazia Cucinotta racconta “Nomi e Cognomi”

L’affascinante attrice italiana Maria Grazia Cucinotta è la protagonista femminile del film “Nomi e Cognomi”, opera prima di Sebastiano Rizzo.

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In occasione della proiezione stampa del film “Nomi e Cognomi”, opera prima di Sebastiano Rizzo, in uscita il 14 maggio nelle nostre sale, l’attrice Maria Grazia Cucinotta ha incontrato i giornalisti rilasciando interessanti dichiarazioni.

L’affascinante attrice interpreta il ruolo della moglie di Domenico Riva (Lo Verso), un giornalista e direttore di un importante quotidiano di un piccolo Paese del Sud che decide di sacrificare la sua vita e la sua famiglia per la vera etica del giornalismo.

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Nanni Moretti racconta Mia madre

Nanni Moretti si sente “inadeguato” come Margherita, la protagonista del suo film “Mia Madre”, dal 16 aprile nelle sale italiane.

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Il famoso regista Nanni Moretti, in occasione dell’anteprima stampa del suo ultimo film “Mia madre”, ha incontrato i giornalisti per raccontare il suo ultimo lavoro.

“Mia Madre”, con protagonista Margherita Buy, racconta la storia di una donna, che a causa del ricovero improvviso e dipartita della madre anziana, cercherà di affrontare la sua drammatica quotidianità.

Quanto il film è autobiografico?

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Ambra Angiolini: Le donne non si sono emancipate

Ambra Angiolini in “La Scelta” racconta il coraggio delle donne e la loro mancata emancipazione

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La nota attrice Ambra Angiolini ha rilasciato, in occasione dell’uscita del suo nuovo film “La Scelta” di Michele Placido, interessanti dichiarazioni riguardo il ruolo della donna di oggi.

L’attrice ha così affermato:

“Ci piacerebbe dire che siamo andati avanti …ma se guardiamo la realtà ancora esistono situazioni identiche ad una volta. Donne che cadono improvvisamente in depressione senza che nessuno se ne accorge, chissà come mai. Così come esistono i femminicidi per motivi di possessione e prevaricazione. Poi non dobbiamo generalizzare, uomini e donne certo sono anche molto cambiati. Ma il dolore, la difficoltà di capirlo e di entrare in una situazione difficile come questa non sembra per nulla diverso da quello di una volta”.

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