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L’ora più buia: recensione

Dal18 gennaio arriva nelle nostre sale “L’ora più buia” il capolavoro di Joe Wright con un’imperdibile Gary Oldman

Applaudito ed osannato oltreoceano, arriva finalmente in Italia, dal 18 gennaio, “L’ora più buia”, il film storico di Joe Wright con protagonista un bravissimo Gary Oldman.

Gran Bretagna, 1940. L’avanzata nazista minaccia l’Europa: il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. La Camera chiede le dimissioni del Primo ministro Neville Chamberlain, a succedergli sarà Winston Churchill, uomo scorbutico che poco piace sia a re Giorgio VI che allo stesso Partito Conservatore. Nonostante i dissidi interni e la minaccia esterna, Churchill riuscirà a salvare l’Inghilterra.

Thriller politico dal ritmo incalzante e dalla sceneggiatura solida e ben articolata, “L’ora più buia” racconta una delle pagine più drammatiche della storia inglese ed europea. In pochi giorni un grande statista è riuscito a portare la sua nazione alla vittoria, contro tutti e tutto.

Il regista Joe Wright con questa pellicola affronta temi importanti e purtroppo spesso dimenticati come l’orgoglio nazionale e l’amor di Patria, l’eroismo e la “sana politica”.

Churchill era un uomo difficile, spigoloso ed impulsivo. Molte sono le biografie che lo raccontano, ricca è la produzione cinematografica che lo interessa: ognuno concorde sul suo carattere spigoloso, ma anche sui suoi discorsi incisivi e puntuali.

Churchill è prima un uomo poi uno statista: vacilla dinanzi alle pressioni dei colleghi che vogliono intavolare negoziazioni con Hitler, si addolcisce tra le braccia dell’affettuosa moglie, ostinato e superbo e si mostra dinanzi al gabinetto di guerra. Ma Churchill è lo spirito di una nazione fiera che preferisce sopperire piuttosto che arrendersi.

Se Wright firma un bellissimo film, è soprattutto grazie al suo protagonista Gary oldman che la pellicola supera ogni aspettativa. Goffo ed appesantito, la voce greve, il whisky sempre in una mano ed il grosso sigaro nell’altra, il mumbling permanente, il panciotto: Oldman si trasforma rivelando tutte le spigolature e le fragilità dell’uomo Wiston Churchill con maestria ed impareggiabile bravura.

L’ora più buia” è un biopic intenso ed interessante che racconta con un ritmo incalzante e travolgente un’importante pagina di storia europea.

Voto: 9

L’ora più buia (Darkest Hour, drammatico, Gran Bretagna 2017) di Joe Wright. Con Gary Oldman, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas, Richard Lumsden, Philip Martin Brown, Brian Pettifer, Jordan Waller, Stephen Dillane, Charley Palmer Rothwell, Ronald Pickup, Nicholas Jones, Hannah Steele, Jeremy Child. In uscita al cinema da giovedì 18 gennaio 2018.


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Napoli Velata: recensione

Giovanna Mezzogiorno è la protagonista de nuovo film di Ferzan Ozpetek “Napoli Velata”, dal 28 dicembre al cinema.

Il regista Ferzan Ozpetek ritorna sul grande schermo con un nuovo film tutto partenopeo “Napoli Velata” con protagonista Giovanna Mezzogiorno, dal 28 dicembre nelle nostre sale.

Napoli, ai giorni nostri. Adriana (Giovanna Mezzogiorno) è una donna con un passato traumatico. Una sera incontra Andrea, un giovane seducente, con cui trascorre una notta intensa di passione. Anatomopatologa per professione, presto scoprirà che il giovane di cui si è follemente innamorata è stato ucciso. Inizierà un’indagine poliziesca per scoprire la verità: Napoli si svelerà in tutte le sue sfumature e le sue ombre, nei suoi vicoli colorati, nelle sue nenie poetiche.

Il “velo” del titolo del film è quel delicato sudario che ricopre il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino: un telo semitrasparente che apparentemente cela ma che in realtà svela dettagli e verità lungamente nascoste. Così la protagonista, a differenza degli altri personaggi che la circondano, a causa del trauma infantile vissuto guarda la realtà in modo diverso, supera le pieghe del dialogo ed i silenzi per riscoprire se stessa e la sua essenza vitale.

“Napoli Velata” è un melodramma dai toni noir che cerca di fare l’occhiolino ad Hitchcock.

Ozpetek, come nei suoi precedenti film (“Le fate ignoranti”), pone l’attenzione sul binomio perdita – incontro quale momento di rinascita e di ricostruzione: è un percorso emotivamente intenso, difficile e struggente.

Ad una scenografia ben curata corrisponde una sceneggiatura ben equilibrata. Il ritmo spesso langue e l’alone da “soap opera latino americana” minaccia più volte il rendimento dell’intera pellicola.

Buona è l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, qui senza veli e protagonista di molte scene hot. Meno convincente risulta essere invece il giovane Alessandro Borghi, troppo ingessato e freddo.

Bellissima è la fotografia di Napoli: quel mix di culture antiche e pagane, quell’amore sviscerale per il bello e l’assoluto, la confusione di suoni e colori, la ferocia con la quale partorisce ed uccide i suoi stessi figli.

Napoli Velata” è un noir ben articolato con un finale a sorpresa.

Voto: 7

Napoli Velata (melodramma, Italia, 2017) di Ferzan Ozpetek. Con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Isabella Ferrari, Lina Sastri. In uscita al cinema giovedì 28 dicembre 2017.


ll libro di Henry: recensione

Naomi Watts è la protagonista del film drammatico “Il libro di Henry”, diretto da Colin Trevorrow, nelle nostre sale dal 23 novembre.

Dal 23 novembre arriva nelle nostre sale il film drammatico “Il libro di Henry” con protagonista Naomi Watts e diretto da Colin Trevorrow (“Jurassic Park”).

Hudson Valley, tranquilla cittadina americana, piena di verde e di deliziose villette. Susan Carpenter (Naomi Watts) è una madre single di due ragazzi: Henry (Jaeden Lieberher), undicenne prodigioso; ed il piccolo Peter (Jacob Tremblay). Quando Henry scoprirà che la vicina di casa, sua compagna di classe, cela dei segreti inconfessabili, deciderà di aiutarla. Nel frattempo però Henry scoprirà di avere un’incurabile malattia così dovrà essere Susan, suo malgrado, a dover metter in atto il piano del piccolo per salvare la vicina di casa.

A metà strada tra il thriller ed il sentimentale, “Il libro di Henry” è un film coinvolgente e drammaticamente realistico.

La sceneggiatura è complessa e la pellicola ha due anime ben distinte: la prima parte della pellicola racconta il mondo di Henry, bambino prodigio e pilastro della sua famiglia. È un padre e compagno premuroso di una madre infantile e fragile, affettuoso genitore ed amico del fratello minore. La seconda parte della pellicola vede protagonista Susan, e la sua crescita emotiva, la sua evoluzione dall’età infantile a quella matura.

Diversi sono anche i toni narrativi: si passa dalla tradizionale comedy al thriller, per poi arrivare ad un finale sicuramente mieloso e positivo. La scarsa linearità narrativa che caratterizza questa pellicola lo ha reso bersaglio di molte critiche oltreoceano. In realtà il film scorre velocemente come un fiume in piena, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore in un turbinio di emozioni e lacrime.

Bellissimi sono i dialoghi e la scenografia, curata la fotografia, sostenuto il ritmo.

Molto buone sono anche le interpretazioni: da una piacevolmente ritrovata Naomi Watts, al giovane Jaeden Lieberher, già apprezzato nel recente remake di “It”.

“Il libro di Henry” è un film drammatico, poeticamente straziante che vuole riflettere sul senso della vita al di là della morte.

Il messaggio del film è molto semplice ma allo stesso tempo importante: ciò che importa sono le azioni buone che si compiono oggi per costruire un domani migliore.

Non mancano le lacrime, ma anche qualche sorriso per questo piccolo delizioso prodotto cinematografico che è “Il libro di Henry”.

Voto: 8

Il libro di Henry (The Henry’s Book, Drammatico, USA, 2017) di Colin Trevorrow. Con Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Lee Pace, Maddie Ziegler, Dean Norris, Tonya Pinkins – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

Malarazza: recensione

“Malarazza”, fotografia lucida ed amara di una periferia senza futuro arriva nelle sale dal 9 novembre diretto da Giovanni Virgilio.

II regista Giovanni Virgilio racconta la periferia siciliana con il film drammatico “Malarazza”, dal 9 novembre nelle nostre sale.

Periferia di Catania. Una giovane madre (Stella Egitto), suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) ed il fratello della donna (Paolo Briguglia) devono affrontare ogni giorno un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza (David Coco) e dallo spietato e losco boss Pietro (Cosimo Coltraro).

Crimini, ricatti, violenze domestiche, corruzione ed omertà sono gli ingredienti che regolano la vita del quartiere, a cui i protagonisti cercano di ribellarsi in vano, poiché vengono schiacciati da aberranti dinamiche sociali e culturali arcaiche.

Il regista fotografa così una realtà quale quella della periferia catanese, emblema dei sobborghi italiani, dove non vi è alcuna possibilità di riscatto. Infatti la stessa gioventù può solo ripercorrere i passi e le carriere criminali dei propri genitori, come un circolo vizioso senza via di scampo.

Il regista Virgilio con sottile intelligenza ed acutezza mostra anche come tutto il sistema Mafia sia comunque cambiato: il padre del boss in disgrazia Malarazza era un uomo d’onore a cui tutti portavano rispetto; mentre il nuovo boss Pietro detto U’porcu è una persona viziata e corrotta nell’animo che conosce solo il suono dell’arma da fuoco.

La denuncia sociale e politica di Virgilio è puntuale e lucida: non c’è lo Stato, non c’è la Chiesa o la famiglia, ma solo le logiche mafiose che regolano la vita del quartiere, con le sue poche luci e molte ombre.

“Malarazza” è un film crudo e crudele, ma allo stesso tempo necessario per dare voce a tutte quelle persone che vorrebbero gridare il loro malessere e che vorrebbero aspirare ad una vita migliore.

Sullo sfondo la bellissima e trasognante Catania: regale e luminosa nei viottoli del centro, degradata e oscura nei suoi meandri periferici.

Il regista Virgilio, con questa pellicola, non vuole giudicare o condannare i personaggi della sua storia, semplicemente fotografa una realtà di dolorosa autenticità e di drammatica attualità.

Ad una buona regia si affianca una buon ritmo ed una fotografia curata. Buone anche le interpretazioni dei protagonisti, dal giovane Antonino Frasca Spada a David Coco.

Nonostante sia una produzione indipendente, molta cura è stata data alla scelta delle musiche, che comprendono un brano cantato da Arisa in portoghese ed una una canzone del cantante neomelodico napoletano Matteo.

“Malarazza” è un buon prodotto cinematografico, un’importante denuncia sociale sempre duramente attuale.

Voto: 7

Malarazza (drammatico, Italia, 2017) di Giovanni Virgilio. Con Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Lucia Sardo, Antonino Frasca Spada, Andrea Ensabella, Omar Noto, Davide Luciano Pulvirenti, Danilo Giuseppe Vitale – In uscita nelle nostre sale da giovedì 9 novembre 2017


Il mio Godard: recensione

Michel Hazanavicius regala un appassionante ritratto inedito del noto cineasta francese Jean-Luc Godard con “Il mio Godard”, dal 31 ottobre al cinema.

Dopo il plauso ricevuto all’ultimo Festival di Cannes, arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre, il film drammatico “Il mio Godard” del regista Michel Hazanavicius (“The Artist”).

Ispirato alla biografia “Un an après” di Anne Wiazemsky, il film vanta un cast d’eccezione con Louis Garrel, Stacy Martin e Bérénice Bejo.

Parigi 1967. Jean-Luc Godard è un noto regista, promotore della Nouvelle Vague. La sua ultima opera “La cinese” gli permette di incontrare la donna che amerà per sempre, la giovanissima Anne Wiazemsky. Inaspettatamente però la sua ultima pellicola sarà ferocemente criticata, gettando il regista in una crisi profonda. A complicare la situazione ci sono i tumulti sociali e politici del ’68: Godard cercherà una nuova identità stilistica e personale che gli costerà la perdita prima del suo pubblico poi della sua amata.

Il regista Hazanavicius con maestria e superbe trovate registiche riesce a raccontare in modo ironico, ma sempre rispettoso, Godard, un personaggio complesso e molto spigoloso attraverso la sua storia d’amore, passionale ed anticonfornista, con la bellissima e giovane Anne. La società sembra essere sull’orlo di grandi cambiamenti, ed il noto regista Godard vuole diventarne l’interprete protagonista. Hazanavicius sottolinea ironicamente come Godard, borghese di nascita e di cultura, non riuscirà a raccontare dei proletari, figure molto e fin troppo lontane da lui e dal suo modo di pensare. Intellettuale eccentrico ed iroso, mostra però un lato romantico, quasi ossessivo, verso la sua giovanissima sposa, emblema della bellezza e della grazia. E’ una storia d’amore difficile e tortuosa, destinata a scoppiare dinanzi all’ottusa miopia di Godard, uomo geniale ma egocentrico e superbo.

Hazanavicius, con questo film, non vuole giudicare ma sottolinea come spesso l’arte quale ricerca di una nuova identità rischia di perdersi nelle frustrazioni soggettive dei propri autori.

Ad una regia attenta piena di velleità artistica corrisponde una sceneggiatura minuziosa e ben articolata ed una fotografia sempre puntuale.

Ottimo è il cast: Luois Garrel affascina con il suo personaggio complesso e spigoloso, bellissima ed eterea è Stacy Martin.

“Il mio Godard” è un film bellissimo che vanta un’ottima regia ed un cast d’eccezionale bravura.

Voto: 9

Il mio Godard (Le redoutable, drammatico, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius. Con Stacy Martin, Bérénice Bejo, Louis Garrel, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch ed Eric Marcel – In uscita nelle sale da mercoledì 31 ottobre 2017.


120 battiti al minuto: recensione

L’Aids e gli attivisti di Act Up sono i protagonisti del film drammatico “120 battiti al minuto” di Robin Campillo, dal 5 ottobre nelle nostre sale.

120 battiti al minuto” di Robin Campillo arriva nelle nostre sale dal 5 ottobre, dopo aver conquistato il pubblico e la critica del Festival di Cannes dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, ed essere stato selezionato per rappresentare la Francia ai premi Oscar 2018 nella categoria “Miglior film in lingua straniera”.

Ispirato ad una storia vera, il titolo del film si riferisce ai 120 battiti al minuto della musica pop dei primi anni Novanta, periodo in cui gli attivisti di Act Up, collettivo parigino, cercarono di sensibilizzare l’opinione pubblica ed il governo sulla grave epidemia dell’Aids che stava colpendo la Francia.
I militanti di Act Up cercano attraverso azioni spettacolari e provocazioni di combattere l’indifferenza generale della società. Tra strategie e discussioni all’interno del gruppo, il giovane Nathan s’innamora di Sean, eclettico attivista e gravemente malato.

Il regista Campillo con questo film ha voluto raccontare una storia che ben si conosce: la disinformazione e la difficoltà da parte della società di combattere contro l’Aids, che fin dagli anni ’90 continua a mietere molte vittime.

Camillo ha il merito di aver ben rappresentato le dinamiche del gruppo da un lato e le personalità dei diversi individui che lo compongono dall’altro. Inoltre ben ricostruisce un’epoca in cui, in assenza di social network e telefonini, ancora si discuteva e ci si immolava per le ideologie.

L’incipit del film è sicuramente importante, in quanto storico e perché offre molti spunti di riflessioni attuali, quali la disinformazione sulle malattie trasmissibili per via sessuale e l’utilizzo del preservativo.

In realtà, la pellicola non riesce ad aggiungere nulla di nuovo alla tematica: tutti i militanti sono gay o lesbiche, tutti pensano solo a divertirsi sfrenatamente perché gli resta poco da vivere! L’Aids è una malattia che colpisce anche gli etero, e per sentirsi vivi non dovrebbe essere necessario fare sesso o sballarsi! La vita, anche nella malattia, è un dono prezioso e bisognerebbe rispettarla fino alla fine. La rabbia, la profonda collera per chi grida e non viene ascoltato non dovrebbero esser svilite a festini house o notti di sesso.

La pellicola risulta così ridondante, lacunosa e spesso lenta.

Il film per alcuni suoi fotogrammi espliciti è consigliato ai maggiori di 18 anni, nonostante la censura parli solo dei maggiori di 13.

Voto: 6

120 battiti al minuto (120 battements par minute, drammatico, Francia, 2017) di Robin Campillo; con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Ariel Borenstein, Aloïse Sauvage. – in uscita nelle nostre sale da giovedì 5 ottobre 2017


L’Incredibile Vita di Norman: recensione

Richard Ghere è il protagonista de “L’Incredibile Vita di Norman”, commedia agro dolce diretta da Joseph Cedar .

Dal 28 settembre arriva nelle nostre sale “L’Incredibile Vita di Norman”, commedia agro dolce scritta e diretta da Joseph Cedar, con protagonista il sempre affascinante Richard Ghere.

Norman è un distinto signore ebreo che vive a New York, che aggiusta le situazioni, millanta conoscenze, fa e chiede favori. Un giorno la fortuna sembra girare per il verso giusto: conquista le simpatie di un parlamentare israeliano che di lì a qualche anno diventa primo ministro. A quel punto la vita di Norman cambia: tutti i potenti di New York lo omaggiano e lo cercano. Quell’amicizia però si mostrerà molto pericolosa.

Joseph Cedar (Orso d’Argento nel 2007 per “Beaufort”) scrive e dirige una commedia dai toni agro-dolci sulla necessità dell’uomo di rapportarsi con gli altri e di trovare la propria identità solo nelle relazioni. Infatti Norman cerca di soddisfare le altrui necessità per ricevere in cambio rispetto e ammirazione. Cedar così attualizza personaggi biblici della tradizione ebraica dove l’uomo solo necessita di essere accettato dagli altri per sentirsi vivo. In realtà il protagonista scopre presto che solo ritrovando la propria autostima potrà ergersi a Uomo.

Occhieggiando alle commedie brillanti di Woody Allen, Cedar racconta una storia ironica ma profondamente drammatica.

In una società, quale quella attuale caratterizzata dai soliti “furbetti” e di selfie, riscoprire temi quali la dignità della persona e l’integrità morale ed etica dell’essere umano è sicuramente un tema spinoso.

All’ottima interpretazione di Richard Ghere corrisponde una buona regia ed una sceneggiatura che ben si articola tra zone d’ombra e di luce.

L’Incredibile Vita di Norman” è sicuramente un buon prodotto cinematografico che però manca di quel quid necessario di ironia ed arguzia per la sua sublimazione.

Voto: 8

L’Incredibile Vita di Norman” (“Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer”, commedia, USA, 2017) di Joseph Cedar; con Richard Gere, Michael Sheen, Steve Buscemi, Charlotte Gainsbourg, Josh Charles, Dan Stevens, Lior Ashkenazi, Harris Yulin – in uscita nelle nostre sale da giovedì 28 settembre 2017


L’Intrusa: recensione

La città di Napoli, quella della camorra più violenta e della solidarietà, è la protagonista del film drammatico di Leonardo Di Costanzo, “L’intrusa”, dal 28 ottobre nelle nostre sale.

Il documentarista Leonardo Di Costanzo ritorna sul grande schermo con il film drammatico “L’intrusa”, selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2017 ed in arrivo nei cinema dal 28 settembre.

La storia si ambienta nei quartieri degradati di Napoli. Giovanna gestisce una piccola masseria, luogo di gioco e creatività per i bambini del quartiere, un’oasi al riparo dal degrado e dalle logiche mafiose. La tranquillità dell’oasi viene incrinata dall’arrivo di una giovane donna con due bambini a cui Giovanna lascerà una baracca interna alla masseria dove poter vivere. La giovane però è moglie di un noto criminale di camorra, e le altre mamme del quartiere non tollerano la sua presenza. Giovanna entra in crisi: da un lato vorrebbe soccorrere la giovane ed i suoi bimbi, dall’altro comprende le critiche da parte dell’intero quartiere. La solidarietà ed il fare del bene dovrebbero travalicare le logiche della criminalità e le sue implicazioni malavitose.

Il regista Di Costanzo, dopo “L’Intervallo”, ritorna sul grande schermo con una nuova drammatica storia tutta napoletana. Unico è il luogo, la masseria, e solo sullo sfondo si avverte il degrado di una città corrotta e misera.

La pellicola si concentra sulle due vere protagoniste della storia: Giovanna, il personaggio positivo, e Maria, l’Intrusa, moglie del criminale.

Il regista cosi pone delle domande e riflessioni etiche e morali, anche molto attuali, sul valore dell’accoglienza e della solidarietà.

In realtà, il regista fotografa una situazione d’immobilismo e di nichilismo totale che poco rende giustizia soprattutto ai napoletani, da sempre caratterizzati dalla loro spontanea solidarietà.

Ad una fotografia molto asciutta, corrisponde una sceneggiatura che presenta diverse lacune, ove il sotteso resta nebuloso e caotico. I personaggi, appena tratteggiati, non riescono a creare quell’empatia e ad esprimere tutta la drammaticità delle tematiche affrontate rendendo la pellicola piatta e dai contorni troppo sfumati.

L’Intrusa” è un prodotto cinematografico che avrebbe potuto essere molto interessante per le tematiche affrontate, ma che non riesce a trovare il suo giusto registro narrativo.

Voto: 5

L’intrusa (drammatico, 2017, Italia) di Leonardo Di Costanzo, con Anna Patierno, Gianni Vastarella, Marcello Fonte, Martina Abbate, Raffaella Giordano, Valentina Vannino – in uscita nelle nostre sale da giovedì 28 settembre 2017


L’inganno: recensione

Nicole Kidman, Colin Farrell, Kirsten Dunst ed Elle Fanning sono i protagonisti del nuovo appassionante film di Sofia Coppola, “L’inganno”, dal 21 settembre nelle nostre sale.

La nota regista Sofia Coppola ritorna sul grande schermo dal 21 settembre con un nuovo drammatico film “L’Inganno”, con protagonisti Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning.

Il film si ambienta durante la Guerra Civile americana, in territorio sudista. La monotona vita di un un collegio femminile abitato solo da alcune ragazze di varie età e dall’austera direttrice miss Farnsworth (Nicole Kidman), un giorno, viene sconvolta dall’arrivo di un giovane soldato dell’Unione gravemente ferito.
La direttrice non può non soccorrere l’uomo secondo i suoi precetti morali e religiosi. Ben presto però il giovane soldato diventerà catalizzatore delle fantasie e delle frustrazioni delle giovani. Dinanzi al pericolo le donne non possono che reagire, ritrovando la forza solo nella loro unione per un tragico epilogo.

Ad una bellissima fotografia ed un’accurata ricostruzione estetica e storica, corrisponde un buon ritmo ed una sceneggiatura ben articolata.

Ottime sono le interpretazioni di un cast d’eccezione che vede protagoniste assolute dello schermo Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning.

“L’Inganno” è un thriller psicologico molto femminile e femminista. L’affascinante soldato bisognoso di cure ed attenzioni diventa solo un pretesto: attira le pulsioni irrefrenabili dell’adolescente Elle Fanning; diventa un eroe forte e valoroso per le più giovani; rappresenta una via di fuga per l’affascinante e sempre brava Kirsten Dunst.

La regista racconta una storia di donne, diverse di età, chiuse in una bellissima casa dove hanno trovato rifugio dagli orrori della guerra circostante, ma che al tempo stesso rappresenta la loro prigione. Una prigione fatta di pregiudizi, norme di comportamento etico e morale, dogmi religiosi che la società gli impone e da cui vorrebbero fuggire. Quando però il pericolo entra nel sicuro focolare domestico ed incrina le certezze ed amplifica i dubbi e le paure, le giovani, prima caste ed innocenti, si trasformeranno in spietati carnefici senza mai perdere la loro purezza.

La regista Coppola sa bene raccontare l’universo femminile, in tutte le sue sfumature, da quelle più oscure a quelle più gioiose.

L’inganno” è un ottimo esercizio di stile, esteticamente perfetto, registicamente attento e fluido.

Voto: 9

L’inganno (The Beguiled, USA, 2017) di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence, Angourie Rice, Addison Riecke, Emma Howard e Wayne Pére – in uscita nelle nostre sale da giovedì 21 settembre 2017.


Ninna nanna: recensione

Francesca Inaudi è la protagonista del film drammatico “Ninna nanna” diretto da Dario Germani ed Enzo Russo, dal 29 giugno nelle nostre sale.

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Ninna nanna” è una commedia drammatica scritta e diretta da Dario Germani ed Enzo Russo, che vede protagonista Francesca Inaudi.

Anita (Inaudi) è una giovane enologa talentuosa, amata ed innamorata di suo marito Salvo (Ferracane). La gravidanza è il coronamento del suo sogno d’amore, ma quando la bambina nasce inizieranno i problemi. La depressione post parto ed i fantasmi del passato incrineranno la stabilità e la serenità di Anita.

La pellicola vuole raccontare la nota “baby blues”, cioè la depressione post parto che colpisce tutte le donne dopo la gravidanza. A causa dei cambiamenti ormonali e fisici, oltre alla stanchezza fisica e psicologica, la neo mamma vede stravolgere la propria vita e quella di chi la circonda. I registi, però, cercando di raccontare una storia nota, decidono di affrontarla dal punto di vista maschile, cioè mettendo al centro la partoriente. E’ sicuramente un punto di vista egoistico e minimalista, poiché dimenticano spesso la neonata, vero centro vitale di una neo mamma!

Scritto e diretto da uomini, il film non poteva essere diverso: la donna necessita di recuperare il suo spazio, la sua routine, di risolvere i propri conflitti con il passato per diventare una vera mamma. La realtà è ben diversa: la maternità completa ed arricchisce la vita della donna e della sua famiglia. Invece, secondo i registi, diviene un mero oggetto su cui sfogare le proprie frustrazioni, le proprie paure. Nessuno nasce genitore, ma l’amore verso il proprio figlio è incommensurabile e come tutti gli esseri del mondo animale la mamma protegge sempre il figlio.

Non si può certo dimenticare la famosa Giocasta, ma, al di là delle difficoltà fisiche e psicologiche, nessuna neo mamma riuscirebbe a mettere dinanzi alla salute della propria figlia i suoi bisogni di routine pre – parto! Questo probabilmente è una necessità tutta maschile!

Un altro tema che la pellicola affronta è la società multietnica. Affidata al sempre bravo Nino Frassica, la tematica risulta appena accennata e trattata con estremo bonismo ed eccessiva faciloneria.

Degna di nota è sicuramente la fotografia e la musica di Francesco Kekko Silvestre (Modà).

Buona l’interpretazione di Francesca Inaudi, che cerca di barcamenarsi con una sceneggiatura arida e poco articolata.

Ninna nanna” è un film maschile e maschilista che cerca di raccontare, non riuscendoci, una tematica femminile, drammatica e sempre attuale.

Voto: 4

Ninna nanna (Drammatico, Italia, 2017) di Dario Germani ed Enzo Russo con Francesca Inaudi, Fabrizio Ferracane, Nino Frassica, Manuela Ventura, Guai Jelo, Salvatore Misticone, Maria Rosaria Omaggio, Luca Lionello, Massimiliano Buzzanca – in uscita nelle nostre sale da giovedì 29 giugno 2017