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Dogman: recensione

Dal 17 maggio arriva nelle nostre sale il film drammatico “Dogman” del regista italiano Matteo Garrone. Il film presentato al Festival di Cannes ha riscosso il successo della critica e del pubblico.

Dogman” è il nuovo film di Matteo Garrone, in sala dal 17 maggio.

Marcello è un uomo a cui tutti vogliono bene, che ama il suo lavoro di toelettatore di cani, da qui il suo soprannome il canaro, e condivide con la figlioletta adorata, Alida, la passione per le immersioni in mare aperto.

La vita di Marcello scorre tranquilla, alternandosi tra il suo lavoro che ama e la figlia, in una placida esistenza. Solo una cosa, anzi una persona, turba questa calma, Simoncino. Questi è un ex pugile, drogato e con diversi reati alle spalle, una piaga per tutto il quartiere che deve sottostare all’egemonia della violenza del ragazzo. Facile all’ira, Simoncino non ha mezze misure e non conosce né la riconoscenza né la gratitudine.

Nonostante l’odio che si è tirato addosso, Simoncino è intoccabile, e i negozianti della zona sembrano rassegnarsi ad aspettare che qualcuno risolta il loro problema.
Nessuno, però, potrebbe mai pensare che sarà proprio il mite e sottomesso Marcello, il canaro, a compiere l’impensabile.

Stanco dell’ennesima angheria, frustrato sino nell’animo, Marcello da sottomesso assume il ruolo di carnefice, divenendo uno dei casi di cronaca nera più famosi della storia di Roma, la storia de “Er Canaro“.

Ancora oggi, la faccenda del canaro, il cui vero nome è Pietro de Negri, è celata nel mistero. Nonostante il memoriale dell’uomo e la sua confessione, riguardante le torture e la morte dell’ex pugile dilettante Giancarlo Ricci, la storia è ancora piena di quesiti senza risposte.

Matteo Garrone ricostruisce una storia, liberamente tratta dal caso di cronaca, facendola diventare una fiaba sospesa in un luogo senza tempo e senza nome. Non siamo alla Magliana, dove nel 1988 accadde il fatto del vero Canaro, ma siamo in un quartiere tra il mare e la pineta, sospesi in un tempo senza tempo, dove a scandire il tutto c’è solo il giorno e la notte.

Il cielo plumbeo accompagna la metamorfosi del protagonista. Il suo desiderio di rivalsa è qualcosa di umano, e commuove. Marcello non uccide per piacere, ma per il bisogno di sentirsi nuovamente padrone del proprio destino e della propria vita. Rivuole gli amici perduti, e quasi come un bambino in possesso del gioco che tutti desiderano, trascina faticosamente il trofeo che potrebbe reinserirlo in quella microsocietà che l’ha accantonato, proprio a lui che è sempre stato una vittima.

“Dogman” è un film che strazia e lascia lo spettatore con un nodo alla gola, tanto lo coinvolge in quella nebulosa di emozioni che trasmette.

Voto: 8,5

Dogman (drammatico, Italia, 2018) di Matteo Garrone. Con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaioli, Alida Baldari Calabria, Gianluca Gobbi. In uscita al cinema da giovedì 17 maggio 2018

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Dal 10 maggio arriva nelle nostre sale il film “Le grida del silenzio” di Sasha Alessandra Carlesi.

Punto di partenza della narrazione è un centro sportivo romano, dal quale si diramano le storie dei protagonisti del film, alcuni sono istruttori del centro, mentre altri o sono clienti o persone legate sentimentalmente agli insegnanti di fitness.

Sette amici decidono di trascorrere un week end assieme, accampandosi in un bosco. Quella che potrebbe sembrare un’innocente scampagnata si rivela, invece, essere in un festino a base di droghe, alcool e tradimento.

Incontriamo la coppia di fidanzatini Alice e Manuel, la prima con strani poteri e che, a dir suo, capta le voci di folletti e altre guide spirituali presenti nel bosco ed il secondo di un romanticismo tanto marcato da nauseare; ci sono Desirèe e Sophie, che presto si sposeranno in Spagna, dove tanto è pragmatica la prima, tanto la seconda appare svampita e perennemente fuori luogo; Daniel, ideatore di questo week end, che ha organizzato la gita per approfittare della notte nel bosco per sedurre Kathrina, una giovane donna sudamericana bella quanto volubile nelle sue scelte maschili; ed infine Luca, l’unico da solo in mezzo a tre coppie, galoppino di Daniel al quale si sottomette con una velocità impressionante, lasciandosi comandare in qualsiasi cosa.

Tutti sembrano voler fuggire da qualcosa, chi dal fidanzato geloso, chi da una madre oppressiva o da una situazione complicata.
Si incontrano tantissimi personaggi inutili al fine della storia, che creano solamente confusione in una trama già non molto lineare, che si muove su più piani di azione.

La storia non decolla mai, un lunghissimo prologo spiega le varie sfaccettature di ogni personaggio dal megalomane, al represso, alla coppia conosciutasi al raduno sugli angeli e così via, sino a sfociare in epilogo già segnato dall’inizio.

Il bosco è l’ambientazione ideale per un horror, basti ricordate a due cult come Venerdì 13 di Sean S. Cunnigham (1980) o La Casa di Sam Raimi (1981), ma questa volta non crea suspense, anzi, appare fin troppo accogliente e tranquillo.

Tenendo conto del notevole sforzo fatto della regista, Sasha Alessandra Carlesi anche autrice della sceneggiatura e attrice nel ruolo di Arianna, e che si tratta di un progetto realizzato con un budget ridotto, il film, purtroppo, non funziona.

Gli attori, quasi tutti giovanissimi, non convincono e la recitazione è troppo spesso forzata e innaturale, facendo apparire ogni personaggio quasi macchiettistico.

Le grida del Silenzio sarà nelle sale dal 10 maggio.

Voto: 3

Le Grida del silenzio (Drammatico, Italia, 2018) di Sasha Alessandra Carlesi. Con Luca Avallone, Roberto Calabrese, Alice Bellagamba, Ana Cruz, Martina Carletti, Manuela Zero, Luca Molinari, Alessandra Carlesi. In uscita nelle nostre sale da giovedì 10 maggio 2018.


1945: recensione

Ferenc Török racconta il drammatico periodo di transizione dell’Ungheria del dopo guerra con il bellissimo e struggente “1945”, dal 3 maggio al cinema.

Dal 3 maggio arriva nelle nostre sale il film drammatico-storico “1945” diretto dal regista ungherese Ferenc Török.

Adattamento cinematografico del racconto “Homecoming” di Gábor T. Szántó, co-sceneggiatore insieme al regista, il film racconta la storia di un piccolo e apparentemente tranquillo villaggio ungherese, dopo la caduta del regime nazista e la fine della Seconda Guerra Mondiale. È un caldo ed afoso giorno di agosto e gli abitanti del villaggio si stanno preparando per festeggiare il matrimonio del figlio del vicario. Alla stazione però arrivano due stranieri, sono ebrei ortodossi. Il loro arrivo allarma tutti: c’è il sospetto che tutti i furti, i tradimenti e le colpe possano ritornare a galla.

Il 1945 è stato un anno molto importante per la storia Mondiale: per l’Europa ha segnato la fine delle dittature e l’inizio delle democrazie, mentre per i Paesi dell’Est ha segnato il passaggio dal dominio nazista a quello sovietico.

A differenza di altri film sull’Olocausto, il regista ungherese Ferenc Török si sofferma su un aspetto ben poco conosciuto o comunque poco studiato. Infatti il regista s’incentra sulla responsabilità che hanno avuto i singoli cittadini, semplici ed all’apparenza buoni contadini come in questo film, durante la deportazione degli ebrei. Questi si sono approfittati della situazione per potersi trasferire in case più grandi e belle ed acquistare maggiori ricchezze, macchiandosi così del sangue degli ebrei al pari dei gerarchi.

L’accusa di Török è puntuale e pungente: la responsabilità civile e morale della strage degli ebrei e degli orrori dei regimi totalitaristici è da imputare al singolo essere umano, perché si è trattato di una responsabilità collettiva.

Ad una sceneggiatura lineare ed asciutta corrisponde una regia sempre attenta e silenziosa.

Bellissima è la fotografia di Elemér Ragályi e l’utilizzo del bianco e nero rendono il percorso narrativo freddo e glaciale come la storia che racconta.

“1945” è un film importante, necessario ed interessante: i “cattivi” non sono solo quelli che hanno il fucile ma anche chi, come gli abitanti del villaggio, hanno prima guardato inermi e poi hanno pensato solo al proprio vantaggio utilitaristico.

Voto: 9

1945 (drammatico, Ungheria, 2017) di Ferenc Török. Con Péter Rudolf, Eszter Nagy-Kalozy, Bence Tasnádi, Tamás Szabó Kimmel, Dóra Sztarenki. – in uscita al cinema da giovedì 3 maggio 2018

A casa tutti bene: recensione

Gabriele Muccino ritorna sul grand schermo con la commedia corale agro- dolce “A casa tutti bene”, dal 14 febbraio nelle nostre sale.

Dal 14 febbraio arriva al cinema la commedia agro-dolce di Gabriele MuccinoA casa tutti bene” con protagonisti importanti attori del cinema nostrano come Stefano Accorsi (“Made in Italy”), Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino e Gianmarco Tognazzi.

Pietro e Alba festeggiano cinquant’anni di matrimonio e per l’occasione hanno radunato i tre figli Carlo, Sara e Paolo, con le rispettive famiglie. A causa del maltempo, la famiglia riunita sarà costretta a convivere per qualche giorno. La tranquillità e la gioia familiare ben presto sarà sconvolta e tutte le spigolature, i rancori verranno a galla.

Muccino ritorna sul grande schermo con un film corale che vuole raccontare la famiglia nel senso più ampio del termine. Ci sono dei genitori anziani che, attraversando molte difficoltà, sono riusciti a restare insieme. C’è Carlo, il romantico ma fragile primogenito, separato da Elettra, e vessato da Ginevra, la nuova consorte. C’è Sara, sposata con Diego, alla ricerca di recuperare un matrimonio ormai alla deriva; Paolo, l’eterno Peter Pan che finisce a letto con la cugina. Ci sono anche dei personaggi corollari: il cugino inaffidabile Riccardo, che aspetta un figlio da Luana ed elemosina un lavoro; ed i giovani nipoti alla ricerca di un affetto famigliare che tarda ad arrivare.

E’ una famiglia piena di ombre e con poche luci quella che Muccino racconta.

Ad un ritmo spesso zoppicante corrisponde una sceneggiatura che ben delinea i suoi personaggi ma che risulta caotica e frastagliata in molte sue parti.

Molte sono le citazioni e gli omaggi cinematografici: primo fra tutti “La famiglia”, “Parenti Serpenti”, “Gruppo di famiglia in un interno”.

A differenza dei suoi film precedenti, il regista romano focalizza l’attenzione sul ruolo delle donne nella famiglia. Come fa ripetere ai suoi protagonisti, sono sempre le donne che “sorreggono il mondo” e sono l’artefice principale della famiglia.

Tra personaggi narcisisti e profondamente egoisti, sono le donne le vere protagoniste della commedia di Muccino: fragili ma decise, silenziose ma attente e puntuali.

A casa tutti bene” è una buona commedia che sicuramente ben fotografa la classica famiglia alto borghese italiana, anche se con toni piuttosto amari.

Voto: 6

A casa tutti bene (drammatico, Italia, 2018) di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Valeria Solarino, Renato Raimondi, Elisa Visari, Elena Rapisarda -In uscita nelle nostre sale da mercoledì 14 febbraio 2018.


Tutti gli uomini di Victoria: recensione

Donne confuse, divise tra la carriera e la vita privata, sono le protagoniste del film tutto al femminile di Justine Triet, “Tutti gli uomini di Victoria”, dal 25 gennaio al cinema.

La regista Justine Triet racconta in modo brillante ed originale le donne di oggi nel suo ultimo film “Tutti gli uomini di Victoria”, dal 25 gennaio nelle nostre sale.

Victoria Spick è un avvocato penalista in carriera. Separata e con due figlie piccole a carico, Victoria cerca di barcamenarsi tra la carriera e la vita domestica. Affonda la sua solitudine ed il suo malessere nel sesso occasionale e si circonda di uomini, che pretendono solo da lei attenzioni. Così l’amico Vincent, accusato di aver tentato di uccidere la sua compagna, vuole a tutti i costi che lei lo assista nonostante il loro rapporto personale possa mettere a repentaglio il suo lavoro; Sam, un giovane ex spacciatore da lei difeso in passato, ha bisogno di un tetto sulla testa e pretende di essere il suo assistente; l’ex compagno, uno scrittore fallito, cerca la fama raccontando i segreti professionali ed intimi vissuti durante la loro convivenza.

Victoria vive un caos interno ed esterno e quando tocca il fondo scopre che per poter ritrovare il suo equilibrio ha bisogno solo di riscoprire il suo spazio e delle attenzioni amorevoli di un uomo.

“Tutti gli uomini di Victoria” è una commedia agrodolce, difficile e profonda che vuole fotografare la situazione della donna di oggi.

In una società, quale quella attuale, molto maschilista, Victoria si comporta come un uomo: è interessata solo alla carriera, al potere ed al sesso. Non c’è alcun istinto materno, cura del focolare domestico o di se stessa! Nel momento in cui riscopre il suo essere donna e madre, la protagonista ritrova il suo equilibrio ed il suo spazio. Comprende che l’unica cosa importante è affidarsi agli altri , “dare per ricevere”, ma anche lasciare il mondo esterno fuori dalla porta di casa per riscoprire la serenità e la felicità.

Ad una sceneggiatura ironica ed intelligente corrisponde una regia molto lineare ed attenta. Ottima è l’interpretazione di Virginie Efira, che riesce a catturare tutte le sfumature del suo difficile personaggio, sempre buona quelle di Vincent Lacoste e Melvil Poupaud.

“Tutti gli uomini di Victoria” è una commedia agrodolce, profonda ed ironica sulla grave solitudine e difficoltà in cui versa l’universo femminile oggigiorno.

Voto: 8

Tutti gli uomini di Victoria (Victoria, drammatico, Francia 2016) di Justine Triet. Con Virginie Efira, Vincent Lacoste, Melvil Poupaud, Laurent Poitrenaux, Laure Calamy, Alice Daquet – In uscita nelle nostre sale da giovedì 25 gennaio 2018.


L’ora più buia: recensione

Dal18 gennaio arriva nelle nostre sale “L’ora più buia” il capolavoro di Joe Wright con un’imperdibile Gary Oldman

Applaudito ed osannato oltreoceano, arriva finalmente in Italia, dal 18 gennaio, “L’ora più buia”, il film storico di Joe Wright con protagonista un bravissimo Gary Oldman.

Gran Bretagna, 1940. L’avanzata nazista minaccia l’Europa: il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. La Camera chiede le dimissioni del Primo ministro Neville Chamberlain, a succedergli sarà Winston Churchill, uomo scorbutico che poco piace sia a re Giorgio VI che allo stesso Partito Conservatore. Nonostante i dissidi interni e la minaccia esterna, Churchill riuscirà a salvare l’Inghilterra.

Thriller politico dal ritmo incalzante e dalla sceneggiatura solida e ben articolata, “L’ora più buia” racconta una delle pagine più drammatiche della storia inglese ed europea. In pochi giorni un grande statista è riuscito a portare la sua nazione alla vittoria, contro tutti e tutto.

Il regista Joe Wright con questa pellicola affronta temi importanti e purtroppo spesso dimenticati come l’orgoglio nazionale e l’amor di Patria, l’eroismo e la “sana politica”.

Churchill era un uomo difficile, spigoloso ed impulsivo. Molte sono le biografie che lo raccontano, ricca è la produzione cinematografica che lo interessa: ognuno concorde sul suo carattere spigoloso, ma anche sui suoi discorsi incisivi e puntuali.

Churchill è prima un uomo poi uno statista: vacilla dinanzi alle pressioni dei colleghi che vogliono intavolare negoziazioni con Hitler, si addolcisce tra le braccia dell’affettuosa moglie, ostinato e superbo e si mostra dinanzi al gabinetto di guerra. Ma Churchill è lo spirito di una nazione fiera che preferisce sopperire piuttosto che arrendersi.

Se Wright firma un bellissimo film, è soprattutto grazie al suo protagonista Gary oldman che la pellicola supera ogni aspettativa. Goffo ed appesantito, la voce greve, il whisky sempre in una mano ed il grosso sigaro nell’altra, il mumbling permanente, il panciotto: Oldman si trasforma rivelando tutte le spigolature e le fragilità dell’uomo Wiston Churchill con maestria ed impareggiabile bravura.

L’ora più buia” è un biopic intenso ed interessante che racconta con un ritmo incalzante e travolgente un’importante pagina di storia europea.

Voto: 9

L’ora più buia (Darkest Hour, drammatico, Gran Bretagna 2017) di Joe Wright. Con Gary Oldman, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas, Richard Lumsden, Philip Martin Brown, Brian Pettifer, Jordan Waller, Stephen Dillane, Charley Palmer Rothwell, Ronald Pickup, Nicholas Jones, Hannah Steele, Jeremy Child. In uscita al cinema da giovedì 18 gennaio 2018.


Napoli Velata: recensione

Giovanna Mezzogiorno è la protagonista de nuovo film di Ferzan Ozpetek “Napoli Velata”, dal 28 dicembre al cinema.

Il regista Ferzan Ozpetek ritorna sul grande schermo con un nuovo film tutto partenopeo “Napoli Velata” con protagonista Giovanna Mezzogiorno, dal 28 dicembre nelle nostre sale.

Napoli, ai giorni nostri. Adriana (Giovanna Mezzogiorno) è una donna con un passato traumatico. Una sera incontra Andrea, un giovane seducente, con cui trascorre una notta intensa di passione. Anatomopatologa per professione, presto scoprirà che il giovane di cui si è follemente innamorata è stato ucciso. Inizierà un’indagine poliziesca per scoprire la verità: Napoli si svelerà in tutte le sue sfumature e le sue ombre, nei suoi vicoli colorati, nelle sue nenie poetiche.

Il “velo” del titolo del film è quel delicato sudario che ricopre il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino: un telo semitrasparente che apparentemente cela ma che in realtà svela dettagli e verità lungamente nascoste. Così la protagonista, a differenza degli altri personaggi che la circondano, a causa del trauma infantile vissuto guarda la realtà in modo diverso, supera le pieghe del dialogo ed i silenzi per riscoprire se stessa e la sua essenza vitale.

“Napoli Velata” è un melodramma dai toni noir che cerca di fare l’occhiolino ad Hitchcock.

Ozpetek, come nei suoi precedenti film (“Le fate ignoranti”), pone l’attenzione sul binomio perdita – incontro quale momento di rinascita e di ricostruzione: è un percorso emotivamente intenso, difficile e struggente.

Ad una scenografia ben curata corrisponde una sceneggiatura ben equilibrata. Il ritmo spesso langue e l’alone da “soap opera latino americana” minaccia più volte il rendimento dell’intera pellicola.

Buona è l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, qui senza veli e protagonista di molte scene hot. Meno convincente risulta essere invece il giovane Alessandro Borghi, troppo ingessato e freddo.

Bellissima è la fotografia di Napoli: quel mix di culture antiche e pagane, quell’amore sviscerale per il bello e l’assoluto, la confusione di suoni e colori, la ferocia con la quale partorisce ed uccide i suoi stessi figli.

Napoli Velata” è un noir ben articolato con un finale a sorpresa.

Voto: 7

Napoli Velata (melodramma, Italia, 2017) di Ferzan Ozpetek. Con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Isabella Ferrari, Lina Sastri. In uscita al cinema giovedì 28 dicembre 2017.


ll libro di Henry: recensione

Naomi Watts è la protagonista del film drammatico “Il libro di Henry”, diretto da Colin Trevorrow, nelle nostre sale dal 23 novembre.

Dal 23 novembre arriva nelle nostre sale il film drammatico “Il libro di Henry” con protagonista Naomi Watts e diretto da Colin Trevorrow (“Jurassic Park”).

Hudson Valley, tranquilla cittadina americana, piena di verde e di deliziose villette. Susan Carpenter (Naomi Watts) è una madre single di due ragazzi: Henry (Jaeden Lieberher), undicenne prodigioso; ed il piccolo Peter (Jacob Tremblay). Quando Henry scoprirà che la vicina di casa, sua compagna di classe, cela dei segreti inconfessabili, deciderà di aiutarla. Nel frattempo però Henry scoprirà di avere un’incurabile malattia così dovrà essere Susan, suo malgrado, a dover metter in atto il piano del piccolo per salvare la vicina di casa.

A metà strada tra il thriller ed il sentimentale, “Il libro di Henry” è un film coinvolgente e drammaticamente realistico.

La sceneggiatura è complessa e la pellicola ha due anime ben distinte: la prima parte della pellicola racconta il mondo di Henry, bambino prodigio e pilastro della sua famiglia. È un padre e compagno premuroso di una madre infantile e fragile, affettuoso genitore ed amico del fratello minore. La seconda parte della pellicola vede protagonista Susan, e la sua crescita emotiva, la sua evoluzione dall’età infantile a quella matura.

Diversi sono anche i toni narrativi: si passa dalla tradizionale comedy al thriller, per poi arrivare ad un finale sicuramente mieloso e positivo. La scarsa linearità narrativa che caratterizza questa pellicola lo ha reso bersaglio di molte critiche oltreoceano. In realtà il film scorre velocemente come un fiume in piena, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore in un turbinio di emozioni e lacrime.

Bellissimi sono i dialoghi e la scenografia, curata la fotografia, sostenuto il ritmo.

Molto buone sono anche le interpretazioni: da una piacevolmente ritrovata Naomi Watts, al giovane Jaeden Lieberher, già apprezzato nel recente remake di “It”.

“Il libro di Henry” è un film drammatico, poeticamente straziante che vuole riflettere sul senso della vita al di là della morte.

Il messaggio del film è molto semplice ma allo stesso tempo importante: ciò che importa sono le azioni buone che si compiono oggi per costruire un domani migliore.

Non mancano le lacrime, ma anche qualche sorriso per questo piccolo delizioso prodotto cinematografico che è “Il libro di Henry”.

Voto: 8

Il libro di Henry (The Henry’s Book, Drammatico, USA, 2017) di Colin Trevorrow. Con Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Lee Pace, Maddie Ziegler, Dean Norris, Tonya Pinkins – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

Malarazza: recensione

“Malarazza”, fotografia lucida ed amara di una periferia senza futuro arriva nelle sale dal 9 novembre diretto da Giovanni Virgilio.

II regista Giovanni Virgilio racconta la periferia siciliana con il film drammatico “Malarazza”, dal 9 novembre nelle nostre sale.

Periferia di Catania. Una giovane madre (Stella Egitto), suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) ed il fratello della donna (Paolo Briguglia) devono affrontare ogni giorno un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza (David Coco) e dallo spietato e losco boss Pietro (Cosimo Coltraro).

Crimini, ricatti, violenze domestiche, corruzione ed omertà sono gli ingredienti che regolano la vita del quartiere, a cui i protagonisti cercano di ribellarsi in vano, poiché vengono schiacciati da aberranti dinamiche sociali e culturali arcaiche.

Il regista fotografa così una realtà quale quella della periferia catanese, emblema dei sobborghi italiani, dove non vi è alcuna possibilità di riscatto. Infatti la stessa gioventù può solo ripercorrere i passi e le carriere criminali dei propri genitori, come un circolo vizioso senza via di scampo.

Il regista Virgilio con sottile intelligenza ed acutezza mostra anche come tutto il sistema Mafia sia comunque cambiato: il padre del boss in disgrazia Malarazza era un uomo d’onore a cui tutti portavano rispetto; mentre il nuovo boss Pietro detto U’porcu è una persona viziata e corrotta nell’animo che conosce solo il suono dell’arma da fuoco.

La denuncia sociale e politica di Virgilio è puntuale e lucida: non c’è lo Stato, non c’è la Chiesa o la famiglia, ma solo le logiche mafiose che regolano la vita del quartiere, con le sue poche luci e molte ombre.

“Malarazza” è un film crudo e crudele, ma allo stesso tempo necessario per dare voce a tutte quelle persone che vorrebbero gridare il loro malessere e che vorrebbero aspirare ad una vita migliore.

Sullo sfondo la bellissima e trasognante Catania: regale e luminosa nei viottoli del centro, degradata e oscura nei suoi meandri periferici.

Il regista Virgilio, con questa pellicola, non vuole giudicare o condannare i personaggi della sua storia, semplicemente fotografa una realtà di dolorosa autenticità e di drammatica attualità.

Ad una buona regia si affianca una buon ritmo ed una fotografia curata. Buone anche le interpretazioni dei protagonisti, dal giovane Antonino Frasca Spada a David Coco.

Nonostante sia una produzione indipendente, molta cura è stata data alla scelta delle musiche, che comprendono un brano cantato da Arisa in portoghese ed una una canzone del cantante neomelodico napoletano Matteo.

“Malarazza” è un buon prodotto cinematografico, un’importante denuncia sociale sempre duramente attuale.

Voto: 7

Malarazza (drammatico, Italia, 2017) di Giovanni Virgilio. Con Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Lucia Sardo, Antonino Frasca Spada, Andrea Ensabella, Omar Noto, Davide Luciano Pulvirenti, Danilo Giuseppe Vitale – In uscita nelle nostre sale da giovedì 9 novembre 2017


Il mio Godard: recensione

Michel Hazanavicius regala un appassionante ritratto inedito del noto cineasta francese Jean-Luc Godard con “Il mio Godard”, dal 31 ottobre al cinema.

Dopo il plauso ricevuto all’ultimo Festival di Cannes, arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre, il film drammatico “Il mio Godard” del regista Michel Hazanavicius (“The Artist”).

Ispirato alla biografia “Un an après” di Anne Wiazemsky, il film vanta un cast d’eccezione con Louis Garrel, Stacy Martin e Bérénice Bejo.

Parigi 1967. Jean-Luc Godard è un noto regista, promotore della Nouvelle Vague. La sua ultima opera “La cinese” gli permette di incontrare la donna che amerà per sempre, la giovanissima Anne Wiazemsky. Inaspettatamente però la sua ultima pellicola sarà ferocemente criticata, gettando il regista in una crisi profonda. A complicare la situazione ci sono i tumulti sociali e politici del ’68: Godard cercherà una nuova identità stilistica e personale che gli costerà la perdita prima del suo pubblico poi della sua amata.

Il regista Hazanavicius con maestria e superbe trovate registiche riesce a raccontare in modo ironico, ma sempre rispettoso, Godard, un personaggio complesso e molto spigoloso attraverso la sua storia d’amore, passionale ed anticonfornista, con la bellissima e giovane Anne. La società sembra essere sull’orlo di grandi cambiamenti, ed il noto regista Godard vuole diventarne l’interprete protagonista. Hazanavicius sottolinea ironicamente come Godard, borghese di nascita e di cultura, non riuscirà a raccontare dei proletari, figure molto e fin troppo lontane da lui e dal suo modo di pensare. Intellettuale eccentrico ed iroso, mostra però un lato romantico, quasi ossessivo, verso la sua giovanissima sposa, emblema della bellezza e della grazia. E’ una storia d’amore difficile e tortuosa, destinata a scoppiare dinanzi all’ottusa miopia di Godard, uomo geniale ma egocentrico e superbo.

Hazanavicius, con questo film, non vuole giudicare ma sottolinea come spesso l’arte quale ricerca di una nuova identità rischia di perdersi nelle frustrazioni soggettive dei propri autori.

Ad una regia attenta piena di velleità artistica corrisponde una sceneggiatura minuziosa e ben articolata ed una fotografia sempre puntuale.

Ottimo è il cast: Luois Garrel affascina con il suo personaggio complesso e spigoloso, bellissima ed eterea è Stacy Martin.

“Il mio Godard” è un film bellissimo che vanta un’ottima regia ed un cast d’eccezionale bravura.

Voto: 9

Il mio Godard (Le redoutable, drammatico, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius. Con Stacy Martin, Bérénice Bejo, Louis Garrel, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch ed Eric Marcel – In uscita nelle sale da mercoledì 31 ottobre 2017.