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Il Vegetale: recensione

Il famoso youtuber Fabio Rovazzi è il protagonista della commedia “Il vegetale” dal 18 gennaio nelle nostre sale.

Dal 18 gennaio arriva al cinema la commedia “Il Vegetale” di Gennaro Nunziante (“Cado dalle Nubi”, “Che bella giornata”, “Sole a catinelle”, “Quo Vado?”) con protagonista il noto youtuber Fabio Rovazzi.

Fabio è un 24enne neolaureato in Scienze della Comunicazione che cerca un impiego. Onesto e sognatore, Fabio deve fare i conti con un padre eccentrico e truffaldino ed una sorellastra capricciosa. Uno stage inatteso ed una serie di sfortunati eventi porteranno Fabio a superare i propri pregiudizi ed a trovare la sua strada.

Il regista Gennaro Nunziante, dopo il “successo Zalone”, ritorna sul grande schermo con una nuova commedia che fotografa la situazione attuale dei giovani neolaureati italiani che devono barcamenarsi tra contratti fasulli e stage improbabili.

La sceneggiatura risulta essere molto lineare, la scenografia curata, i personaggi ben delineati. Buono è il ritmo, poche le gag divertenti che riescono a strappare qualche sorriso.

Se una prima parte del film ben racconta ed ironizza la situazione attuale dei neolaureati italiani, la seconda parte scivola tra cliché e luoghi comuni da “favoletta disneyana” non necessari.

Così l’happy ending ed i toni favolistici rendono l‘intera pellicola ridondante ed inconsistente.

Nota dolente del film è sicuramente il protagonista: Fabio Ravazzi, noto youtuber divenuto famoso per il tormentone estivo “Andiamo a comandare”, nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a fornire quel registro comico necessario per reggere l’intera commedia.

“Il vegetale” è una commedia leggera che vuole regalare speranze ai giovani senza lavoro. Rappresenta un’occasione mancata di riflessione su tematiche attualmente drammatiche.

Voto: 5

Il Vegetale (commedia, Italia, 2017) di Gennaro Nunziante. Con Fabio Rovazzi, Luca Zingaretti, Rosy Franzese, Antonino Bruschetta, Paola Calliari, Alessio Giannoni, Mark Grosy, Katia Mironova, Barbara D’Urso, Matteo Reza Azchirvani – In uscita nelle nostre sale da giovedì 18 gennaio 2018.


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Poveri ma Ricchissimi: recensione

La famiglia Tucci ritorna al cinema dal 14 dicembre con una nuova ed esilarante avventura.

Il regista Fausto Brizzi ritorna sul grande schermo con il nuovo cine-panettone “Poveri ma ricchissimi”, sequel di “Poveri ma ricchi”, dal 14 dicembre al cinema.

La famiglia Tucci, credendo di aver perso l’intera vincita del Superenalotto, è ritornata nel piccolo paese di Torresecca, alle porte di Roma. Scoprendo di essere ancora ricchi, decideranno di fondare un Principato indipendente per non pagare le tasse. Così Torresecca diventerà un paradiso fiscale, con le sue leggi assurde, i suoi imbrogli politici, i suoi piccoli scandali. La famiglia Tucci dovrà affrontare e gestire una nuova realtà non solo politica ma anche sociale.

Il regista Brizzi con questo secondo capitolo affronta molte tematiche attuali: dalla brexit al terrore degli immigrati, dall’uscita dall’euro agli scandali politici.

Molte sono le gag divertenti, le battute ironiche e taglienti sugli italiani, quale popolo “coatto” a cui interessa solo il calcio e la buona tavola!

L’intera struttura filmica si regge ancora una volta sui due protagonisti: Christian De Sica nelle vesti di Danilo Tucci e Lucia Ocone in quelli di Loredana Bertocchi. De Sica, con tanto di parrucchino e deliri di onnipotenza alla Trump, bene si articola con la sua partner femminile Lucia Ocone, che in questo secondo capitolo eccelle con la sua “first lady” a metà strada tra Melania Trump, Anastasia Steele e Maleficent. La Ocone, infatti, riempie lo schermo con la sua comicità semplice e diretta, genuina ed ironica.

I personaggi secondari, invece, risultano deboli e spesso superflui. Enrico Brignano e Lodovica Comello, come Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri, i Tucci più giovani; il maggiordomo Ubaldo Pantani e la sboccata nonna Anna Mazzamauro risultano zoppicanti e poco incisivi. Tra le new entry c’è anche Paolo Rossi e Massimo Ciavarro, noti attori ben ritrovati che però a causa di una sceneggiatura lacunosa interpretano ruoli inconsistenti.

Il regista Brizzi, con questa pellicola, omaggia ed ironizza molte commedie famose, da “La la Land” a “50 Sfumature”, in salsa tutta italica e riuscendo a strappare più di un sorriso.

A causa delle presunte molestie sessuali che hanno travolto Fausto Brizzi, regista e sceneggiatore della pellicola, la Warner Bros. Italia aveva inizialmente deciso di cancellare il suo nome da tutte le locandine e da tutti i trailer.

In realtà, al di là degli scandali che riguardano il regista, “Poveri ma ricchissimi” è un cinepanettone che facilmente conquisterà la vetta del botteghino, come è gia successo per il primo capitolo.

Poveri ma ricchissimi” è una commedia tutta italiana, che deride e ride dei vizi e delle frustrazioni del nostro Bel Paese.

Voto: 7

Poveri ma Ricchissimi (Commedia, Italia, 2017) di Fausto Brizzi; con Christian De Sica, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Lodovica Comello, Ubaldo Pantani, Anna Mazzamauro, Tess Masazza, Giulio Bartolomei, Massimo Ciavarro, Paolo Rossi, Dario Cassini, Federica Lucaferri – In uscita nelle nostre sale da giovedì 14 dicembre 2017.


Amori che non sanno stare al mondo: recensione

Francesca Comencini ritorna sul grande schermo con una nuova riflessione sull’amore e sui rapporti di coppia in “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre al cinema.

La nota regista Francesca Comencini porta sul grande schermo il suo ultimo omonimo romanzo: “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre nelle nostre sale.

Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) sono stati insieme per sette lunghi anni. La loro storia d’amore ha vissuto alti e bassi, grandi litigi ma anche momenti di profonda passione e complicità. Ora la storia è finita, ma Claudia pensa che lui ritornerà presto perché un amore così grande non può semplicemente finire all’improvviso. Flavio ama ancora Claudia, ma è stanco dei continui litigi e preferisce consolarsi con Giorgia, molto più giovane di lui e molto più semplice di Claudia.

Con “Amori che non sanno stare al mondo” la Comencini riflette sulle varie sfaccettature dell’amore, tema sempre importante ed attuale.

Claudia è l’emblema di tutte le donne: eclettica, nevrotica ma anche brillante ed acuta. Come ogni donna, ritiene che un sentimento d’amore così importante e totalizzante non può essere soffocato, ma sicuramente troverà il modo di sopravvivere e resistere. Dall’altro lato c’è Flavio, affascinante, colto. Degno rappresentante del mondo maschile, Flavio ama ma preferisce al sentimento profondo, che stimola e litiga ogni giorno, qualcosa di più semplice da gestire, di più facile da controllare.

La regista così disegna una società contemporanea che vede le donne sempre troppo esuberanti, centristiche, mentre gli uomini risultano deboli e superficiali.

Ben articolata è la sceneggiatura, molte le gag ironiche e pungenti sulla società “capitalistica eterosessuale”, mentre il ritmo zoppica in alcune parti. Buone anche le interpretazioni e sempre curata la scenografia.

“Amori che non sanno stare al mondo” è un film pieno di spunti di riflessioni molto realistiche e veritiere sia sull’universo femminile che su quello maschile. Il quadro che ne delinea risulta essere forse troppo egocentrico e nevrotico, specchio della società moderna. La regista, infatti, non giudica ne condanna i suoi protagonisti, semplicemente li racconta.

Amori che non sanno stare al mondo” è un film interessante ma forse troppo ridondante: le donne, intelligenti ed esigenti, vogliono e chiedono un amore complesso per questi uomini troppo lineari.

Voto: 6

Amori che non sanno stare al mondo (Drammatico, Italia, 2017) di Francesca Comencini. Con Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Valentina Bellè, Camilla Semino Favro, Filippo Dini, Iaia Forte – In uscita nelle nostre sale da mercoledì 29 novembre 2017.


Smetto Quando Voglio – Ad Honorem: recensione

L’ultimo capitolo della saga di “Smetto quando voglio”, “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia arriva al cinema dal 30 novembre.

Pietro Zinni e la sua banda di ricercatori sono giunti al capitolo conclusivo dell’omonima saga di successo: “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia, dal 30 novembre al cinema.

La banda delle “migliori menti dei nostri tempi”, divenuti criminali per necessità, sono stati arrestati ingiustamente. Pietro Zinni però scopre che il villain Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), vuole fare una strage dopo aver sintetizzato il gas nervino. La banda dei ricercatori universitari devono necessariamente trovare il modo di evadere da Rebibbia e fermare Mercurio. Ad aiutarli ci sarà anche il violento e sfregiato Murena (Neri Marcorè).

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è la degna conclusione di una trilogia tutta italiana diretta dal giovane Sydney Sibilia.

Tutti gli ingredienti che hanno reso i primi due capitoli un successo di pubblico e di critica sono presenti anche in questa pellicola: c’è action, c’è tanto ritmo, molte gag divertenti, tanta ironia. C’è anche l’amara riflessione verso un mondo della ricerca, quale quella degli atenei italiani, che non riesce a sfruttare ed esaltare le menti brillanti.

Ogni protagonista, dai sempre apprezzati Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, a Neri Marcorè, ritornano con i loro personaggi, cuciti e cresciuti con loro in questi anni.

In più, rispetto ai precedenti capitoli, c’è un super villain, in omaggio ai blockbuster d’oltreoceano. Il super-cattivo di Sibilia, infatti, sembra uscito da un cinecomic della Marvel: ha una storia tragica alle spalle, cerca solo vendetta per il maltolto subito.

Era il 2014 quando il primo capitolo di “Smetto quando voglio” sbarcò nelle nostre sale: un esordio da 5 milioni di euro d’incasso in sala, 12 nomination ai David, un Nastro d’argento, un Globo d’Oro e due Ciak d’oro vinti. Il successo, meritato ma sicuramente inaspettato, ha reso possibile i due sequel.

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è il terzo ed ultimo capitolo di una saga che si è sempre rivelata essere divertente, ironica, curata nella sceneggiatura, nei dialoghi, nella fotografia.

La banda di Zinni sicuramente ci mancherà, ma il giovane regista Sibilia continuerà a sorprenderci piacevolmente con il suo modo fresco ed innovativo di fare cinema.

Voto: 8

Smetto Quando Voglio – Ad Honorem (Ita, commedia, 2017) di Sydney Sibilia; con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Neri Marcorè, Greta Scarano -In uscita nelle nostre sale da giovedì 30 novembre 2017.


Gli Sdraiati: recensione

Francesca Archibugi ritorna al cinema per raccontare i millenials con “Gli Sdraiati”, dal 23 novembre nelle nostre sale.

La nota regista Francesca Archibugi ritorna sul grande schermo con “Gli sdraiati”, pellicola incentrata sui millenials e sul difficile rapporto genitori-figli al tempo d’oggi.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Michele Serra, il film si ambienta nella sfavillante Milano, tra grattacieli ed il noto “bosco verticale”.

Giorgio Selva (Claudio Bisio) è un celebre e stimato volto della tv che ha un’ex moglie, che non vede da 7 anni, un adorato suocero ed un figlio 17enne. Tito, il figlio, è il classico adolescente: svogliato, annoiato, disordinato, disubbidiente ma che allo stesso tempo vanta carte di credito dal conto illimitato e smartphone. Insieme a Tito ci sono i suoi amici di sempre, sue copie, e la fidanzatina Alice. Tutto si complica quando Rosalba, la madre di Alice, riappare: diciassette anni prima ha avuto una relazione segreta con Giorgio.

La regista Archibugi, ritorna con questo film, a raccontare del difficile rapporto tra genitori e figli nella società odierna: l’incomunicabilità e la mancanza di comprensione diventano un muro insormontabile tra le due generazioni.

Da un lato ci sono i “millenials” cioè una generazione di “sdraiati”, quei giovani che stanno sempre in posizione “orizzontale” sui divani o sui letti sfatti, sempre muti o che si esprimono per monosillabi, apatici e costantemente attaccati agli schermi dei loro cellulari.
Dall’altro lato ci sono gli adulti, apparentemente realizzati, che la Archibugi rappresenta come bisognosi di amore e mendicanti di comprensione da parte dei loro figli.

A differenza del libro di Serra, dove c’era anche un’analisi storico-sociale ed una riflessione esistenziale sugli errori della sinistra borghese, la pellicola preferisce soffermarsi sul rapporto malato ed inconsistente tra due generazioni accomunate solo dal bisogno di amare e di essere amati. Non vi è alcuna condanna o giudizio da parte della regista nei confronti né dei padri né dei figli!

Ad una sceneggiatura ridondante e stereotipata corrispondono dialoghi banali e superficiali.

Le stesse interpretazioni sono discutibili: Claudio Bisio, apprezzato attore delle commedie italiane, risulta essere troppo comico per un ruolo che dovrebbe essere profondamente drammatico; Antonia Truppo, vincitrice di due David di Donatello per “Indivisibili” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”, risulta poco credibile nell’interpretare una donna del nord Italia. I protagonisti stessi del film non riescono a creare alcuna empatia con lo spettatore, spesso indispettito e sconcertato dai gesti dei giovani e dalle parole degli adulti.

Gli Sdraiati” sarebbe potuto essere un film interessante se invece che soffermarsi, estremizzandoli, sui cliché e stereotipi delle nuove e vecchie generazioni, avesse riflettuto sulle cause che hanno portato ai “millenials”.

Voto: 3

Gli Sdraiati (commedia, Italia, 2017) di Francesca Archibugi. Con Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Gianluigi Fogacci, Sandra Ceccarelli, Donatella Finocchiaro – In uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

Agadah: recensione

“Agadah”, il fantasy gotico diretto e scritto da Alberto Rondalli arriva al cinema dal 16 novembre.

Dal 16 novembre arriva nelle nostre sale “Agadah”, film fantasy-gotico, scritto e diretto da Alberto Rondalli.

La pellicola è tratta liberamente dal celebre “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki alla fine del 1800, una sorta di  “decamerone nero”, di “Mille e una notte” gotica, di scatole cinesi, da cui nascono e s’intrecciano storie di fantasmi, di zingari e banditi, di desideri mai sopiti ed amori scandalosi.

Maggio 1734, all’indomani della Battaglia di Bitonto quando il Regno di Napoli cadde definitivamente sotto il dominio dei Borbone. La guardia Vallone al servizio di Re Carlo, Alfonso di Van Worden (Nahuel Perez Biscayart), ricevere  l’ordine di raggiungere Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante il suo fido servitore cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano murgese, perché infestato da spettri e demoni, Alfonso sceglierà ugualmente quel percorso. Così inizierà il suo viaggio iniziatico tra sogno e realtà, tra allucinazioni e magie, tra spettri ed uomini, attraverso storie vissute e raccontate, ma tutte concatenate fra loro.

Il regista Rondalli con questo film sceglie di raccontare una storia molto complessa e difficile come il romanzo da cui è tratta.

Agadah” infatti è un termine cabalista che significa “far conoscere raccontando”.

La sceneggiatura si dipana tra più livelli di narrazione, ognuno dei quali rimanda ad altre storie come nelle scatole cinesi, per poi infine ricongiungersi ed incentrarsi sul protagonista.

L’operazione mastodontica e complessa, se letterariamente funziona, a livello cinematografico costringe il regista a fare delle scelte narrative e stilistiche che sicuramente limitano ed indeboliscono l’opera.

Il film, però anche se risulta solo una parziale lettura dell’opera letteraria, riesce a ricrearne le atmosfere mistiche e gotiche in tutte le sue complesse articolazioni.

Bellissime sono le scenografie, sempre curate e dettagliate, così come la musica, puntuale e ricca, di Alessandro Sironi.

Buoni gli effetti speciali, semplici e funzionali, ed ottime le interpretazioni di un cast multi-lingue, dall’argentino Nahuel Pérez Biscayart agli spagnoli Jordi Mollà e Pilar López de Ayala, dal ceco Ivan Franek agli italiani Alessio Boni, Valentina Cervi, Caterina Murino, Flavio Bucci, Alessandro Haber ed Umberto Orsini.

Ad una buona regia corrisponde un ritmo sempre vivace e sostenuto.

“Agadah” è un bellissimo film sull’arte del racconto, su quell’universo di parole capaci di creare illusioni ed incubi, di dare voce alle paure e desideri più intimi dell’essere umano.

Voto: 9

Agadah (Avventura, Ita, 2017) di Alberto Rondalli. Con Nahuel Pérez Biscayart, Pilar López de Ayala, Jordi Mollà, Caterina Murino, Alessandro Haber, Umberto Orsini, Alessio Boni, Valentina Cervi, Ivan Franek, Marco Foschi, Marta Manduca, Flavio Bucci, Camilla Diana -In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017.


The Square: recensione

Le assurdità ed ipocrisie dell’uomo moderno nel capolavoro di Ruben Ostlund “The Square” dal 31 ottobre al cinema.

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, “The Square” di Ruben Ostlund arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre.

Stoccolma, ai giorni nostri. Christian è il curatore del museo di arte contemporanea e lavora all’inaugurazione di una mostra, che prevede l’installazione dell’opera “The Square”: un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un “santuario di fiducia e altruismo”. Una mattina, Christian soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. L’evento da un lato e la mostra dall’altro innescheranno una serie di conseguenze che spingeranno la tranquilla vita di Christian nel caos.

“The Square” è un film potente e molto incisivo sia visivamente che sintatticamente.

Infatti ad una regia lineare e pulita si affianca un buon ritmo ed una sceneggiatura ben articolata. Östlund arricchisce la pellicola di quel sano humor nord europeo, quella pungente ironia che riesce sempre a strappare più di una risata, anche se da retrogusto amaro.

Protagonista assoluto è l’uomo moderno, in particolare quello europeo, con tutte le sue fobie, incertezze, ipocrisie e miopie. “The Square” diventa così emblema da un lato di quell’Eden a cui tutti aspirerebbero, dall’altro una forma artistica moderna, che in quanto tale, è soggetta ad interpretazione individuale e pertanto diversa in base al contesto in cui viene esposta ed in base allo spettatore.

Il regista Östlund critica così ferocemente la società odierna: dietro la patina di fratellanza ed integrazione, si nasconde un’umanità profondamente razzista verso le classi più povere e verso il diverso.

Attentamente il regista analizza come gli stessi diritti dell’uomo moderno abbiano perso ogni cognizione di causa: la libertà di parola, troppo spesso abusata ed erroneamente utilizzata, ha perso il suo valore intrinseco! Tutto il “politically correct”, quei valori quali l’accoglienza, la solidarietà hanno assunto contorni sempre più labili e sfumati. La stessa opera d’arte “the square” rappresenta la società ideale, quella dei diritti uguali per tutti e delle responsabilità condivise, a cui l’uomo moderno guarda ma ne resta ai margini, come i personaggi della pellicola.

La stessa comunicazione diventa strumento per scioccare e non più per informare, specchio di una società bombardata da immagini di guerre, violenze e povertà e quindi crudelmente assuefatta.

Il ritratto di Östlund è sicuramente cinico e crudele, ma realistico e tristemente veritiero.

“The Square” è un film molto interessante: molti sono gli spunti di riflessioni e le domande importanti che il regista pone allo spettatore.

Voto: 9

The Square (Svezia/Danimarca/USA/Francia, 2017) di Ruben Östlund. Con Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Linda Anborg, Claes Bang, Christopher Læssø, Emelie Beckius, Denise Wessman, Jan Lindwall e John Nordling. – In uscita nelle nostre sale da martedì 31 ottobre 2017.


Il mio Godard: recensione

Michel Hazanavicius regala un appassionante ritratto inedito del noto cineasta francese Jean-Luc Godard con “Il mio Godard”, dal 31 ottobre al cinema.

Dopo il plauso ricevuto all’ultimo Festival di Cannes, arriva nelle nostre sale dal 31 ottobre, il film drammatico “Il mio Godard” del regista Michel Hazanavicius (“The Artist”).

Ispirato alla biografia “Un an après” di Anne Wiazemsky, il film vanta un cast d’eccezione con Louis Garrel, Stacy Martin e Bérénice Bejo.

Parigi 1967. Jean-Luc Godard è un noto regista, promotore della Nouvelle Vague. La sua ultima opera “La cinese” gli permette di incontrare la donna che amerà per sempre, la giovanissima Anne Wiazemsky. Inaspettatamente però la sua ultima pellicola sarà ferocemente criticata, gettando il regista in una crisi profonda. A complicare la situazione ci sono i tumulti sociali e politici del ’68: Godard cercherà una nuova identità stilistica e personale che gli costerà la perdita prima del suo pubblico poi della sua amata.

Il regista Hazanavicius con maestria e superbe trovate registiche riesce a raccontare in modo ironico, ma sempre rispettoso, Godard, un personaggio complesso e molto spigoloso attraverso la sua storia d’amore, passionale ed anticonfornista, con la bellissima e giovane Anne. La società sembra essere sull’orlo di grandi cambiamenti, ed il noto regista Godard vuole diventarne l’interprete protagonista. Hazanavicius sottolinea ironicamente come Godard, borghese di nascita e di cultura, non riuscirà a raccontare dei proletari, figure molto e fin troppo lontane da lui e dal suo modo di pensare. Intellettuale eccentrico ed iroso, mostra però un lato romantico, quasi ossessivo, verso la sua giovanissima sposa, emblema della bellezza e della grazia. E’ una storia d’amore difficile e tortuosa, destinata a scoppiare dinanzi all’ottusa miopia di Godard, uomo geniale ma egocentrico e superbo.

Hazanavicius, con questo film, non vuole giudicare ma sottolinea come spesso l’arte quale ricerca di una nuova identità rischia di perdersi nelle frustrazioni soggettive dei propri autori.

Ad una regia attenta piena di velleità artistica corrisponde una sceneggiatura minuziosa e ben articolata ed una fotografia sempre puntuale.

Ottimo è il cast: Luois Garrel affascina con il suo personaggio complesso e spigoloso, bellissima ed eterea è Stacy Martin.

“Il mio Godard” è un film bellissimo che vanta un’ottima regia ed un cast d’eccezionale bravura.

Voto: 9

Il mio Godard (Le redoutable, drammatico, Francia, 2017) di Michel Hazanavicius. Con Stacy Martin, Bérénice Bejo, Louis Garrel, Grégory Gadebois, Micha Lescot, Louise Legendre, Jean-Pierre Mocky, Tanya Lopert, Lola Ingrid Le Roch ed Eric Marcel – In uscita nelle sale da mercoledì 31 ottobre 2017.


Terapia di coppia per Amanti: recensione

Ambra Angiolini, Pietro Sermonti e Sergio Rubini sono i protagonisti della commedia “Terapia di coppia per Amanti”, dal 26 ottobre nelle nostre sale.

Dal 26 ottobre arriva nelle nostre sale la commedia “Terapia di coppia per Amanti” diretta da Alessio Maria Federici con protagonisti Ambra Angiolini, Pietro Sermonti e Sergio Rubini.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Diego De Silva (ed. Einaudi), il film racconta la storia d’amore di Viviana, madre apprensiva, e Modesto, un musicista eterno Peter Pan. Sono innamorati ma allo stesso tempo sono sposati, ma non tra di loro. La loro storia infatti si consuma tra incontri fugaci, messaggi amorosi, schermaglie. Un giorno però Viviana costringerà Modesto ad andare in terapia da un noto psicologo per scoprire se il loro è vero amore.

La commedia di Federici risulta essere una commedia agro-dolce sui sentimenti, sulla ricerca della felicità e sul coraggio per cambiare vita per il vero amore.

Buono è sicuramente il ritmo, curati i dialoghi, ben delineati i personaggi.

In realtà la commedia scritta e diretta dal regista Federici si basa su assunti poco realistici e poco probabili. Normalmente l’amante dovrebbe rappresentare una via di fuga da una quotidianità di problemi e frustrazioni e non dovrebbe essere la relazione extra coniugale fonte di preoccupazioni!

Dato che l’assunto di base è poco probabile, tutta la struttura narrativa risulta essere scarsamente credibile. Modesto è un musicista eterno Peter Pan, con una serie di rapporti conflittuali ed irrisolti, primo fra tutti quello con il padre, poi quello con il proprio figlio. Viviana risulta essere una donna vanesia, tutta concentrata su se stessa e sui propri bisogni. A questi si aggiunge uno psicoterapeuta in crisi perché innamorato della sua giovane amante. Il quadro così risulta complesso, ma totalmente surreale e grottesco.

“Terapia di coppia per Amanti” è una commedia sui sentimenti che risulta frantumata e superficiale per i temi trattati e soprattutto scarsamente coinvolgente.

Voto: 5

Terapia di coppia per Amanti (commedia, Italia, 2017) di Alessio Maria Federici. Con Ambra Angiolini, Pietro Sermonti, Sergio Rubini, Franco Branciaroli, Anna Ferzetti, Anita Kravos, Filippo Gili, Fulvio Falzarano, Antonio Pennarella, Eugenia Costantini, Rocco Fasano, Daiana Lou, Alan Sorrenti, Giulia Anchisi, Giacomo Nasta, Alessandro Carbonara – In uscita nelle nostre sale da giovedì 26 ottobre 2017.


Nove Lune e Mezza: recensione

“Nove lune e mezza” la commedia agro-dolce di Michela Andreozzi arriva nelle nostre sale da giovedì 12 ottobre.

Claudia GeriniGiorgio Pasotti, Lillo Petrolo e Stefano Fresi sono i protagonisti della commedia “Nove lune e mezza”, esordio alla regia di Michela Andreozzi.

Roma, ai giorni nostri. Le protagoniste sono due sorelle, molto diverse tra loro ma accomunate da un grande affetto reciproco: Livia (Claudia Gerini), una violoncellista “rock” bella e sfrontata; e Tina (Michela Andreozzi), timido vigile urbano felicemente sposata. Tina ha un’ardente desiderio di maternità che però, nonostante tutte le cure e gli esami, non riesce a realizzare. Livia, che invece non ha alcun istinto materno, decide di aiutare la sorella amata “prestandole” l’utero. Tra rocambolesche avventure e situazioni paradossali le due sorelle dovranno vedersela non solo con i rispettivi partner ma anche la loro variegata famiglia, composta dalla classica mamma dedita ai fornelli, la saggia nonna, il padre marxista, il fratello neo-catecumenale.

“Nove lune e mezza” vorrebbe essere un film tutto al femminile alla scoperta dell’essere donna al giorno d’oggi. Toccando temi spinosi e molto attuali, quali le madri surrogate, l’utero in affitto, il matrimonio gay e le famiglie allargate, la regista Andreozzi cerca di riflettere sulla libertà della donna moderna di poter scegliere se diventare madre oppure dedicarsi ad altro.

Al di là della superficialità del come temi etici e morali vengano trattati, la pellicola pecca di luoghi comuni e déjà-vu che risultano stridere e ridicolizzare la commedia di genere: tutto è potato all’estremo! Ci sono i gay isterici, il cattolico bigotto e stupido, la mamma che pensa solo al ragù. Ciò che traspare dalla pellicola è un’infinita miseria intellettuale e culturale: la donna nel 2018 può considerarsi veramente libera se può scegliere di diventare mamma oppure no?

La vera libertà e le conquiste dovrebbero essere altre: la par condicio salariale, un welfare state per le famiglie, la sicurezza di poter camminare da sole al tramonto indossando quel che si vuole senza il pericolo di essere stuprate o uccise.

Ma il pensiero comune è che la società va avanti se “ci si vuole bene”, tutto il resto come l’utero in affitto, l’egoismo e l’egocentrismo imperante poco interessa.

Addio secolare e difficile battaglia del femminismo!

Il film vede anche la partecipazione della cantante Arisa.

Voto: 2

Nove Lune e mezza (Ita, commedia, 2017) di Michela Andreozzi. Con Claudia Gerini, Giorgio Pasotti, Lillo, Michela Andreozzi, Alessandro Tiberi, Claudia Potenza, Massimiliano Vado, Nunzia Schiano, Stefano Fresi, Nello Mascia, Paola Tiziana Cruciani – In uscita nelle nostre sale da giovedì 12 ottobre 2017.