Archivi categoria: cinema italiano

Il Vegetale: recensione

Il famoso youtuber Fabio Rovazzi è il protagonista della commedia “Il vegetale” dal 18 gennaio nelle nostre sale.

Dal 18 gennaio arriva al cinema la commedia “Il Vegetale” di Gennaro Nunziante (“Cado dalle Nubi”, “Che bella giornata”, “Sole a catinelle”, “Quo Vado?”) con protagonista il noto youtuber Fabio Rovazzi.

Fabio è un 24enne neolaureato in Scienze della Comunicazione che cerca un impiego. Onesto e sognatore, Fabio deve fare i conti con un padre eccentrico e truffaldino ed una sorellastra capricciosa. Uno stage inatteso ed una serie di sfortunati eventi porteranno Fabio a superare i propri pregiudizi ed a trovare la sua strada.

Il regista Gennaro Nunziante, dopo il “successo Zalone”, ritorna sul grande schermo con una nuova commedia che fotografa la situazione attuale dei giovani neolaureati italiani che devono barcamenarsi tra contratti fasulli e stage improbabili.

La sceneggiatura risulta essere molto lineare, la scenografia curata, i personaggi ben delineati. Buono è il ritmo, poche le gag divertenti che riescono a strappare qualche sorriso.

Se una prima parte del film ben racconta ed ironizza la situazione attuale dei neolaureati italiani, la seconda parte scivola tra cliché e luoghi comuni da “favoletta disneyana” non necessari.

Così l’happy ending ed i toni favolistici rendono l‘intera pellicola ridondante ed inconsistente.

Nota dolente del film è sicuramente il protagonista: Fabio Ravazzi, noto youtuber divenuto famoso per il tormentone estivo “Andiamo a comandare”, nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a fornire quel registro comico necessario per reggere l’intera commedia.

“Il vegetale” è una commedia leggera che vuole regalare speranze ai giovani senza lavoro. Rappresenta un’occasione mancata di riflessione su tematiche attualmente drammatiche.

Voto: 5

Il Vegetale (commedia, Italia, 2017) di Gennaro Nunziante. Con Fabio Rovazzi, Luca Zingaretti, Rosy Franzese, Antonino Bruschetta, Paola Calliari, Alessio Giannoni, Mark Grosy, Katia Mironova, Barbara D’Urso, Matteo Reza Azchirvani – In uscita nelle nostre sale da giovedì 18 gennaio 2018.


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Napoli Velata: recensione

Giovanna Mezzogiorno è la protagonista de nuovo film di Ferzan Ozpetek “Napoli Velata”, dal 28 dicembre al cinema.

Il regista Ferzan Ozpetek ritorna sul grande schermo con un nuovo film tutto partenopeo “Napoli Velata” con protagonista Giovanna Mezzogiorno, dal 28 dicembre nelle nostre sale.

Napoli, ai giorni nostri. Adriana (Giovanna Mezzogiorno) è una donna con un passato traumatico. Una sera incontra Andrea, un giovane seducente, con cui trascorre una notta intensa di passione. Anatomopatologa per professione, presto scoprirà che il giovane di cui si è follemente innamorata è stato ucciso. Inizierà un’indagine poliziesca per scoprire la verità: Napoli si svelerà in tutte le sue sfumature e le sue ombre, nei suoi vicoli colorati, nelle sue nenie poetiche.

Il “velo” del titolo del film è quel delicato sudario che ricopre il “Cristo velato” di Giuseppe Sanmartino: un telo semitrasparente che apparentemente cela ma che in realtà svela dettagli e verità lungamente nascoste. Così la protagonista, a differenza degli altri personaggi che la circondano, a causa del trauma infantile vissuto guarda la realtà in modo diverso, supera le pieghe del dialogo ed i silenzi per riscoprire se stessa e la sua essenza vitale.

“Napoli Velata” è un melodramma dai toni noir che cerca di fare l’occhiolino ad Hitchcock.

Ozpetek, come nei suoi precedenti film (“Le fate ignoranti”), pone l’attenzione sul binomio perdita – incontro quale momento di rinascita e di ricostruzione: è un percorso emotivamente intenso, difficile e struggente.

Ad una scenografia ben curata corrisponde una sceneggiatura ben equilibrata. Il ritmo spesso langue e l’alone da “soap opera latino americana” minaccia più volte il rendimento dell’intera pellicola.

Buona è l’interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, qui senza veli e protagonista di molte scene hot. Meno convincente risulta essere invece il giovane Alessandro Borghi, troppo ingessato e freddo.

Bellissima è la fotografia di Napoli: quel mix di culture antiche e pagane, quell’amore sviscerale per il bello e l’assoluto, la confusione di suoni e colori, la ferocia con la quale partorisce ed uccide i suoi stessi figli.

Napoli Velata” è un noir ben articolato con un finale a sorpresa.

Voto: 7

Napoli Velata (melodramma, Italia, 2017) di Ferzan Ozpetek. Con Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Isabella Ferrari, Lina Sastri. In uscita al cinema giovedì 28 dicembre 2017.


Poveri ma Ricchissimi: recensione

La famiglia Tucci ritorna al cinema dal 14 dicembre con una nuova ed esilarante avventura.

Il regista Fausto Brizzi ritorna sul grande schermo con il nuovo cine-panettone “Poveri ma ricchissimi”, sequel di “Poveri ma ricchi”, dal 14 dicembre al cinema.

La famiglia Tucci, credendo di aver perso l’intera vincita del Superenalotto, è ritornata nel piccolo paese di Torresecca, alle porte di Roma. Scoprendo di essere ancora ricchi, decideranno di fondare un Principato indipendente per non pagare le tasse. Così Torresecca diventerà un paradiso fiscale, con le sue leggi assurde, i suoi imbrogli politici, i suoi piccoli scandali. La famiglia Tucci dovrà affrontare e gestire una nuova realtà non solo politica ma anche sociale.

Il regista Brizzi con questo secondo capitolo affronta molte tematiche attuali: dalla brexit al terrore degli immigrati, dall’uscita dall’euro agli scandali politici.

Molte sono le gag divertenti, le battute ironiche e taglienti sugli italiani, quale popolo “coatto” a cui interessa solo il calcio e la buona tavola!

L’intera struttura filmica si regge ancora una volta sui due protagonisti: Christian De Sica nelle vesti di Danilo Tucci e Lucia Ocone in quelli di Loredana Bertocchi. De Sica, con tanto di parrucchino e deliri di onnipotenza alla Trump, bene si articola con la sua partner femminile Lucia Ocone, che in questo secondo capitolo eccelle con la sua “first lady” a metà strada tra Melania Trump, Anastasia Steele e Maleficent. La Ocone, infatti, riempie lo schermo con la sua comicità semplice e diretta, genuina ed ironica.

I personaggi secondari, invece, risultano deboli e spesso superflui. Enrico Brignano e Lodovica Comello, come Giulio Bartolomei e Federica Lucaferri, i Tucci più giovani; il maggiordomo Ubaldo Pantani e la sboccata nonna Anna Mazzamauro risultano zoppicanti e poco incisivi. Tra le new entry c’è anche Paolo Rossi e Massimo Ciavarro, noti attori ben ritrovati che però a causa di una sceneggiatura lacunosa interpretano ruoli inconsistenti.

Il regista Brizzi, con questa pellicola, omaggia ed ironizza molte commedie famose, da “La la Land” a “50 Sfumature”, in salsa tutta italica e riuscendo a strappare più di un sorriso.

A causa delle presunte molestie sessuali che hanno travolto Fausto Brizzi, regista e sceneggiatore della pellicola, la Warner Bros. Italia aveva inizialmente deciso di cancellare il suo nome da tutte le locandine e da tutti i trailer.

In realtà, al di là degli scandali che riguardano il regista, “Poveri ma ricchissimi” è un cinepanettone che facilmente conquisterà la vetta del botteghino, come è gia successo per il primo capitolo.

Poveri ma ricchissimi” è una commedia tutta italiana, che deride e ride dei vizi e delle frustrazioni del nostro Bel Paese.

Voto: 7

Poveri ma Ricchissimi (Commedia, Italia, 2017) di Fausto Brizzi; con Christian De Sica, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Lodovica Comello, Ubaldo Pantani, Anna Mazzamauro, Tess Masazza, Giulio Bartolomei, Massimo Ciavarro, Paolo Rossi, Dario Cassini, Federica Lucaferri – In uscita nelle nostre sale da giovedì 14 dicembre 2017.


Amori che non sanno stare al mondo: recensione

Francesca Comencini ritorna sul grande schermo con una nuova riflessione sull’amore e sui rapporti di coppia in “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre al cinema.

La nota regista Francesca Comencini porta sul grande schermo il suo ultimo omonimo romanzo: “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre nelle nostre sale.

Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) sono stati insieme per sette lunghi anni. La loro storia d’amore ha vissuto alti e bassi, grandi litigi ma anche momenti di profonda passione e complicità. Ora la storia è finita, ma Claudia pensa che lui ritornerà presto perché un amore così grande non può semplicemente finire all’improvviso. Flavio ama ancora Claudia, ma è stanco dei continui litigi e preferisce consolarsi con Giorgia, molto più giovane di lui e molto più semplice di Claudia.

Con “Amori che non sanno stare al mondo” la Comencini riflette sulle varie sfaccettature dell’amore, tema sempre importante ed attuale.

Claudia è l’emblema di tutte le donne: eclettica, nevrotica ma anche brillante ed acuta. Come ogni donna, ritiene che un sentimento d’amore così importante e totalizzante non può essere soffocato, ma sicuramente troverà il modo di sopravvivere e resistere. Dall’altro lato c’è Flavio, affascinante, colto. Degno rappresentante del mondo maschile, Flavio ama ma preferisce al sentimento profondo, che stimola e litiga ogni giorno, qualcosa di più semplice da gestire, di più facile da controllare.

La regista così disegna una società contemporanea che vede le donne sempre troppo esuberanti, centristiche, mentre gli uomini risultano deboli e superficiali.

Ben articolata è la sceneggiatura, molte le gag ironiche e pungenti sulla società “capitalistica eterosessuale”, mentre il ritmo zoppica in alcune parti. Buone anche le interpretazioni e sempre curata la scenografia.

“Amori che non sanno stare al mondo” è un film pieno di spunti di riflessioni molto realistiche e veritiere sia sull’universo femminile che su quello maschile. Il quadro che ne delinea risulta essere forse troppo egocentrico e nevrotico, specchio della società moderna. La regista, infatti, non giudica ne condanna i suoi protagonisti, semplicemente li racconta.

Amori che non sanno stare al mondo” è un film interessante ma forse troppo ridondante: le donne, intelligenti ed esigenti, vogliono e chiedono un amore complesso per questi uomini troppo lineari.

Voto: 6

Amori che non sanno stare al mondo (Drammatico, Italia, 2017) di Francesca Comencini. Con Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Valentina Bellè, Camilla Semino Favro, Filippo Dini, Iaia Forte – In uscita nelle nostre sale da mercoledì 29 novembre 2017.


Smetto Quando Voglio – Ad Honorem: recensione

L’ultimo capitolo della saga di “Smetto quando voglio”, “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia arriva al cinema dal 30 novembre.

Pietro Zinni e la sua banda di ricercatori sono giunti al capitolo conclusivo dell’omonima saga di successo: “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia, dal 30 novembre al cinema.

La banda delle “migliori menti dei nostri tempi”, divenuti criminali per necessità, sono stati arrestati ingiustamente. Pietro Zinni però scopre che il villain Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), vuole fare una strage dopo aver sintetizzato il gas nervino. La banda dei ricercatori universitari devono necessariamente trovare il modo di evadere da Rebibbia e fermare Mercurio. Ad aiutarli ci sarà anche il violento e sfregiato Murena (Neri Marcorè).

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è la degna conclusione di una trilogia tutta italiana diretta dal giovane Sydney Sibilia.

Tutti gli ingredienti che hanno reso i primi due capitoli un successo di pubblico e di critica sono presenti anche in questa pellicola: c’è action, c’è tanto ritmo, molte gag divertenti, tanta ironia. C’è anche l’amara riflessione verso un mondo della ricerca, quale quella degli atenei italiani, che non riesce a sfruttare ed esaltare le menti brillanti.

Ogni protagonista, dai sempre apprezzati Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, a Neri Marcorè, ritornano con i loro personaggi, cuciti e cresciuti con loro in questi anni.

In più, rispetto ai precedenti capitoli, c’è un super villain, in omaggio ai blockbuster d’oltreoceano. Il super-cattivo di Sibilia, infatti, sembra uscito da un cinecomic della Marvel: ha una storia tragica alle spalle, cerca solo vendetta per il maltolto subito.

Era il 2014 quando il primo capitolo di “Smetto quando voglio” sbarcò nelle nostre sale: un esordio da 5 milioni di euro d’incasso in sala, 12 nomination ai David, un Nastro d’argento, un Globo d’Oro e due Ciak d’oro vinti. Il successo, meritato ma sicuramente inaspettato, ha reso possibile i due sequel.

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è il terzo ed ultimo capitolo di una saga che si è sempre rivelata essere divertente, ironica, curata nella sceneggiatura, nei dialoghi, nella fotografia.

La banda di Zinni sicuramente ci mancherà, ma il giovane regista Sibilia continuerà a sorprenderci piacevolmente con il suo modo fresco ed innovativo di fare cinema.

Voto: 8

Smetto Quando Voglio – Ad Honorem (Ita, commedia, 2017) di Sydney Sibilia; con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Neri Marcorè, Greta Scarano -In uscita nelle nostre sale da giovedì 30 novembre 2017.


Gli Sdraiati: recensione

Francesca Archibugi ritorna al cinema per raccontare i millenials con “Gli Sdraiati”, dal 23 novembre nelle nostre sale.

La nota regista Francesca Archibugi ritorna sul grande schermo con “Gli sdraiati”, pellicola incentrata sui millenials e sul difficile rapporto genitori-figli al tempo d’oggi.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Michele Serra, il film si ambienta nella sfavillante Milano, tra grattacieli ed il noto “bosco verticale”.

Giorgio Selva (Claudio Bisio) è un celebre e stimato volto della tv che ha un’ex moglie, che non vede da 7 anni, un adorato suocero ed un figlio 17enne. Tito, il figlio, è il classico adolescente: svogliato, annoiato, disordinato, disubbidiente ma che allo stesso tempo vanta carte di credito dal conto illimitato e smartphone. Insieme a Tito ci sono i suoi amici di sempre, sue copie, e la fidanzatina Alice. Tutto si complica quando Rosalba, la madre di Alice, riappare: diciassette anni prima ha avuto una relazione segreta con Giorgio.

La regista Archibugi, ritorna con questo film, a raccontare del difficile rapporto tra genitori e figli nella società odierna: l’incomunicabilità e la mancanza di comprensione diventano un muro insormontabile tra le due generazioni.

Da un lato ci sono i “millenials” cioè una generazione di “sdraiati”, quei giovani che stanno sempre in posizione “orizzontale” sui divani o sui letti sfatti, sempre muti o che si esprimono per monosillabi, apatici e costantemente attaccati agli schermi dei loro cellulari.
Dall’altro lato ci sono gli adulti, apparentemente realizzati, che la Archibugi rappresenta come bisognosi di amore e mendicanti di comprensione da parte dei loro figli.

A differenza del libro di Serra, dove c’era anche un’analisi storico-sociale ed una riflessione esistenziale sugli errori della sinistra borghese, la pellicola preferisce soffermarsi sul rapporto malato ed inconsistente tra due generazioni accomunate solo dal bisogno di amare e di essere amati. Non vi è alcuna condanna o giudizio da parte della regista nei confronti né dei padri né dei figli!

Ad una sceneggiatura ridondante e stereotipata corrispondono dialoghi banali e superficiali.

Le stesse interpretazioni sono discutibili: Claudio Bisio, apprezzato attore delle commedie italiane, risulta essere troppo comico per un ruolo che dovrebbe essere profondamente drammatico; Antonia Truppo, vincitrice di due David di Donatello per “Indivisibili” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”, risulta poco credibile nell’interpretare una donna del nord Italia. I protagonisti stessi del film non riescono a creare alcuna empatia con lo spettatore, spesso indispettito e sconcertato dai gesti dei giovani e dalle parole degli adulti.

Gli Sdraiati” sarebbe potuto essere un film interessante se invece che soffermarsi, estremizzandoli, sui cliché e stereotipi delle nuove e vecchie generazioni, avesse riflettuto sulle cause che hanno portato ai “millenials”.

Voto: 3

Gli Sdraiati (commedia, Italia, 2017) di Francesca Archibugi. Con Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Gianluigi Fogacci, Sandra Ceccarelli, Donatella Finocchiaro – In uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

Agadah: recensione

“Agadah”, il fantasy gotico diretto e scritto da Alberto Rondalli arriva al cinema dal 16 novembre.

Dal 16 novembre arriva nelle nostre sale “Agadah”, film fantasy-gotico, scritto e diretto da Alberto Rondalli.

La pellicola è tratta liberamente dal celebre “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki alla fine del 1800, una sorta di  “decamerone nero”, di “Mille e una notte” gotica, di scatole cinesi, da cui nascono e s’intrecciano storie di fantasmi, di zingari e banditi, di desideri mai sopiti ed amori scandalosi.

Maggio 1734, all’indomani della Battaglia di Bitonto quando il Regno di Napoli cadde definitivamente sotto il dominio dei Borbone. La guardia Vallone al servizio di Re Carlo, Alfonso di Van Worden (Nahuel Perez Biscayart), ricevere  l’ordine di raggiungere Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante il suo fido servitore cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano murgese, perché infestato da spettri e demoni, Alfonso sceglierà ugualmente quel percorso. Così inizierà il suo viaggio iniziatico tra sogno e realtà, tra allucinazioni e magie, tra spettri ed uomini, attraverso storie vissute e raccontate, ma tutte concatenate fra loro.

Il regista Rondalli con questo film sceglie di raccontare una storia molto complessa e difficile come il romanzo da cui è tratta.

Agadah” infatti è un termine cabalista che significa “far conoscere raccontando”.

La sceneggiatura si dipana tra più livelli di narrazione, ognuno dei quali rimanda ad altre storie come nelle scatole cinesi, per poi infine ricongiungersi ed incentrarsi sul protagonista.

L’operazione mastodontica e complessa, se letterariamente funziona, a livello cinematografico costringe il regista a fare delle scelte narrative e stilistiche che sicuramente limitano ed indeboliscono l’opera.

Il film, però anche se risulta solo una parziale lettura dell’opera letteraria, riesce a ricrearne le atmosfere mistiche e gotiche in tutte le sue complesse articolazioni.

Bellissime sono le scenografie, sempre curate e dettagliate, così come la musica, puntuale e ricca, di Alessandro Sironi.

Buoni gli effetti speciali, semplici e funzionali, ed ottime le interpretazioni di un cast multi-lingue, dall’argentino Nahuel Pérez Biscayart agli spagnoli Jordi Mollà e Pilar López de Ayala, dal ceco Ivan Franek agli italiani Alessio Boni, Valentina Cervi, Caterina Murino, Flavio Bucci, Alessandro Haber ed Umberto Orsini.

Ad una buona regia corrisponde un ritmo sempre vivace e sostenuto.

“Agadah” è un bellissimo film sull’arte del racconto, su quell’universo di parole capaci di creare illusioni ed incubi, di dare voce alle paure e desideri più intimi dell’essere umano.

Voto: 9

Agadah (Avventura, Ita, 2017) di Alberto Rondalli. Con Nahuel Pérez Biscayart, Pilar López de Ayala, Jordi Mollà, Caterina Murino, Alessandro Haber, Umberto Orsini, Alessio Boni, Valentina Cervi, Ivan Franek, Marco Foschi, Marta Manduca, Flavio Bucci, Camilla Diana -In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017.


The Broken Key: recensione

Dal 16 novembre arriva nelle sale “The Broken Key”, film di fantascienza di Luois Negro con la partecipazione di Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros, Kabir Bedi.

Il regista italiano Luois Nero ritorna al cinema con un nuovo film di fantascienza, “The Broken Key”, dal 16 novembre al cinema.

Torino, 2033. Arthur Adams (Andrea Cocco), un giovane archeologo, vuole svelare il mistero del frammento mancante del Canone di Torino. Ad aiutarlo ci sarà la giovane ed eclettica Sara (Diana Dell’Erba), l’anziano professore (Rutger Hauer) ed una serie di personaggi misteriosi.

A metà strada tra Dawn Brown e Blade Runner, il regista Nero preferisce infarcire la pellicola di riferimenti ed omaggi a tutta la simbologia dell’occulto, da Dante Alighieri a Nikola Tesla, da Hieronymus Bosch alla dea Iside.

Bellissima è sicuramente la location: Torino, la città magica ed esoterica per eccellenza, risulta sempre affascinante.

Alle ottime scenografie però non corrisponde una sceneggiatura all’altezza: frammentaria e confusionaria, spesso langue e si perde nei suoi stessi meandri risultando caotica ed inconcludente. Manca il ritmo tipico del thriller, non c’è alcuna tensione narrativa ed i dialoghi risultano banali e citofonati.

La pellicola vanta sicuramente un cast d’eccezione da Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros a Kabir Bedi. In realtà i noti personaggi sono ascrivibili a piccoli cammei e sembra che siano ospiti di un talent show in chiave “mistery”.

Mediocre e poco convincente risulta essere anche l’interpretazione del protagonista Andrea Cocco, vincitore del “Grande Fratello 11”.

Il film, dal punto di vista visivo è potente e non ha nulla da invidiare ai film di genere d’oltreoceano, però il regista non è riuscito ad amalgamare ed a rendere compatta la sua mastodontica e complessa opera.

The Broken Key” è un tentativo, mal costruito e fallito miseramente, di proporre un genere poco conosciuto dalla cinematografia italiana.

Voto: 5

The Broken Key (Thriller, Italia, 2016) di Louis Nero. Con Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros, Kabir Bedi, Marc Fiorini, Andrea Cocco, Marco Deambrogio, Walter Lippa, Diana Dell’Erba – In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017

Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte

Calcata, Mazzano ed il Parco Regionale della Valle del Treja sono i protagonisti della terza edizione di Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte, dal 18 novembre.

Si aprirà sabato 18 novembre la terza edizione del Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte. Per il terzo anno, l’evento porterà il cinema nei luoghi del Cinema, ovvero negli splendidi territori di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja, utilizzati come set per centinaia di pellicole che hanno fatto la grande storia del Cinema italiano.

Anche quest’anno il festival guarderà al passato, al presente e al futuro del nostro cinema. Lo farà con una retrospettiva, una selezione di lungometraggi e cortometraggi dedicata al “Cinema dell’immigrazione”, con tre mostre, dibattiti e due lezioni di cinema rivolte in particolare ai giovani filmaker.

La retrospettiva “Il Cinema nel Parco… e oltre” prevederà una selezione di film girati nel parco regionale Valle del Treja – compreso nei territori di Mazzano Romano (Rm) e Calcata  (Vt) – con un omaggio alla vicina Faleria con lo scopo di valorizzare il territorio e il suo storico legame con il cinema.

Si partirà domenica 19 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova e proseguirà fino a venerdì 24 novembre.

La rassegna “Il Cinema dell’immigrazione”, prima di dare spazio alle opere di registi emergenti selezionati da giovani critici che presenteranno i loro lungometraggi e cortometraggi, verrà aperta domenica 26 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova, da “Il cammino della speranza” di Pietro Germi con Raf Vallone e Elena Varzi. Un film che getta lo sguardo sul passato della nostra emigrazione  e invita a riflettere su un tema diventato oggi di strettissima attualità come quello dell’immigrazione. Dopo la proiezione seguirà un incontro dibattito con i sindaci di Calcata, Mazzano ed altri ospiti. Dal 27 novembre al 2 dicembre il Festival entrerà nel vivo con le proiezioni di alcune tra le più interessanti pellicole, opere prime e cortometraggi  la cui scelta è stata affidata alle nuove leve della critica cinematografica. Saranno presenti gli autori.

Tra gli eventi collaterali al Festival, saranno inaugurate sabato 18 novembre tre mostre che andranno avanti fino al 3 dicembre:
• “Dal Pre-cinema ai nostri giorni” continua il suo percorso di esposizione delle storiche macchine da presa utilizzate nella storia del Cinema: in questa edizione,“Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”, si avrà la possibilità di vedere esposte Arriflex, Debrie, Novado, Donelli, Ascania, Pion, Prevost e una moviola Intercinema
• “Manifesti dal 1938 al 1943”, con manifesti cinematografici dell’epoca.
•  La mostra fotografica “Giuseppe De Santis e il neorealismo”che sarà accompagnata da una conferenza sul Neorealismo italiano condotta da uno storico del cinema.

Infine, due le Lezioni di cinema previste:Conservazione e restauro del patrimonio Cinematografico e audiovisivo (In collaborazione con Cineteca Nazionale) e le nuove tendenze e tecnologie tenuta da un professionista del settore.

La Rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana.

Per il programma completo e gli aggiornamenti:https://www.facebook.com/calcataFilmFestival

Fonte: Comunicato Stampa

Malarazza: recensione

“Malarazza”, fotografia lucida ed amara di una periferia senza futuro arriva nelle sale dal 9 novembre diretto da Giovanni Virgilio.

II regista Giovanni Virgilio racconta la periferia siciliana con il film drammatico “Malarazza”, dal 9 novembre nelle nostre sale.

Periferia di Catania. Una giovane madre (Stella Egitto), suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) ed il fratello della donna (Paolo Briguglia) devono affrontare ogni giorno un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza (David Coco) e dallo spietato e losco boss Pietro (Cosimo Coltraro).

Crimini, ricatti, violenze domestiche, corruzione ed omertà sono gli ingredienti che regolano la vita del quartiere, a cui i protagonisti cercano di ribellarsi in vano, poiché vengono schiacciati da aberranti dinamiche sociali e culturali arcaiche.

Il regista fotografa così una realtà quale quella della periferia catanese, emblema dei sobborghi italiani, dove non vi è alcuna possibilità di riscatto. Infatti la stessa gioventù può solo ripercorrere i passi e le carriere criminali dei propri genitori, come un circolo vizioso senza via di scampo.

Il regista Virgilio con sottile intelligenza ed acutezza mostra anche come tutto il sistema Mafia sia comunque cambiato: il padre del boss in disgrazia Malarazza era un uomo d’onore a cui tutti portavano rispetto; mentre il nuovo boss Pietro detto U’porcu è una persona viziata e corrotta nell’animo che conosce solo il suono dell’arma da fuoco.

La denuncia sociale e politica di Virgilio è puntuale e lucida: non c’è lo Stato, non c’è la Chiesa o la famiglia, ma solo le logiche mafiose che regolano la vita del quartiere, con le sue poche luci e molte ombre.

“Malarazza” è un film crudo e crudele, ma allo stesso tempo necessario per dare voce a tutte quelle persone che vorrebbero gridare il loro malessere e che vorrebbero aspirare ad una vita migliore.

Sullo sfondo la bellissima e trasognante Catania: regale e luminosa nei viottoli del centro, degradata e oscura nei suoi meandri periferici.

Il regista Virgilio, con questa pellicola, non vuole giudicare o condannare i personaggi della sua storia, semplicemente fotografa una realtà di dolorosa autenticità e di drammatica attualità.

Ad una buona regia si affianca una buon ritmo ed una fotografia curata. Buone anche le interpretazioni dei protagonisti, dal giovane Antonino Frasca Spada a David Coco.

Nonostante sia una produzione indipendente, molta cura è stata data alla scelta delle musiche, che comprendono un brano cantato da Arisa in portoghese ed una una canzone del cantante neomelodico napoletano Matteo.

“Malarazza” è un buon prodotto cinematografico, un’importante denuncia sociale sempre duramente attuale.

Voto: 7

Malarazza (drammatico, Italia, 2017) di Giovanni Virgilio. Con Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Lucia Sardo, Antonino Frasca Spada, Andrea Ensabella, Omar Noto, Davide Luciano Pulvirenti, Danilo Giuseppe Vitale – In uscita nelle nostre sale da giovedì 9 novembre 2017