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The Happy Prince – l’ultimo ritratto di Oscar Wilde: recensione

Rupert Everett porta sul grande schermo “The Happy Prince – l’ultimo ritratto di Oscar Wilde”, dal 12 aprile al cinema.

Il noto attore britannico Rupert Everett scrive, dirige ed interpreta “The Happy Prince – l’ultimo ritratto di Oscar Wilde”, dal 12 aprile al cinema.

Dopo il grande successo per le sue commedie teatrali, Oscar Wilde è caduto in disgrazia. Processato per la sua esplicita omosessualità e condannato a due anni di lavori forzati, si ritrova esiliato geograficamente e spiritualmente. La salute inizia a vacillare, così come il suo animo sempre tormentato.
Dopo esser ricaduto nel vortice di passioni ed amori con il giovane Lord Douglas nella soleggiata Napoli, Wilde ritorna in Francia dove troverà la morte. Solo gli amici più cari, Reggie Turner (Colin Firth) e Robbie Ross (Edwin Thomas), gli resteranno accanto fino alla fine dei suoi giorni.

Rupert Everett con “The Happy Prince” vuole raccontare il lato più intimo del noto scrittore Oscar Wilde. C’è tutto Wilde: la sua genialità e romanticismo, il suo eclettismo ed egoismo, le sue perversioni e peccati, ma anche tutta la sua ritrovata cristianità. Così la nota favola “Il principe Felice” diviene metafora della vita stessa di Wilde. Come la statua del principe felice che progressivamente si spoglia di tutti i suoi sfarzosi ornamenti per donarli ai più bisognosi, così il grande autore dona tutta la sua arte per trovare la redenzione nel Regno dei Cieli.

La regia di Everett è sicuramente molto particolare: i suoi piani sequenza seguono i protagonisti prima da vicino affinché si crei un rapporto preciso e ben delineato tra telecamera e attore, poi progressivamente da lontano. Come ha dichiarato lo stesso regista in conferenza stampa “il mio stile è fortemente influenzato dai fratelli Dardenne ma anche da un’estetica CCTV“.

Ad uno stile di ripresa particolare si aggiunge una fotografia molto curata e dettagliata che s’ispira ai celebri dipinti di Toulouse Lautrec e Monet.

Oscar Wilde è sempre stato un autore molto controverso: omosessuale in tempi in cui era considerato un “grave peccato”, eterno romantico e profondo cristiano come testimoniano non solo alcune sue bellissime fiabe, quali “il principe felice” o “il gigante egoista”, ma soprattutto per il suo “De Profundiis”.

Everett cerca di raccontare l’uomo – Oscar Wilde, con tutte le sue luci ed ombre, le sue fragilità e sogni. Ne esce un ritratto importante ma forse troppo buonista ed edulcorato!

Oscar Wilde non ha più bisogno di esser riscattato moralmente per le sue scelte sessuali, ma dovrebbe essere apprezzato per la sua genialità letteraria.

Voto: 7

The Happy Prince (commedia, Italia, Belgio, Germania, Gran Bretagna; 2018) di Rupert Everett. Con Rupert Everett, Colin Firth, Colin Morgan, Edwin Thomas, Emily Watson, Tom Wilkinson, Béatrice Dalle, John Standing, Edward Fox, Miranda Richardson, Daniel Weyman, André Penvern -In uscita nelle nostre sale da giovedì 12 aprile 2018


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Tonya: recensione

Dal 29 marzo arriva nelle sale “Tonya”, il biopic su Tonya Harding, la famosa pattinatrice americana.

Tonya”, il biopic su Tonya Harding, la famosa pattinatrice americana protagonista di uno dei più grandi scandali dello sport mondiale, arriverà nelle nostre sale dal 29 marzo diretto da Craig Gillespie e con protagonista Margot Robbie.

Il film, acclamato dal pubblico e dalla critica dei vari festival in cui è stato presentato, è il ritratto tragico e al tempo stesso ironico di una donna forte e di una società bisognosa di creare miti per poi distruggerli.

Tonya Harding cresce in una periferia povera e con una madre molto dura. La sua passione ed il suo talento per il pattinaggio artistico su ghiaccio la resero prima una campionessa nazionale poi olimpica. In realtà, la Harding non è mai piaciuta ai giudici di gara perché non la ritenevano all’altezza per rappresentare gli Stati Uniti all’estero. Fumava, aveva una vita difficile caratterizzata da povertà e violenza. Tonya fu al centro di una grande scandalo: fu accusata per la nota aggressione alla rivale Nancy Kerrigan prima delle Olimpiadi del ’94.

Il regista Gillespie ricostruisce la vita di Tonya dai 4 ai suoi 44 anni, cioè ripercorre l’ascesa e la caduta della campionessa, che fu la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale.

La pellicola inizia con un messaggio chiaro: “è tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly”, il marito della pattinatrice.

Così tutta la pellicola è permeata da tanta ironia: i personaggi che circondano la protagonista, dal marito violento alla madre crudele ed anaffettiva, all’istruttrice sembrano tutte caricature di un’umanità goffa e stupida. Al centro della storia però c’è una donna, bistrattata e violentata dai mass media e dalla società perbenista, esclusa e denigrata semplicemente perché diversa.

Il regista non vuole condannare o giudicare le azioni di Tonya, ma attraverso il racconto struggente e nefasto della sua vita descrive un volto dell’America molto inusuale. Un’America che si vuole mostrare per qualcosa che non è, il mitico e tante volte citato ed agognato “sogno americano” in realtà risulta fasullo. Se appartieni alla periferia povera e non puoi vantare la classica famiglia americana alla “Happy Days” non ti basta il talento per emergere, perché resterai sempre esclusa. La stessa condanna da parte della Corte risulta spietata ed avvalora la tesi del regista, che come lo spettatore risulta ferito e confuso da tanta crudeltà.

Bravissima è Margot Robbie, che riesce a dare profondità ed a esprimere tutto il temperamento focoso e psicolabile della giovanissima protagonista, personaggio controverso ed estremamente complesso.

Tonya” è un film difficile, crudele ed ironico che ha il coraggio attraverso il sorriso di criticare ferocemente gli Stati Uniti d’America, colpendoli direttamente al cuore.

Voto: 8

Tonya (“I, Tonya”, Biografico, USA) di Craig Gillespie. Con Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Paul Walter Hauser, Julianne Nicholson, Bobby Cannavale, Mckenna Grace, Bojana Novakovic, Caitlin Carver, Amy Fox, Evan George Vourazeris, Joshua Mikel. – In uscita nelle sale da giovedì 29 marzo 2018.


The Post: recensione

Tom Hanks e Meryl Streep sono i protagonisti dell’avvincente film “The Post” di Steven Spielberg, dal 1 febbraio nelle nostre sale.

In noto regista Steven Spielberg ritorna sul grande schermo con l’avvincente film “The Post” con protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep, dal 1 febbraio al cinema.

Il film, che ha ottenuto ben sei candidature ai Golden Globes, ha sbancato il botteghino d’oltreoceano e si prepara a conquistare la notte degli Oscar 2018.

Nel 1971, negli Stati Uniti, scoppia lo scandalo dei “Pentagon Papers”, documenti segretissimi che svelano come la presidenza di Lyndon B. Johnson e le varie amministrazioni precedenti, avessero mentito al popolo ed allo stesso Congresso riguardo l’intervento americano nella sanguinosa guerra del Vietnam. Quando il “New York Times” pubblicò i primi fascicoli dello scottante dossier, il presidente Nixon, tramite la corte federale, ottenne un’ingiunzione per vietarne la divulgazione. Il più piccolo “Washington Post” scelse allora, grazie al coraggio dell’editor Ben Bradlee (Tom Hanks) e del proprietario Kay Graham (Meryl Streep), di pubblicare l’intero dossier reclamando il diritto della libertà di stampa.

“The Post” però non è semplicemente un film di giornalismo investigativo.

Il regista Spielberg, infatti, strumentalizza l’accaduto storico per raccontare un’altra storia: quella della responsabilità che ha la stampa, ed anche il cinema, per denunciare sempre la realtà, per svelare i segreti ed i torbidi meccanismi della politica. Tematica sempre attuale per il regista americano che ha scelto di dirigere il film subito dopo l’elezione del presidente Trump!

Così la pellicola, più che sui fatti, si concentra sulla difficile e combattuta scelta del quotidiano “The Washington Post” nel voler sfidare la presidenza Nixon per far venire alla luce la verità sulla guerra del Vietnam.

Inoltre, con maestria e molta delicatezza, il regista racconta anche la storia di Kay Graham, per riflettere sulla situazione femminile moderna. Spielberg, infatti, enfatizza come Kay Graham, in quanto donna e nonostante fosse la proprietaria del quotidiano, venisse sempre tenuta ai margini sia dei consigli di amministrazione che delle decisioni importanti. La Graham era una benestante ed elegante signora che frequentava tutti i salotti buoni dell’epoca e vantava amicizie famose. Quando arrivò però il momento di dover scegliere, nonostante le feroci critiche e minacce, la Graham decise di appoggiare il suo editor e di sfidare il governo. Il regista, attraverso il racconto della Graham critica aspramente la società attuale, che dietro alla patina di buonismo nasconde ancora un granitico maschilismo soprattutto verso le donne che aspirano al potere. La scelta di far interpretare la Graham a Meryl Streep sembra in questo caso molto precisa: la star hollywoodiana, infatti, si è sempre distinta per il suo impegno nella lotta per i diritti delle donne ad Hollywood.

La pellicola si sofferma anche sui meccanismi per la messa in stampa: si avverte l’odore della carta, il fremere dei bulloni, lo stridio delle macchine, il sudato lavoro del correttore di bozze, del tipografo. Un lavoro, quello del giornalismo, importante per il regista perché frutto del sudore e delle menti di molti uomini.

Il film sicuramente è molto americano: si esalta il patriottismo, si evocano i diritti fondamentali della democrazia, primo fra tutti quello della libertà di stampa; la lotta per la ricerca della verità e per l’affermazione delle proprie idee.

La pellicola vanta non solo un’ottima regia ma anche un cast formidabile: da Meryl Streep a Tom Hanks.

The Post” è un bel film che vuole denunciare, raccontando eventi realmente accaduti, l’attuale servilismo e la subordinazione ai governi dei mezzi di comunicazione. Un messaggio importante e drammaticamente attuale soprattutto per il nostro Paese!

voto: 8

The Post (biografico, USA, 2017) di Steven Spielberg. Con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods – In uscita nelle nostre sale da giovedì 1 febbraio 2018.


Loving, Vincent: recensione

Solo il 16, 17 e 18 ottobre arriverà nelle nostre sale “Loving, Vincent” di Dorota Kobiela e Hugh Welchman: film d’animazione realizzato con attori e ridipinto utilizzando i quadri dell’artista Van Gogh.

kinopoisk.ru

Un evento speciale, solo per tre giorni, 16, 17 e 18 ottobre, arriverà sul grande schermo lo straordinario film di Dorota Kobiela ed Hugh Welchman, “Loving, Vincent”: un film d’animazione realizzato con attori e ridipinto utilizzando i quadri del famoso pittore Vincent Van Gogh.

La pellicola racconta le ultime settimane di vita del pittore olandese trasferitosi ad Arles, in Francia, nel 1888 ed indaga sulle vere cause della sua morte.

Il famoso pittore Vincent Van Gogh, pioniere dell’arte contemporanea e personaggio tormentato, nel luglio 1890 si spara in un campo di grano nei pressi di Arles. Il giovane Armand, figlio del postino Roulin, caro amico di Van Gogh, non convinto del suicidio dell’artista, ripercorre le sue ultime settimane di vita attraverso i luoghi e le persone che gli sono state vicine.

L’eccezionalità della pellicola consta sulla tecnica usata: è il primo lungometraggio interamente dipinto in cui gli attori animano i protagonisti dei quadri di Van Gogh. La pellicola d’animazione è stata fatta da una squadra di centoventicinque artisti che hanno riprodotto su tela, in puro stile Van Gogh, ognuna delle 65mila inquadrature.

Il risultato è semplicemente sorprendente: le vigorose pennellate dell’artista prendono vita in un turbinio di colori ed emozioni vivissime.

L’arte quale poesia dell’anima, respiro di vita si ritrova nelle parole dello stesso Van Gogh: “possiamo parlare soltanto attraverso i nostri quadri”.

I dipinti sono dunque la voce dell’artista, il suo mondo di emozioni e paure, che sopravvivono all’autore stesso.

La pittrice polacca Dorota Kobiela ed il regista inglese Hugh Welchman hanno reso possibile questo.

Loving, Vincent” è un prodotto cinematografico senza precedenti: una vera opera d’arte!

Voto: 10

Loving, Vincent (Gran Bretagna, Polonia, 2016) di Dorota Kobiela, Hugh Welchman. Con Aidan Turner, Helen McCrory, Saoirse Ronan, Douglas Booth, Jerome Flynn – In uscita nelle nostre sale da lunedì 16 ottobre 2017.


Margot Robbie cambia look per “I, Tonya”

Margot Robbie cambia look per il biopic “I, Tonya”: adesso è curvy!

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La bellissima modella e star di “Suicide Squad” Margot Robbie è diventata curvy per interpretare il biopic “I, Tonya” diretto da Craig Gillespie (“L’ultima tempesta”).

Dalle prime foto rubate dal set, l’attrice risulta aver guadagnato molti chili per interpretare al meglio Tonya!

Il film racconta la storia dell’ex pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense Tonya Harding, nota al grande pubblico per il suo coinvolgimento nell’aggressione alla pattinatrice Nancy Kerrigan, avvenuta nel gennaio 1994, cui seguì uno scandalo mondiale. Il 6 gennaio del 1994 la Kerrigan venne aggredita dopo una sessione di allenamento ai Campionati nazionali, costringendola al ritiro. Titolo nazionale che andò proprio a Tonya. Dalle indagini successive si scoprì che l’ex marito Gillooly aveva pagato l’aggressore, Shane Stant, affinché colpisse la Kerrigan al ginocchio destro con una sbarra. Disse di averlo fatto d’accordo con la ex moglie per mettere fuori gioco la rivale in vista dei Giochi olimpici invernali. La federazione americana decise poi di revocarle il titolo nazionale appena vinto e bandirla a vita.

La sceneggiatura è stata affidata a Steven Rogers, autore di “Kate & Leopold” e “Love the Coopers”, mentre lo script si basa su una serie di interviste con la stessa Harding ed il suo ex marito, nonché partner criminale, Jeff Gillooly.

La release ufficiale del film è prevista per il 2018.

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Neruda: recensione

Pablo Larrain ritorna al cinema con il biopic anticonvenzionale “Neruda” sul premio nobel per la letteratura Pablo Neruda, dal 13 ottobre nelle sale.

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Profondo, poetico, visivamente potente è “Neruda” il nuovo capolavoro del giovane regista cileno Pablo Larrain, dal 13 ottobre nelle nostre sale.

Cile 1948. Pablo Neruda (Luis Gnecco), il famoso poeta, è senatore e leader del partito comunista. Il presidente Videla lo accusa e chiede al prefetto di polizia Oscar Peluchonneau (Gael Garcia Bernal) di arrestarlo. Neruda deve così nascondersi ed andare in esilio. Durante la sua vita da fuggitivo il poeta comporrà “Canto General”, divenendo non solo simbolo della libertà ma anche una leggenda della letteratura.

“Neruda” è un film anti-biopic, perchè più che una pellicola sul poeta-politico è un film “nerudiano”, sospeso fra realtà ed immaginazione. È anche un western, un noir, un road movie, dove l’importante non è la destinazione ma il percorso e sviluppo dei personaggi.

Come ha dichiarato lo stesso regista: “La chiave del film è nelle parole stesse del poeta declamate in occasione del Nobel del 1971, quando dichiarò di non sapere se il periodo da fuggitivo lo aveva “vissuto veramente, sognato o scritto”. Infatti il film vuole raccontare il cosmo nerudiano e non ha la presunzione di catturare un personaggio così enorme e complesso e profondo come Neruda”.

La pellicola è altamente poetica, profonda e riflessiva: c’è tutto l’amore per il Cile del poeta e del regista, c’è la feroce critica alla politica corrotta ed opulenta di allora come di quella contemporanea, c’è l’ironia tipicamente sudamaricana, c’è l’ode all’arte ed alla potenza della parola. Il regista riesce ad utilizzare l’immagine al servizio della parola, dove quest’ultima, in tutta la sua potenza sia sussurrata che gridata, travalica lo spazio e l’ambiente. Perché tutto cambia, le ideologie ed i governi mutano, ma non la parola creativa come quella del poeta Neruda, che sia nell’amore che nella rabbia, viene scolpita per l’eternità.

A differenza  delle sue opere precedenti, come “El club” o “Tony Manero”, Larrain racconta un Cile diverso, quello del dopoguerra, quello della speranza e della fratellanza. Un Cile che presto conoscerà il sangue e l’odio con la dittatura di Pinochet.

Ad una bellissima fotografia corrisponde un’ottima sceneggiatura ed un cast di tutto rispetto.

“Neruda” è candidato per il Cile come “Miglior Film Straniero” agli Oscar 2017. La sua vittoria sarebbe il giusto riconoscimento per un’opera cinematografica di altissimo valore artistico.

Voto: 10

Neruda (Biografico, Drammatico, Cile, 2016) di Pablo Larraín con Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Pablo Derqui, Mercedes Moràn, Diego Muñoz, Michael Silva – in uscita nelle nostre sale da giovedì 13 ottobre


Pablo Larrain racconta Neruda

Il giovane regista cileno Pablo Larrain ha presentato alla stampa “Neruda”. Interessanti riflessioni sull’arte del cinema, sulla politica e sulla società odierna.

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Dal 13 ottobre arriva nelle nostre sale “Neruda“, un biopic anticoncezionale sul noto poeta cileno Pablo Neruda, diretto dal talentoso Pablo Larrain.

In occasione della presentazione romana alla stampa del film, il regista cileno ha risposto ad alcune interessanti domande.

Cosa è cambiato nella politica cilena rispetto al periodo descritto nel film ed alla dittatura di Pinochet?

Larrain:

“Nel 1947, poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, dieci anni prima della Rivoluzione Cubana e trent’anni prima di Salvador Allende, il mondo era modernista e molto differente; Pablo Neruda fra l’altro cedette la candidatura alla Presidenza della Repubblica ad Allende, e chissà cosa sarebbe stato del Cile con Neruda come Presidente. Quando si realizza un film d’epoca non si può cadere nell’ingenuità di fingere di non sapere cos’è accaduto dopo: abbiamo il vantaggio di conoscere la storia. Neruda è un film su un Paese che ha sofferto la devastazione del dopoguerra e su un sogno che non si è mai concretizzato. Quando Neruda ha ricevuto il premio Nobel, nel suo discorso ha parlato proprio di quest’epoca e della sua fuga, affermando di non sapere se quel periodo “l’ha vissuto veramente, lo ha solo scritto o l’ha solo sognato”!. Questa è la chiave di lettura di una pellicola che non è soltanto su Neruda, ma sull’universo nerudiano; del resto la figura di Neruda è talmente vasta e complessa che non sarebbe stato possibile racchiuderla tutta in un film”.

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Come ti sei documentato a proposito della vita di Pablo Neruda?

Larrain:

“Ho letto diverse biografie e la sua autobiografia. Abbiamo anche raccolto molte interviste di persone che lo hanno conosciuto. Neruda era un amante della cucina, del vino, delle donne; era un diplomatico ed un viaggiatore; era un appassionato di letteratura poliziesca; era un politico ed un membro del Partito Comunista; era ed è il più grande poeta del Sud America. In Cile Neruda è ovunque, nell’aria e nelle montagne, io me lo porto addosso sulla pelle, nel sudore, nel sangue. Questo film voleva essere un poema per Neruda, nella speranza che l’avrebbe apprezzato”.

Come sei riuscito a conciliare così bene le due anime di Neruda, quella del poeta e quella del politico?”

Larrain:

“Sono la stessa cosa! Non si possono separare questi due aspetti. Proviamo a immaginare un poeta americano che si metta a scrivere poesie su Donald Trump: sarebbe impensabile! Quello di Neruda, invece, era un mondo diverso: lui scriveva poesie dedicate ai leader politici dell’America Latina, poesie spesso ben poco tenere. Neruda e gli artisti della sua epoca con le loro opere volevano cambiare il mondo e influenzare l’opinione pubblica. Io e la mia generazione non lo facciamo, è un mondo diverso che come ha detto il comandante Marcos “presentiamo un problema cosicché gli altri se ne facciano carico”.

No – I giorni dell’arcobaleno era un film sul rapporto fra la comunicazione e il potere, un tema che ritorna anche in Neruda: cosa la affascina così tanto a proposito di questi temi?

Larrain:

“Al mondo d’oggi la comunicazione è spesso più importante del contenuto. Mi piace definire Neruda un antibiopic, ma è anche un’opera di genere noir e un po’ un western. Volevo raccontare, come in un road movie, il cambiamento di un personaggio per il quale non è importante la destinazione ma lo stesso viaggio. I due protagonisti sono in crisi ed hanno bisogno l’uno dell’altro per capire il mondo, che per entrambi ora è incomprensibile”.

Da cosa dipendono i repentini cambiamenti di ambiente all’interno della stessa scena, una caratteristica ricorrente del film?

Larrain:

“Mi piace il cinema realista se fatto bene, ma io non so farlo. Non posso fare un cinema di quel tipo, a me interessa il cinema di atmosfera. E questo è un film su Neruda che ha una struttura borgesiana. Io non funziono in modo lineare, immagino pezzi, momenti e scene di film. Una volta che ho un copione solido a disposizione, ragiono a sprazzi, getto queste scene in cucina e poi il montaggio lo assembla in base alle esigenze. Come diceva Truffaut, durante le riprese si lotta contro la sceneggiatura e al montaggio contro le riprese: sono processi diversi e il lotta fra di loro, ed è bene che ci sia questa battaglia e che si percepisca. Altrimenti andate al cinema a guardare un film che vi suggerisce già tutte le risposte. Io penso che un regista si debba fidare dello spettatore e delle sue capacità, che un film debba essere aperto, costruirsi con lo spettatore, lasciare vuoti e interrogativi, creare una dialettica tra il pubblico e lo schermo.”

Neruda” arriverà nelle nostre sale dal 13 ottobre.

The Beatles – Eight Days a Week: al cinema

Dal 15 al 21 settembre arriva al cinema il docu-film musicale “The Beatles – Eight Days a Week” diretto da Ron Howard.

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Il mito di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr rivive sul grande schermo per un evento speciale, dal 15 al 21 settembre, “The Beatles – Eight Days a Week” diretto dal regista premio Oscar Ron Howard.

The Beatles – Eight Days a Week” racconta i primi anni della carriera dei Beatles (1962-1966), quando raggiunsero il successo mondiale. La pellicola, attraverso  filmati rari e inediti del dietro le quinte e di concerti live, racconta come i giovani inglesi siano diventati nel giro di pochi anno un fenomeno musicale internazionale segnando per sempre la storia della musica pop.

Il film include anche il mitico concerto allo Shea Stadium del 15 agosto del 1965, che fu filmato con 14 telecamere 35mm da Ed Sullivan Productions e Brian Epstein. Per la prima volta 30 minuti esclusivi della storica performance, completamente restaurati e rimasterizzati, Il restauro in 4K con audio rimasterizzato da Giles Martin e Sam Okell presso l’Abbey Road Studios, include le perfomance di grandi classici come “A Hard Days Night,” “I’m Down”, “Everybody’s Trying To Be My Baby” e “Dizzy Miss Lizzy.”

Il film è prodotto con la piena collaborazione di Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono Lennon e Olivia Harrison. Il vincitore del Grammy Nigel Sinclair della White Horse Pictures, Scott Pascucci e il vincitore dell’Academy Award e dell’Emmy Brian Grazer di Imagine Entertainment hanno prodotto il film insieme a Ron Howard. Jeff Jones e Jonathan Clyde della Apple Corps Ltd. sono i produttori esecutivi, assieme a Michael Rosenberg della Imagine e a Guy East e a Nicholas Ferrall della White Horse.

Fonte: Comunicato Stampa

Zoe Saldana nel biopic “Nina”: è polemica

L’affascinante attrice Zoe Saldana è la protagonista del biopic “Nina” sulla famosa cantante jazz Nina Simone. Il film è già al centro di una feroce polemica!

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È stato pubblicato il primo trailer dell’attesissimo biopic “Nina” sulla nota cantante jazz Nina Simone interpretata dalla bellissima Zoe Saldana(“Avatar”).

La pellicola è al centro di una furiosa polemica che divide l’America.

Innanzitutto l’attrice Saldana è stata ferocemente criticata per il colore della sua pelle. Infatti l’attrice è figlia di una portoricana e di un dominicano con origini haitiane e libanesi. Per il film, come già si può notare nel poster ufficiale, la Saldana è stata truccata per sembrare più scura ed esser più simile alla Simone. Questo naturalmente ha creato non poco scompiglio: si è gridato al solito razzismo di Hollywood che preferisce scurire piuttosto che ingaggiare attrici afro americane!

Inoltre l’attrice è stata accusata sempre per le sue origini e quindi di non essere afroamericana per cultura ed estrazione!

Le critiche dilagano, i fan della cantante sembrano essere molto arrabbiati, molte sono le esortazioni al boicottaggio da parte del web. La stessa Miriam J. Petty, esperta di cultura afroamericana, ha accusato:

“È irrispettosa, fuorviante la scelta di Zoe, dimostra l’ignoranza di molte persone”.

Molte critiche vengono soprattutto da parte della famiglia della Simone. In particolare la figlia Lisa Simon Kelly ha più volte dichiarato che questo film

“si basa su una bugia. È contaminato dalle sue fondamenta.”

Il film racconta la vita della cantante, scrittrice, pianista ed appassionata attivista Nina Simone, amatissima dal mondo del jazz scomparsa nel 2003.

Scritto e diretto da Cynthia Mort, “Nina” arriverà nelle sale americane il 22 aprile.

Il cast si compone, oltre a Zoe Saldana, anche di Mike Epps, David Oyelowo, Ronald Guttman ed Ella Thomas.

Le accuse e le critiche a colpi di tweet sono appena iniziate.

Natalie Portman in Jackie: prime foto

L’affascinante attrice Natalie Portman sarà l’icona dello stile Jackie Kennedy nel nuovo film di Pablo Larrain.

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Sono state pubblicate le prime foto di “Jackie”, biopic dedicato alla famosa first Lady Jacqueline Kennedy che sarà interpretata da Natalie Portman.

Il film diretto da Pablo Larrain arriverà nelle sale solo nel 2017.

La pellicola racconta la vita e le reazioni pubbliche e private della first Lady nei quattro giorni successivi all’omicidio di John F. Kennedy a Dallas nel 1963. Come ha recentemente dichiarato Mirava di Wild Bunch:

“Parla dei giorni in cui Jackie Kennedy diventò un’icona, mentre stava perdendo tutto”.

Il cast si completa anche di Greta Gerwig, John Hurt e Max Casella.

Il progetto inizialmente era stato affidato a Darren Aronofsky, che aveva gia’ diretto la Portman in “Black Swan”. Poi il timone è passato a Lorraine, e Aronofsky è rimasto come produttore.

La sceneggiatura si basa sullo scritto di Noah Oppenheimer.