Il Filo Nascosto: recensione

Daniel Day-Lewis è il protagonista de “Il Filo nascosto” di Paul Thomas Anderson, dal 22 febbraio nelle nostre sale.

Candidato a ben sei premi Oscar, il nuovo film di Paul Thomas Anderson, “Il Filo nascosto”, con protagonista Daniel Day-Lewis, arriva al cinema dal 22 febbraio.

Londra, anni ’50. Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) è lo stilista più acclamato d’Inghilterra, ed insieme a sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono il centro della moda britannica. Woodcock è un eterno scapolo, abitudinario e sempre molto concentrato su di se e sul proprio talento artistico. Un giorno però incontra Alma (Vicky Krieps), una giovane cameriera che presto diventerà sua musa ed amante. Alma è una donna indipendente e decisa pronta a portare molto scompiglio nella vita ordinata e routinaria di Woodcok.

“Il Filo nascosto” è una struggente storia d’amore, ma anche un noir dalle tinte fosche. È un film sull’arte e sul talento artistico, ma è anche un film d’epoca. Come gli abiti sartoriali possono nascondere messaggi e frammenti di vita, così la pellicola di Anderson cela sotto trame e sfumature narrative.

Bellissimi sono i vestiti, i caldi colori delle ambientazioni londinesi, i particolari di una scenografia sempre attenta e lucida. Buono è il ritmo che segue una struttura narrativa articolata ed in molti suoi punti anche spiazzante. Bravissimi anche gli interpreti per dei ruoli difficili e complessi: da Daniel Day-Lewis a Vicky Krieps.

Il regista Anderson ha dichiarato recentemente che con questo film ha cercato di dare nuova dignità cinematografica al romanzo “Rebecca, la prima moglie” di Daphne Du Maurier e di omaggiare il film che Alfred Hitchcock ne ha tratto nel 1940, e che è nato dalla voglia di raccontare una storia dove l’eleganza degli abiti, ma anche dei gesti e delle persone fosse la vera protagonista.

Paul Thomas Anderson si conferma essere così uno dei più grandi registi dell’universo cinematografico contemporaneo, che riesce sempre a colpire nel segno anche con un film, quale “Il Filo nascosto”, molto difficile per le tematiche affrontate.

Esteticamente perfetto, visivamente accattivante, “Il Filo nascosto” coinvolge ed emoziona, stupisce e lascia riflettere.

voto: 9

Il Filo Nascosto (Phantom Thread, drammatico, USA, 2017) di Paul Thomas Anderson; con Vicky Krieps, Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Sue Clark, Joan Brown, Camilla Rutherford. – In uscita nelle nostre sale da giovedì 22 febbraio 2018.


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L’uomo sul treno: recensione

Liam Neeson è il protagonista dell’avvincente film “L’uomo sul treno” di Jaume Collet-Serra, dal 25 gennaio nelle nostre sale.

Liam Neeson e Vera Farmiga sono i protagonisti del thriller “L’uomo sul treno” di Jaume Collet-Serra, dal 25 gennaio al cinema.

Michael MacCauley è un pendolare che ogni giorno si reca a New York per lavorare presso una compagnia di assicurazioni. Michael, marito devoto e padre premuroso, ha un mutuo da pagare ed un figlio da mandare al college. Un giorno improvvisamente viene licenziato e sul treno di ritorno incontra una donna misteriosa che gli offre centomila dollari in cambio della sua collaborazione: dovrà trovare una persona di cui sa solo che non si tratta di un passeggero abituale. Il gioco si complica quando scopre che dietro quella donna c’è un’organizzazione che minaccia la sua famiglia e la sua stessa vita se non riuscirà a risolvere entro poco tempo l’enigma.

Come nei precedenti film (“Non-Stop”), il regista spagnolo Jaume Collet-Serra decide di raccontare una storia dai toni claustrofobici: tutta l’azione si svolge nei vagoni di un treno in corsa.

La sceneggiatura, ben articolata, gioca sul tema tipico hitchcockiano dell’uomo comune che si trasforma a causa di circostanze straordinarie.

Se la struttura narrativa è sicuramente funzionale allo svolgimento della storia, la seconda parte della pellicola si caratterizza per scene action al limite del ridicolo. Così l’uomo comune – Liam Neeson diventa suo malgrado un super eroe che compie azioni rocambolesche al limite del credibile.

La stessa tensione o mistero propri del genere thriller spesso languono e risultano citofonati: la persona ricercata viene facilmente identificata, il “cattivo” presto individuato.

Se da un lato manca la suspense, dall’altro lato la pellicola si caratterizza per ritmo e puro divertimento.

L’uomo sul treno”, nonostante tradisca così le sue premesse, risulta essere una pellicola spassosa, di puro intrattenimento.

voto: 6

L’Uomo sul Treno (“The Commuter”, thriller, USA, 2018) di Jaume Collet-Serra. Con Liam Neeson, Vera Farmiga, Patrick Wilson, Sam Neill, Elizabeth McGovern, Jonathan Banks, Florence Pugh, Dean-Charles Chapman, Killian Scott, Damson Idris – In uscita nelle nostre sale da giovedì 25 gennaio 2018


Razzie Awards 2018: tutte le nomination

Il peggio del cinema sarà premiato con i temuti Razzie Awards il 3 marzo. Tra le nomination Jennifer Lawrence, Emma Watson e Tom Cruise.

Sono state annunciate le nomination dei temutissimi Razzie Awards, i premi cinematografici che sanciscono i peggiori film ed attori del 2017.

La Golden Raspberry Award Foundation, giunta alla sua 38esima edizione, annuncerà i vincitori il 3 marzo, un giorno prima degli Oscar, a simboleggiare che “oltre al meglio c’e’ sempre un peggiore”.

Tra i peggiori film si contendono la poco ambita statuetta “Cinquanta Sfumature di Nero”, il penultimo capitolo della saga erotico-letteraria e “Transformers – L’ultimo Cavaliere”, quinta pellicola della saga diretta da Michael Bay.

Tutte le nomination:

Peggior Film
• Baywatch
• Emoji: Accendi le Emozioni
• Cinquanta Sfumature di Nero
• La Mummia
• Transformers: L’ultimo Cavaliere

Peggior Attrice
• Katherine Heigl – L’amore Criminale (Unforgettable)
• Dakota Johnson – Cinquanta Sfumature di Nero
• Jennifer Lawrence – Madre!
• Tyler Perry – Boo! 2: A Madea Halloween
• Emma Watson – The Circle

Peggior Attore
• Tom Cruise, La Mummia
• Johnny Depp, Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar
• Jamie Dornan, Cinquanta Sfumature di Nero
• Zac Efron, Baywatch
• Mark Wahlberg, Daddy’s Home 2 e Transformers: L’ultimo Cavaliere

Peggior Attore non Protagonista
• Javier Bardem – Madre! e Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar
• Russell Crowe – La Mummia
• Josh Duhamel – Transformers: L’ultimo Cavaliere
• Mel Gibson – Daddy’s Home 2
• Anthony Hopkins – Autobahan – Fuori Controllo (Collide) e Transformers: L’ultimo Cavaliere

Peggior Attrice non Protagonista
• Kim Basinger – Cinquanta Sfumature di Nero
• Sofia Boutella – La Mummia
• Laura Haddock – Transformers: L’ultimo Cavaliere
• Goldie Hawn – Snatched
• Susan Sarandon – A Bad Moms Christmas

Peggior Remake, Rip-off o Sequel
• Baywatch
• Boo! 2: A Madea Halloween
• Cinquanta Sfumature di Nero
• La Mummia
• Transformers: L’ultimo Cavaliere

Peggior Regista
• Darren Aronofsky – Madre!
• Michael Bay -Transformers: L’ultimo Cavaliere
• James Foley – Cinquanta Sfumature di Nero
• Alex Kurtzman – La Mummia
• Anthony Leonidis – Emoji: Accendi le Emozioni

Peggior Sceneggiatura
• Baywatch
• Emoji: Accendi le Emozioni
• Cinquanta Sfumature di Nero
• La Mummia
• Transformers: L’ultimo Cavaliere

Oscar 2018: tutte le nomination

Poche sorprese per le nomination all’edizione degli Oscar 2018: tra i favoriti “La forma dell’acqua” e “Dunkirk”.

Sono state annunciate le nomination degli Oscar 2018, i premi più importanti del cinema.

Alla 90esima edizione, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences si prepara alla nota notte degli Oscar, il più importante evento cinematografico dell’anno, che avrà luogo il prossimo 4 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, e sarà condotta dal comico Jimmy Kimmel.

Il film che ha ricevuto più candidature è “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro, con ben tredici nomination, seguito da “Dunkirk” di Christopher Nolan con otto. L’avvincente “The Post” di Steven Spielberg ha ottenuto solo due nomination, mentre “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino gareggia come miglior film, miglior attore, miglior sceneggiatura e miglior canzone originale.

Greta Gerwig è la prima donna a essere candidata come migliore regista per “Lady Bird” dal 2010, quando Kathryn Bigelow lo vinse per “The Hurt Locker”.

Rachel Morrison, invece, è la prima donna candidata al premio per la miglior fotografia.

Tutte le nomination:

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Miglior film

  • Chiamami col tuo nome
  • Dunkirk
  • 
Get Out
  • Il filo nascosto
  • Lady Bird
  • La forma dell’acqua
  • L’ora più buia
  • The Post
  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior regia

  • Christopher Nolan, Dunkirk
  • Greta Gerwig, Lady Bird
  • Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto
  • Guillermo del Toro, La forma dell’acqua
  • Jordan Peele, Get Out

Miglior attore protagonista

  • Daniel Day-Lewis, Il filo nascosto
  • Daniel Kaluuya, Get Out
  • Denzel Washington, Roman J. Israel, Esq.
  • Gary Oldman, L’ora più buia
  • Timothée Chalamet, Chiamami col tuo nome

Miglior attrice protagonista

  • Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
  • Margot Robbie, Io, Tonya
  • Meryl Streep, The Post
  • Sally Hawkins, La forma dell’acqua
  • Saoirse Ronan, Lady Bird

Miglior attore non protagonista

  • Christopher Plummer, Tutti i soldi del mondo
  • Richard Jenkins, La forma dell’acqua
  • Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
  • Willem Dafoe, The Florida Project
  • Woody Harrelson, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior attrice non protagonista

  • Allison Janney, Io, Tonya
  • Laurie Metcalf, Lady Bird
  • Lesley Manville, Il filo nascosto
  • Mary J. Blige, Mudbound
  • Octavia Spencer, La forma dell’acqua

Miglior film d’animazione

  • Baby Boss
  • Coco
  • Loving Vincent
  • Ferdinand
  • The Breadwinner

Miglior documentario

  • Abacus: Small Enough to Jail
  • Faces Places
  • Icarus
  • Strong Island
  • Last man in Aleppo

Miglior film straniero

  • A Fantastic Woman
  • Loveless
  • The Insult
  • On body and soul
  • The Square

Miglior sceneggiatura originale

  • Get Out
  • Lady Bird
  • La forma dell’acqua
  • The Big Sick
  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior cortometraggio documentario

  • Edith+Eddie
  • Heaven is a Traffic Jam on the 405
  • Heroin(e)
  • Knife Skills
  • Traffic Stop

Miglior canzone

  • “Mighty River”, Mudbound
  • “Mystery of Love”, Chiamami col tuo nome
  • “Remember me”, Coco
  • “Stand Up for Something”, Marshall
  • “This is me”, The Greatest Showman

Miglior sceneggiatura non originale

  • Chiamami col tuo nome
  • Logan
  • Molly’s Game
  • Mudbound
  • The Disaster Artist

Migliore scenografia

  • Blade Runner 2049
  • La Bella e la Bestia
  • Dunkirk
  • La forma dell’acqua
  • L’ora più buia

Miglior cortometraggio

  • DeKalb Elementary
  • My Nephew Emmett
  • The Eleven O’Clock
  • The Silent Child
  • Watu Wote/All of Us

Miglior effetti speciali (“visual effects”)

  • Blade Runner 2049
  • Guardiani della Galassia: Vol. 2.
  • Kong: Skull Island
  • Star Wars: Gli ultimi Jedi
  • The War – Il pianeta delle scimmie

Miglior fotografia

  • Blade Runner 2049
  • Dunkirk
  • La forma dell’acqua
  • L’ora più buia
  • Mudbound

Miglior colonna sonora originale

  • Dunkirk
  • Il filo nascosto
  • La forma dell’acqua
  • Star Wars: Gli ultimi Jedi
  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri
  • Miglior montaggio
  • Baby Driver
  • Dunkirk
  • Io, Tonya
  • La forma dell’acqua
  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Made in Italy: recensione

Ligabue ritorna dietro la macchina da presa per raccontare il suo album “Made in Italy”, dal 25 gennaio nelle nostre sale, con protagonisti Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Il noto cantautore emiliano Luciano Ligabue ritorna dietro la macchina da presa, dopo il successo di “Radiofreccia” (1998), con una nuova commedia agro-dolce “Made in Italy”, dal 25 gennaio nelle nostre sale.

Ispirato all’omonimo concept album del cantante, il film vede protagonisti volti nomi del panorama italico: Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Riko (Stefano Accorsi) è un operaio in un salumificio emiliano. Ha una moglie devota, Sara (Kasia Smutniak), che lavora come parrucchiera ed un figlio, Pietro (Tobia De Angelis), appassionato videomaker, che presto andrà all’università. Riko è in crisi con la moglie, ed anche la fabbrica per cui lavora da trent’anni sta licenziando molto personale. Gli amici di sempre, tra luci ed ombre, cercano di spingerlo verso un cambiamento, ma Riko è restio perché, come dice lui stesso “a furia di farsi andare bene le cose si finisce per farsi andare bene tutto”. Il conflitto interiore del protagonista diventa riflesso della grave crisi in cui versa l’intera nazione. Per risollevarsi e trovare una via d’uscita bisogna cercare il cambiamento e non attenderlo.

Made in Italy” è un canto nostalgico e drammatico verso l’Italia. Quel Bel Paese popolato da persone che ogni giorno lavorano in silenzio, che si sentono smarrite e frustrate perché perdono il lavoro e quindi tutta la loro dignità. Al tempo stesso è una dichiarazione d’amore verso l’Italia: per le sue bellezze storiche e culturali, per il nostro passato di glorie che spesso gli stessi italiani dimenticano. Come ha dichiarato lo stesso Ligabue in occasione della conferenza stampa per la presentazione del film: “Gli italiani viaggiano per tutto il mondo, ma non sono mai turisti a Roma o a Venezia o Trieste”.

Nonostante le ottime intenzioni del cantautore emiliano, il film però non riesce a trovare un suo fil rouge. Sono troppe le tematiche o le strofe che Ligabue vuole raccontare, perdendosi troppo spesso in un coacervo di pensieri poco legati tra di loro.
Non bastano neanche le buone interpretazioni degli attori, da Stefano Accorsi in versione rockabilly a Kasia Smutniak, moglie devota e frustrata, a salvare una sceneggiatura che langue in troppi punti.

Gli stessi intermezzi musicali che caratterizzano il film, risultano essere più un riempitivo necessario per approfondire il messaggio dell’autore piuttosto che un corollario funzionale al racconto.

Made in Italy” di Luciano Ligabue, nonostante le sue pecche, è una bellissima dichiarazione d’amore verso l’Italia ed un grido di speranza per il futuro.

Made in Italy (drammatico, Italia, 2017) di Luciano Ligabue. Con Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini e Tobia De Angelis – In uscita nelle nostre sale da giovedì 25 gennaio 2018.


The Post: recensione

Tom Hanks e Meryl Streep sono i protagonisti dell’avvincente film “The Post” di Steven Spielberg, dal 1 febbraio nelle nostre sale.

In noto regista Steven Spielberg ritorna sul grande schermo con l’avvincente film “The Post” con protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep, dal 1 febbraio al cinema.

Il film, che ha ottenuto ben sei candidature ai Golden Globes, ha sbancato il botteghino d’oltreoceano e si prepara a conquistare la notte degli Oscar 2018.

Nel 1971, negli Stati Uniti, scoppia lo scandalo dei “Pentagon Papers”, documenti segretissimi che svelano come la presidenza di Lyndon B. Johnson e le varie amministrazioni precedenti, avessero mentito al popolo ed allo stesso Congresso riguardo l’intervento americano nella sanguinosa guerra del Vietnam. Quando il “New York Times” pubblicò i primi fascicoli dello scottante dossier, il presidente Nixon, tramite la corte federale, ottenne un’ingiunzione per vietarne la divulgazione. Il più piccolo “Washington Post” scelse allora, grazie al coraggio dell’editor Ben Bradlee (Tom Hanks) e del proprietario Kay Graham (Meryl Streep), di pubblicare l’intero dossier reclamando il diritto della libertà di stampa.

“The Post” però non è semplicemente un film di giornalismo investigativo.

Il regista Spielberg, infatti, strumentalizza l’accaduto storico per raccontare un’altra storia: quella della responsabilità che ha la stampa, ed anche il cinema, per denunciare sempre la realtà, per svelare i segreti ed i torbidi meccanismi della politica. Tematica sempre attuale per il regista americano che ha scelto di dirigere il film subito dopo l’elezione del presidente Trump!

Così la pellicola, più che sui fatti, si concentra sulla difficile e combattuta scelta del quotidiano “The Washington Post” nel voler sfidare la presidenza Nixon per far venire alla luce la verità sulla guerra del Vietnam.

Inoltre, con maestria e molta delicatezza, il regista racconta anche la storia di Kay Graham, per riflettere sulla situazione femminile moderna. Spielberg, infatti, enfatizza come Kay Graham, in quanto donna e nonostante fosse la proprietaria del quotidiano, venisse sempre tenuta ai margini sia dei consigli di amministrazione che delle decisioni importanti. La Graham era una benestante ed elegante signora che frequentava tutti i salotti buoni dell’epoca e vantava amicizie famose. Quando arrivò però il momento di dover scegliere, nonostante le feroci critiche e minacce, la Graham decise di appoggiare il suo editor e di sfidare il governo. Il regista, attraverso il racconto della Graham critica aspramente la società attuale, che dietro alla patina di buonismo nasconde ancora un granitico maschilismo soprattutto verso le donne che aspirano al potere. La scelta di far interpretare la Graham a Meryl Streep sembra in questo caso molto precisa: la star hollywoodiana, infatti, si è sempre distinta per il suo impegno nella lotta per i diritti delle donne ad Hollywood.

La pellicola si sofferma anche sui meccanismi per la messa in stampa: si avverte l’odore della carta, il fremere dei bulloni, lo stridio delle macchine, il sudato lavoro del correttore di bozze, del tipografo. Un lavoro, quello del giornalismo, importante per il regista perché frutto del sudore e delle menti di molti uomini.

Il film sicuramente è molto americano: si esalta il patriottismo, si evocano i diritti fondamentali della democrazia, primo fra tutti quello della libertà di stampa; la lotta per la ricerca della verità e per l’affermazione delle proprie idee.

La pellicola vanta non solo un’ottima regia ma anche un cast formidabile: da Meryl Streep a Tom Hanks.

The Post” è un bel film che vuole denunciare, raccontando eventi realmente accaduti, l’attuale servilismo e la subordinazione ai governi dei mezzi di comunicazione. Un messaggio importante e drammaticamente attuale soprattutto per il nostro Paese!

voto: 8

The Post (biografico, USA, 2017) di Steven Spielberg. Con Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods – In uscita nelle nostre sale da giovedì 1 febbraio 2018.


Lady Bird: recensione

I tortuosi e sofferti percorsi dell’adolescenza ritratti in maniera incantevole in “Lady Bird”, dir Greta Gerwig, dal 1 marzo nelle nostre sale.

Dopo aver sbancato il botteghino oltreoceano ed aver vinto ben due Golden Globe, “Lady Bird”, opera prima in solitaria di Greta Gerwig, arriva nelle nostre sale dal 1 marzo.

Christine alias “Lady bird” è una liceale di Sacramento che sogna di andare a studiare a New York. Con un padre disoccupato ed una madre severa, Christine si sente prigioniera della vita della città di provincia, sempre uguale a se stessa, dove l’unica via di fuga è rappresentata da amicizie sbagliate o nei primi approcci con l’altro sesso.

La regista e sceneggiatrice della pellicola racconta così l’adolescenza, quale momento di profondo turbamento interiore, di errori ma anche di ricerca del proprio essere e della propria identità.

Protagoniste assolute sono la sempre brava Saoirse Ronan, nel ruolo di Lady Bird, e sua madre, l’ineccepibile Laurie Metcalf. Proprio nel rapporto di odio e amore tra madre e figlia si sviluppa e si articola il processo di crescita emotiva della giovane.

Gerwig sottolinea con maestria e delicatezza l’importanza dei valori propri della famiglia, in particolare del ruolo che una madre ha nel processo evolutivo dei propri figli. Molte sono le tematiche, sempre attuali ed universali, trattate dalla regista: dall’omosessualità nascosta, alla sessualità, al conformismo, all’amicizia.

Ad una sceneggiatura leggera e delicata si affianca un ritmo ben equilibrato supportato da un ottimo cast di attori. Curate le scenografie e ben delineati risultano i personaggi.

Lady Bird” è una commedia dolce amara che lucidamente ed argutamente riflette sull’adolescenza, sulle sue luci e le sue ombre.

Voto: 8

Lady Bird (commedia, USA, 2017) di Greta Gerwig. Con Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Lucas Hedges, Tracy Letts, Beanie Feldstein, Timothée Chalamet, Danielle Macdonald, Monique Edwards, Christina Offley, Roman Arabia, Odeya Rush, Lois Smith, Jake McDorman, Kathryn Newton, Laura Marano, Jordan Rodrigues – In uscita nelle nostre sale da giovedì 1 marzo 2018.


Tutti gli uomini di Victoria: recensione

Donne confuse, divise tra la carriera e la vita privata, sono le protagoniste del film tutto al femminile di Justine Triet, “Tutti gli uomini di Victoria”, dal 25 gennaio al cinema.

La regista Justine Triet racconta in modo brillante ed originale le donne di oggi nel suo ultimo film “Tutti gli uomini di Victoria”, dal 25 gennaio nelle nostre sale.

Victoria Spick è un avvocato penalista in carriera. Separata e con due figlie piccole a carico, Victoria cerca di barcamenarsi tra la carriera e la vita domestica. Affonda la sua solitudine ed il suo malessere nel sesso occasionale e si circonda di uomini, che pretendono solo da lei attenzioni. Così l’amico Vincent, accusato di aver tentato di uccidere la sua compagna, vuole a tutti i costi che lei lo assista nonostante il loro rapporto personale possa mettere a repentaglio il suo lavoro; Sam, un giovane ex spacciatore da lei difeso in passato, ha bisogno di un tetto sulla testa e pretende di essere il suo assistente; l’ex compagno, uno scrittore fallito, cerca la fama raccontando i segreti professionali ed intimi vissuti durante la loro convivenza.

Victoria vive un caos interno ed esterno e quando tocca il fondo scopre che per poter ritrovare il suo equilibrio ha bisogno solo di riscoprire il suo spazio e delle attenzioni amorevoli di un uomo.

“Tutti gli uomini di Victoria” è una commedia agrodolce, difficile e profonda che vuole fotografare la situazione della donna di oggi.

In una società, quale quella attuale, molto maschilista, Victoria si comporta come un uomo: è interessata solo alla carriera, al potere ed al sesso. Non c’è alcun istinto materno, cura del focolare domestico o di se stessa! Nel momento in cui riscopre il suo essere donna e madre, la protagonista ritrova il suo equilibrio ed il suo spazio. Comprende che l’unica cosa importante è affidarsi agli altri , “dare per ricevere”, ma anche lasciare il mondo esterno fuori dalla porta di casa per riscoprire la serenità e la felicità.

Ad una sceneggiatura ironica ed intelligente corrisponde una regia molto lineare ed attenta. Ottima è l’interpretazione di Virginie Efira, che riesce a catturare tutte le sfumature del suo difficile personaggio, sempre buona quelle di Vincent Lacoste e Melvil Poupaud.

“Tutti gli uomini di Victoria” è una commedia agrodolce, profonda ed ironica sulla grave solitudine e difficoltà in cui versa l’universo femminile oggigiorno.

Voto: 8

Tutti gli uomini di Victoria (Victoria, drammatico, Francia 2016) di Justine Triet. Con Virginie Efira, Vincent Lacoste, Melvil Poupaud, Laurent Poitrenaux, Laure Calamy, Alice Daquet – In uscita nelle nostre sale da giovedì 25 gennaio 2018.


Il Vegetale: recensione

Il famoso youtuber Fabio Rovazzi è il protagonista della commedia “Il vegetale” dal 18 gennaio nelle nostre sale.

Dal 18 gennaio arriva al cinema la commedia “Il Vegetale” di Gennaro Nunziante (“Cado dalle Nubi”, “Che bella giornata”, “Sole a catinelle”, “Quo Vado?”) con protagonista il noto youtuber Fabio Rovazzi.

Fabio è un 24enne neolaureato in Scienze della Comunicazione che cerca un impiego. Onesto e sognatore, Fabio deve fare i conti con un padre eccentrico e truffaldino ed una sorellastra capricciosa. Uno stage inatteso ed una serie di sfortunati eventi porteranno Fabio a superare i propri pregiudizi ed a trovare la sua strada.

Il regista Gennaro Nunziante, dopo il “successo Zalone”, ritorna sul grande schermo con una nuova commedia che fotografa la situazione attuale dei giovani neolaureati italiani che devono barcamenarsi tra contratti fasulli e stage improbabili.

La sceneggiatura risulta essere molto lineare, la scenografia curata, i personaggi ben delineati. Buono è il ritmo, poche le gag divertenti che riescono a strappare qualche sorriso.

Se una prima parte del film ben racconta ed ironizza la situazione attuale dei neolaureati italiani, la seconda parte scivola tra cliché e luoghi comuni da “favoletta disneyana” non necessari.

Così l’happy ending ed i toni favolistici rendono l‘intera pellicola ridondante ed inconsistente.

Nota dolente del film è sicuramente il protagonista: Fabio Ravazzi, noto youtuber divenuto famoso per il tormentone estivo “Andiamo a comandare”, nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a fornire quel registro comico necessario per reggere l’intera commedia.

“Il vegetale” è una commedia leggera che vuole regalare speranze ai giovani senza lavoro. Rappresenta un’occasione mancata di riflessione su tematiche attualmente drammatiche.

Voto: 5

Il Vegetale (commedia, Italia, 2017) di Gennaro Nunziante. Con Fabio Rovazzi, Luca Zingaretti, Rosy Franzese, Antonino Bruschetta, Paola Calliari, Alessio Giannoni, Mark Grosy, Katia Mironova, Barbara D’Urso, Matteo Reza Azchirvani – In uscita nelle nostre sale da giovedì 18 gennaio 2018.


Bigfoot Junior: recensione

“Bigfoot Junior”, il nuovo film d’animazione diretto da Ben Stassen, promette tante risate per i più piccoli e per i più grandi, dal 25 gennaio al cinema.

Dal 25 gennaio arriva nelle sale il film d’animazione “Bigfoot Junior”, sesto lungometraggio del regista belga Ben Stassen.

Adam è un tredicenne un po’ sfortunato, cresciuto senza padre e preso di mira dai bulli della scuola. Un giorno però Adam scopre che il padre è ancora vivo e decide di andarlo a cercare. Ben presto scoprirà che suo padre è nientemeno che il leggendario Bigfoot, rimasto nascosto per anni nella foresta per proteggere se stesso e la sua famiglia dalla HairCo., una potente compagnia farmaceutica che vuole utilizzare il suo speciale DNA per condurre esperimenti scientifici. Adam scoprirà anche di avere gli stessi poteri del padre e dovrà, con l’aiuto di alcuni animali della foresta, salvare il padre dalla temibile e crudele compagnia farmaceutica.

Con un uso sapiente del 3D, il regista riesce a confezionare un buon prodotto cinematografico sia dal punto di vista visivo che di narrazione.

Infatti buono è il ritmo, belli i colori della foresta fitta e rigogliosa.

Molte sono le gag divertenti e ben caratterizzati i personaggi.

Lo stesso messaggio di “Bigfoot Junior” risulta essere abbastanza innovativo per un film d’animazione: accanto alle tematiche dell’accettazione del “diverso”, del bullismo delle scuole e degli sconvolgimenti adolescenziali, il film si concentra sia sul tema padre-figlio che sulla vanità maschile.

Un film sicuramente tutto al maschile: si sottolinea l’importanza della figura paterna nella crescita di un figlio, ma si fotografa anche una società moderna in cui gli uomini sono più vanitosi delle donne! Così l’uomo moderno è ossessionato dal suo aspetto esteriore ed è disposto a tutto pur di ottenere magari una folta chioma come l’azienda farmaceutica HairCo.

“Bigfoot Junior” è un buon film d’animazione, ben curato che vanta un ottimo uso del 3D. Il film sicuramente allieterà il pubblico dei più piccoli e strizzerà l’occhio agli adulti che li accompagneranno.

Voto: 7

Bigfoot junior (film d’animazione, Belgio-Francia, 2017) diretto da Jeremy Degruson e Ben Stassen – In uscita al cinema da giovedì 25 gennaio 2018.