Amori che non sanno stare al mondo: recensione

Francesca Comencini ritorna sul grande schermo con una nuova riflessione sull’amore e sui rapporti di coppia in “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre al cinema.

La nota regista Francesca Comencini porta sul grande schermo il suo ultimo omonimo romanzo: “Amori che non sanno stare al mondo”, dal 29 novembre nelle nostre sale.

Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) sono stati insieme per sette lunghi anni. La loro storia d’amore ha vissuto alti e bassi, grandi litigi ma anche momenti di profonda passione e complicità. Ora la storia è finita, ma Claudia pensa che lui ritornerà presto perché un amore così grande non può semplicemente finire all’improvviso. Flavio ama ancora Claudia, ma è stanco dei continui litigi e preferisce consolarsi con Giorgia, molto più giovane di lui e molto più semplice di Claudia.

Con “Amori che non sanno stare al mondo” la Comencini riflette sulle varie sfaccettature dell’amore, tema sempre importante ed attuale.

Claudia è l’emblema di tutte le donne: eclettica, nevrotica ma anche brillante ed acuta. Come ogni donna, ritiene che un sentimento d’amore così importante e totalizzante non può essere soffocato, ma sicuramente troverà il modo di sopravvivere e resistere. Dall’altro lato c’è Flavio, affascinante, colto. Degno rappresentante del mondo maschile, Flavio ama ma preferisce al sentimento profondo, che stimola e litiga ogni giorno, qualcosa di più semplice da gestire, di più facile da controllare.

La regista così disegna una società contemporanea che vede le donne sempre troppo esuberanti, centristiche, mentre gli uomini risultano deboli e superficiali.

Ben articolata è la sceneggiatura, molte le gag ironiche e pungenti sulla società “capitalistica eterosessuale”, mentre il ritmo zoppica in alcune parti. Buone anche le interpretazioni e sempre curata la scenografia.

“Amori che non sanno stare al mondo” è un film pieno di spunti di riflessioni molto realistiche e veritiere sia sull’universo femminile che su quello maschile. Il quadro che ne delinea risulta essere forse troppo egocentrico e nevrotico, specchio della società moderna. La regista, infatti, non giudica ne condanna i suoi protagonisti, semplicemente li racconta.

Amori che non sanno stare al mondo” è un film interessante ma forse troppo ridondante: le donne, intelligenti ed esigenti, vogliono e chiedono un amore complesso per questi uomini troppo lineari.

Voto: 6

Amori che non sanno stare al mondo (Drammatico, Italia, 2017) di Francesca Comencini. Con Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Valentina Bellè, Camilla Semino Favro, Filippo Dini, Iaia Forte – In uscita nelle nostre sale da mercoledì 29 novembre 2017.


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Smetto Quando Voglio – Ad Honorem: recensione

L’ultimo capitolo della saga di “Smetto quando voglio”, “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia arriva al cinema dal 30 novembre.

Pietro Zinni e la sua banda di ricercatori sono giunti al capitolo conclusivo dell’omonima saga di successo: “Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” di Sydney Sibilia, dal 30 novembre al cinema.

La banda delle “migliori menti dei nostri tempi”, divenuti criminali per necessità, sono stati arrestati ingiustamente. Pietro Zinni però scopre che il villain Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), vuole fare una strage dopo aver sintetizzato il gas nervino. La banda dei ricercatori universitari devono necessariamente trovare il modo di evadere da Rebibbia e fermare Mercurio. Ad aiutarli ci sarà anche il violento e sfregiato Murena (Neri Marcorè).

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è la degna conclusione di una trilogia tutta italiana diretta dal giovane Sydney Sibilia.

Tutti gli ingredienti che hanno reso i primi due capitoli un successo di pubblico e di critica sono presenti anche in questa pellicola: c’è action, c’è tanto ritmo, molte gag divertenti, tanta ironia. C’è anche l’amara riflessione verso un mondo della ricerca, quale quella degli atenei italiani, che non riesce a sfruttare ed esaltare le menti brillanti.

Ogni protagonista, dai sempre apprezzati Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, a Neri Marcorè, ritornano con i loro personaggi, cuciti e cresciuti con loro in questi anni.

In più, rispetto ai precedenti capitoli, c’è un super villain, in omaggio ai blockbuster d’oltreoceano. Il super-cattivo di Sibilia, infatti, sembra uscito da un cinecomic della Marvel: ha una storia tragica alle spalle, cerca solo vendetta per il maltolto subito.

Era il 2014 quando il primo capitolo di “Smetto quando voglio” sbarcò nelle nostre sale: un esordio da 5 milioni di euro d’incasso in sala, 12 nomination ai David, un Nastro d’argento, un Globo d’Oro e due Ciak d’oro vinti. Il successo, meritato ma sicuramente inaspettato, ha reso possibile i due sequel.

“Smetto Quando Voglio – Ad Honorem” è il terzo ed ultimo capitolo di una saga che si è sempre rivelata essere divertente, ironica, curata nella sceneggiatura, nei dialoghi, nella fotografia.

La banda di Zinni sicuramente ci mancherà, ma il giovane regista Sibilia continuerà a sorprenderci piacevolmente con il suo modo fresco ed innovativo di fare cinema.

Voto: 8

Smetto Quando Voglio – Ad Honorem (Ita, commedia, 2017) di Sydney Sibilia; con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Valeria Solarino, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Stefano Fresi, Neri Marcorè, Greta Scarano -In uscita nelle nostre sale da giovedì 30 novembre 2017.


Gli Sdraiati: recensione

Francesca Archibugi ritorna al cinema per raccontare i millenials con “Gli Sdraiati”, dal 23 novembre nelle nostre sale.

La nota regista Francesca Archibugi ritorna sul grande schermo con “Gli sdraiati”, pellicola incentrata sui millenials e sul difficile rapporto genitori-figli al tempo d’oggi.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Michele Serra, il film si ambienta nella sfavillante Milano, tra grattacieli ed il noto “bosco verticale”.

Giorgio Selva (Claudio Bisio) è un celebre e stimato volto della tv che ha un’ex moglie, che non vede da 7 anni, un adorato suocero ed un figlio 17enne. Tito, il figlio, è il classico adolescente: svogliato, annoiato, disordinato, disubbidiente ma che allo stesso tempo vanta carte di credito dal conto illimitato e smartphone. Insieme a Tito ci sono i suoi amici di sempre, sue copie, e la fidanzatina Alice. Tutto si complica quando Rosalba, la madre di Alice, riappare: diciassette anni prima ha avuto una relazione segreta con Giorgio.

La regista Archibugi, ritorna con questo film, a raccontare del difficile rapporto tra genitori e figli nella società odierna: l’incomunicabilità e la mancanza di comprensione diventano un muro insormontabile tra le due generazioni.

Da un lato ci sono i “millenials” cioè una generazione di “sdraiati”, quei giovani che stanno sempre in posizione “orizzontale” sui divani o sui letti sfatti, sempre muti o che si esprimono per monosillabi, apatici e costantemente attaccati agli schermi dei loro cellulari.
Dall’altro lato ci sono gli adulti, apparentemente realizzati, che la Archibugi rappresenta come bisognosi di amore e mendicanti di comprensione da parte dei loro figli.

A differenza del libro di Serra, dove c’era anche un’analisi storico-sociale ed una riflessione esistenziale sugli errori della sinistra borghese, la pellicola preferisce soffermarsi sul rapporto malato ed inconsistente tra due generazioni accomunate solo dal bisogno di amare e di essere amati. Non vi è alcuna condanna o giudizio da parte della regista nei confronti né dei padri né dei figli!

Ad una sceneggiatura ridondante e stereotipata corrispondono dialoghi banali e superficiali.

Le stesse interpretazioni sono discutibili: Claudio Bisio, apprezzato attore delle commedie italiane, risulta essere troppo comico per un ruolo che dovrebbe essere profondamente drammatico; Antonia Truppo, vincitrice di due David di Donatello per “Indivisibili” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”, risulta poco credibile nell’interpretare una donna del nord Italia. I protagonisti stessi del film non riescono a creare alcuna empatia con lo spettatore, spesso indispettito e sconcertato dai gesti dei giovani e dalle parole degli adulti.

Gli Sdraiati” sarebbe potuto essere un film interessante se invece che soffermarsi, estremizzandoli, sui cliché e stereotipi delle nuove e vecchie generazioni, avesse riflettuto sulle cause che hanno portato ai “millenials”.

Voto: 3

Gli Sdraiati (commedia, Italia, 2017) di Francesca Archibugi. Con Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Gianluigi Fogacci, Sandra Ceccarelli, Donatella Finocchiaro – In uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

ll libro di Henry: recensione

Naomi Watts è la protagonista del film drammatico “Il libro di Henry”, diretto da Colin Trevorrow, nelle nostre sale dal 23 novembre.

Dal 23 novembre arriva nelle nostre sale il film drammatico “Il libro di Henry” con protagonista Naomi Watts e diretto da Colin Trevorrow (“Jurassic Park”).

Hudson Valley, tranquilla cittadina americana, piena di verde e di deliziose villette. Susan Carpenter (Naomi Watts) è una madre single di due ragazzi: Henry (Jaeden Lieberher), undicenne prodigioso; ed il piccolo Peter (Jacob Tremblay). Quando Henry scoprirà che la vicina di casa, sua compagna di classe, cela dei segreti inconfessabili, deciderà di aiutarla. Nel frattempo però Henry scoprirà di avere un’incurabile malattia così dovrà essere Susan, suo malgrado, a dover metter in atto il piano del piccolo per salvare la vicina di casa.

A metà strada tra il thriller ed il sentimentale, “Il libro di Henry” è un film coinvolgente e drammaticamente realistico.

La sceneggiatura è complessa e la pellicola ha due anime ben distinte: la prima parte della pellicola racconta il mondo di Henry, bambino prodigio e pilastro della sua famiglia. È un padre e compagno premuroso di una madre infantile e fragile, affettuoso genitore ed amico del fratello minore. La seconda parte della pellicola vede protagonista Susan, e la sua crescita emotiva, la sua evoluzione dall’età infantile a quella matura.

Diversi sono anche i toni narrativi: si passa dalla tradizionale comedy al thriller, per poi arrivare ad un finale sicuramente mieloso e positivo. La scarsa linearità narrativa che caratterizza questa pellicola lo ha reso bersaglio di molte critiche oltreoceano. In realtà il film scorre velocemente come un fiume in piena, coinvolgendo ed avvolgendo lo spettatore in un turbinio di emozioni e lacrime.

Bellissimi sono i dialoghi e la scenografia, curata la fotografia, sostenuto il ritmo.

Molto buone sono anche le interpretazioni: da una piacevolmente ritrovata Naomi Watts, al giovane Jaeden Lieberher, già apprezzato nel recente remake di “It”.

“Il libro di Henry” è un film drammatico, poeticamente straziante che vuole riflettere sul senso della vita al di là della morte.

Il messaggio del film è molto semplice ma allo stesso tempo importante: ciò che importa sono le azioni buone che si compiono oggi per costruire un domani migliore.

Non mancano le lacrime, ma anche qualche sorriso per questo piccolo delizioso prodotto cinematografico che è “Il libro di Henry”.

Voto: 8

Il libro di Henry (The Henry’s Book, Drammatico, USA, 2017) di Colin Trevorrow. Con Naomi Watts, Jaeden Lieberher, Jacob Tremblay, Sarah Silverman, Lee Pace, Maddie Ziegler, Dean Norris, Tonya Pinkins – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 novembre 2017.

Justice League: recensione

I super-eroi della DC Comic si riuniscono per fronteggiare il Male nel nuovo film “Justice League” di Zac Snyder, dal 16 novembre al cinema.

Il noto regista Zac Snyder ritorna, dal 16 novembre, sul grande schermo con “Justice League”, il nuovo ed attesissimo cinecomic sui super eroi della DC Comic.

Dopo la morte di Superman, l’umanità è caduta nello sconforto e nel terrore. Una minaccia antica capeggiata dal malefico Steppenwolf ha ritrovato la sua linfa vitale e vuole conquistare il Pianeta. Batman, allora, cercherà di formare una squadra di super eroi, cioè individui dotati di superpoteri. Della squadra faranno parte l’amazzone Wonder Woman, l’atlantideo Aquaman, il velocissimo Flash ed il mutante Cyborg.

“Justice League” è un blockbuster dal ritmo molto frenetico, visivamente molto colorato che vanta la sempre impeccabile regia di Zac Snyder. La pellicola, in realtà, si avvale di una trama molto fragile e dialoghi banali. Molte sono le gag divertenti, poche le scene action.

I protagonisti stessi sono appena tratteggiati: Ben Affleck nel solito ruolo di Batman sembra essere un anziano sconsolato; Ezra Miller nel ruolo di Flash un bamboccione che si prende poco sul serio, Jason Momoa nel ruolo di Aquaman è un vero adone acquatico, ma sempre rabbioso e accigliato. Super man, poi, ha un’arroganza e strafottenza al limite del sopportabile.

Unica figura femminile del gruppo è l’affascinante Gal Godot nei panni di Wonder Woman. Nonostante la sua presenza scenica sia quasi totalitaria, per il piacere del pubblico maschile visto il suo abbigliamento discinto e super attillato, la Gadot risulta essere totalmente inespressiva e poco convincente.

Il villain della pellicola è Steppenwolf, poco curato e con una CGI al limite della sufficienza.

“Justice League” è un film spassoso che vanta un’ottima scelta musicale.

I giustizieri della DC Comic avrebbero dovuto confrontarsi con “The Avengers” della Marvel: in realtà entrambi hanno puntato sulla comicità dei personaggi piuttosto che sulla storia fumettistica da cui traggono origine. Infatti il senso della giustizia, l’essere dei super eroi, la drammaticità della scelta umana sono tutte tematiche che vengono svuotate e ridicolizzate.

Un film di super eroi dove i protagonisti hanno poco di eroico, sia dal punto di vista etico che etimologico del termine, che senso ha? La pellicola preferisce far ridere e deridersi.

Justice League” è un film sicuramente spassoso e divertente, irriverente e visivamente accattivante.

Voto: 6

Justice League (Azione, USA, 2017) di Zack Snyder. Con Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Amber Heard, Amy Adams, Jason Momoa, Ezra Miller, Ray Fisher, Connie Nielsen, Diane Lane, Kiersey Clemons, Billy Crudup, J.K. Simmons, Ciarán Hinds, Jeremy Irons, Jesse Eisenberg – In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017


Agadah: recensione

“Agadah”, il fantasy gotico diretto e scritto da Alberto Rondalli arriva al cinema dal 16 novembre.

Dal 16 novembre arriva nelle nostre sale “Agadah”, film fantasy-gotico, scritto e diretto da Alberto Rondalli.

La pellicola è tratta liberamente dal celebre “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki alla fine del 1800, una sorta di  “decamerone nero”, di “Mille e una notte” gotica, di scatole cinesi, da cui nascono e s’intrecciano storie di fantasmi, di zingari e banditi, di desideri mai sopiti ed amori scandalosi.

Maggio 1734, all’indomani della Battaglia di Bitonto quando il Regno di Napoli cadde definitivamente sotto il dominio dei Borbone. La guardia Vallone al servizio di Re Carlo, Alfonso di Van Worden (Nahuel Perez Biscayart), ricevere  l’ordine di raggiungere Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante il suo fido servitore cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano murgese, perché infestato da spettri e demoni, Alfonso sceglierà ugualmente quel percorso. Così inizierà il suo viaggio iniziatico tra sogno e realtà, tra allucinazioni e magie, tra spettri ed uomini, attraverso storie vissute e raccontate, ma tutte concatenate fra loro.

Il regista Rondalli con questo film sceglie di raccontare una storia molto complessa e difficile come il romanzo da cui è tratta.

Agadah” infatti è un termine cabalista che significa “far conoscere raccontando”.

La sceneggiatura si dipana tra più livelli di narrazione, ognuno dei quali rimanda ad altre storie come nelle scatole cinesi, per poi infine ricongiungersi ed incentrarsi sul protagonista.

L’operazione mastodontica e complessa, se letterariamente funziona, a livello cinematografico costringe il regista a fare delle scelte narrative e stilistiche che sicuramente limitano ed indeboliscono l’opera.

Il film, però anche se risulta solo una parziale lettura dell’opera letteraria, riesce a ricrearne le atmosfere mistiche e gotiche in tutte le sue complesse articolazioni.

Bellissime sono le scenografie, sempre curate e dettagliate, così come la musica, puntuale e ricca, di Alessandro Sironi.

Buoni gli effetti speciali, semplici e funzionali, ed ottime le interpretazioni di un cast multi-lingue, dall’argentino Nahuel Pérez Biscayart agli spagnoli Jordi Mollà e Pilar López de Ayala, dal ceco Ivan Franek agli italiani Alessio Boni, Valentina Cervi, Caterina Murino, Flavio Bucci, Alessandro Haber ed Umberto Orsini.

Ad una buona regia corrisponde un ritmo sempre vivace e sostenuto.

“Agadah” è un bellissimo film sull’arte del racconto, su quell’universo di parole capaci di creare illusioni ed incubi, di dare voce alle paure e desideri più intimi dell’essere umano.

Voto: 9

Agadah (Avventura, Ita, 2017) di Alberto Rondalli. Con Nahuel Pérez Biscayart, Pilar López de Ayala, Jordi Mollà, Caterina Murino, Alessandro Haber, Umberto Orsini, Alessio Boni, Valentina Cervi, Ivan Franek, Marco Foschi, Marta Manduca, Flavio Bucci, Camilla Diana -In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017.


The Broken Key: recensione

Dal 16 novembre arriva nelle sale “The Broken Key”, film di fantascienza di Luois Negro con la partecipazione di Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros, Kabir Bedi.

Il regista italiano Luois Nero ritorna al cinema con un nuovo film di fantascienza, “The Broken Key”, dal 16 novembre al cinema.

Torino, 2033. Arthur Adams (Andrea Cocco), un giovane archeologo, vuole svelare il mistero del frammento mancante del Canone di Torino. Ad aiutarlo ci sarà la giovane ed eclettica Sara (Diana Dell’Erba), l’anziano professore (Rutger Hauer) ed una serie di personaggi misteriosi.

A metà strada tra Dawn Brown e Blade Runner, il regista Nero preferisce infarcire la pellicola di riferimenti ed omaggi a tutta la simbologia dell’occulto, da Dante Alighieri a Nikola Tesla, da Hieronymus Bosch alla dea Iside.

Bellissima è sicuramente la location: Torino, la città magica ed esoterica per eccellenza, risulta sempre affascinante.

Alle ottime scenografie però non corrisponde una sceneggiatura all’altezza: frammentaria e confusionaria, spesso langue e si perde nei suoi stessi meandri risultando caotica ed inconcludente. Manca il ritmo tipico del thriller, non c’è alcuna tensione narrativa ed i dialoghi risultano banali e citofonati.

La pellicola vanta sicuramente un cast d’eccezione da Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros a Kabir Bedi. In realtà i noti personaggi sono ascrivibili a piccoli cammei e sembra che siano ospiti di un talent show in chiave “mistery”.

Mediocre e poco convincente risulta essere anche l’interpretazione del protagonista Andrea Cocco, vincitore del “Grande Fratello 11”.

Il film, dal punto di vista visivo è potente e non ha nulla da invidiare ai film di genere d’oltreoceano, però il regista non è riuscito ad amalgamare ed a rendere compatta la sua mastodontica e complessa opera.

The Broken Key” è un tentativo, mal costruito e fallito miseramente, di proporre un genere poco conosciuto dalla cinematografia italiana.

Voto: 5

The Broken Key (Thriller, Italia, 2016) di Louis Nero. Con Christopher Lambert, Rutger Hauer, Geraldine Chaplin, Michael Madsen, Franco Nero, Maria de Medeiros, Kabir Bedi, Marc Fiorini, Andrea Cocco, Marco Deambrogio, Walter Lippa, Diana Dell’Erba – In uscita nelle nostre sale da giovedì 16 novembre 2017

Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte

Calcata, Mazzano ed il Parco Regionale della Valle del Treja sono i protagonisti della terza edizione di Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte, dal 18 novembre.

Si aprirà sabato 18 novembre la terza edizione del Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte. Per il terzo anno, l’evento porterà il cinema nei luoghi del Cinema, ovvero negli splendidi territori di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja, utilizzati come set per centinaia di pellicole che hanno fatto la grande storia del Cinema italiano.

Anche quest’anno il festival guarderà al passato, al presente e al futuro del nostro cinema. Lo farà con una retrospettiva, una selezione di lungometraggi e cortometraggi dedicata al “Cinema dell’immigrazione”, con tre mostre, dibattiti e due lezioni di cinema rivolte in particolare ai giovani filmaker.

La retrospettiva “Il Cinema nel Parco… e oltre” prevederà una selezione di film girati nel parco regionale Valle del Treja – compreso nei territori di Mazzano Romano (Rm) e Calcata  (Vt) – con un omaggio alla vicina Faleria con lo scopo di valorizzare il territorio e il suo storico legame con il cinema.

Si partirà domenica 19 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova e proseguirà fino a venerdì 24 novembre.

La rassegna “Il Cinema dell’immigrazione”, prima di dare spazio alle opere di registi emergenti selezionati da giovani critici che presenteranno i loro lungometraggi e cortometraggi, verrà aperta domenica 26 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova, da “Il cammino della speranza” di Pietro Germi con Raf Vallone e Elena Varzi. Un film che getta lo sguardo sul passato della nostra emigrazione  e invita a riflettere su un tema diventato oggi di strettissima attualità come quello dell’immigrazione. Dopo la proiezione seguirà un incontro dibattito con i sindaci di Calcata, Mazzano ed altri ospiti. Dal 27 novembre al 2 dicembre il Festival entrerà nel vivo con le proiezioni di alcune tra le più interessanti pellicole, opere prime e cortometraggi  la cui scelta è stata affidata alle nuove leve della critica cinematografica. Saranno presenti gli autori.

Tra gli eventi collaterali al Festival, saranno inaugurate sabato 18 novembre tre mostre che andranno avanti fino al 3 dicembre:
• “Dal Pre-cinema ai nostri giorni” continua il suo percorso di esposizione delle storiche macchine da presa utilizzate nella storia del Cinema: in questa edizione,“Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”, si avrà la possibilità di vedere esposte Arriflex, Debrie, Novado, Donelli, Ascania, Pion, Prevost e una moviola Intercinema
• “Manifesti dal 1938 al 1943”, con manifesti cinematografici dell’epoca.
•  La mostra fotografica “Giuseppe De Santis e il neorealismo”che sarà accompagnata da una conferenza sul Neorealismo italiano condotta da uno storico del cinema.

Infine, due le Lezioni di cinema previste:Conservazione e restauro del patrimonio Cinematografico e audiovisivo (In collaborazione con Cineteca Nazionale) e le nuove tendenze e tecnologie tenuta da un professionista del settore.

La Rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana.

Per il programma completo e gli aggiornamenti:https://www.facebook.com/calcataFilmFestival

Fonte: Comunicato Stampa

Malarazza: recensione

“Malarazza”, fotografia lucida ed amara di una periferia senza futuro arriva nelle sale dal 9 novembre diretto da Giovanni Virgilio.

II regista Giovanni Virgilio racconta la periferia siciliana con il film drammatico “Malarazza”, dal 9 novembre nelle nostre sale.

Periferia di Catania. Una giovane madre (Stella Egitto), suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) ed il fratello della donna (Paolo Briguglia) devono affrontare ogni giorno un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino Tommasino Malarazza (David Coco) e dallo spietato e losco boss Pietro (Cosimo Coltraro).

Crimini, ricatti, violenze domestiche, corruzione ed omertà sono gli ingredienti che regolano la vita del quartiere, a cui i protagonisti cercano di ribellarsi in vano, poiché vengono schiacciati da aberranti dinamiche sociali e culturali arcaiche.

Il regista fotografa così una realtà quale quella della periferia catanese, emblema dei sobborghi italiani, dove non vi è alcuna possibilità di riscatto. Infatti la stessa gioventù può solo ripercorrere i passi e le carriere criminali dei propri genitori, come un circolo vizioso senza via di scampo.

Il regista Virgilio con sottile intelligenza ed acutezza mostra anche come tutto il sistema Mafia sia comunque cambiato: il padre del boss in disgrazia Malarazza era un uomo d’onore a cui tutti portavano rispetto; mentre il nuovo boss Pietro detto U’porcu è una persona viziata e corrotta nell’animo che conosce solo il suono dell’arma da fuoco.

La denuncia sociale e politica di Virgilio è puntuale e lucida: non c’è lo Stato, non c’è la Chiesa o la famiglia, ma solo le logiche mafiose che regolano la vita del quartiere, con le sue poche luci e molte ombre.

“Malarazza” è un film crudo e crudele, ma allo stesso tempo necessario per dare voce a tutte quelle persone che vorrebbero gridare il loro malessere e che vorrebbero aspirare ad una vita migliore.

Sullo sfondo la bellissima e trasognante Catania: regale e luminosa nei viottoli del centro, degradata e oscura nei suoi meandri periferici.

Il regista Virgilio, con questa pellicola, non vuole giudicare o condannare i personaggi della sua storia, semplicemente fotografa una realtà di dolorosa autenticità e di drammatica attualità.

Ad una buona regia si affianca una buon ritmo ed una fotografia curata. Buone anche le interpretazioni dei protagonisti, dal giovane Antonino Frasca Spada a David Coco.

Nonostante sia una produzione indipendente, molta cura è stata data alla scelta delle musiche, che comprendono un brano cantato da Arisa in portoghese ed una una canzone del cantante neomelodico napoletano Matteo.

“Malarazza” è un buon prodotto cinematografico, un’importante denuncia sociale sempre duramente attuale.

Voto: 7

Malarazza (drammatico, Italia, 2017) di Giovanni Virgilio. Con Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Lucia Sardo, Antonino Frasca Spada, Andrea Ensabella, Omar Noto, Davide Luciano Pulvirenti, Danilo Giuseppe Vitale – In uscita nelle nostre sale da giovedì 9 novembre 2017