Oscar 2017: tutti i vincitori

“La La Land” trionfa agli Oscar. Poche le sorprese ed alcune spiacevoli sconfitte per gli Oscar dell’era di Trump.

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Domenica 27 febbraio ha avuto luogo al Dolby Theatre di Los Angeles l’attesissima premiazione degli Oscar, la più importante statuetta peri settore cinematografico.

Quest’edizione si è caratterizzata per le poche sorprese, il mancato riconoscimento all’Italia ed alcune delusioni, come la mancata premiazione di Natalie Portman come “Migliore attrice protagonista” per “Jackie”.

Il pluripremiato musical “La La Land” ha guadagnato ben 6 premi Oscar delle sue 14 nomination tra cui Miglior regia, Miglior fotografia e Miglior attrice protagonista ad Emma Stone. L’Oscar come Miglior film è stato assegnato a “Moonlight”, mentre il premio come Miglior film straniero è andato a “Il cliente” del regista iraniano Asghar Farhadi che non ha ritirato l’Oscar per protesta contro il “muslim ban” dell’amministrazione Trump.

Se il documentario di Rosi “Fuocoammare” non ha ricevuto alcun riconoscimento, l’Italia ha conquistato l’Oscar con Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini per il miglior trucco in “Suicide Squad”.

Tutti i vincitori dell’89ma edizione degli Oscar:

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  • MIGLIOR FILM: Moonlight
  • MIGLIOR REGIA: Damien Chazelle (La La Land)
  • MIGLIOR ATTORE: Casey Affleck (Manchester by the sea)
  • MIGLIOR ATTRICE: Emma Stone (La La Land)
  • MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Mahershala Ali (Moonlight)
  • MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis (Barriere)
  • MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Manchester by the sea
  • MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Moonlight
  • MIGLIOR FILM STRANIERO: Il cliente (Iran)
  • MIGLIOR FILM ANIMAZIONE: Zootropolis
  • MIGLIOR FOTOGRAFIA: La La Land
  • MIGLIOR SCENOGRAFIA: La La Land
  • MIGLIOR MONTAGGIO: La battaglia di Hacksaw Ridge
  • MIGLIOR COLONNA SONORA: La La Land
  • MIGLIOR CANZONE: City of Stars (La La Land)
  • MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Il libro della giungla
  • MIGLIOR SONORO: La battaglia di Hacksaw Ridge
  • MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Arrival
  • MIGLIOR COSTUMI: Animali Fantastici e dove trovarli
  • MIGLIOR TRUCCO: Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson (Suicide Squad)
  • MIGLIOR DOCUMENTARIO: O.J.: Made in America
  • MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: The White Helmets
  • MIGLIOR CORTO: Sing
  • MIGLIOR CORTO D’ANIMAZIONE: Piper.
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T2 Trainspotting: recensione

Il noto regista Danny Boyle ritorna sul grande schermo con l’attesissimo “T2 Traispotting” con protagonisti Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle e Simon Weir.

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Dopo 21 anni dal primo capitolo “Trainspotting”, rivelazione e film cult per quella generazione, arriva finalmente il tanto sofferto e chiacchierato sequel “T2 Trainspotting”, dal 23 febbraio nelle nostre sale.

Alla regia c’è sempre Danny Boyle, la pellicola trae spunto dal sequel letterario “Porno” di Irvine Welsh ed i protagonisti, con qualche anno in più, sono sempre Renton (Ewan McGregor), Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller) e Begbie (Robert Carlyle).

Dopo 20 anni Mark Renton torna a casa. Non si droga da 20 anni, dopo essere scappato ad Amsterdam con i soldi degli amici. Ad Edimburgo ritrova vecchie e nuove conoscenze: Spud, ancora tossicodipendente, ha un’ex moglie ed un figlio che si vergogna di lui; Sick Boy gestisce il fallimentare pub di famiglia, sniffa coca e ricatta uomini borghesi dopo averli ripresi mentre fanno sesso con una prostituta – sua compagna; Begbie, evaso dalla galera, si dedica ai furti e scopre un figlio che vuole andare al college.

Attraverso un mix di flashback e musica, il regista con questo secondo capitolo racconta le delusioni della crescita. I suoi quattro protagonisti sono pieni di rancore, paure ma soprattutto di nostalgia per il passato.

Troppi rimpianti o forse omaggio ad una generazione ormai diventata vecchia e dimentica: dalla musica alla droga tutto parlava di eccesso. Oggi, come lo stesso regista racconta, la tecnologia, i social, la globalizzazione schiacciano le persone massificandole. L’intera pellicola è percorsa da un velato pessimismo: i suoi protagonisti anelano ad un passato che ormai non esiste più, dove il presente è solo fallimento o rinuncia.

La regia di Boyle è sempre perfetta e minuziosa, il ritmo incalzante, bellissime sono le musiche come “Lust for life” remixata dai Prodigy e “Radio Ga Ga” dei Queen, oltre ai Frankie Goes To Hollywood, Blondie, The Clash, Young Fathers.

Gli stessi protagonisti, Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle e Simon Weir, hanno una perfetta alchimia ed offrono un’ottima interpretazione.

A differenza del primo capitolo sicuramente non ci sono scene iconiche o battute simbolo, e soprattutto risulta essere una commedia drammatica troppo nostalgica.

T2 Trainspotting” è sicuramente un buon prodotto cinematografico degno di un regista del livello di Danny Boyle.

Voto: 7

T2 Trainspotting (Commedia, Uk, 2017) di Danny Boyle; con Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Ewen Bremner, Robert Carlyle, Simon Weir, Karl Argue, Paul Ellard, Kelly MacDonald, Shirley Henderson, Steven Robertson, Anjela Nedyalkova, Irvine Welsh – in uscita nelle nostre sale da giovedì 23 febbraio 2017.


Vedete, sono uno di voi: recensione

Il noto regista Ermanno Olmi racconta il Cardinal Martini in “Vedete, sono uno di voi”, a marzo nelle nostre sale.

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In occasione del 90esimo anniversario della nascita del cardinale Martini (15 febbraio 1927), scomparso nel 2012, il regista Ermanno Olmi ha presentato il suo docu-film “Vedete, sono uno di voi” in anteprima al Duomo di Milano, dove è stato accolto da fragorosi applausi e tanta commozione.

La pellicola arriverà nelle nostre sale solo il prossimo marzo.

Il Docu-film ripercorre la vita del Cardinale Martini dalla sua infanzia fino alla sua scomparsa a Gallarate il 31 agosto 2012. Figlio dell’alta borghesia torinese, Carlo Maria Martini già all’età di dieci anni aveva sentito la vocazione. Segue poi la sua iniziazione nella Compagnia di Gesù e si distinguerà presto per essere un grande studioso di teologia, un insigne biblista ed illustre esegeta. Nel 1979 fu eletto arcivescovo di Milano.

La voce narrante come le riprese sono tutte del regista, mentre le parole appartengono a Martini: sono tratte rigorosamente dai suoi scritti, riprese dalle interviste. Olmi si avvale anche dell’aiuto di Marco Garzonio, giornalista de Il Corriere della Sera ed autorevole conoscitore del Cardinale.

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Il regista si focalizza sulla dimensione sociale e civile della testimonianza di Martini, piuttosto che su quella spirituale. Infatti si scopre un Martini impegnato nelle periferie romane già durante i suoi studi biblici a Roma; il suo estenuante lavoro a fianco della Comunità di Sant’Egidio e dei detenuti del carcere di San Vittore; e l’iniziativa della Cattedra dei non credenti.

Martini così è un uomo religioso prodigo verso il prossimo che critica lui per primo la Chiesa per i suoi lussi e sprechi, mentre preferisce da gesuita mostrarsi povero e umile, con i suoi dubbi e la sua sete di conoscenza.

Il racconto è lucido, attento, puntale ma anche profondamente emozionante.

Il docu-film ripercorre con Martini importanti pagine di Storia nazionale: dalla guerra alla ricostruzione, dalla nascita della democrazia alle brigate rosse fino a tangentopoli. L’esimio cardinale così diventa un pretesto per il regista Olmi per riflettere sui grandi temi, sempre attuali, di coscienza civica, di riflessione storica, di spiritualità. La corruzione e la criminalità che Martini ha visto nascere ed ha cercato di combattere, oggigiorno tristemente dilaga.

Il regista si rivolge proprio allo spettatore: bisogna ritrovare una coscienza civile e storica per poter costruire una società migliore!

Molto belle sono i fotogrammi che Olmi trae dai suoi stessi film, in particolare da “E venne un uomo” su Giovanni XXIII, e “Milano 83”.

Vedete, sono uno di voi” è una pellicola molto importante non solo perché ricorda uno dei personaggi più importanti di questo secolo, ma soprattutto per i temi affrontati dal regista.

L’unica nota dolente della pellicola è che Olmi ha privilegiato l’aspetto sociale e civile del Cardinale Martini, spogliandolo o comunque limitandolo nei suoi contenuti religiosi.

Come ha dichiarato lo stesso regista Olmi:

“Ci sono degli alberi che crescono fuori dai giardini, crescono dove l’erba è spontanea e l’ordine gerarchico fra le varie categorie di fiori non è valutato in termini economici ma in base alla funzione spirituale che hanno presso l’uomo. Noi abbiamo bisogno di questa ‘compagnia’, di tutte queste cose che fanno per noi quello che ci dimentichiamo di fare.”

Voto: 9

Vedete, sono uno di voi (documentario, Ita, 2016) di Ermanno Olmi – in uscita nelle nostre sale a marzo 2017.

Olmi racconta “vedete, sono uno di voi”

Il regista Ermanno Olmi racconta “Vedete, sono uno di voi”, il docufilm sul Cardinale Carlo Maria Martini, nelle nostre sale a marzo.

Una foto

In occasione dell’anteprima stampa del docufilm “Vedete, sono uno di voi” dedicato al Cardinale Carlo Maria Martini, il regista Ermanno Olmi ha incontrato la stampa.

La pellicola rappresenta una sorta di testamento del regista, che attraverso la storia ed il pensiero di Martini, vuole porre delle domande allo spettatore.

“Vedete, sono uno di voi” arriverà nelle nostre sale a marzo.

Ermanno Olmi ha raccontato il suo incontro con il Cardinal Martini:

“Rammento che avevo intervistato Martini per Rai Uno quando era stato nominato Arcivescovo di Milano, ricordo come mi mise in imbarazzo per il modo in cui ascoltava me, che in fondo, ero una riserva. Era sempre ben disposto all’ascolto, quasi volesse imparare il più possibile. E così è stato, Martini ha sempre fatto qualcosa che lo portasse a crescere nella conoscenza della realtà. Martini proveniva da una classe sociale elevata e quando lo hanno eletto arcivescovo di Milano, lui non sapeva affatto cosa fosse una lettera pastorale. ‘Io sono un uomo di scienza’ diceva, ‘un uomo di studio, non so e posso davvero arrivare agli umili’. È stato in quel momento che Martini ha capito che essere nelle strade calpestate dai passi dell’umanità era più importante di qualsiasi libro”.

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Poi il regista ha riflettuto anche sulla storia:

“Sapete meglio di me quanto alcuni brandelli di passato debbano essere sempre presenti nella nostra memoria. La storia è maestra di vita, ma bisogna ascoltarla questa maestra. Una ventina d’anni fa l’idea di progresso era legata all’idea dello sviluppo economico che portava ricchezza. Niente di più sbagliato. Noi non siamo arrivati alla ricchezza né ad altri traguardi più nobili. Ricordo che dissi a un amico anni fa: ‘Per rincorrere la ricchezza siamo diventati poveri’. Parliamo di democrazia e la democrazia è diventata un mascherone, nel mondo tutti i paesi si vantano di essere democratici, ma non lo sono, credo che questa democrazia fasulla faccia più male del nemico che abbiamo a viso aperto, perché copre le nostre vigliaccherie. Signori, bisogna volere bene alla nostra democrazia”.

Olmi ha così spiegato il perché della sua voce narrante nella pellicola:

“Perché faccio da speaker a me stesso? Perché voglio parlarvi direttamente, perché è l’unico modo che ho per guardarvi negli occhi, io vi parlo con la mia voce roca, con la mia povertà culturale, ma con grande onestà e umiltà”.

Revolution: Avanguardie russe sul grande schermo

Solo il 14 e 15 marzo arriva nelle sale italiane il docufilm della regista Margy Kinmonth dedicato alle avanguardie russe: una rivoluzione per l’arte negli anni che sconvolsero il mondo.

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Revolution – La Nuova Arte per un Mondo Nuovo” arriverà nelle sale italiane solo il 14 e 15 marzo nell’ambito della stagione della grande arte al cinema.

Il docufilm della regista Margy Kinmonth, pluripremiata autrice della BBC, racchiude il racconto di anni cruciali della storia russa e delle avanguardie artistiche che ne hanno cambiato per sempre il volto.

Grazie all’accesso privilegiato a collezioni di importanti istituzioni russe, “Revolution – La Nuova Arte per un Mondo Nuovo” si snoda attraverso le vicende rivoluzionarie che prendono il via nel 1917, fondendo i contributi di artisti contemporanei e di esperti d’arte con le testimonianze dirette dei discendenti dei personaggi che della rivoluzione russa sono stati gli assoluti protagonisti. Con questo mix ponderato e attento “Revolution – La Nuova Arte per un mondo nuovo” riporta in vita gli artisti dell’avanguardia russa e narra le storie di pittori come Chagall, Kandinskij, Malevic e dei pionieri che con loro accolsero una sfida utopica e ambiziosa: quella di costruire una nuova arte per un nuovo mondo, un’arte e un mondo che solo pochi anni dopo sarebbero stati bruscamente disconosciuti e condannati.

Attraverso preziose immagini d’epoca e i contributi di esperti come Direttore dell’Ermitage, Mikhail Piotrovsky e la direttrice della Galleria Tret’jakov (il museo moscovita che ospita una delle più grandi collezioni di belle arti russe al mondo), Zelfira Tregulova, il film indaga la storia e le opere delle principali correnti russe, dal raggismo al suprematismo, dal cubo-futurismo al costruttivismo e si interroga sul loro desiderio di liberarsi dal realismo per creare un’arte capace di recuperare l’originalità delle proprie radici. Un percorso artistico irrimediabilmente intrecciato alle vicende politiche della rivoluzione, che le avanguardie precedettero condividendone molte idee per finire poi perseguitate dopo la morte di Lenin. Grazie allo stile vivo e originale di questi artisti, la Russia divenne una punta di diamante dell’avanguardia europea, in ambito figurativo ma anche per quel che concerne la poesia, il cinema, il teatro. 

Spiega Margy Kinmonth:

“Perché la Russia? Come regista continuo a trovare tantissime storie da raccontare nel passato e nell’arte russa, storie che diventano per me fonte di ispirazione. In questo paese c’è una quantità enorme di arte, dipinti, romanzi, opere teatrali, balletti, opera, musica, architettura e soprattutto ci sono moltissime persone attraverso cui raccontare le storie stesse della Russia”.

 

La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

 

Fonte: Comunicato Stampa

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David Lynch: the art of life

Il 20 febbraio per Wanted arriva nelle sale italiane il documentario sul noto regista “David Lynch: the art life” di Rick Barnes, Jon Nguyen ed Olivia Neergaard-Holm.

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Il documentario “David Lynch: the art life” di Rick Barnes, Jon Nguyen ed Olivia Neergaard-Holm arriverà nei nostri cinema lunedì 20 febbraio per Wanted.

Nel documentario Lynch accompagna lo spettatore in un intimo e personale viaggio nel tempo, raccontando gli anni della sua formazione artistica.

Dall’infanzia nella tranquilla provincia Americana fino all’arrivo a Philadelphia, le tappe del percorso che ha portato Lynch a diventare uno dei più enigmatici e controversi registi del cinema contemporaneo. L’opera penetra nell’arte, nella musica e nei primi film di Lynch, gettando luce negli angoli oscuri del suo singolare mondo e permettendo al pubblico di capire meglio l’uomo e l’artista. Le immagini ritraggono Lynch nel suo studio sulle colline sopra Hollywood, mentre racconta aneddoti dal proprio passato, come fossero scene da un suo film. Strani personaggi emergono come ombre dalle pieghe del tempo, ma solo per scomparire ancora di nuovo, lasciando un segno indelebile sull’artista e sullo spettatore. 


L’opera mette anche in luce le paure, le contraddizioni e gli sforzi che Lynch ha dovuto superare durante la propria carriera, incontrando le persone che hanno contribuito alla sua formazione. Appare così evidente che già da giovane Lynch vedesse il mondo in modo diverso, assimilandone le ombre e impiegando i propri sogni fino a creare gli affreschi visionari che hanno ipnotizzato il pubblico di tutto il mondo. Questo film è dedicato alla più giovane figlia di Lynch ed è concepito come un diario privato da padre a figlia. Scostando il velo dall’icona, svela l’uomo David Lynch.

“Penso che ogni volta – racconta Lynch nel documentario – in cui creiamo qualcosa, un dipinto così come un film, si parta sempre con tante idee, ma è quasi sempre il nostro passato che le reinventa e le trasforma. Anche se si tratta di nuove idee, il nostro passato le influenza inevitabilmente”.

Fonte: Comunicato Stampa

Grosso Guaio a Roma Sud: l’irriverente web movie romanesco

Il web movie “Grosso Guaio a Roma Sud” si appresta ad invadere il web con la sua irriverente e pungente farsa grottesca.

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Tra pochi giorni sarà disponibile on line il web movie “Grosso Guaio a Roma Sud”, esperimento di Cinema Indipendente NO-BUDGET, di Andrea Pirri Ardizzone e Andrea Scarcella.

La sinossi ufficiale recita: “Un improvvisato corriere con un carico di droga è  bloccato a Bruxelles, a causa di un attentato terroristico in aeroporto. L’inconveniente è la causa scatenante per una serie di disavventure che coinvolgono un gruppo di delinquenti, in difficoltà con il “Meccanico”, il boss del quartiere, per la mancata consegna degli stupefacenti. Da qui una parabola discendente verso il trash, in un turbine di droga, sete di potere e desideri sessuali. Nella fiera delle vanità, tra manie di grandezza, amicizie di convenienza e accento tipico di borgata, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal “Crucco”, braccio destro del boss, il quale gioca a fare il duro con tendenze fasciste – nascondendo le sue tendenze omosessuali – a Cosma,  Andrea e Tomasino, che cercano di rapire Paoletto, fratello di Sandro, il corriere, a garanzia del carico che dovrebbe arrivare da Bruxelles. Non mancano i risvolti tragicomici per una storia tra il serio e il faceto.”

“Grosso Guaio a Roma Sud” è un piccolo film irriverente, sboccato, a metà strada tra il pulp ed il trash. Infatti il vero problema della pellicola è il suo preferire volgarità gratuite ai contenuti.

Fanno parte del cast, con Ardizzone e Scarcella, Cosma Brussani, Paolo Tagliaferri,  Max Quattrucci, Luca Chiarottini, Alessandro Laureti, Aza Hammerman; oltre all’amichevole partecipazione di Armando Sciotto, meglio conosciuto come “Chicoria”, i Minimad di YouTube Alessandro Meta e Claudio Colica (attore ed  autore di Vegan Chronicles ed il camaleontico Roberto Ciufoli nel  ruolo di Sua Eccellenza.

Le musiche originali sono di Stefano Ratchev.

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Ballerina: recensione

Dal 16 febbraio arriva il film d’animazione “Ballerina” di Eric Summer ed Éric Warin dedicato alle giovanissime aspiranti Étoile.

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L’Opéra di Parigi apre le sue porte ai sogni della protagonista di “Ballerina” film d’animazione diretto da Eric Summer ed Éric Warin, dal 16 febbraio nelle nostre sale.

Francia, fine ‘800. Félicie è un’orfana che vive in Bretagna. Il suo sogno è di poter danzare all’Opéra di Parigi. Un giorno la bambina decide, insieme al suo amico Victor, di fuggire nella capitale francese per realizzare i suoi desideri. Félicie incontrerà Odette, un’étoile caduta in disgrazia, che presto diventerà la sua guida, mentre si dovrà scontrare con l’aspirante ballerina Camille e la sua arcigna madre Madame Le Haut.

“Ballerina” è un film d’animazione rivolto ai più piccoli.

Ad una sceneggiatura lineare corrisponde una grafica digitale semplice, quasi essenziale.

Molti sono i rimandi e le citazioni a personaggi e film cari agli spettatori più adulti: la protagonista assomiglia a “Pippi Calze Lunghe”, il suo allenamento ricorda quello di “Karate Kid”. Gli stessi personaggi cattivi, come il custode dell’orfanotrofio o Madame Le Haut fanno il verso rispettivamente al “Gobbo di Notre dame” ed alla matrigna di “Cenerentola”.

Ad uno script che non brilla di originalità corrisponde anche un messaggio ridondante e sentito: per realizzare i propri sogni ci vuole perseveranza, duro lavoro e soprattutto cuore!

Il film d’animazione francese vede al doppiaggio italiano: Sabrina Ferilli, l’Etoile Eleonora Abbagnato, Federico Russo (“I Cesaroni”, “Alex & Co.”) ed Emanuela Ionica (voce italiana di “Violetta”).

La colonna sonora del film include il brano originale “Tu sei una favola” di Francesca Michielin.

“Ballerina” è un film d’animazione semplice e senza alcuna velleità artistica dedicato alle piccole appassionate di danza.

Voto: 6

Ballerina (Animazione, Francia, 2016) di Eric Summer, Éric Warin. Con Elle Fanning, Dane DeHaan, Carly Rae Jepsen, Shoshana Sperling, Maddie Ziegler. -in uscita nelle nostre sale da giovedì 16 febbraio 2017.

Alla ricerca di un senso: recensione

Lo straordinario docu-road movie “Alla ricerca di un Senso” di Nathanaël Coste e Marc de la Ménardière racconta i sogni e le delusioni del Mondo di oggi, dal 20 febbraio nelle nostre sale.

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Dal 20 febbraio arriva nelle nostre sale “Alla ricerca di un senso”, il docu-road movie dei giovani cineasti francesi Nathanaël Coste e Marc de la Ménardière.

Marc ha un ottimo lavoro nel settore finanziario e vive a New York. Un giorno, dopo 10 anni di lontananza, irrompe nella sua vita l’amico d’infanzia Nathanaël che gli mostrerà alcuni documentari su cui sta lavorando. Marc, in preda ad una grave crisi personale, decide di seguire il suo amico per capire le cause della crisi economica attuale e scoprire qualche rimedio. Dall’India al Guatemala, passando per San Francisco e l’Ardeche, i giovani iniziano un viaggio iniziatico ed intimo per giungere ad una nuova coscienza. Le loro convinzioni e le loro stesse idee iniziano a vacillare: attraverso testimonianze disparate ma autentiche, dallo sciamano sudamericano all’astrofisico, dai coltivatori di agro-ecologia al biologo, i giovani scoprono un nuovo “pensiero”.

L’essere umano è un inquilino di questo Pianeta, e la natura offre quanto è necessario per vivere a tutti i suoi abitanti. Così il capitalismo ed il consumismo non fanno altro che depredare l’essere umano, lo svuotano e lo allontanano da ciò che è realmente importante per raggiungere il vero benessere: il suo rapporto con la Natura.

Al di là dei temi trattati riguardanti l’economia sostenibile o “altra-economia”, la guerra alle limitazioni delle sementi e dei pesticida, i giovani cineasti esaltano un altro aspetto poco dibattuto ma egualmente importante: la comunità degli uomini. Infatti, ogni testimonianza, di qualsiasi latitudine o religione o livello culturale, racconta di un popolo di uomini che si ribella ogni giorno alle leggi economiche per recuperare la propria armonia nella Natura e per costruire un Domani migliore, un mondo più sano e più equo.

“Alla ricerca di un senso” riflette su molte tematiche importanti e soprattutto rappresenta uno spiraglio di luce grazie al suo ottimismo giovanile, genuino e fresco. Un Mondo migliore, più sano ed equo è possibile!

“Alla ricerca di un senso” è una piccola opera cinematografica, intensa e profonda, importante non solo per i temi trattati ma anche e soprattutto per le domande che pone.

Voto: 8

Alla ricerca d un senso (Documentario, 2016) di e con Nathanaël Coste, Marc de la Ménardière – in uscita nelle nostre sale da lunedì 20 febbraio 2017.


Cinquanta Sfumature di Nero: tutte le curiosità

Molte sono le curiosità che riguardano “Cinquanta Sfumature di Nero”, l’attesissimo film con Dakota Johnson e Jamie Dornan.

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Dal 9 febbraio arriva nelle nostre sale “Cinquanta Sfumature di Nero”, secondo capitolo dell’attesissima saga erotico-sadomaso di “Cinquanta Sfumature”.

Molte sono le curiosità che riguardano questo film:

  1. L’intera saga letteraria della scrittrice inglese E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard) ha venduto, in 37 paesi, circa 100 milioni di copie ed è stata tradotta in 52 lingue. La serie letteraria era nata come serie fan fiction di “Twilight” e i due protagonisti, inizialmente, si chiamavano proprio come i personaggi dei romanzi della Meyer (Edward e Bella).
  2. All’inizio delle riprese del secondo capitolo si vociferava a proposito di un nudo integrale di Jamie Dornan per il quale la produzione avrebbe offerto 1,5 milioni di dollari in più all’attore. A nulla sono valse le richieste dei fan o le offerte della Produzione. L’attore ha rifiutato l’offerta per motivi religiosi e per rispetto nei confronti della moglie Amelia Warner e dei figli.
  3. Durante le riprese Dakota Johnson si sarebbe molto annoiata nel girare le scene più hot, secondo quanto recentemente dichiarato in un’intervista:

    “Ho dovuto simulare per più di sette ore di fila e questo è stato davvero stancante. Sono stata sopra Jamie per tutto quel tempo e mi sono davvero annoiata”.

  4. Tra una scena hot ed un’altra, il protagonista Jamie Dornan è diventato papà per la seconda volta sul set. L’attore purtroppo era impegnato ed ha vissuto il lieto evento da lontano.
  5. In “50 sfumature di nero” ci sono molte new entry: Kim Basinger interpreterà Mrs Robinson, Bella Heatchote sarà Leila, Eric Johnson interpreterà Jack Hide. Direttamente dalle fiction arrivano Arielle Kebbel, Tyler Hoeclin e Brant Daugherty.
  6. La stanza “rossa” dei giochi erotici di Christian Grey,  scoperta in “50 sfumature di grigio”, è presente anche nei capitoli successivi (50 sfumature di nero e di rosso) e non subirà alcuna variazione.
  7. La colonna sonora “I Don’t Wanna Live Forever” è cantata da Taylor Swift, regina dei record musicali americani, e Zayn Malick, ex One Direction e fidanzato della modella Gigi Hadid. Il singolo è sta gia conquistando le vette delle classifiche.
  8. Il regista Foley ha dichiarato di aver incontrato molte difficoltà nel girare le scene hot. Così il regista ha affermato:

    “Le scene di intimità sono la cosa più difficile da dirigere. Ho girato queste scene ‘spinte’ prima nei film e non è mai una giornata di divertimento sul set. Ma in questo caso, siccome sono molto importanti per lo sviluppo della pellicola, è stato ancora più difficile. Jamie Dornan e Dakota Johnson si conoscevano da prima e avevano un rapporto molto dolce. Si sono confrontati l’un l’altro, sono stati molto affiatati e avevano un sacco di umorismo tra i due di loro, che è stato molto importante.”

  9. Christian Grey nel secondo capitolo appare con la barba incolta come richiesto dai fan, secondo i quali un Grey perfettamente sbarbato risultava poco sexy!
  10. Il libro da cui è tratto il film ha raggiunto la prima posizione dei più venduti su USA Today ed è  all’11° posto per The Guardian nella Top 100 dei libri più venduti di tutti i tempi nel Regno Unito.