Smetto quando voglio – Masterclass: recensione

Ritorna sul grande schermo la “banda dei ricercatori” di Sydney Sibilia: “Smetto quando voglio – Masterclass” dal 2 febbraio al cinema.

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Secondo capitolo dell’annunciata trilogia comedy/action all’italiana, “Smetto quando voglio – Masterclass” di Sidney Sibilia arriva nelle nostre sale dal 2 febbraio.

Pietro Zinni ed i suoi colleghi ricercatori universitari, per sbarcare il lunario, si erano dedicati alla creazione di una straordinaria droga legale diventando loro malgrado dei criminali. Ora è proprio la legge ad aver bisogno di loro: l’ispettore Paola Coletti chiederà al detenuto Zinni di riunire la banda, per creare una task force al suo servizio, per  fermare il dilagare delle smart drugs. L’accordo sembra semplice: la banda dei ricercatori dovrà agire nell’anonimato e smascherare trenta smart drugs, in cambio otterranno la libertà e la fedina penale pulita.

Il primo capitolo dell’esilarante e brillante commedia di Sibilia risale al 2014 ed è diventato un caso cinematografico: ben 5 milioni di euro d’incassi, un Nastro d’Argento, due Ciak d’Oro ed un Globo d’Oro.

Passati tre anni la variopinta e strampalata “banda dei Ricercatori” torna in azione con un secondo capitolo molto più action che omaggia i film polizieschi degli anni ’50 – ’60.

Brillante risulta la scrittura con uno sviluppo narrativo sempre ben articolato ed un ritmo travolgente.

Il film vanta anche un cast d’eccezione: i sempre bravi ed amati dal pubblico Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli e Luigi Lo Cascio.

Poco italico sembra sia il genere che l’idea della trilogia. Il regista Sibilia, infatti, riesce nel confezionare una comedy action dal sapore britannico per lo humor nell’affrontare una tematica tristemente attuale ed una trilogia di stampo americano, dove ogni capitolo vanta una sua distinta dignità cinematografica.

“Smetto quando Voglio 2” diventa così un’eccezione ed una incredibile novità nel panorama cinematografico italiano che fa ben sperare in una nuova linfa vitale.

L’unica pecca che si può annotare è la scarsa presenza dell’universo femminile rilegato ad un commissario spietato dedito solo al proprio tornaconto ed una moglie frustrata!

“Smetto quando voglio – Masterclass” è una commedia brillante e spassosa che riesce a sorridere sulla triste realtà dell’assenza di fondi per la ricerca e della “fuga dei cervelli”.

L’annunciato terzo ed ultimo capitolo della saga è già pronto e presto arriverà sul grande schermo.

Voto: 8

Smetto quando voglio – Masterclass (Commedia, 2016, Italia) di Sydney Sibilia; con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino – in uscita nelle nostre sale da giovedì 2 febbraio 2017

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Rachel Weisz in “My Cousin Rachel”: il trailer

L’affascinante attrice Rachel Weisz diventa gotica per il film “My Cousin Rachel” diretto da Roger Michell.

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Grade attesa c’è per il thriller d’epoca “My cousin Rachel” (“Mia cugina Rachele”) diretto da Roger Michell (“Notting Hill”, “Ipotesi di reato”) che vede protagonista l’affascinante Rachel Weisz in versione gotica.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1951 scritto da Daphne du Maurier, il film ha avuto una prima trasposizione nel 1952 con protagonista Richard Burton e nel 1983 una miniserie per la BBC.

Accanto a Rachel Weisz c’è anche Sam Claflin, Holliday Grainger (“Posh”) e Iain Glen (“Game of Thrones”).

Dal trailer appena pubblicato si evince una storia piena di tensione e sospetti in un ambientazione ricca di fascino.

La sinossi del romanzo recita:

“Chi è “veramente” Rachele, la bellissima italiana che, dopo la morte del marito, avvenuta in circostanze poco chiare, arriva all’improvviso nella sua casa in Cornovaglia e con il suo fascino riesce a fare innamorare Philip, il cugino della vittima? È realmente travolta dalla passione o cerca soltanto di impadronirsi della sua ricchezza, come ha già fatto con il marito?”.

La release ufficiale del film “My Cousin Rachel” è prevista sugli schermi statunitensi per il 14 luglio 2017.

Oscar 2017: tutte le nomination

Poche sorprese e qualche amara esclusione per le nomination annunciate per gli Oscar 2017. Incetta di candidature per il musical “La La Land”, mentre l’Italia è rappresentata dal documentario “Fuocammare” di Rosi.

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Sono state annunciate le candidature agli 89esimi Academy Awards. Quest’edizione delle ambite statuette si caratterizza per le poche sorprese e per l’esclusione amara di molti.

Il musical “La La Land” di Damien Chazelle ha ottenuto ben 14 nomination, seguito da “Moonlight” e “Arrival” con 8, “Manchester by the Sea”, “Lion” e “La battaglia di Hacksaw Ridge” con 6.

Riguardo l’Italia c’è un doppio riconoscimento: agognata nomination per “Fuocoammare” di Rosi nella categoria “Miglior documentario” e candidature per Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini nella sezione “Miglior trucco” per il film “Suicide Squad”.

Tra gli esclusi non si può non notare l’assenza di Amy Adams, acclamata per la sua interpretazione in “Arrival”, e di Clint Eastwood per il suo “Sully”.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 26 febbraio al Dolby Theatre di Hollywood.

Di seguito tutte le nomination:

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Miglior film

  • Arrival
  • Barriere
  • La battaglia di Hacksaw Ridge
  • Il diritto di contare
  • Hell or High Water
  • La La Land
  • Lion
  • Manchester by the Sea
  • Moonlight

Miglior regia

  • Denis Villeneuve – Arrival
  • Mel Gibson – La battaglia di Hacksaw Ridge
  • Damien Chazelle – La La Land
  • Kenneth Lonergan – Manchester by the Sea –
  • Barry Jenkins – Moonlight

Miglior attore protagonista

  • Casey Affleck – Manchester by the Sea
  • Andrew Garfield – La battaglia di Hacksaw Ridge
  • Ryan Gosling – La La Land
  • Viggo Mortensen – Captain Fantastic
  • Denzel Washington – Barriere

Miglior attrice protagonista

  • Isabelle Huppert – Elle
  • Ruth Negga – Loving
  • Natalie Portman – Jackie
  • Emma Stone – La La Land
  • Meryl Streep – Florence

Miglior attore non protagonista

  • Mahershala Ali  – Moonlight
  • Jeff Bridges – Hell or High Water
  • Lucas Hedges – Manchester by the Sea
  • Dev Patel – Lion
  • Michael Shannon – Animali notturni

Miglior attrice non protagonista

  • Viola Davis – Barriere
  • Naomie Harris – Moonlight
  • Nicole Kidman – Lion
  • Octavia Spencer – Il diritto di contare
  • Michelle Williams – Manchester by the Sea

Miglior sceneggiatura originale

  • Hell or High Water
  • La La Land
  • The Lobster
  • Manchester by the Sea
  • 20th Century Women

Miglior sceneggiatura non originale

  • Arrival
  • Barriere
  • Il diritto di contare
  • Lion
  • Moonlight

Miglior film straniero

  • Land of Mine
  • A Man Called Ove
  • Il cliente
  • Tanna
  • Vi Presento Toni Erdmann

Miglior film d’animazione

  • Kubo e la spada magica
  • Oceania
  • La mia vita da zucchina
  • La tartaruga rossa
  • Zootropolis

Miglior montaggio

  • Arrival
  • La battaglia di Hacksaw Ridge
  • Hell or High Water
  • La La Land
  • Moonlight

Miglior scenografia

  • Arrival
  • Animali fantastici e dove trovarli
  • Ave, Cesare!
  • La La Land
  • Passengers

Miglior fotografia

  • Arrival
  • La La Land
  • Lion
  • Moonlight
  • Silence

Migliori costumi

  • Allied
  • Animali fantastici e dove trovarli
  • Florence
  • Jackie
  • La La Land

Miglior trucco e acconciature

  • A Man Called Ove
  • Star Trek Beyond
  • Suicide Squad

Migliori effetti speciali

  • Deepwater: Inferno sull’oceano
  • Doctor Strange
  • Il libro della giungla
  • Kubo e la spada magica
  • Rogue One: A Star Wars Story

Miglior sonoro

  • Arrival
  • La battaglia di Hacksaw Ridge
  • La La Land
  • Rogue One: A Star Wars Story
  • 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Miglior montaggio sonoro

  • Arrival
  • Deepwater Horizon
  • La battaglia di Hacksaw Ridge
  • La La Land
  • Sully

Miglior colonna sonora originale

  • Jackie
  • La La Land
  • Lion
  • Moonlight
  • Passengers

Miglior canzone

  • “Audition ( The Fools Who Dream)” – La La Land
  • “Can’t Stop the Feeling” – Trolls
  • “City of Stars” – La La Land
  • “The Empty Chair” – Jim: the James Foley Story
  • “How Far I’ll Go” – Oceania

Miglior documentario

  • Fuocoammare
  • I am not your negro
  • Life Animated
  • O.J.: Made in America
  • 13th

Vi presento Tony Erdmann: recensione

“Vi presento Tony Erdmann” è la brillante ed agro-dolce commedia tedesca di Maren Ade che arriverà nelle nostre sale dal 26 gennaio.

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Dopo aver raccolto il plauso della critica e del pubblico d’oltralpe, arriva finalmente in Italia la commedia “Vi presento Tony Erdmann” della regista tedesca Maren Ade.

Ines è una giovane donna in carriera che vive a Bucarest, dove lavora per un’importante compagnia internazionale. La sua occupazione consiste nel ristrutturare grosse aziende. I suoi ritmi lavorativi sono frenetici, ma vive in una bella casa ed è apprezzata da capo e colleghi. Il padre, Winfried, è un insegnate di musica che si diverte a fare il buffone. Un giorno Winfred decide di andare a Bucarest a trovare la figlia. La convivenza sarà molto difficile, soprattutto perché Winfred travestito da “Tony Erdmann” porterà molto scompiglio nella vita di Ines.

La regista Maren Ade racconta con questo film il difficile rapporto padre-figlia ma allo tesso tempo riflette sulla società capitalistica odierna. Infatti l’anziano e buffo padre è l’alter ego della donna in carriera: da un lato c’è la spontaneità, la voglia di ridere e sorridere alla vita, dall’altro c’è l’automazione, la negazione del proprio essere per la carriera.

La vera protagonista è Ines, l’emblema della società moderna dove la donna dedica tutte le sue energie e pensieri solo al lavoro, trascurando tutta la sfera affettiva e rinnegando la sua stessa femminilità. È un mondo capitalistico dove tutti pensano a rincorrere il denaro e la gloria, dove non c’è posto per soffermarsi a riflettere, a ridere o semplicemente a riscoprire gli affetti famigliari. Secondo la regista, infatti, la ricerca della felicità non può essere solo ricercata nella realizzazione lavorativa, ma anche nei sentimenti, veri e profondi, e nel sorridere alla e della vita, attimo fugace e sempre troppo breve delle nostre esistenze.

Cinico ed estremamente pungente è il quadro della regista nonostante la parvenza di ironia, anche surreale, del film.

Con un delicato tocco tutto femminile, la regista confeziona così una pellicola brillante ed intelligente che si regge più sugli sguardi e le azioni che sulle parole dei suoi protagonisti.

La sceneggiatura risulta un po’ ridondante e sicuramente troppo lunga nella sua durata, ma lo sviluppo narrativo è ben articolato e buoni sono anche gli interpreti.

“Vi presento Tony Erdmann” è una commedia agro-dolce, con alcune pecche, che affronta importanti temi sociali sempre attuali.

Voto: 6,5

Vi presento Tony Erdmann (commedia, Austria/Germania, 2016) di Maren Ade. Con Peter Simonischek, Sandra Hüller, Lucy Russell, Trystan Pütter, Hadewych Minis, Vlad Ivanov, Ingrid Bisu, John Keogh, Ingo Wimmer, Cosmin Padureanu, Anna Maria Bertold – in uscita nelle nostre sale da giovedì 26 gennaio 2017.


Barriere: recensione

Dal 26 gennaio arriva nelle nostre sale il film drammatico di e con Denzel Washington, “Barriere”.

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Il pluripremiato attore Denzel Washington ritorna dietro la macchina da presa, per la terza volta, per dirigere ed interpretare il film drammatico “Barriere” (“Fences”), dal 26 gennaio nelle nostre sale.

La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di August Wilson del 1983, vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia, che è valsa due prestigiosi Tony Awards per l’interpretazione sia per Washington che per Viola Davis.

America anni ’50. Troy Maxson (Denzel Washington) è un uomo di mezz’età segnato da una vita di dolore, di abbandono e di fatica, che mantiene la sua famiglia raccogliendo l’immondizia, dopo essere stato respinto dalla Major League perché nero. Troy è padre di due figli maschi e marito della devota Rose (Viola Davis). È un periodo di cambiamenti sociali che Troy fatica a comprendere fino a vietare al giovane figlio di poter diventare un campione di baseball perché “sport dei bianchi”. L’apparente tranquillità della famiglia di Troy ben presto dovrà fare i conti con una realtà di rancori mai sopiti, frustrazioni e sogni infranti. L’agognato recinto costruito intorno alla povera e spoglia casa non basterà per difendere i suoi inquilini dal mondo esterno ne riuscirà a trattenerli.

“Barriere” è un film drammatico, profondo e molto claustrofobico. Infatti la pellicola è quasi interamente ambientata tra le mura della casa di Troy.

Densa di dialoghi, la sceneggiatura soffre dell’adattamento teatrale originario risultando troppo lunga e dilatata nel tempo e nello spazio.

Ottimi sono gli interpreti su cui regge l’intera struttura narrativa: Viola Davis emoziona e riempie lo schermo, mentre Washington, appesantito e visibilmente invecchiato, regala un’interpretazione eccellente per un personaggio difficile ed odioso.

Infatti “Barriere” è un film sociale e culturale: fotografa uno spaccato della società americana degli anni ’50 della periferia povera, in cui i neri, fino ad allora emarginati, iniziavano a far sentire la loro voce. L’abisso generazionale pero è difficile da colmare, come i cambiamenti sociali e culturali. Così l’anziano padre – padrone resta arroccato nelle sue posizioni e ripiegato nelle sue ferite. I valori della famiglia così dettati dal padre però restano marchiati sui figli, i cui tentativi di negazione o fuga dalla casa paterna presto risultano vani.

Il film riflette sui valori della famiglia e della società di ieri, che dovrebbero valere anche oggi, quali l’amore coniugale e quello del nucleo famigliare. La barriera costruita dal padre insieme al figlio attorno alla casa, come il baseball, sono semplici pretesti narrativi emblemi di chiusura e fuga dalla quotidianità.

“Barriere” è un buon prodotto cinematografico denso di significati e riflessioni che vanta due protagonisti eccellenti.

Voto: 7

Barriere (Fences, Usa, drammatico, 2016) di Denzel Washington; con Denzel Washington, Viola Davis, Brandon Jyrome Jones, Mykelti Williamson, Russell Hornsby, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Saniyya Sidney, Dontez James, Mark Falvo, Kelly Moran – in uscita nelle nostre sale da giovedì 26 febbraio 2017.


La La Land: recensione

Emma Stone e Ryan Gosling sono i protagonisti dell’acclamato e pluripremiato musical “La La Land” di Damian Chazelle.

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Dopo aver raccolto il plauso della critica e collezionato molti premi, arriva finalmente nelle nostre sale dal 26 gennaio l’attesissimo musical “La La Land” con Emma Stone e Ryan Gosling.

Diretto dall’appena trentenne Damian Chazelle, il film si appresta a far incetta di premi anche alla prossima cerimonia degli Oscar.

In una Los Angeles patinata e cinica, che prima ti ammalia e poi calpesta i tuoi sogni, ci sono un’aspirante attrice, Mia (Emma Stone), che tra un casting e l’altro si è ridotta a far la cameriera in un bar degli studios Warner; e Sebastian (Ryan Gosling), un musicista jazz, costretto per sbarcare il lunario a suonare in squallide feste e bui pianobar. Ben presto s’innamoreranno ma la loro relazione se in un primo momento li aiuterà a realizzare i loro sogni, poi diverrà un ostacolo insormontabile.

Omaggiando il cinemascope ed il technicolor di quel cinema a stelle e strisce ormai dimenticato degli anni ’40 e ‘50, “La La Land” vanta dei bellissimi effetti visivi, una perfetta ricerca estetica, musiche facilmente orecchiabili, interessanti sketch di tip tap.

C’è tanto ritmo, colori abbaglianti e tanta musica: il regista Chazelle cerca così di ricreare quell’atmosfera romantica ed ingenua dei film degli anni ’50.

Protagoniste assolute sono sicuramente le splendide canzoni scritte e musicate da Justin Hurwitz, ed interpretate impeccabilmente dall’affascinante ventisettenne Emma Stone. La Stone infatti riempie completamente lo schermo con il suo far leggiadro ed etereo, ma anche con una semplice strofa appena intonata, una lacrima o un sorriso. Meno incisivo è sicuramente il sex symbol Ryan Gosling, che nonostante i suoi apprezzabili tentativi scenici e musicali, risulta comunque in una posizione d’ombra rispetto alla Stone.

Romantico e nostalgico: apparentemente un omaggio a quel cinema colorato e sognatore ormai dimenticato dalle nuove generazioni. Allo stesso tempo una storia d’amore che sicuramente non pecca di originalità ma risulta infarcita di cliché e déjà-vu. Il giovane regista Damian Chazelle confeziona così un musical variopinto ed ambizioso, che vuole ammaliare con i suoi colori e musiche ma che allo stesso tempo cela una feroce critica alla società moderna ed al mondo patinato di Hollywood. Infatti, la gloria, la realizzazione dei propri sogni lavorativi sono oggi sinonimo di perdita di valori, primo fra tutti quello dell’amore e della famiglia. I protagonisti ottengono quello per cui hanno lottato e pianto a scapito però del loro amore, della vera realizzazione personale!

Chazelle riflette anche sul progresso: la società odierna è ossessionata dal domani, dalle nuove tecnologie, le nuove idolatrie. Questo avviene nel mondo reale come nella grande macchina hollywoodiana. In realtà la vera rivoluzione sarebbe riscoprire e ripartire dalle origini: da quel cinema spensierato che fabbricava sogni ed illusioni, dalla famiglia invece che dall’affannosa ricerca del denaro e della fama. “I folli ed i sognatori” di Chazelle migliorano la società di domani con i loro pathos, l’amore, la loro passione. Le emozioni nella società moderna sono come il jazz: spesso dimenticato, bistrattato, poco ascoltato. Il jazz però non è solo musica ma anche storia di un popolo che lottava per i propri sogni, ed allo stesso tempo è improvvisazione, immaginazione, romanticismo.

Diversamente dagli altri famosi e recenti musical, come “Chicago” o “Moulin Rouge”, “La La Land” cela una complessità ed una modernità profonda inaspettata.

L’unico aspetto negativo del film è forse la mancanza di magia, che era propria delle pellicole del genere. Una favola senza magia è come una realtà senza sogni: il film trasuda una profonda nostalgia per quel cinema e quella società che voleva semplicemente sognare.

“La La Land” è un buon prodotto cinematografico, perfetto visivamente ed esteticamente, che vanta molti spunti riflessivi.

Damian Chazelle, dopo aver conquistato la fama con “Whiplash”, si conferma essere un talentoso e giovane regista che merita sicuramente l’attenzione ed il plauso della critica e del pubblico.

Voto: 8

La La Land (Usa, 2016, musical) di Damien Chazelle; con Emma Stone, Ryan Gosling, J. K. Simmons, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Hemky Madera, Ana Flavia Gavlak, John Legend, Callie Hernandez – in uscita nelle nostre sale da giovedì 26 gennaio 2017.


Margot Robbie cambia look per “I, Tonya”

Margot Robbie cambia look per il biopic “I, Tonya”: adesso è curvy!

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La bellissima modella e star di “Suicide Squad” Margot Robbie è diventata curvy per interpretare il biopic “I, Tonya” diretto da Craig Gillespie (“L’ultima tempesta”).

Dalle prime foto rubate dal set, l’attrice risulta aver guadagnato molti chili per interpretare al meglio Tonya!

Il film racconta la storia dell’ex pattinatrice artistica su ghiaccio statunitense Tonya Harding, nota al grande pubblico per il suo coinvolgimento nell’aggressione alla pattinatrice Nancy Kerrigan, avvenuta nel gennaio 1994, cui seguì uno scandalo mondiale. Il 6 gennaio del 1994 la Kerrigan venne aggredita dopo una sessione di allenamento ai Campionati nazionali, costringendola al ritiro. Titolo nazionale che andò proprio a Tonya. Dalle indagini successive si scoprì che l’ex marito Gillooly aveva pagato l’aggressore, Shane Stant, affinché colpisse la Kerrigan al ginocchio destro con una sbarra. Disse di averlo fatto d’accordo con la ex moglie per mettere fuori gioco la rivale in vista dei Giochi olimpici invernali. La federazione americana decise poi di revocarle il titolo nazionale appena vinto e bandirla a vita.

La sceneggiatura è stata affidata a Steven Rogers, autore di “Kate & Leopold” e “Love the Coopers”, mentre lo script si basa su una serie di interviste con la stessa Harding ed il suo ex marito, nonché partner criminale, Jeff Gillooly.

La release ufficiale del film è prevista per il 2018.

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Almost dead vince il MiSciFi 2017

Il giovane regista catanese Giorgio Bruno ha vinto l’edizione 2017 del MisciFi con il thriller “Almost Dead”.

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Almost Dead” diretto da Giorgio Bruno (“”Unrated Senza Censura”) e prodotto da Susanna Fernando, Sonia Broccatelli ed Emanuela Morozzi in associazione con Daniele Gramiccia e Salvatore Lizzio, ha trionfato a Miami presso il festival sponsorizzato dalla NASA MiSciFi 2017, aggiudicandosi il premio “Miglior Thriller”.

Un premio importante per la première USA del film, che racconta la tragica avventura di Hope (Aylin Prandi), giovane donna che si sveglia all’interno di un’automobile sul ciglio di una strada deserta, seduta al fianco di un cadavere femminile, senza ricordare come sia giunta lì. Nell’abitacolo pochi oggetti: una pistola e un telefono cellulare quasi scarico; mentre un gruppo strane creature dal passo lento inizia a circondare la macchina, rendendo impossibile l’uscita, e una donna misteriosa, al telefono, rivela alla protagonista la presenza di un siero, in auto, capace di fermare il virus che sembra aver trasformato tutti in zombi affamati di carne umana.

Un prodotto di tensione che trae ispirazione da felici esperimenti cinematografici quali “Buried – sepolto“, in quanto, come il film di Rodrigo Cortés, testimonia la maniera in cui una sola ristretta location possa diventare parte integrante nello sviluppo della narrazione e del pathos filmico, in questo caso al servizio di una riuscita miscela di thriller psicologico, post-apocalittico e horror.

Fonte: Comunicato Stampa

Fuori c’è un mondo: il trailer

Il regista Galletta ritorna al cinema con “Fuori c’è un mondo”, prossimamente nelle nostre sale.

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È terminata la lavorazione di “Fuori c’è un mondo“, terzo lungometraggio diretto da Giovanni Galletta, regista di “Dopo quella notte” e “Il mistero di Laura”.

Protagonisti del lungometraggio, la cui distribuzione è prevista per i prossimi mesi, sono Emanuele Bosi (“Questo piccolo grande amore”, “La vita è una cosa meravigliosa”), Giulia Anchisi (“Anni felici”, “Sole, cuore, amore”), Bruno Crucitti (“Don Matteo” e “Il giovane Montalbano” in tv) e Alberto Tordi (“Cronaca di un assurdo normale”), con la partecipazione di Ines Nobili (“L’ultimo bacio”,”Gallo cedrone”) e Anna Paola Scaffidi (“Le conseguenze dell’amore”, “Il portaborse”).

La vicenda del giovane scrittore Gabriele, che riesce a vincere lo stato di depressione che lo ha portato ad evitare a lungo le persone e che vede il mondo riprendere ad accoglierlo nella sua struggente bellezza, sebbene l’approdo al cambiamento ed alla ricerca della felicità che sta inseguendo si rivelerà tutt’altro che semplice. Durante una corsa di allenamento sul lungotevere, Gabriele perde i sensi a causa di un calo di zuccheri ed è soccorso da Lorenzo, uomo senza fissa dimora che vive sotto il ponte dove lo scrittore ha accusato il malore e del quale rimane particolarmente colpito, in quanto l’uomo possiede un quadro piuttosto raro che è identico ad una copia che sua madre custodiva quando lui era bambino. Ritorna anche il giorno dopo a cercare Lorenzo, ed il clochard lo incuriosisce sempre più per la sua saggezza e bontà d’animo che coniuga alla sapiente e simpatica ironia che lo contraddistingue. Gabriele insiste per fare a Lorenzo un favore; il clochard non ne capisce il motivo, ma poi, di fronte all’insistenza del ragazzo, finisce per accettare e chiede a Gabriele se gli è possibile assumere sua figlia Valentina nel ristorante di cui è proprietario.
Quando Gabriele conosce Valentina, da subito si trova attratto dai modi dolci, timidi e signorili della ragazza e tra i due non tarda a nascere una intesa basata sulle insolite coincidenze che li accomunano. Valentina è ospitata in una canonica della chiesa dove lavora don Daniele e divide la piccola stanza con Arianna, prostituta che il sacerdote ha tolto dalla strada. L’umanità di Daniele, però, ha a che fare anche con sentimenti che rischiano di portarlo ad una ingiusta condanna, prima di tutto da parte di una società che si rivela omologata ormai oltre ogni limite accettabile. Gli inaspettati eventi che seguiranno, in particolare quelli legati alla drastica e pericolosa decisione presa da Lorenzo al fine di risolvere la precarietà della sua vita e di quella di sua figlia, cambieranno alla radice le vite di ognuno dei personaggi.

Il regista ha così dichiarato:

“I personaggi protagonisti di “Fuori c’è un mondo sono i versanti, le voragini non troppo dissimili del malessere esistenziale tipico di questi tempi, cioè persone sfiduciate nei confronti delle vita e ferite nel profondo a causa dell’estrema difficoltà di realizzare i propri sogni”.

Il regista ha poi aggiunto:

“Lasciare cadere la possibilità di riconoscersi realizzati e, quindi, felici sarebbe inaccettabile, significherebbe non solo arrendersi, ma perdere la speranza che esista un senso nella propria vita. Il mio film è un dramma che parla della precarietà esistenziale, ma non solo, della vita, ed è passando nel culmine della ‘tempesta’ più grande della loro esistenza, combattendo con le intemperie peggiori, che i protagonisti troveranno, forse, la liberazione dalle loro prigioni e, magari, la possibilità di una rinascita attraverso la visione reale di un orizzonte in cui la felicità sembra raggiungibile. Inoltre, è doveroso per me menzionare i due interpreti principali, che meritano una segnalazione particolare perché hanno dato davvero tanto al film: Emanuele Bosi, che in molti già conoscete per titoli popolari come Questo piccolo grande amore e Una canzone per te, e Giulia Anchisi, attrice molto giovane ma con un grande senso del mestiere e, soprattutto, un talento straordinario. Sono convinto che arriverà lontano.”

Fonte: Comunicato Stampa

Il Viaggio di Fanny: recensione

Il coraggio della giovanissima Fanny contro i nazisti arriva al cinema in occasione della Giornata della Memoria con “Il viaggio di Fanny”.

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Vincitore della scorsa edizione del Giffoni Film Festival, “Il Viaggio di Fanny” diretto da Lola Doillon arriva nelle nostre sale il 26 ed il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria.

Liberamente ispirato alla vera storia di Fanny Ben-Ami, il film si ambienta nei primi anni 40. La Francia è occupata dalla Germania e Fanny, 13 anni, viene mandata insieme alle sue sorelline all’OSE, un orfanotrofio per bambini ebrei, in Italia. Quando i nazisti iniziano i rastrellamenti sul territorio italiano, i membri dell’associazione organizzano una disperata partenza dei bambini verso la Svizzera. Il viaggio però risulta essere irto di pericoli ed il gruppo di bambini, tra cui Fanny e le sue sorelle, si ritrovano improvvisamente soli. Tra fughe repentine e nascondigli improvvisati il gruppo, capeggiato da Fanny, cercherà di sopravvivere e di raggiungere la Svizzera.

“Il Viaggio di Fanny” è un film emozionante che vanta un’ottimo cast di giovani interpreti ed una buona sceneggiatura. Senza mai scadere nell’atrocità gratuita, la regista si sofferma sui sentimenti dei bambini, sulla loro forza e l’innata gioia di vivere e di sopravvivere dinanzi a qualsiasi avversità. Molti sono i temi affrontati: c’è quello dell’innocenza, dello sguardo puro ed ingenuo dei bambini verso una realtà crudele a loro incomprensibile; della responsabilità dei più grandi verso i più piccoli; della voglia di vivere nonostante tutto e tutti. I bambini hanno freddo, fame, paura e desidererebbero solo ritornare tra le braccia della loro mamma. Sono inseguiti da persone cattive che vogliono ucciderli, ma non perdono mai il sorriso o la gioia del gioco perché sono semplicemente dei bambini.

“Il Viaggio di Fanny” non è semplicemente una storia di bambini coraggioso, ma una tragica pagina di storia.

La regista ha così dichiarato:

“Mi sono posta la questione della mia legittimità a raccontare la storia di un gruppo di bambini ebrei senza essere ebrea. Ma mi sono liberata da ogni dubbio dicendomi che si tratta della storia della Francia e della storia d’Europa, e in quanto tale, è un mio diritto e un mio dovere raccontarla”.

Con estrema delicatezza la regista racconta una storia vera per omaggiare anche tutte quelle persone, come i membri dell’OSE, che hanno messo in pericolo le loro stesse vite per poterne salvare delle altre.

Voto:7

Il Viaggio di Fanny (“Le voyage de Fanny”, drammatico, Francia, 2016) di Lola Doillon con Léonie Souchaud, Fantine Harduin, Juliane Lepoureau, Ryan Brodie, Anaïs Meiringer, Lou Lambrecht, Igor van Dessel, Malonn Lévana, Lucien Khoury, Cécile de France, Stéphane de Groodt – in uscita nelle nostre sale giovedì 26 e venerdì 27 gennaio 2017.