The Club: recensione

Potente, avvolgente e drammaticamente attuale è “The club” di Pablo Larrain, dal 26 febbraio nelle nostre sale.

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Dal 26 febbraio arriva nelle sale italiane il film drammatico “The Club” (“El Club”) del noto regista cileno Pablo Larrain.

Presentato allo scorso festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’argento, “The Club” è un film molto potente e profondo, sconvolgente ed irritante, sia a livello visivo che di contenuto.

La pellicola narra le vicende di quattro sacerdoti con un misterioso passato rinchiusi in una casa a Boca del Infierno, sulla costa cilena, gestita da una suora. Gli anziani preti sono stati confinati perché rei di orribili colpe. Le loro giornate sono scandite da una certa regolarità: si prega, si fa colazione, a mezzogiorno si va a messa, all’una si pranza, poi si canta, poi c’è un po’ di tempo libero, alle otto c’è il rosario, e poi si cena. Un giorno, però, l’apparente tranquillità della casa viene messa in discussione dall’arrivo di un giovane gesuita, mandato dalla Curia, per deciderne il destino.

La fotografia è molto cupa, la sceneggiatura ben strutturata, la regia attenta e minuziosa. Le atmosfere sono quelle di “No – I giorni dell’arcobaleno”: inquadrature sfocate, musica dissonante, immagini in controluce.

Il noto regista, con questo film corale, sembra allontanarsi dalle sue solite tematiche della dittatura cilena di Pinochet. In realtà molti sono i punti comuni, le assonanze, con la filmografia precedente. C’è lo stesso climax cupo, la stessa violenza della parola taciuta.

Infatti, come nei film precedenti da “Tony Manero” a “Post mortem”, il regista riflette sulla capacità dell’uomo di commettere azioni abominevoli, quasi inconsapevolmente. Le autorità superiori, identificate in questo caso nella Chiesa, invece che educare e riparare il malfatto, preferiscono sempre celare se non cancellare!

Il regista cileno, non giudica i suoi protagonisti, ma ferocemente critica la Chiesa, per i suoi torti e le atrocità di cui si è macchiata. In particolare, viene accusata per il suo continuo insabbiare o comunque minimizzare gli atroci delitti di cui, purtoppo, la cronaca si arricchisce ogni giorno.

Il regista Larrain si conferma, anche con questa pellicola, essere un’ottimo regista che riesce sempre ad avvolgere ed a scuotere lo spettatore.

The Club” è un film molto violento psicologicamente e per le tematiche trattate sicuramente è destinato solo ad un pubblico adulto.

Voto: 9

The Club (“El Club”) (Drammatico, Cile, 2015) di Pablo Larrain; con Roberto Farías, Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking – in uscita nelle sale dal 26 febbraio 2016

 

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Regali da uno sconosciuto: recensione

Dal 3 marzo arriva nelle sale il thriller psicologico “Regali da uno sconosciuto – The Gift” scritto, diretto ed interpretato da Joel Edgerton.

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Il noto attore Joel Edgerton (“Animal Kingdom”, “Black Mass – L’ultimo gangster”) sceglie di andare dietro alla macchina da presa per un thriller psicologico dai risvolti molto attuali: “Regali da uno sconosciuto – The Gift”, dal 3 marzo nelle nostre sale.

Un esordio sicuramente degno di nota che non regala solo suspense e tensione, ma anche riflessioni importanti.

Robyn (Rebecca Hall) e Simon (Jason Bateman) sono una giovane coppia che si è appena trasferita da Chicago a Los Angeles, la città natia di Simon, per motivi di lavoro. Un giorno, casualmente, incontrano Gordo (Joel Edgerton), ex-compagno di scuola di Simon. La sua inaspettata invadenza rivela un comportamento sicuramente misterioso. Iniziano così una serie di incontri e regali misteriosi che presto incrineranno il rapporto idilliaco della coppia aprendo molti interrogativi sul passato di Simon.

Realizzato con un budget irrisorio, appena 5 milioni di dollari, il film vanta una regia molto pulita ed una sceneggiatura ben articolata. Tutta la pellicola s’incentra sull’intreccio dei tre protagonisti, ottimi interpreti di una complessa interazione: da Edgerton nei panni del “cattivo” Gordo, a Jason Bateman (“Come ammazzare il capo… e vivere felici 1 e 2”, serie tv “La casa nella prateria” e “Scrubs – Medici ai primi ferri”) e Rebecca Hall (“Frost/Nixon”, “Iron Man 3”, “Vicky Cristina Barcelona”).

La pellicola omaggia e riprende molti cliché del film di genere: dalla casa tutta vetrate, alla protagonista femminile debole ed insicura, la vicina di casa invadente, ai regali misteriosi.

In realtà, Edgerton, con questa pellicola vuole riflettere su tematiche importanti e drammaticamente attuali quali il bullismo.
Infatti, l’intera pellicola ruota attorno ad alcune domande, quali: “Che fine hanno fatto i bulli del liceo?” ed anche “Che cosa accadrebbe se qualcuno a cui in passato si è fatto del male ricomparisse casualmente?”.

In seguito ai recenti e tragici fatti di cronaca che hanno visto coinvolti giovanissime vittime di atti di bullismo nelle scuole, il film di Edgerton risulta essere, purtroppo, drammaticamente molto attuale.

Regali da uno sconosciuto – The Gift” è un buon thriller, che affronta tematiche importanti e rappresenta un ottimo esordio alla regia ed alla sceneggiatura per Joel Edgerton.

Voto: 8

Regali da uno sconosciuto – The Gift (thriller, Usa, 2015) di Joel Edgerton con Joel Edgerton, Jason Bateman, Rebecca Hall,Beau Knapp, Allison Tolman, David Denman, P.J. Byrne – in uscita nelle sale da da giovedì 3 marzo 2016


Gianfranco Rosi condanna l’Europa a Berlino

Il regista Rosi tuona dal podio della Berlinale contro l’indifferenza dell’Europa per la catastrofe umanitaria che si sta consumando sulle nostre coste.

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Il Festival di Berlino si è appena concluso con l’assegnazione dell’ambito Orso d’Oro al regista italiano Gianfranco Rosi per il suo docu-film sugli immigrati “Fuocammare”.

La nota attrice Meryl Streep, presidente della giuria internazionale del Festival, si è così congratulata con il regista per “la compassione che esprime verso i suoi personaggi unita alla sua forza cinematografica nel combinare una questione politica a un racconto squisitamente artistico, coraggioso e struggente“.

Il regista Rosi, alla consegna del premio, ha tuonato contro l’Europa con un discorso commovente e profondo. L’ovazione per il regista e la sua opera cinematografica è stata unisona.

Così il regista ha dichiarato:

Dedico questo premio a tutte le persone che non sono mai approdate a Lampedusa perché morte in mare e a quelle che invece sull’isola vivono. I lampedusani, sono persone così aperte ad accogliere me come ciascuna donna e uomo che vi arriva, da ovunque. Loro hanno veramente il cuore aperto e a chi loro chiede il perché, rispondono che i pescatori prendono tutto ciò che arriva dal mare”.

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Riguardo la politica, il regista ha aggiunto:

“È importante che l’Europa – forse per la prima volta in maniera ufficiale – inizi a interessarsi a questo problema divenuto catastrofe umanitaria. E sinceramente non mi sta piacendo quello che vedo e sento in giro, perché le barriere di qualunque tipo, ma soprattutto quelle mentali non devono esistere, sono pericolosissime. La gente muore per fuggire dalle tragedie”.

Non si può che applaudire il coraggio e la fermezza del regista Rosi.

Festival di Berlino: tutti i vincitori

La Berlinale premia l’Italia assegnando l’Orso d’Oro a Gianfranco Rosi per “Fuocammare”.

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Si è conclusa la 66a edizione del Festival di Berlino con la premiazione, già annunciata, del docu-film “Fuocammare” di Gianfranco Rosi. A consegnare l’ambito Orso d’Oro è stata la prestigiosa giuria internazionale capitanata da Meryl Streep e composta da Clive Owen, Alba Rohrwacher, Lars Eidinger, Malgorzata Szumowska, Nick James e Brigitte Lacombe.

Il successo tutto italiano di Rosi non può che riempire d’orgoglio il Paese. Infatti l’ambito premio mancava all’Italia dal 2012, quando furono premiati i fratelli Taviani con “Cesare deve morire”. Rosi così è il sesto italiano ad aggiudicarsi l’Orso d’Oro al Festival del cinema di Berlino, dopo i Taviani; Marco Ferreri con “La casa del sorriso” (1991); Pierpaolo Pasolini con “I racconti di Canterbury” (1972), Vittorio De Sica con “Il giardino dei Finzi Contini” (1971), Gianluigi Polidoro con “Il diavolo” (1963). 

Il “Gran premio della giuria” è stato assegnato a “Death in Sarajevo” di Danis Tanovic, mentre il “Premio Speciale Alfred Bauer” è andato a “A Lullaby to the Sorrowful Mystery” di Lav Diaz.

Mia Hansen-Løve vince il premio per “Miglior regia” con il bellissimo “L’avenir” (Things to Come) con protagonista Isabelle Huppert; mentre il riconoscimento per la “Miglior Sceneggiatura” è stato assegnato a Tomasz Wasilewski per “Zjednoczone stany miłości” (United States of Love).

Come “Miglior Attrice” vince Trine Dyrholm per “Kollektivet” (The Commune), per “Miglior AttoreMajd Mastour con “Inhebbek Hedi “(Hedi).

Fuocoammare: recensione

Dal 18 febbraio arriva nelle sale lo struggente docu-film sugli immigrati di Gianfranco Rosi “Fuocammare”, premiato al Festival del cinema di Berlino.

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Dopo aver conquistato l’ambito Orso d’Oro della 66sima edizione del Festival di Berlino, “Fuocammare” di Gianfranco Rosi arriverà nelle nostre sale dal 18 febbraio.

Il Docu-film di Rosi, Leone d’Oro per “Sacro Gra”, è un omaggio sentito verso i lampedusani, che da anni accolgono gli immigrati sulle loro coste, ed una feroce condanna verso l’Europa per la sua sordità difronte alle grida di aiuto di migliaia di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo in cerca di una speranza.

La pellicola, infatti, si ambienta a Lampedusa, un’isola brulla e selvaggia, circondata solo da un bellissimo mare impetuoso, terra di confine dell’Europa, del mondo occidentale.

Lo sviluppo narrativo si articola su due livelli diversi: da un lato c’è la storia di Samuele, un ragazzo di dodici anni molto vispo, le cui giornate sono scandite dal rincorrere uccellini, giocare con la fionda, arrampicarsi sugli alberi. Samuele però soffre il mal di mare, nonostante il suo destino, come quello di tutti i lampedusani, sia di diventare un pescatore. Così il piccolo cercherà di porre un rimedio ai suoi problemi. Attorno a Samuele c’è anche il padre, un pescatore silenzioso segnato dalla fatica del vivere, l’affettuosa nonna, il dee jay dell’isola. La vita dell’isola è scandita dalle condizioni climatiche del mare e dalla musica folkloristica della radio locale. Dall’altro lato ci sono gli sbarchi clandestini, il silenzio, le grida d’aiuto. La marina militare che cerca giorno e notte di aiutare gli immigrati, di salvarli dai barconi affondati, di accudirli e rifocillarli. Molti, troppi sono i morti di una tragedia annunciata.

Così da un lato c’è Samuele che impersonifica la sua isola: vivace e colorata, generosa e genuina. Dall’altro lato c’è la tragedia umanitaria in mare, ben descritta in fotogrammi lucidi ed inediti.

Entrambi i livelli di narrazione poi trovano un punto comune nel titolo e nel vero protagonista della pellicola che è il mare, fonte di vita per l’isola, strumento di morte e di speranza per gli immigrati. “Fuocammare” è un brano strumentale lampedusano, che richiama gli anni ‘30 e ’40, che si riferisce ad un fatto storico accaduto nel porto di Lampedusa durante i bombardamenti inglesi della Seconda Guerra Mondiale, quando fu affondata la nave militare “La Maddalena”. A causa del grande incendio, di notte, il mare si tinse di rosso e gli isolani gridavano ““chi focu a mmari ca ce stasira”.

Come allora, così oggi il mare si tinge di rosso: è il sangue delle migliaia di immigrati che non sono riusciti a sopravvivere, è il colore di una guerra non ufficiale, silenziosa.

Il regista Rosi non vuole condannare o criticare, ma sceglie di descrivere con una lucida fotografia la tragedia umanitaria che si sta consumando, ormai da anni, sulle nostre coste.

Come in “Sacro Gra”, c’è un grande affresco comunitario, dove molti sono i personaggi ed i volti. “Fuocammare” però risulta essere molto più intimo ed introspettivo.

Bellissima risulta essere la fotografia, mentre la sceneggiatura è frammentaria. Si predilige la camera di servizio con l’inquadratura fissa per raccontare la quotidianità degli isolani, catturati nella loro solitudine. Mentre dall’altro lato ci sono i tanti immigrati e le loro storie di sofferenza atroce.

Il regista Rosi, con questo docu-film, critica ferocemente le politiche sorde dell’Europa e come ha dichiarato recentemente:

“L’importanza del film è la testimonianza di una tragedia in corso, qualcosa che accade davanti a noi. E l’Europa non fa nulla se non ergere muri. Quarantamila persone sono morte in mare e nessuno fa nulla. In sette chilometri di mare sono morti migliaia di bambini”.

“Fuocammare” è un film struggente e profondo, che apre molti spunti di riflessione.

Voto: 8

Fuocammare (Docu film, Italia, 2016) di Gianfranco Rosi. Con Samuele Pucillo, Mattias Cucina, Samuele Caruana, Pietro Bartolo, Giuseppe Fragapane, Maria Signorello, Francesco Paterna, Francesco Mannino e Maria Costa – in uscita nelle nostre sale da giovedì 18 febbraio 2016.

Kingsman 2: Julianne Moore sarà il villan

L’affascinante premio Oscar Julianne Moore potrebbe interpretare il villan in “Kingsman 2”, sequel di “Secret Service”.

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Secondo Hollywood Reporter, il premio Oscar Julianne Moore sarebbe in trattative per entrare a far parte del cast di “Kingsman 2”, sequel di “Kingsman Secret Service”.

L’affascinante attrice dovrebbe interpretare un villan: ruolo simile a quello interpretato sia in “Hunger Games” che in “Seventh Son”.

Le riprese del film avranno inizio a maggio, mentre la release è stata programmata per il 16 giugno 2017.

Nel film ci sarà nuovamente Taron Egerton nei panni del neo-agente segreto Eggsy, mentre non ci sono ancora conferme riguardo il possibile ritorno di Colin Firth.

Julianne Moore starebbe valutando anche molti alti progetti cinematografici e la sua partecipazione a “Kingsman 2” dipenderebbe anche dalla tempistica degli altri impegni.

Nel frattempo, l’attrice è presente alla Berlinale con Greta Gerwig per il film romantico “Maggie’s Plan”, scritto e diretto da Rebecca Miller, che arriverà nelle nostre sale il prossimo maggio.

Brooklyn di Nick Hornby: il trailer

Candidato agli Oscar 2016, arriva il trailer dell’attesissimo “Brooklyn” diretto da John Crowley e scritto da Nick Hornby, dal 17 marzo nelle nostre sale.

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E’ stato pubblicato il trailer ufficiale del film drammatico “Brooklyn”, diretto da John Crowley, che, dopo aver collezionato nomination e premi in tutto il mondo, arriverà nelle nostre sale dal 17 marzo.

Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Colm Tóibín, il film ha già ha vinto il BAFTA per il Miglior film britannico ed è in corsa per ben tre Oscar nelle categorie di “Miglior film”, “Miglior attrice protagonista” e “Migliore sceneggiatura non originale”.

 

Scritto da Nick Hornby, la pellicola racconta la storia di Eilis (Saoirse Ronan), un’immigrata irlandese che, negli anni ’50, si trasferisce a New York in cerca di un futuro migliore. Dopo un turbolento periodo iniziale, Eilis presto riesce a costruirsi una vita a Brooklyn e si innamora di Tony, un idraulico italiano. In seguito all’improvvisa scomparsa della sorella, la ragazza tornerà in Irlanda dalla madre. Adesso Eilis dovrà scegliere se ritornare a vivere nella sua terra d’origine o continuare la sua avventura americana.

Il cast si compone di Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Emory Cohen, Jim Broadbent e Julie Walters.

Zootropolis: recensione

Il divertimento è assicurato con le rocambolesche avventure della coniglietta Judy e la volpe Nick per “Zootropolis”, il nuovo film d’animazione Disney

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Dal 18 febbraio arriva nelle sale il nuovo film d’animazione Disney “Zootropolis” diretto da Jared Bush, Byron Howard (“Rapunzel – L’Intreccio della Torre”, “Bolt”) e Rich Moore (“Ralph Spaccatutto“, “I Simpson – Il Film”).

55esimo classico Disney, il film è il terzo titolo ad avere animali antropomorfi come protagonisti esclusivi, dopo “Robin Hood” (1973) e “Chicken Little” (2005).

Judy Hopps è un’ottimista e sognatrice coniglietta di campagna che sogna di diventare una poliziotta. Dopo aver faticosamente raggiunto il suo obiettivo viene mandata a Zootropolis, la grande città. Zootropolis è una metropoli suddivisa in quartieri-habitat diversi dove mammiferi di ogni taglia coabitano pacificamente: c’è Piazza Sahara dove vivono gli animali del deserto, la glaciale Tundratown dove vivono alci e orsi polari, l’umidissimo Distretto di Foresta Pluviale, Little Rodentia per i roditori più piccoli. La coabitazione pacifica però viene messa presto in crisi in seguito alla misteriosa scomparsa di alcuni animali. La piccola Judy insieme al suo compagno, la volpe Nick, dovranno presto svelare il mistero.

“Zootropolis” è un film divertente e molto brioso. Tanti sono gli sketch esilaranti, come la scena del bradipo Flash, tante le battute divertenti. Molte poi sono le citazioni e gli omaggi, rivolti soprattutto agli spettatori più grandi, da “Il Padrino” a “Breaking Bad”.

Attenta e molto curata è la scenografia, ben articolata la sceneggiatura, sempre bella la musica di Shakira.

Infine, molti sono i messaggi tipicamente Disney. Il titolo originario “Zootopia” allude ad un mondo utopico dove prede e predatori co-abitano pacificamente. In realtà Zootropolis riflette la società odierna, divisa tra Nord e Sud, ricchi e poveri, forti e deboli. Ma, se “i sogni son desideri” come cantava Cenerentola, qui impersonificati dalla tenacia e dolcissima coniglietta Judy, a Zootropolis o nella nostra società: ognuno può diventare ciò che vuole! Basta crederci e desiderarlo fermamente!

Altri importanti ed attuali tematiche che la pellicola affronta sono il superamento dei pregiudizi e dei soliti cliché; la necessità di ribellarsi al bullismo, l’accettare ed apprezzare le diversità.

Ottimo è il cast del doppiaggio: da Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Frank Matano, Diego Abatantuono, Teresa Mannino a Leo Gullotta.

“Zootropolis” è un buon prodotto cinematografico che sicuramente conquisterà il pubblico dei più piccoli ed allieterà quello dei più grandi.

Voto: 8.5

Zootropolis (Usa, Animazione, 2016) di Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush; con Massimo Lopez, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Frank Matano, Diego Abatantuono, Teresa Mannino, Leo Gullotta – Jason Bateman, Ginnifer Goodwin, Shakira, Alan Tudyk, Katie Lowes, Idris Elba, J. K. Simmons, Nate Torrence, Jenny Slate, Bonnie Hunt, Tommy ‘Tiny’ Lister, Octavia Spencer, John Di Maggio, Tommy Chong, Raymond S. Persi, Jesse Corti, Don Lake, Peter Mansbridge – in uscita nelle sale da giovedì 18 febbraio 2016


Zoolander 2: recensione

Dall’11 febbraio arriva nelle nostre sale l’attesissimo “Zoolander 2” con Ben Stiller ed Owen Wilson. Il divertimento è assicurato.

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Ben Stiller ed Owen Wilson arrivano sul grande schermo per il nuovo capitolo di “Zoolander” film cult – demenziale diretto e scritto dallo stesso Stiller.

Il film, che arriverà nei cinema italiani da giovedì 11 febbraio, vede ancora protagonista Derek Zoolander, il modello più famoso del mondo le cui espressioni facciali, come la rinomata “Blue Steel”, ed i suoi look stravaganti hanno influenzato radicalmente il mondo della moda. Dopo una lunga assenza dalle passerelle ed in seguito ad una serie di misteriosi omicidi di pop star, Zoolander ed il collega Hansel McDonald saranno assunti dall’Interpol per infiltrarsi nel mondo dell’alta moda e sgominare la malvagia organizzazione.

Come il primo capitolo, il film assicura tante risate e puro divertimento.

Nel lontano 2001 il primo capitolo non riscosse molto successo sul grande schermo. Dopo il suo passaggio in tv, invece, divenne subito un cult attirando milioni di fan in tutto il mondo. Dopo ben 15 anni il secondo capitolo sembra esser pronto a riscuotere molto successo al cinema vista l’attesa frenetica dei fan del primo episodio e l’enorme campagna di marketing che accompagna la pellicola.

Essendo un film demenziale la sceneggiatura è irrisoria, i dialoghi scarni, il montaggio superficiale. Tutta la pellicola si incentra sugli sguardi magnetici di Derek – Stiller e su battute così grottesche e gag improbabili che risulta impossibile non morire dalle risate!

Il cast poi si compone di tanti volti noti dello star system internazionale: Will Ferrell, Penelope Cruz, Kristen Wiig, Benedict Cumberbatch, Justin Theroux, Billy Zane, il cantante Sting, Justin Bieber, Kanye West, gli stilisti Valentino, Marc Jacobs e Tommy Hilfigher.

In realtà il film cela anche molti spunti di riflessione: si deride il mondo della Moda che si prende sempre troppo sul serio, ed i suoi discepoli sempre eccessivi e stravaganti. Gli stessi modelli e stilisti sono macchiette di loro stessi. Si beffeggia, infine, il linguaggio giovanile filo-tecnologico di oggi con i suoi “ashtag” e “Slash”.

Bellissima è la scenografia: il film si ambienta a Roma, la città Eterna che risplende ed ammalia con la sua storia millenaria e le sue piazze romantiche come il Pantheon, le Terme di Caracalla, Piazza di Spagna, Il Vaticano, l’Eur.

Zoolander 2” è sicuramente un film senza alcuna velleità artistica, demenziale e superficiale, che vuole semplicemente divertire. Il cinema in fondo è anche questo: accanto a pellicole artistiche ci possono essere anche film idioti il sui scopo è svagare lo spettatore per alcuni minuti. “Zoolander 2” riesce nel suo intento!

Voto: 6

Zoolander 2 (Commedia, Usa, 2016) di Ben Stiller con Ben Stiller, Christine Taylor, Penelope Cruz, Will Ferrell, Kristen Wiig, Justin Bieber, Kanye West, Cara Delevingne, Lenny Kravitz, Mika, Christine Taylor, Cyrus Arnold, Billy Zane, Fred Armisen, Nathan Lee Graham, Olivia Munn, Madalina Ghenea, Antonio Te Maioha, Hal Yamanouchi, Alan Cappelli Goetz, Eugenia Tempesta, Gabriele De Luca – in uscita nelle nostre sale da giovedì 11 febbraio 2016.

Il libro della giungla: il trailer

Tanta emozione ed avventura per la nuova pellicola Disney in live action “Il libro della Giungla”, dal 14 aprile nelle sale italiane.

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Il giovane Mowgli con i suoi inseparabili amici la pantera Bagheera e l’orso Baloo sono pronti a sbarcare sul grande schermo nella nuova pellicola targata Disney il live action 3D.

È stato pubblicato il primo trailer del film, che arriverà nelle sale italiane dal 14 aprile: tanta emozione ed avventura per il classico Disney che ha fatto sognare da sempre i più piccoli.

Nato dalla penna di Rudyard Kipling, il classico d’animazione dei Walt Disney Animation Studios “Il Libro della Giungla”, uscì nelle sale americane nel 1967 diretto da Wolfgang Reitherman; la versione live action in 3D, invece, sarà diretta da Jon Favreau (“Iron Man”, “Iron Man 2”).

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La storia racconta le vicende di Mowgli, un giovane cucciolo di uomo cresciuto da una famiglia di lupi e costretto a lasciare la giungla quando la temibile tigre Shere Khan, segnata dalle cicatrici dell’uomo, giura di eliminarlo per evitare che diventi una minaccia. Mentre abbandona la sua unica casa, Mowgli s’imbarca in un avvincente viaggio alla scoperta di se stesso, guidato dal suo severo mentore, la pantera Bagheera, e dallo spensierato orso Baloo.

Il regista ha recentemente dichiarato:

“Da bambino ero colpito dal legame fra Mowgli e Baloo. Mi ricordava il rapporto con mio nonno che è stato importante nella mia vita. Mi piace che Mowgli sia un ribelle, che si metta sempre nei guai. È un bravo bambino, ma un po’ precoce. Non si lascia intimidire dai grandi animali selvaggi”.

Secondo il regista Favreau:

“Il Libro della Giungla racconta la nascita di un eroe, il percorso di maturazione di un ragazzino cresciuto nella giungla, circondato da una galleria di personaggi che diventano archetipi. Per un filmmaker, questo è un terreno molto fertile”.