Neruda: recensione

Pablo Larrain ritorna al cinema con il biopic anticonvenzionale “Neruda” sul premio nobel per la letteratura Pablo Neruda, dal 13 ottobre nelle sale.

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Profondo, poetico, visivamente potente è “Neruda” il nuovo capolavoro del giovane regista cileno Pablo Larrain, dal 13 ottobre nelle nostre sale.

Cile 1948. Pablo Neruda (Luis Gnecco), il famoso poeta, è senatore e leader del partito comunista. Il presidente Videla lo accusa e chiede al prefetto di polizia Oscar Peluchonneau (Gael Garcia Bernal) di arrestarlo. Neruda deve così nascondersi ed andare in esilio. Durante la sua vita da fuggitivo il poeta comporrà “Canto General”, divenendo non solo simbolo della libertà ma anche una leggenda della letteratura.

“Neruda” è un film anti-biopic, perchè più che una pellicola sul poeta-politico è un film “nerudiano”, sospeso fra realtà ed immaginazione. È anche un western, un noir, un road movie, dove l’importante non è la destinazione ma il percorso e sviluppo dei personaggi.

Come ha dichiarato lo stesso regista: “La chiave del film è nelle parole stesse del poeta declamate in occasione del Nobel del 1971, quando dichiarò di non sapere se il periodo da fuggitivo lo aveva “vissuto veramente, sognato o scritto”. Infatti il film vuole raccontare il cosmo nerudiano e non ha la presunzione di catturare un personaggio così enorme e complesso e profondo come Neruda”.

La pellicola è altamente poetica, profonda e riflessiva: c’è tutto l’amore per il Cile del poeta e del regista, c’è la feroce critica alla politica corrotta ed opulenta di allora come di quella contemporanea, c’è l’ironia tipicamente sudamaricana, c’è l’ode all’arte ed alla potenza della parola. Il regista riesce ad utilizzare l’immagine al servizio della parola, dove quest’ultima, in tutta la sua potenza sia sussurrata che gridata, travalica lo spazio e l’ambiente. Perché tutto cambia, le ideologie ed i governi mutano, ma non la parola creativa come quella del poeta Neruda, che sia nell’amore che nella rabbia, viene scolpita per l’eternità.

A differenza  delle sue opere precedenti, come “El club” o “Tony Manero”, Larrain racconta un Cile diverso, quello del dopoguerra, quello della speranza e della fratellanza. Un Cile che presto conoscerà il sangue e l’odio con la dittatura di Pinochet.

Ad una bellissima fotografia corrisponde un’ottima sceneggiatura ed un cast di tutto rispetto.

“Neruda” è candidato per il Cile come “Miglior Film Straniero” agli Oscar 2017. La sua vittoria sarebbe il giusto riconoscimento per un’opera cinematografica di altissimo valore artistico.

Voto: 10

Neruda (Biografico, Drammatico, Cile, 2016) di Pablo Larraín con Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Pablo Derqui, Mercedes Moràn, Diego Muñoz, Michael Silva – in uscita nelle nostre sale da giovedì 13 ottobre


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Pablo Larrain racconta Neruda

Il giovane regista cileno Pablo Larrain ha presentato alla stampa “Neruda”. Interessanti riflessioni sull’arte del cinema, sulla politica e sulla società odierna.

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Dal 13 ottobre arriva nelle nostre sale “Neruda“, un biopic anticoncezionale sul noto poeta cileno Pablo Neruda, diretto dal talentoso Pablo Larrain.

In occasione della presentazione romana alla stampa del film, il regista cileno ha risposto ad alcune interessanti domande.

Cosa è cambiato nella politica cilena rispetto al periodo descritto nel film ed alla dittatura di Pinochet?

Larrain:

“Nel 1947, poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, dieci anni prima della Rivoluzione Cubana e trent’anni prima di Salvador Allende, il mondo era modernista e molto differente; Pablo Neruda fra l’altro cedette la candidatura alla Presidenza della Repubblica ad Allende, e chissà cosa sarebbe stato del Cile con Neruda come Presidente. Quando si realizza un film d’epoca non si può cadere nell’ingenuità di fingere di non sapere cos’è accaduto dopo: abbiamo il vantaggio di conoscere la storia. Neruda è un film su un Paese che ha sofferto la devastazione del dopoguerra e su un sogno che non si è mai concretizzato. Quando Neruda ha ricevuto il premio Nobel, nel suo discorso ha parlato proprio di quest’epoca e della sua fuga, affermando di non sapere se quel periodo “l’ha vissuto veramente, lo ha solo scritto o l’ha solo sognato”!. Questa è la chiave di lettura di una pellicola che non è soltanto su Neruda, ma sull’universo nerudiano; del resto la figura di Neruda è talmente vasta e complessa che non sarebbe stato possibile racchiuderla tutta in un film”.

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Come ti sei documentato a proposito della vita di Pablo Neruda?

Larrain:

“Ho letto diverse biografie e la sua autobiografia. Abbiamo anche raccolto molte interviste di persone che lo hanno conosciuto. Neruda era un amante della cucina, del vino, delle donne; era un diplomatico ed un viaggiatore; era un appassionato di letteratura poliziesca; era un politico ed un membro del Partito Comunista; era ed è il più grande poeta del Sud America. In Cile Neruda è ovunque, nell’aria e nelle montagne, io me lo porto addosso sulla pelle, nel sudore, nel sangue. Questo film voleva essere un poema per Neruda, nella speranza che l’avrebbe apprezzato”.

Come sei riuscito a conciliare così bene le due anime di Neruda, quella del poeta e quella del politico?”

Larrain:

“Sono la stessa cosa! Non si possono separare questi due aspetti. Proviamo a immaginare un poeta americano che si metta a scrivere poesie su Donald Trump: sarebbe impensabile! Quello di Neruda, invece, era un mondo diverso: lui scriveva poesie dedicate ai leader politici dell’America Latina, poesie spesso ben poco tenere. Neruda e gli artisti della sua epoca con le loro opere volevano cambiare il mondo e influenzare l’opinione pubblica. Io e la mia generazione non lo facciamo, è un mondo diverso che come ha detto il comandante Marcos “presentiamo un problema cosicché gli altri se ne facciano carico”.

No – I giorni dell’arcobaleno era un film sul rapporto fra la comunicazione e il potere, un tema che ritorna anche in Neruda: cosa la affascina così tanto a proposito di questi temi?

Larrain:

“Al mondo d’oggi la comunicazione è spesso più importante del contenuto. Mi piace definire Neruda un antibiopic, ma è anche un’opera di genere noir e un po’ un western. Volevo raccontare, come in un road movie, il cambiamento di un personaggio per il quale non è importante la destinazione ma lo stesso viaggio. I due protagonisti sono in crisi ed hanno bisogno l’uno dell’altro per capire il mondo, che per entrambi ora è incomprensibile”.

Da cosa dipendono i repentini cambiamenti di ambiente all’interno della stessa scena, una caratteristica ricorrente del film?

Larrain:

“Mi piace il cinema realista se fatto bene, ma io non so farlo. Non posso fare un cinema di quel tipo, a me interessa il cinema di atmosfera. E questo è un film su Neruda che ha una struttura borgesiana. Io non funziono in modo lineare, immagino pezzi, momenti e scene di film. Una volta che ho un copione solido a disposizione, ragiono a sprazzi, getto queste scene in cucina e poi il montaggio lo assembla in base alle esigenze. Come diceva Truffaut, durante le riprese si lotta contro la sceneggiatura e al montaggio contro le riprese: sono processi diversi e il lotta fra di loro, ed è bene che ci sia questa battaglia e che si percepisca. Altrimenti andate al cinema a guardare un film che vi suggerisce già tutte le risposte. Io penso che un regista si debba fidare dello spettatore e delle sue capacità, che un film debba essere aperto, costruirsi con lo spettatore, lasciare vuoti e interrogativi, creare una dialettica tra il pubblico e lo schermo.”

Neruda” arriverà nelle nostre sale dal 13 ottobre.

La Vita Possibile: recensione

Arriva nelle nostre sale dal 22 settembre “La vita possibile”, il nuovo film di Ivano De Matteo sulla violenza sulle donne.

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Il regista Ivano De Matteo racconta la violenza sulle donne nel suo ultimo film drammatico “La vita possibile”, dal 22 settembre al cinema, con protagoniste Margherita Buy e Valeria Golino.

Anna (Margherita Buy), vittima delle violenze del marito, dopo l’ennesima aggressione decide di scappare con il figlio tredicenne Valerio (Andrea Pittorino). A Torino li aspetta e li accoglie Carla (Valeria Golino), attrice di teatro single ed amica di vecchia data.

Una nuova città, una nuova vita “possibile” per Anna e Valerio, che tra mille difficoltà, dovranno iniziare a ricostruirsi una quotidianità ed una normalità che poco gli appartiene.

La pellicola s’incentra sul giovane Valerio, interpretato dal talentuoso Andrea Pittorino: traumatizzato prima dalla violenza del padre, poi dalla nuova città, incontrerà molte difficoltà per integrarsi ed ambientarsi.

Con questo film, il regista riflette su alcuni aspetti drammatici ed importanti sul tema della violenza sulle donne che ogni giorno riempiono le pagine di cronaca nera: la totale assenza delle istituzioni, la mancanza di una legislazione ad hoc, l’incapacità delle associazioni di venire incontro alle drammatiche situazioni.

Allo stesso tempo però c’è anche la bellissima e profonda amicizia di Carla e Anna: tanto diverse ed allo stesso tempo complici, come solo una relazione femminile può essere!

Il regista Ivano De Matteo così torna al cinema, dopo “Gli equilibristi” ed “I nostri ragazzi”, con una storia di rinascita e di speranza. Come ha dichiarato lo stesso regista:

“Non volevo fare un film sulla violenza delle donne, ma volevo raccontare il dopo. Ho parlato con parecchie donne vittime di violenze e loro non volevano far vedere ciò che accade, ma ciò che succede dopo, che forse è la cosa più difficile. È un film con la violenza di un uomo, l’amicizia di una donna e l’amore di un bambino”.

Il film vanta un buon cast, un’ottima fotografia ed una bellissima colonna sonora. La regia è lineare e pulita, mentre il ritmo risulta altalenante.

Nonostante l’impegno apprezzabile del regista e l’importanza della tematica, il film lascia un retrogusto molto amaro per il suo happy end ed i toni narrativi troppo edulcorati. La realtà purtroppo è ben diversa ed una “vita possibile” difficilmente si riesce a concretizzare, come raccontano le drammatiche pagine di cronaca. Ciò che manca è sicuramente il dramma psicologico della protagonista, che da vittima decide coraggiosamente e faticosamente di costruirsi una nuova vita. La pellicola, infatti, preferisce soffermarsi sui sentimenti contrastanti del giovane figlio e su figure – situazioni marginali, piuttosto che sul dramma della protagonista qui appena accennato.

“La vita possibile”, anche se a livello cinematografico pecca in alcuni suoi aspetti, è sicuramente un film importante per le tematiche affrontate.

Voto: 6

La vita possibile (drammatico, Italia, 2016) di Ivano De Matteo con Margherita Buy, Valeria Golino, Andrea Pittorino, Caterina Shulha, Bruno Todeschini – in uscita nelle nostre sale da giovedì 22 settembre 2016

Cinquanta Sfumature di Nero: il primo trailer

È stato pubblicato il primo trailer ufficiale dell’attesissimo “Cinquanta Sfumature di Nero”, secondo capitolo della saga hot che vede protagonisti Jamie Dornan e Dakota Johnson.

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Arriverà nelle nostre sale solo il prossimo San Valentino, ma la Universal Pictures ha iniziato a pubblicare il trailer dell’attesissimo secondo capitolo della saga erotica di “50 sfumature”, “50 Sfumature di Nero”.

Dal primo trailer si evincono toni piccanti e molto hot!

Jamie Dornan e Dakota Johnson tornano nei ruoli di Christian Grey ed Anastasia Steele.

Il film è diretto da James Foley e prodotto ancora una volta da Michael De Luca, Dana Brunetti e Marcus Viscidi, a fianco di E.L. James, creatrice della serie bestseller.

La pellicola riprende da dove il primo capitolo si era concluso: Mr Grey cerca di persuadere la ragazza a tornare nella sua vita, ma lei esige un nuovo accordo. I due cercheranno così di ricostruire il rapporto, ma ben presto alcune figure misteriose provenienti dal passato di Christian faranno vacillare la nuova relazione.

La vincitrice premio Oscar Marcia Gay Harden, Jennifer Ehle, Luke Grimes, Rita Ora, Victor Rasuk, Eloise Mumford e Max Martini tornano nei ruoli interpretati in “Cinquanta sfumature di grigio“, affiancati per la prima volta dalla vincitrice premio Oscar Kim Basinger, Hugh Dancy, Bella Heathcote ed Eric Johnson.

The Beatles – Eight Days a Week: al cinema

Dal 15 al 21 settembre arriva al cinema il docu-film musicale “The Beatles – Eight Days a Week” diretto da Ron Howard.

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Il mito di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr rivive sul grande schermo per un evento speciale, dal 15 al 21 settembre, “The Beatles – Eight Days a Week” diretto dal regista premio Oscar Ron Howard.

The Beatles – Eight Days a Week” racconta i primi anni della carriera dei Beatles (1962-1966), quando raggiunsero il successo mondiale. La pellicola, attraverso  filmati rari e inediti del dietro le quinte e di concerti live, racconta come i giovani inglesi siano diventati nel giro di pochi anno un fenomeno musicale internazionale segnando per sempre la storia della musica pop.

Il film include anche il mitico concerto allo Shea Stadium del 15 agosto del 1965, che fu filmato con 14 telecamere 35mm da Ed Sullivan Productions e Brian Epstein. Per la prima volta 30 minuti esclusivi della storica performance, completamente restaurati e rimasterizzati, Il restauro in 4K con audio rimasterizzato da Giles Martin e Sam Okell presso l’Abbey Road Studios, include le perfomance di grandi classici come “A Hard Days Night,” “I’m Down”, “Everybody’s Trying To Be My Baby” e “Dizzy Miss Lizzy.”

Il film è prodotto con la piena collaborazione di Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono Lennon e Olivia Harrison. Il vincitore del Grammy Nigel Sinclair della White Horse Pictures, Scott Pascucci e il vincitore dell’Academy Award e dell’Emmy Brian Grazer di Imagine Entertainment hanno prodotto il film insieme a Ron Howard. Jeff Jones e Jonathan Clyde della Apple Corps Ltd. sono i produttori esecutivi, assieme a Michael Rosenberg della Imagine e a Guy East e a Nicholas Ferrall della White Horse.

Fonte: Comunicato Stampa

Festival di Venezia 2016: tutti i vincitori

Il Leone d’Oro per il miglior film è stato assegnato a “The Woman Who Left” di Lav Diaz. Molti i premi annunciati e molti i delusi a questa edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Si è conclusa la 73ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che ha assegnato l’ambito Leone d’oro al regista filippino Lav Diaz per “The Woman Who Left”, la storia di una donna incarcerata per trent’anni. Il riconoscimento ha incontrato il plauso della critica e del pubblico della kermesse veneziana.

Il regista ha recentemente dichiarato: “La donna è una allegoria dell’umanità che soffre e che non rinuncia a lottare. Questo premio è per il popolo filippino e per la sua battaglia“.

Apprezzati e condivisi anche il Gran Premio della Giuria assegnato a “Nocturnal Animals” di Tom Ford e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile ad Emma Stone per “La la land”.

Qualche sconcerto e rammarico per il mancato premio a “Jackie”: esclusi sia il regista Pablo Larrain che la protagonista Natalie Portman. La pellicola ha vinto solo il Premio per la migliore sceneggiatura.

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La cerimonia di premiazione è stata presentata dalla madrina del festival Sonia Bergamasco e si è svolta nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. I premi più importanti sono stati assegnati dalla giuria presieduta da Sam Mendes, il regista di “American Beauty” e degli ultimi due capitoli della saga di “James Bond”.

Di seguito tutti i vincitori:

    • Leone d’Oro per il miglior film: The Woman Who Left di Lav Diaz
    • Gran Premio della Giuria: Nocturnal Animals di Tom Ford
    • Premio per la migliore regia: ex-aequo Amat Escalante per La region salvaje e Andrei Konchalovski per Paradise
    • Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile: Oscar Martinez per El ciudadano ilustre
    • Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile: Emma Stone per La la land
    • Premio per la migliore sceneggiatura: Noah Oppenheim per Jackie
    • Premio Speciale della Giuria: The Bad Batch di Lily Amirpour
    • Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Paula Beer per Frantz

La Giuria internazionale della sezione Orizzonti presieduta da Robert Guédiguian, ha assegnato i seguenti premi:

    • Premio Orizzonti per il Miglior Film: Liberami di Federica Di Giacomo
    • Premio Orizzonti per la Miglior Regia: Fien Troch per Home
    •  Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura: Bitter Money di Wang Bing
    •  Premio Speciale della Giuria di Orizzonti: Koca Dünya di Reha Erdem
    • Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: La Voz Perdida di Marcelo Martinessi
    • Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile: Nuno Lopes per São Jorge di Marco Martins
    • Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile: Ruth Díaz per Tarde Para la Ira di Raúl Arévalo

Doctor Strange: il poster ufficiale

Dal 26 ottobre arriverà nelle sale italiane l’attesissimo “Doctor Strange” diretto da da Scott Derrickson con protagonista Benedict Cumberbatch.

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La Walt Disney ha pubblicato il poster ufficiale italiano di “Doctor Strange”, con protagonista Benedict Cumberbatch, dal 26 ottobre nelle nostre sale.

Il poster preannuncia molte curiosità: il sottotitolo accattivante «Non c’è limite all’impossibile» e la durata di circa 130 minuti!

Diretto da Scott Derrickson e prodotto da Kevin Feige, il film vede protagonista Benedict Cumberbatch nei panni del neurochirurgo di fama mondiale Stephen Strange, la cui vita cambia per sempre dopo che un terribile incidente automobilistico lo priva dell’uso delle mani. Quando la medicina tradizionale si dimostra incapace di guarirlo, Strange è costretto cercare una cura in un luogo inaspettato: una misteriosa enclave nota come Kamar-Taj. Scoprirà presto che non si tratta soltanto di un luogo di guarigione, ma della prima linea di una battaglia contro invisibili forze oscure decise a distruggere la nostra realtà. Presto, Strange imparerà a padroneggiare la magia e sarà costretto a scegliere se fare ritorno alla sua vita agiata o abbandonare tutto per difendere il mondo e diventare il più potente stregone vivente.

Il film, girato tra Londra, New York, Nepal e Hong Kong, vanta un cast d’eccezione: Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Benedict Wong, Mads Mikkelsen, Tilda Swinton, Michael Stuhlbarg, Scott Adkins e Benjamin Bratt.

I produttori esecutivi sono Louis D’Esposito, Stephen Broussard, Victoria Alonso, Charles Newirth e Stan Lee, mentre Jon Spaihts e Scott Derrickson & C. Robert Cargill hanno firmato la sceneggiatura.

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Tommaso: recensione

“Tommaso” è Kim Rossi Stuart, protagonista e regista alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dall’8 settembre nelle nostre sale.

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Kim Rossi Stuart ritorna dietro la macchina da presa per “Tommaso”, opera seconda e sequel di “Anche libero va bene”.

Presentato alla 73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dove ha raccolto pochi plausi e molte critiche, il film arriverà nelle nostre sale dall’8 settembre.

Tommaso è un attore pieno di complessi e problemi esistenziali. A causa della sua insicurezza, Tommaso non riesce a costruire una vera relazione sentimentale e così passa da una donna all’altra.

L’affannosa ricerca dell’origine del suo disagio esistenziale lo porterà ben presto a comprendere che solo ascoltando e ritrovando il bambino del suo io interiore potrà guarire.

Kim Rossi Stuart, apprezzato interprete di commedie come “Il ragazzo dal kimono d’oro” e “Fantaghirò”, ritorna al cinema con un’opera molto pretenziosa, che vorrebbe essere profonda ed attenta risultando invece solo molto noiosa ed inconcludente.

Molti sono gli elementi che ricordano Nanni Moretti: dall’interpretazione, ai tic, allo stesso ciuffo ribelle, agli stessi abiti. Così Rossi Stuart sembra una caricatura eccessiva ed insipida del più noto regista romano.

Lo stesso tema drammatico evocativo della Medea, la madre che mangia i figli invece che nutrirli, celato da corpi di donne nude e bombardamento di scene sessuali rendono il film stancante e poco incisivo.

Tommaso è sicuramente l’emblema dell’uomo moderno: l’adulto insicuro e fragile, ripiegato su se stesso che per sopperire alla mancanza dell’amore materno affoga i suoi dispiaceri nel sesso.

A metà strada tra Freud e Moretti, tra visioni oniriche e gag imbarazzanti, il film non riesce a trovare lo spessore e la profondità necessaria per un film di genere, risultando una commediola mediocre e noiosa.

“Tommaso” è una pellicola molto pretenziosa, che vanifica ogni sua premessa e vaga alla ricerca di un suo perché.

Voto: 4

Tommaso (Italia, commedia, drammatico) di Kim Rossi Stuart; con Jasmine Trinca, Camilla Diana, Cristiana Capotondi, Kim Rossi Stuart, Dagmar Lassander, Serra Ylmaz, Edoardo Pesce, Renato Scarpa, Melissa Bartolini, Alessandro Genovesi, Gabriella Infelise, Giovanna Monaci, Valentina Reggio – in uscita nelle nostre sale da giovedì 8 settembre 2016.


Qualcosa di nuovo: il trailer del nuovo film di Cristina Comencini

È stato pubblicato il trailer della nuova commedia di Cristina Comencini “Qualcosa di nuovo”, dal 13 ottobre nelle nostre sale.

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La nota regista italiana Cristina Comencini ritorna sul grande schermo dal 13 ottobre con la commedia “Qualcosa di nuovo“.

Protagoniste della pellicola sono le famose ed apprezzate interpreti Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti.

La sinossi ufficiale del film recita:

“Lucia (Paola Cortellesi) e Maria (Micaela Ramazzati) si conoscono da sempre. Due amiche che più diverse non si può.
Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno.
Una sera nel suo letto capita (finalmente!) l’Uomo perfetto. Bello, sensibile, appassionato, maturo.
Il mattino però porta con sé incredibili sorprese e tra equivoci, grandi bugie e piccoli abbandoni Lucia e Maria si prenderanno una bella vacanza da sé stesse.
Forse quel ragazzo incontrato per caso è davvero l’Uomo che tutte cercano perché con le sue semplici teorie riesce a fare la vera radiografia delle loro vite, a buttare all’aria abitudini e falsi miti e a rivoluzionare ogni desiderio e ogni certezza.”

Io prima di Te: recensione

Dal 1 settembre arriva nelle nostre sale l’attesissima commedia romantica “Io prima di te” con Sam Claflin ed Emilia Clarke.

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Adattamento cinematografico dell’omonimo best seller di Jojo MoyesMe before you”, arriva In Italia dal 1° Settembre la commedia romantica “Io prima di Te” della regista Thea Sharrock, al suo debutto sul grande schermo.

Protagonisti della pellicola sono il sex symbol Sam Claflin, famoso interprete della saga “Hunger Games” ed Emilia Clarke (“Game of Thrones”).

Will Traynor (Sam Claflin) è un ricco banchiere dallo spirito libero ed avventuriero che, in seguito ad un tragico incidente, è diventato tetraplegico. Louisa (Emilia Clarke) è una ragazza molto naif, che ama vestiti ed accessori coloratissimi. Louisa, per aiutare la sua famiglia in difficoltà, accetta di fare compagnia a Will. Inizialmente il ragazzo si mostra chiuso e sgarbato, ma l’effervescenza di Louisa si rivelerà presto contagiosa. Nonostante il tenero sentimento che è nato tra i due, Will ha deciso di praticare l’eutanasia. Louisa avrà solo qualche settimana di tempo per fargli cambiare idea.

“Io prima di Te” è un’operetta romantica ben confezionata: protagonisti affascinanti ed empatici, una bellissima colonna sonora ed una scenografia trasognante.

Ad una regia lineare corrisponde un buon ritmo ed una struttura ben articolata.

Fedele al romanzo da cui trae ispirazione, la pellicola risulta ricca di rimandi cinematografici cari all’immaginario romantico femminile dal famoso “My Fair Lady” a “Pretty Woman”.

La pellicola poi presenta tutti i tipici cliché del genere: i paesaggi alla Rosamunde Pilcher; il fidanzato stupido ed ingenuo; il protagonista affascinante anche se con la barba lunga ed il brutto carattere, la protagonista imbranata ma romantica; l’ex fidanzata egoista e narcisista.

Il problema di “Io prima di Te” è sicuramente nell’incipit che rasenta l’imbarazzante ed il ridicolo. Infatti il solito cliché della ragazza dallo spirito da crocerossina che è pronta a rinunciare a tutto per salvarle il principe malato o l’immagine della giovane che ha bisogno dei soldi di lui per costruirsi un domani risultano essere anacronistici e non corrispondenti al ruolo della donna moderna. Louisa, infatti, acquisisce il coraggio di vivere la propria vita ed i propri sogni grazie alle parole ed ai soldi di Will! Perché una donna nel XXI secolo dovrebbe necessitare dell’aiuto psicologico ed economico di un uomo per concretizzare i suoi sogni?

Irritante risulta essere anche la figura del protagonista maschile: un giovane che ha avuto tutto se non troppo dalla vita, per una disabilità, preferisce morire piuttosto che vivere! In questo caso il tema centrale non è l’eutanasia, se sia giusta o no, bensì il valore della vita in quanto tale. Will non accetta la sua nuova condizione, nonostante possa ancora amare, vedere, respirare, ragionare..e preferisce morire e perdere tutto! Il messaggio così si presta a molte interpretazioni che possono essere pericolose quali: la vita non vale di esser vissuta se hai una qualsiasi disabilità! Quindi anche se sei bello, ricco, colto, intelligente ed amato da tutti ma presenti una qualche menomazione non sei degno di vivere!

“Io prima di Te” aspira ad essere una commedia romantica strappalacrime destinata ad un pubblico prevalentemente femminile. In realtà il film risulta essere un’operetta da collezione “Harmony”: poco credibile e dal retrogusto amaro.

Voto: 4

Io prima di te (“Me Before You”, Drammatico-sentimentale, USA) di Thea Sharrock con Emilia Clarke, Sam Claflin, Charles Dance, Matthew Lewis, Vanessa Kirby, Janet McTeer – in uscita nelle nostre sale da giovedì 1 settembre 2016


Cinema al femminile